.
La tv misogina che ci guarda con disprezzo. Il corpo delle donne in vendita per placare la sete di successo degli uomini. Fino a quando?
Passata un po’ d’acqua sotto i ponti riprendiamo il tema dell’odio verso le donne. Quello avvalorato dalla tv e da certi uomini politici in conflitto con l’elemento femminile. Disprezzo celato dietro una sipario di finto amore e rispetto. Chi ci odia e ci teme vuole per prima cosa addomesticarci, comprarci, o farci fuori. I latin lovers come Casanova e Don Giovanni passano da una conquista all’altra e secondo la psicanalisi hanno insicurezze nella sfera sessuale. La classica teoria freudiana sostiene che il seduttore si lancia in molteplici conquiste al fine di dimostrare la propria virilità, perché un uomo normale secondo la psicoanalisi non avrebbe bisogno di andare così lontano per dimostrare a se stesso che è virile. Altre considerazioni danno invece una intrigante spiegazione di teatralità nel funzionamento delle passioni casanoviane organizzate come rappresentazioni intellettuali della parola messa in scena insieme alle immagini, per indirizzare i sentimenti verso l’azione, alimentarla attraverso una scena mentale, un canovaccio per sedurre e stimolarne la fantasia erotica ma anche per comunicare efficacemente con gli altri, nel mondo nella società. E’ il mito del seduttore rivisto e paragonato ad altri come Ovidio, Garcia Lorca, Rodolfo Valentino, Rasputin, Gabriele D’Annunzio. Semplificando rammentiamo l’aforisma di Giacomo Casanova: “Le donne sono come le ciliegie: una attira l’altra”.
Il tema delle donne viste come cibo, o merce, o oggetto del desiderio. Niente di nuovo sotto il sole nonostante il femminismo, la liberazione della donna, il progresso. Pochi i passi compiuti nella soggettivazione femminile, e da vent’anni a questa parte invece si è respinto ogni appello sociale per la crescita e l’emancipazione. Si è passati cioè dalla segregazione in casa delle donne all’imprigionamento in schemi asfissianti di donna-corpo, estratto dalla costola dell’uomo per farlo nascere a suo modello rispondente a fantasie irreali. L’oggetto-donna si è trasformato in questi ultimi tempi. Non ha tratti espressivi, né genuinità, né segni caratteristici anche dovuti all’età, al dolore, alla vitalità innata, ad un sorriso autentico. L’oggetto-donna si è trasformato secondo il desiderio maschile e la sua fantasia erotica come oggetto di piacere. Bambole di gomma fatte di carne umana. Quale più alto contributo è stato mai concesso al genere maschile?
Nessuno obbliga nessuno. Le donne però instradate verso modelli di successo, plasmate secondo paradigmi televisivi sono oggi al punto di aver perso l’identità estetica, ma anche spesso quella interiore e profonda per rivolgersi ad ottenere un diritto solo attraverso l’avvenenza fisica.
Il documentario “Il corpo delle donne” di Lorella Zanardo ha registrato e commentato ore di trasmissioni realizzando una maratona- tv da cui la donna esce umiliata e plastificata non tanto nei glutei e labbroni seriali, quanto nell’inconsistente indipendenza dalla volontà maschile di renderla manufatto di consumo. Da qui la frase l’”utilizzatore finale” che esprime compiutamente la mercificazione del corpo delle donne, pur nella consapevolezza che il sistema va esaminato sapendo che i capi-politici padroni di donne asservite sono numericamente superiori all’unità di cui si parla in questi giorni riferendosi all’attuale capo del governo.
La puntata l’Infedele di Gad Lerner sulle veline in politica ha raggiunto il record di ascolti dopo aver trasmesso uno spezzone del video della Zanardo. Il programma derivava dallo scalpore suscitato per l’indignazione di Veronica Lario e la sua frase “ciarpame senza pudore”, riferita alle veline candidate per le europee del giugno 2009. Qualche giorno prima il workshop di Fare Futuro, la fondazione presieduta da Gianfranco Fini, analizzava il ruolo femminile in politica con Sofia Ventura, Linda Lanzillotta, Catia Polidori , Donata Francescato, la sottoscritta, ed altre ospiti parlamentari o studiose di settore. Conseguentemente La Repubblica, pubblicava la critica all’uso spregiudicato del corpo delle donne e l’altolà della fondazione di Fini.
