E VOI BALLATE…

Il mondo va a picco come il Titanic, ma gli storditi dal benessere si illudono davvero che esistano le caste protette ad oltranza
Il profumo dei soldi ottenebra anche le menti più acute e all’interno dell’area di sperpero di beni e servizi utilizzati nella vita agiata non si pensa al mondo che c’è là fuori.
Mi viene in ricordo il Titanic e tutti i ricconi che mai avrebbero immaginato che l’isola viaggiante derivata dal super progetto di William Pirrie e Thomas Andrews avesse potuto inabissarsi.
Il Titanic era considerata una nave assolutamente sicura, al punto che fu detto che “neppure Dio avrebbe potuto affondarla”…
Aveva una stazza di 46.328 tonnellate e poteva trasportare 3537 persone. A bordo il lusso era la parola d’ordine, gli alloggi sfarzosi dotati di soggiorno con sala di lettura, palestra; e per il tempo libero piscina coperta, bagno turco, campo di squash.
Adesso, in questo ottuso ignorare le tempeste che agitano i mari su cui poggia l’ordine mondiale, che fanno i ricchi? Come sul Titanic continuano a ballare, pensando erroneamente che loro non saranno travolti dai flutti dell’oceano di povertà e sofferenza in cui sta annegando tanta gente.
Uso l’aggettivo “ricchi”, perché finalmente si può tornare a parlare di ceti sociali senza timore di apparire ancorati al passato, al tempo in cui esistevano i poveri che si distinguevano in maniera chiara ed evidente dai ricchi. Pensavamo ormai superato quel tempo per dei passaggi che hanno portato via via all’uniformazione epidermica, puramente ingannevole nella sostanza, dato che la conquista paritaria di benessere sociale mai si è completata. Dal dopoguerra in poi in Europa si era cambiato modo di vestire e talvolta di vivere. In Francia gli operai avevano iniziato ad andare in giro con la chemise Lacoste mentre in Italia avveniva quell’omologazione dovuta all’avvento della cultura di massa spiegata da un interessante punto di vista di Pier Paolo Pasolini alla fine degli anni ’60.
Secondo Pasolini il livellamento culturale riguardava tutti: popolo e borghesia, operai e sottoproletari. Il contesto sociale si uniformava attraverso lo strumento televisivo, visto che il Potere voleva (come vuole) che si parli e si agisca in un dato modo. Non c’è parola che un operaio pronunzi in un intervento – scriveva Pasolini – che non sia “voluta” dall’alto. Ciò che resta originario nell’operaio è ciò che non è verbale: per esempio la sua fisicità, la sua voce, il suo corpo; pertanto unificare i linguaggi alla media televisiva significa controllarli all’interno di un unico mondo-lingua, fatto di espressioni e slang comuni modellanti una nuova coscienza di classe “televisiva”, una super-classe che abbatte le classi tradizionali in un superamento delle differenze, tuttavia fittizio e virtuale.
Se un tempo l’operaio vestiva con la tuta e si esprimeva con un suo linguaggio, oggi che questa differenza si è persa risulta perdente anche la forza di classe. Per i salariati il vestito conformante è una conquista falsa e mai come in questo caso si può dire che “l’abito non fa il monaco”, perché il tutto è dovuto al medium di massa incontenibile e tracotante, che forgia, omogeneizza, appiana le differenze sia linguistiche che comportamentali, sia intellettuali che di classe. Secondo Pasolini non c’è niente di più feroce della banalissima televisione La mediazione che diventa un Tutto e tutto canalizza in direttive comportamentali che si innestano nell’uomo mutandolo e ammansendolo.
La distinzione tra ricchi e poveri, non è qui indicata per incoraggiare un’avversione di classe ma per capire.
Secondo il rapporto Eurispes 2009 gli italiani che possono contare su un capitale superiore ad un milione passano nel giro di tre anni a un incremento del 98%, e nel 2010 saranno 712 i paperoni storditi dall’opulenza e come sul Titanic frastornati al suono dei violini. Da noi come altrove le categorie dei marpioni a qualunque titolo e ruolo in quanto referenti dell’attuale disordine mondiale vivono la distrazione musicale e ballando ignorano gli richiami all’ordine.
Parimenti sull’inaffondabile transatlantico fin troppi furono i messaggi ignorati. Era, ricordiamo, il 14 aprile 1912, e alle 13.30 la nave a vapore Baltic avvisò il capitano del Titanic che a 400Km di distanza dalla loro rotta era presente del ghiaccio. Il messaggio fu preso sottogamba. Alle 13.45 arrivò un secondo comunicato da parte del batiscafo Amerika, ma non giunse mai al ponte di comando. Un terzo avvertimento da parte del Californian che sostava bloccato tra i ghiacci segnalava la presenza di grossi pezzi di ghiaccio nella rotta del Titanic, però l’operatore radio del Californian fu zittito perché in quel momento il marconista del Titanic, stava inviando i messaggi personali dei passeggeri. Alle 23.40 le vedette avvistarono un iceberg praticamente davanti alla nave e il resto lo sapete. Qui mi viene in mente l’arguto aneddoto che raccontava Nino Manfredi sul canotto inviato tre volte dal santo protettore al suo protetto che era così convinto di essere unto dal Signore da pretendere di passare al guado le acque alte di un torrente. Tanto erroneamente convinto da soccombere e poi deplorare il mancato soccorso una volta giunto in Paradiso. I tre canotti in aiuto non erano stati presi in considerazione, né era stata avvertita l’imminenza del pericolo. Forse la sopravvalutazione di sé implica anche il diritto di scelta del come salvarsi? Non è così, occorre stare attenti anche quando i problemi sono fuori dall’immediata circostanza, ed è curioso constatare, tornando al Titanic, come “i messaggi personali dei passeggeri” contavano più di ogni altra cosa. L’errore di poter credere di aver acquistato con i soldi l’incolumità, e quindi l’intangibilità del proprio benessere dalle incidenze esterne, in quel caso l’iceberg, è stato fatale..
Ma noi abbiamo ancora qualche speranza.
Wanda Montanelli
( to be continued…)