Chi tratta così le donne non le ama di certo, ma le oggettivizza perché ne teme l’autonomia, e avendo ormai compreso che non sarà troppo lontano il tempo i cui il femminile entrerà nei luoghi di potere, preferisce cominciare ad inserirvi donne marchiate dal proprio contrassegno di maschio possessore e gestore all’infinito. Un po’ come la pipì dei gatti all’angolo di casa per delimitare il terreno in cui comandano. Un po’ come dire “queste donne sono mie propaggini, le conosco, le ho avute alla mia tavola e nel mio letto. Loro sono me stesso e la mia volontà impressa al femminile. Governerò sempre io anche attraverso loro”.
Non si offendano le donne. Loro sanno e accettano consapevoli il gioco. Ciarpame senza pudore? Probabilmente sì, ma anche ragazze scaltre e forse consapevoli che altre strade non sono percorribili. Evitano a se stesse esperimenti di ardui percorsi pieni di ostacoli, muri invalicabili e soffitti di vetro. Non le giustifico, le spiego. Scelgono scorciatoie puntando su un azzardo di sesso e intimità con l’uomo potente che concederà loro un ruolo istituzionale, imprenditoriale o politico come un cadeau di ringraziamento per le belle ore passate insieme. Quando tutto va bene è così. Ci ritroviamo (senza nulla togliere all’esiguo numero di donne che tra tante meritevoli che fanno militanza politica, sono riuscite a conquistare ruoli importanti), con parlamentari e governanti propaggini di una stessa politica stantia e occlusa alla libertà di scelta femminile. Temiamo la ricattabilità del comandante-politico che può ricevere sempre nuove richieste da soddisfare dalle sue ganze, oppure coercizioni da chi nell’entourage familiare o amicale è a conoscenza della storia di sesso e politica. Non è un discorso morale questo, ma un riassunto pragmatico. La domanda che segue: Non avremmo diritto al meglio possibile nei posti di governo? Paolo Guzzanti parla di mignottocrazia. Cosa facciamo? Insegniamo ai giovani che è inutile impegnarsi e studiare ma bisogna entrare nell’ordine di idee di essere corpi e menti in vendita? Saremo un giorno governati solo da mignotte e mignotti?
La propaganda di tale metodo per far carriera, in politica, o i altri campi come lo spettacolo, è dilagante, specie in tv, e nei media in generale. La vicenda della famiglia Lo Cicero ne rende in chiave parossistica il significato. La figlia del signor Lo Cicero vuol fare l’ingegnere? Disgrazia! Non sa la stupida che per far carriera deve imparare a sculettare e ambire a un posto di velina o di sgallettata in un qualche show?
“Siamo solo mercanzia sullo scaffale” dice Shirley MacLaine alle amiche per lamentare le avances ricevute dagli uomini che vorrebbero portarsela a letto. Nel film “Tutte le ragazze lo sanno” (titolo originale Ask Any Girl di Charles Walters, 1959) l’ingenua ragazza venuta dalla provincia riesce a sposare David Niven suo datore di lavoro solo dopo averlo convinto a considerarla merce da promozionare con i metodi dell’agenzia pubblicitaria di cui lui è direttore. Meg (Shirley MacLaine) intendeva però conquistare Evan (Gig Young), il fratello del suo capo, e lavorando sulle sue preferenze in fatto di donne (colore di capelli, voce, passi, atteggiamenti, trucco, abbigliamento) si adegua ad essere una femmina costruita a misura del gusto particolare di un uomo. La reversibilità delle sue trasformazioni porta ad un lieto fine nel film. Oggi però nulla è reversibile perché le donne si trasformano chirurgicamente in maniera definitiva. La subordinazione è pesante e grandi sono le ripercussioni sociali incentivate da questa tv che odia le donne; quelle vere, quelle adulte, quelle che hanno dei contenuti a prescindere dal loro aspetto. “L’obbiettivo è interrogarci e interrogare sulle ragioni di questa cancellazione – scrive la Zanardo – un vero ” pogrom” di cui siamo tutti spettatori silenziosi.. [...]. L’immagine femminile con cui l’uomo ha interpretato la donna e’ stata una sua invenzione…”
Bisogna cambiare. Partendo anche dal raccontarci le storie di papi quotidiani . La politica dei giorni nostri ne mostra e ne dimostra altri di papi, forse più furbi di Berlusconi. La storia personale di ogni donna è dimostrativa di quante volte ci può essere capitato di perdere un lavoro o un’occasione per non essere disposte a venderci. Anche nelle piccole conquiste di normale quotidianità, perché alcuni uomini sono convinti che i diritti delle donne si concedono solo dietro pagamento di contributi in natura.
Tutte abbiamo subito le avances di qualche papi, no? Ognuna di noi ne avrebbe di storie da raccontare; io rammento un episodio a lieto fine (umoristico ormai) accaduto a Laura, mia cugina che trovato un posto da commessa in un grande magazzino all’ingrosso in corso Umberto a Napoli veniva invitata dal capo a prender parte all’accoglienza dei commercianti che erano lì per acquisti. La richiesta era però che Laura li ricevesse in reggiseno e slip per far loro vedere la qualità dei prodotti. Lei rifiutò e fu licenziata. Aveva vent’anni e quel tempo si era minorenni fino a ventuno. Mio zio, papà di Laura, poteva scegliere di denunciare il fatto, ma preferì recarsi ai magazzini per chiedere con voce imperiosa di parlare con il direttore. Questi uscì dal suo ufficio gli chiese cosa desiderasse. Mio zio tirò fuori dalle tasche un reggiseno e una mutandina, mentre diceva: “Voglio parlare con sua moglie!”. Il direttore allarmato replicò: “Perché”?. “Perché – rispose – li ho comprati oggi ma non sono convinto che stanno bene addosso! Faccia venire qui sua moglie che se li prova così mi convince!”. Il direttore se ne tornò nel suo ufficio e si chiuse dentro. Lo zio uscì dai grandi magazzini solo dopo aver raccontato l’episodio del licenziamento di Laura a tutti i clienti del grande magazzino. Una piccola grande soddisfazione che si menzionò in famiglia per rallegrarsi ogni volta che le ragazze di casa lamentavano di non riuscire a trovare un lavoro. Una volta c’era la consolazione della dignità personale, familiare, sociale. Era lontana da quel mondo la tv che umilia le donne e fa apologia dello spregio trasmettendo una realtà tanto dannosa quanto falsata.
Wanda Montanelli
luglio 22nd, 2009 at 10:06
ho rivisto il film Tutte le ragazze lo sanno. Era altra roba e genere di insidia se pargonata a ciò che succede adesso. Il femminismo è stato confuso con la sfacciatagine dei corpi e degli atteggiamenti e la peggiore delle conseguenze da sopportare è che ci si abitua al pattume.
Piera
luglio 22nd, 2009 at 11:02
Comunicato del 20 luglio 2009 Refuso ?
Davvero non capiamo se si tratti di cattiveria gratuita, o di mancanza di stile, o di facile offesa, o di inutile volgarità, o di semplice ignoranza.
E’ insensato l’aggettivo “funesto” usato da Renata Polverini per qualificare il femminismo – e quindi anche noi che orgogliosamente ci definiamo femministe- e quel grande movimento delle donne di ogni paese (vedi Virginia Woolf, Catharine Mac Kinnon, Gloria Steinem, Gisèle Halimi solo per citarne alcune) che ha dato vita all’unica rivoluzione del XX secolo che senza sangue, senza guerra, senza violenza ha modificato e continua a modificare il mondo.
Nell’intervista rilasciata al Messaggero, pubblicata il 19 luglio, alla domanda “Le italiane sono tutte femministe?” ha risposto “No, cominciano da poco ad apprezzare le donne. Il femminismo è stato una parentesi funesta.”
Sono tanti i modi per dire ciò che il femminismo è e significa, anche da parte di chi non avendolo praticato non si attarda neppure ad analizzarne e valutarne la portata.
Certo non è – e non è stato – parentesi funesta.
Solo chi ritenga che ogni conquista, ogni diritto, ogni rivendicazione di libertà femminile costituisce un evento negativo, può definirlo così.
Per Lei, ci auguriamo davvero, da femministe, che possa trattarsi di un brutto refuso.
Presidenza AFFI
Edda Billi – Irene Giacobbe – M.Gabriella Guidetti
luglio 22nd, 2009 at 11:23
Secondo me una parte di responsabilità per quanto sta avvenendo la avete anche voi donne. Almeno una parte di voi.
luglio 22nd, 2009 at 12:35
il difetto delle donne è che non si indignano abbastanza. Non vanno in piazza, non sanno chiedere. Il difetto delle donne è che quando chiedono sono già pronte a dare qualcosa in cambio come per esempio farsi malvessare, e non si ricordano che abbiamo già dato!!!