25 Responses

  1. Gianni Says:

    siamo solo pedine e assisteremo al salvataggio di finanzieri e banche che hanno speculato senza osservare le regole, nè la ptodenza. Noi contribuenti pagheremo fino all’ultimo debito. E’la solita storia di Pantalone.
    Gianni

  2. Eleonora Says:

    La speranza è l’ultima a morire, cara Wanda, ma la spesa al mercato con la speranza nel portafoglio non si riesce a fare.
    Eleonora

  3. Alda Bencivenga Says:

    l’omologazione è lo strumento con il quale si asserviscono le masse. Non c’è più il senso critico e la capacità di reagire.
    La libertà passa dal liberare le menti dai format televisivi, modelli di comportamento eccessivamente condizionanti.
    Ma con questi chiari di luna la vedo assai dificile.
    Alda

  4. Italic Says:

    Voglio sapere chi e come

    usufruirà dei cosiddetti

    Tremontibond. Ho il diritto di

    saperlo! Gira voce che alcune

    tra le maggiori responsabili di

    crack finanziari ne

    beneficeranno. Dobbiamo poter

    conoscere nel dettaglio le

    condizioni di queste

    operazioni.

    Chi ha sbagliato non può

    scaricare le conseguenzer dei

    propri errori su di noi, su

    tutta collettività. Siamo stufi

    di sentir liquidare sempre

    tutto con espressioni del

    tipo: “Paese di

    Pulcinella”, “Tanto paga

    Pantalone” o cose del genere.

    Ma perche’ all’estero chi

    sbaglia paga (guardate gli USA,

    addirittura con la reclusione a

    vita) e qui no?

    Ribelliamoci!