Silvia
luglio 22nd, 2009 at 15:07
cara wanda,
leggo l’erticolata tua difesa del ruolo delle donne .
bene credo però che oggi,alle soglie din mondo che vive muorendo per l’accellerazione dei tempi,tu possa restituir un maggior vantaggio alla coscienza delle donne restituendole a quella dignità comune,persa da donne ed uomini.
le cause sono oltre le difficoltà di restituzione di diritti alle donne nella polis.
uomini e donne sono nella miseria della loro rappesentazione,nel
quotidiano dove devono raccogliere briciole per la loro
sopravvivenza..corporale.
il problema è culturale, reale,per riagguntare quella vita che sfugge alle sue stesse motivazioni.
ecco che devi dare ancor più spazio ad operazioni culturali(colturali)per poi fare politica in termini nuovi.
Il 6 agosto ricorre Hiroscima, squalifichiamola,perchèuomini e donne rincorrono lo squiliio ce hanno determinato nel pianeta.
abbrevio e dico che posso,dare la mia collaborazione proprio per questo nuovo aggancio con la vita che dovremmo proporci di avere.
La disrtuzione di Hiroscima è violenza manifesta di quella maggior violenza(!) che vive ,per esmpio tra uomo e donna,vittime del disordine
di se,ed a questo obbligate dalla loro ignoranza.
fai buon lavoro nel campo ricordando però queste briciole di verità che sono ,oggi,oltre l’utopia.io sono con te per il maggior spazio che dobbiamo dare alla attuale storia,in italia e nel mondo
grazie
giovanni lombardi
luglio 22nd, 2009 at 19:41
sfruttare le donne? Lo fanno in tanti e dovunque. le donne che cedono al ricatto sessuale per il misero guadagno di qualche decina di euro al giorno sono le immigrate. il sommerso non è solo il lavoro ma lo sfruttamento TOTALE di certe povere donne che non hanno scelta.
Il sito Ecologia sociale ha a cuore il problema. Ecologiasociale.org
Tiziana
luglio 23rd, 2009 at 09:57
E’ assurdo ritenere il femminismo nefasto. Il femminismo è un corso storico che ha elaborato concetti di generre, che ha formato giovani donne e giovani uomini alla costruzione di differenza sessuale e equiparazione dei diritti. -Ha dato formazione di insegnamento agli insegnanti, ha aperto le porte a un nuovo corso e una nuova visione i campo del diritto, nei rapporti umani anche tra bambini che persino a scuola erano divisi in classi di maschietti e femminucce.
chi ritiene il femminismo nefasto è ancorato a schemi mentali antichi, quelli si dannosi.
Nicoletta
luglio 23rd, 2009 at 12:53
Buon pomeriggio a tutti!
Il post di Wanda è una fotografia di ottima qualità.
Qualcuno, rispondendo precedentemente al post, asserisce che una gran parte delle donne sono responsabili di ciò che sta avvenendo.
Sono perfettamente d’accordo.
I governi o i gruppi “forti” dipendono molto dalla disponibilità delle persone ad obbedire.
Il potere si basa sulla collaborazione di un vasto numero di gruppi, istituzioni, etc. e il sistema di dominio dipende dall’obbedienza e dalla cooperazione della popolazione.
Il sistema di dominio sfrutta dunque varie risorse come quelle umane, quelle materiali, fattori psicologici e culturali e le sanzioni (la sanzione è importante perchè fa scattare l’elemento psicologico della paura e la paura può bloccare ogni tipo di volontà e di azione).
Ai poveri manca il potere ed è per questo che sono poveri.
Alle donne manca il potere ed è per questo che sono la classe debole.
Con ciò non intendo ricalcare il modello patriarcale sul quale è fondato il concetto di “potere” ma voglio solo sottilenearne la capacità coercitiva che dissuade dalla disobbedienza nei confronti di andazzi spesso deplorevoli.
Le donne non vorrebbero dare nulla in cambio di ciò che è loro dovuto (e non come sostiene qui qualcuno che sono sempre pronte a “rioffrire” davanti ad una “concessione”) ma hanno solo finito per identificarsi psicologicamente con il governante di turno (padre, marito, assetto lavorativo etc.) perdendo di vista l’obbligo morale di disobbedire a “quell’autorità” in nome di una giustizia da lasciare in eredità ai figli dei loro ventri.
La mancanza di abitudine a rafforzare la fiducia in se stesse e la tendenza ad evitare responsabilità che non siano di “cura” consolida l’indifferenza femminile davanti ad un conflitto sociale che le vede sempre più vittime ed oggetto di violenze fisiche e sottili.
Non occorre essere particolarmente aggressive o reattive alle ostilità per capire che solo impegnandoci in maniera “coesa” potremmo liberarci dagli obblighi che pensavamo e pensiamo di avere perchè obbedienti agli ordini di una autorità che vizia da sempre i nostri giudizi.
Non esistono le mafie se i popoli non le accettano.
Non esistono donne subordinate se le donne decidono di non esserlo.
Nessuno libera nessuno.
Ognuno si libera da sè.
Anna Rossi
Resp. Rel. Esterne ONERPO
luglio 23rd, 2009 at 14:53
segnalo il portale web Kila, il punto di vista delle donne, promosso dalla Consigliera Regionale di Parità e dalla Commissione Regionale per le Pari Opportunità del Piemonte.
La newsletter vi informa periodicamente delle novità che compaiono sul sito
Per ricevere la newsletter, invitiamo chiunque sia interessata/o a iscriversi, utilizzando il link seguente:
http://www.kila.it/newsletter/
Sara
luglio 25th, 2009 at 14:27
il femminismo è l’evoluzione della storia umana e il femminismo è un movimento iniziato il secolo scorso, sviluppato negli anni 70 ha ottenuto diritti che prima erano solo maschili,e le donne hanno dato la vita per quest’ideale. Andare a sculettare e a spogliarsi in televisione è confermare lo stereotipo di donna-oggetto che che il femminismo combatteva.
Passi giganteschi da gambero!!!
Enrica
luglio 26th, 2009 at 20:04
LA DONNA CHE SI FA CONVINCERE NON E’ SCUSABILE E NON E’ MENO COLPEVOLE DELL’UOMO CHE LA SFRUTTA, SI TRATTA DI VIVERE UNA VITA Di EDUCAZIONE E NELLA MORALITA’. LO SAPPIAMO CHE L’UOMO E’ CACCIATORE, MA IO DICO CHE CHI STA A CERTI LIVELLI NON DEVE ESSERE CACCIATORE E IN QUESTO VI DO RAGIONE, PERO’ LA COLPA STA IN ENTRAMBI E NELL’EDUCAZIONE CHE MANCA ALLE DONNE E AGLI UOMINI. LE GENTI MORIGERATE NON CI SONO PIU’ E QUESTO E’ QUELLO CHE SUCCEDE.
FRANCO BARZAGHI
luglio 27th, 2009 at 10:09
Segnalo l’Iniziativa Udi in Sicilia.
Dopo l’UDI di Napoli anche le UDI Siciliane chiedono l’attuazione della risoluzione comunitaria del 1997, che indica inammissibile, il modello pubblicitario lesivo della dignità di genere.
Vi chiedo di diffondere a partire da Venerdì 24 luglio
giovanna
luglio 29th, 2009 at 12:37
sono assolutamente d’accordo con wanda montanelli sul ruolo mercificato delle donne. ho letto altri interventi e ritengo che dovrebbe essere costituita una associazione comune, che raggruppi tutte le capacità di reazione ed opposizione alla diffusa e crescente mortificazione delle donne, che attraversa tutti i media, compresa molta offensiva pubb licità. scrivetemi se posso essere utile.
luglio 30th, 2009 at 19:51
da anni seguo con rabbia il progressivo peggioramento dell’immagine femminile in tutti i media. perfino le riviste femminili presentano una falsa moda, fotografata con malizia del tutto maschile. ho conservato delle pagine in cui il servizio “di moda” sembrava svolto im un bordello! tutto quello che lei ha mostrato nel documenatario “il corpo delle donne” è assolutamente vero. ricordo i “costumi delle ballerine di un programma di balletto che erano vergognosamente osceni. se parlo con le amiche di questo problema, per me gravissimo, mi rispondono che non possiamo fare nulla, ed anche mio marito osserva che sono le ragazze stesse ad essere disponibili per queste umiliazioni. ho notato anche che la pubblicità usa sempre le donne per proporre rimedi a tutti i malanni umani più sgradevoli, come se fossero sempre un’esclusiva femminile.
la ringrazio per il suo impegno e mi rendo disponibile per ogni sua iniziativa a favore della dignità femminile.
cordiali saluti.
erica
luglio 31st, 2009 at 11:02
Il “ciarpame” c’è sempre stato. La crisi economica che si sta per abbattere in questo paese sarà l’humus da cui prenderà corpo il degrado e la regressione.
Ma non vi siete accorti che gli attacchi contro la libertà stanno arrivando da tutte le parti?