  5. Marcello Says:

    Pasolini vedeva lontano e se già quaranta anni orsono trovava pericolosa la televisione per i messaggi con cui rende gli uomini tutti uguali nella forma esteriore ma ben diversi nella sostanza, il gioco serve a coprire le vere differenze tra chi conta e chi non conta un tubo ma crede di essere felice perché vestito uguale ai potenti. So che un filmato di Pasolini è conservato in qualche teca della Rai con i discorsi su questo argomento, mi piacerebbe ascoltare, anche se non sono mai stato comunista, ma di sinistra moderata ma ad avercela la sinistra oggi!
    Marcello

  6. Luigi Says:

    chi dice che bisogna essere ottimisti dovrebbe provare a fare il precario con quattrocento euro al mese, e con la scadenza del rapporto di lavoro senza che nessun tipo di ammortizzatori sociali sopperisca all’avvio alla povertà. Chi dice che bisogna essere ottimisti dovrebbe vivere con cinquecento euro di pensione e avere l’affitto e le bollette da pagare che vanno in mora e poi sono pagate stringendo la cinghia sulla spesa di generi alimentari. Ne conosco tanti di anziani in condizioni così. Che ottimismo e ottimismo! Si vergognino.
    Luigi

  7. Claretta, Associazione "vivere bene" Says:

    ho constato in prima persona il dramma di un mio zio che è stato costretto a chiudere il suo negozio di chincaglierie, e aver resistito con debiti prestiti e rifiuti delle banche di concedere un finanziamento per poter prendere fiato e aspettare i tempi di ripresa economica. Le banche si fanno pagare i debiti con i soldi dei contribuenti e senza alcuno scrupolo mettono un padre di famiglia in mezzo alla strada. La maggior parte di noi giovani o fanno volontariato o sono in qualche cooperativa di servizi, ma quando tutto è fermo la vita si fa dura per i più mentre c’è chi naviga nell’opulenza. questa società è incredibilmente ingiusta. Dobbiamo fare quacosa dalla base. ribellarci e riprenderci le piazze, e andare per strada tutti, donne, uomini, studenti, bambini a gridare il nostro sdegno.
    Claretta

  8. alemacri Says:

    “L’accusa di Medici senza frontiere ai media italiani di aver dedicato poco spazio alle catastrofi umanitarie è profondamente ingiusta, basti pensare a quanti articoli abbiamo pubblicato sul Partito Democratico”.

    (Jena – LA STAMPA)

  9. Avv. G. Lombardi - Casa della cultura antiatomica Says:

    Oggi più di ieri, nel disordinato evolversi della umanità,la storia naufraga verso un impossibile futuro dove l’orizzonte si nutre soltanto di arcobaleni di speranza.
    In questa nuova realtà,nella accelerazioni dei tempi, prigioniera di una insicurezza che non può superare, giunge alla colonne di Ercole dove, il mistero stesso della vita, si perde in una risacca inconcludente.
    L’etica dei rapporti viene dispersa oltre la frontiera delle responsabilità e diviene l’etica del viandante che esporta, nel mercato dei suoi guadagni,i rifiuti che dovrebbe riciclare.
    Dove è il progetto del programma per un mondo migliore?
    La società che si “connette” mondialmente con un nuovo linguaggio di forma e contenuto, in cui si articola per il personale vantaggio di ciascuno a danno dell’altro, esprime la crisi che viviamo per l’indigestione delle tecnologie della scienza .
    Questa ripropone alla coscienza, nelle nuove forme, un dilemma antico per una umanità in caduta libera nelle fauci del dio denaro.
    La scienza ,infatti, trasforma la forma delvivere della società in una traslucida realtà in cui si perde il sapore antropologico,sociale e culturale di se stessi.
    La motivazione del vivere è intrappolata,come un olocausto, in una meccanografia del pensiero e deve trovare nuovi celi e mari per tornare ad essere desiderio oltre l’inaugurazione della torre di babele .
    Una realtà, ormai sbilanciata in un presente disperso,è sul palco di uno scenario che sta chiudendo il sipario.
    Ora. In concreto, è necessario realizzare progetti di programmi per ricostruire un paesaggio umano,punto per punto,giorno dopo giorno:per una buona digestione delle scoperte della scienza.
    Nel rispetto del tempo e dello spazio, cioè della vita, del pianeta con una nuova architettura d’armonia virtuosa dell’uomo con la natura.
    Oggi, allora, diviene ineludibile porre gli ormeggi nel cuore per ricordare i confini del mondo e rispettare quella regola dimenticata che vuole l’ Economia figlia dell’ Ecologia.
    L’uomo è,nello spicchio di tempo che le ere vivono, un istante soltanto ed, in questo, ha creato tutto quel maggior disordine che ci porta oltre le colonne di Ercole .
    L’economia è un inserto da leggere,prudentemente,sulle carte dei tempi che sono ecologiche, per quell’ordine dato che non sappiamo rispettare perchè non lo vogliamo conoscere.
    Ogni evento ha corrispondenza nell’uomo in quanto partecipe e autore della conoscenza maggiore che lo tiene sul cammino che si pone per decifrare il presente.
    L’espansione del potere di trasformazione del mondo, nella distonia dei rapporti sociali, si oppone a quel mondo migliore che, nel concreto,è mistificato nella contestualizzazione del presente.
    La cultura è ora, quindi, necessità di coltura per ridare a tutti la speranza nella unicità dei valori archetipici dell’uomo
    L’armonia della vita,il diapason,risuonerà armonioso solo nel momento in cui ritroverà il suo principio nelle risposte, pronte al richiamo, nell’ordine del mondo-universo.
    L’esigenza di questo ritorno ad una esatta ricostruzione dei tempi umani, la dignità morale dell’esistere, è la condizione fondamentale per allontanare conflitti ormai atomici: la progressione ha natura laica come territorio di verifica
    Casa della cultura antiatomica
    la scienza nuova : Ecologia
    uguale Economia. E=E