E cosa non è la mercificazione femminile se non un attacco ad una parte di mondo che potrebbe difendere la libertà stessa?
Ma non è con le chiacchiere che si affrontano le questioni e aggiungerei neppure più con lo sdegno.
Le associazioni a sostegno della dignità o che lottano per una giustizia paritaria esistono già.
Siamo in tanti, spesso monotematici e monoreferenziali.
Siamo cicale solitarie che hanno appreso l’arte della formica ma non riescono a fare gruppo.
Per aprirsi all’informazioni ci vogliono sacrifici eclatanti come quello di Wanda e neppure lo sciopero della fame è bastato per scuotere l’interesse pubblico.
Dormienti ed incapaci di cogliere il senso di quello che sta rischiando il femminile ogni giorno continuiamo a fare analisi di quel che è giusto e di quel che non lo è.
Nel frattempo le donne vengono emarginate dal mondo della produttività e relegate a fattore di sfruttamento.
Le associazioni cercano sponsor e contributi e quando li ottengono le iniziative si riducono a qualche evento che non fa decollare la volontà di perseguire un risultato tangibile.
L’autodetrminazione non ha bisogno di alleanze posticcie.
Credo che la rivoluzione culturale giace fra le pieghe dei compiti dei quali ci siamo sovraccaricate.
Molliamo un pò di zavorra a chi non vuole fare il lavoro di cura e ricopre il merito di organizzare la società accaparrandosi posti prestigiosi o ruoli comodi.
I modelli politici si stanno riempiendo la bocca di lotta paritaria…sembra che la moda tiri…salvo poi portare le pemsioni a 65 anni e lasciare le donne a fare le acrobate nella vita.
Quando Wanda scioperò la stampa e i media italiani si chiusero saldi e trasformarono un dovere di cronaca in una tomba.
Una vergogna nazionale ma anche una sconfitta di genere.
Dove erano quelle donne che sapevano e hanno taciuto??? Dove sono quelle donne che la piantano di lamentarsi e si alleano per un obiettivo comune?
Il cambiamento può avvenire solo attraverso una virata improvvisa verso la ribellione a certi andazzi.
Nessuno riconsegnerà la dignità a nessuno.
Ognuno di noi ha il dovere di riprendersi quel che è dovuto cominciando dai rapporti familiari.
Il sud del mondo, le terre con il minor numero di occupazione, sono le più inflazionate dalla prostituzione domestica….una prostituzione che anche dopo anni di duro lavoro vede la donna costretta a dare e dare e dare in cambio di un tetto e della sopravvivenza.
Mi appello alle donne che hanno una responsabilità, in qualsiasi ambito, di uscire fuori dalle credenze e dai luoghi comuni.
Date spazio alle vostre figlie. Iniettate loro dosi di orgoglio e di indipendenza. Alimentate il gruppo e la squadra.
Meglio scegliere che essere scelti.
luglio 31st, 2009 at 11:18
Franco Barzaghi e : La donna che si fa convincere….
NESSUNA donna si lascia convincere di essere truffata.
La donna viene truffata perchè continua a voler andare da sola in mezzo ai lupi.
Anche se raggiunge l’età canuta attraverso una vita orrenda si convince di avercela fatta…e muore sfinita e misera.
Al suo posto spunta l’erba povera con la quale qualcuno ogni tanto fa un giardinetto…ma non è un paradiso…
Il mito da abbattere è quello di un uomo che non c’è.
Un uomo che dice di amarti e poi ti vende o ti ricatta.
Naturalmente mi guardo bene da definire tutta la categoria maschile cinica ed aggressiva.
Ci sono uomini stupendi che segnano il tempo della storia come ci sono dipinti di eccellenza che raccontano l’apoteosi dell’arte.
Entrambe rari ma manifesti.
Possono fare la differenza ma non basta…occorre che il numero di donne disposte a coalizzarsi aumenti a lievitazione infinita…non si chiede più(tanto non ci dà niente nessuno) si pretende.
agosto 7th, 2009 at 09:10
la mignottocrazia imperversa e siamo in piena crisi. c’è attinenza? Prima di essere travolti dovremmo capire cosa davvero conta nella vita e se ne viene fuori con la riscoperta dell’onestà, parola svuotata oggi di qualsiasi significato.
Enrica
agosto 8th, 2009 at 19:35
L’evidenza è che si fanno ritorni indietro al tempo medievale, in Europa, in Italia nei paesi lontani come l’Iran, dove con la presidenza di Ahmadinejad le cose, se possibile, sono peggiorate, in spedcial modo per quanto le donne. I polsi, le caviglie, il volto e il mento: tutto deve essere ben velato dallo chador. Le donne non velate incrociate per strada dai pasdaran, vengono accompagnate nelle centrali di polizia e costrette a sottoscrivere una dichiarazione di pentimento per evitare problemi.
Dove sta andando il mondo?
Sara
agosto 10th, 2009 at 13:42
IL CHADOR E L’ONESTA’
Il principio fondamentale dell’onestà è probabile non sia molto gettonato ultimamente.Le popolazioni industrializzate che si vantano di aver fatto passi da giganti in ordine di qualità della vita, alfabetizzazione, libertà personale, tecnicizzazione, civismo etc, incontrano non poche difficoltà quando il suono di certe verità irrompe nelle loro vite.
Avendo “l’occidente” molto da nascondere e raggirare, ammettere che evitiamo di essere onesti per sopravvivere al malcostume capillare da cui dipendiamo è una delle tante verità che non ci vogliamo raccontare. La democrazia chiede chiarezza e dove quest’ultima è solo un’ istanza priva di contenuto è umiliante e scomodo, se non addirittura imbarazzante, chiamare per nome i misfatti che impregnano le nostre comunità.
Il nostro paese è attraversato da orde di prostituzione inverosimili, pezzi di territorio sono stati ceduti alle mafie, il moltiplicarsi disgustoso delle sanzioni ingoia i cittadini dietro la scusa di un diritto che resta tale su carta ma non nella sua nobile applicazione. Potrei continuare non-stop ma mi fermo.
L’idea di “progresso” si è rotta davanti ai continui attacchi alle conquiste femminili.
La riaffermazione del meccanismo dei modelli maschili a far sì che le donne debbano compiacere per trovare affermazione negli interstizi di questa società è una realtà conosciuta anche fra le donne più emancipate.
Le immagini di libertà che noi esportiamo “democraticamente” stridono nella mercificazione dei nostri corpi come fossimo pezzi di carne e senza la minima difesa di un pudore legittimo agli occhi delle future generazioni..
In Iran invece il regime oscurantista di Ahmadinejad vorrebbe ricacciare nel buio le donne iraniane che proprio attraverso il CHADOR , trent’anni fa, andarono a scuola in massa e scesero in piazza contro lo Scia per avere il diritto di uscire da sole. Chador simbolo di liberazione un tempo e ora di oppressione.
Sono dell’idea che le donne iraniane, e non solo, siano attivissime sul terreno della conquista del poter essere “liberamente” quel che sono.
Non è il velo di per sé una costrizione (piuttosto l’uso politico che se ne è fatto) come non lo è la taglia 42 (nonostante il voler apparire sempre belle e giovani abbia corroso molti spiriti).
Certa che le ragazze iraniane che manifestano con il chador rivendicano lo stesso principio di indipendenza delle donne consapevoli di un mondo durissimo verso loro perché incapace di leggere nel nuovo protagonismo femminile l’unico futuro di riparazione dei danni patriarcali.
Gli esseri umani che non hanno colto l’intuizione della ricchezza femminile “per intero” già da ora lasciano pochezza dietro loro.
“Quando un popolo, divorato dalla sete di libertà, si trova ad avere dei mescitori che gliene versano quanta ne vuole, fino ad ubriacarlo, allora accade che, se i governanti resistono alle richieste dei cittadini sempre più esigenti, sono denunciati come tiranni.
E avviene che chi si dimostra disciplinato è definito un uomo senza carattere; che il padre impaurito finisce per trattare il figlio come un suo pari e non è più rispettato; che il maestro non osa rimproverare gli scolari e costoro si fanno beffe di lui.
In questo clima di libertà ed in nome della medesima non vi è più riguardo né rispetto per nessuno. In mezzo a tanta licenza nasce e si sviluppa una mala pianta: la tirannia”. PLATONE
Anna Rossi
Resp.Rel.Esterne ONERPO
agosto 11th, 2009 at 13:45
Guardate un pò e ditemi se non siamo ostaggio delle multinazionali…
http://dailymotion.virgilio.it/video/x94azu_influenza-suina-pandemia-o-business_news
agosto 11th, 2009 at 13:51
Chissà che queste pandemie non siano prodotti di laboratorio!
Quando si crea “panico” si governa meglio…e perchè accontentarsi di qualche governo quando ci si può dividere il mondo?
Meditate gente! Donne dubitiamo!
J. P. Morgan stima che, alla fine, ai 600 milioni di dosi già prenotate se ne sommeranno altri 350 milioni, per un’ulteriore fattura di oltre 2 miliardi e mezzo di dollari, più di 1,8 miliardi di euro. Di fatto, per Big Pharma è un affare a colpo sicuro. Il miliardo di dosi prenotate, o in via di prenotazione, è largamente insufficiente a coprire una popolazione mondiale che sfiora i 7 miliardi di persone. Ma è anche, più o meno, il massimo che gli impianti attuali possano produrre, sotto forma di fiale da iniettare (in Europa) o di spray nasale (negli Usa). Non ci saranno rimanenze di magazzino.
I protagonisti
I giganti dell’industria farmaceutica protagonisti del business miliardario sono i soliti noti, da GlaxoSmithKline a Sanofi Aventis, passando per Novartis, Astra Zeneca.
Non solo vaccini però. Oltre agli antinfluenzali infatti ci sono anche le medicine per chi, l’influenza, l’ha già presa. Anche qui, è Big Pharma a dominare il mercato. Anzitutto con il Tamiflu della Roche. E poi con il Relenza, ancora di GlazoSmithKline. Secondo J. P. Morgan, Tamiflu e Relenza porteranno, rispettivamente a Roche e Glaxo, vendite per 1,8 miliardi di dollari nei paesi ricchi, più 1,2 miliardi di dollari nei paesi in via di sviluppo. Complessivamente, altri 3 miliardi di dollari, oltre 2 miliardi di euro. Fra vaccini e medicine, il rischio pandemia vale, per Big Pharma, circa 10 miliardi di dollari.
Il business dei vaccini
Un business relativamente recente quello dei vaccini che in origine non sembrava convincere troppo le aziende farmaceutiche multinazionali, che ricavavano meno della vendita di un farmaco ordinario. Pioniera del settore fu la Wyeth con un vaccino contro lo pneumococco (84 dollari a dose), seguita dalla Merck con uno contro il papilloma (130 dollari a dose). A questo punto Big Pharma ha scoperto il settore dando inizio al grande Risiko farmaceutico: Novartis ha comprato Chiron, Sanofi ha preso Aventis Pasteur, Astra Zeneca Medimmune, Glaxo ID Biomedical, ancora Sanofi la Acambis, Pfizer ha assorbito Wyeth. Una concentrazione di mezzi e ricerca non indifferente.
Fonte: Financial Times
agosto 14th, 2009 at 09:36
mercazia sullo scaffale, merce di scambio, pungiball, donne usate, picchiate. In Italia SIAMO TORNATE AL MEDIOEVO. ma furi dall’Europa è inaudito ciò che succede. Donne imprigionate e maltrattate con poche reazioni nella civiltà occidentale.
Lorella
agosto 21st, 2009 at 09:02
il dibattito sull’Unità sull’assenza delle donne è un parlarsi addosso in una periodo di poche notizie o no?
Le donne contano abbastanza da veder pubblicata la loro opinione?
Allora che possono fare? Chiacchiere da cortile?
Lory
settembre 11th, 2010 at 11:00
Ripreso dal sito
“donnedellarealta.wordpress.com”
Voglio commentare questa notizia riportando le parole che Marco Travaglio ha scritto giovedì 9 settembre sul Fatto Quotidiano nell’articolo “C’è Giuda e Giuda”: “Lo sanno tutti che ha ragione Angela Napoli quando non esclude che “con questa legge elettorale qualche senatrice o deputata si sia prostituita per il seggio”. Lo sanno soprattutto in Parlamento, dove il fenomeno della “mignottocrazia” (copyright di Paolo Guzzanti) è arcinoto. Anche veronica parlò di “vergini che si offrono al drago per rincorrere il successo e la notorietà. Ma per una strana alchimia il Paese tutto concede e tutto giustifica al suo imperatore”. Però l’ipocrisia generale impone che tutti si straccino le vesti, prendano le distanze, alzino il ditino e facciano la boccuccia a cul di gallina: signora mia, che brutte parole, moderiamo i termini, abbassiamo i toni! E siccome dalla tragedia alla farsa il passo è breve, è in arrivo la querela di alcune parlamentari che – chissà come mai – si sentono chiamate in causa. La prima gallina che canta è quella che ha fatto l’uovo. Guai a chiamare le cose con il loro nome. Solo il padrone d’Italia, che è anche il padrone delle parole, può usarle a suo uso e consumo, facendo comparire e sparire i fatti cambiando loro il nome”.
piera