    Casa della cultura antiatomica

  10. Silvia Says:

    Vi invio il link della pagina dove leggere l’appello promosso dalla Segreteria provinciale FIMP di Modena (Federazione Italiana Medici Pediatri) per tentare di fermare la proposta della Lega Nord di abolire le cure primarie ed essenziali agli immigrati, compresi i bambini, sprovvisti di permesso di soggiorno.
    Firmatelo e fatelo girare.
    Grazie!
    Silvia

  11. NUOVE CARCERI ? Says:

    Ancora una volta si presenta il problema del sopraffollamento delle carceri.
    Si è sempre pensato che costruire più carceri avrebbe risolto il problema defitivamente; in parte potrebbe essere vero, ma se si tenta di trovare una soluzione più ampia, cioè che non si limiti al sovraffollamento, ci si accorge che si tratta di intervenire in più direzioni: come tutelare i diritti dei detenuti come persone, come garantire la pena, dove indirizzare i fondi per realizzare i nuovi provvedimenti, in quale modo organizzare il recupero degli internati.
    Attualmente circa 60 mila persone sono recluse all’interno dei penitenziari: tra costoro sono circa 25 mila i detenuti che hanno una pena da scontare non superiore a un anno e mezzo dopo la sentenza di primo grado o come residuo pena in seguito a una condanna superiore ai 18 mesi , di cui hanno già scontato una parte.
    In quest’ultimo trentennio, per risolvere l’emergenza droga degli anni -80/90/2000
    è stata realizzata una fitta rete, costituita sia da personale qualificato sia da luoghi di recupero, distribuita su tutto il territorio . Certamente uno strumento di grandi potenzialità che attualmente è in gran parte inutilizzato per assenza di finanziamenti ma sopratutto in mancanza di una corretta coordinazione e collocazione del personale.
    Considerando gli alti costi e i tempi lunghi necessari per la realizzazione di nuove carceri (rapporto Antigone) sicuramente ci troveremo di fronte ad un collasso della gestione penitenziaria.
    Ovviamente non è facile elaborare il nuovo programma destinato ai detenuti con pena non superiore ai 18 mesi; indirizzando i fondi disponibili per la realizzazione di nuovi centri di rieducazione, seguento le linee guida di gestione delle comunità terapeutiche per tossicodipendenti; oltretutto bisognerebbe modificarne alcune modalità di intervento, realizzando luoghi diversi, sia per sesso che per recitività e per consentire l’assistenza a persone non volontarie al recupero ma sicuramente interessate alle opportunità di correggere la propria vita.
    Tuttavia va sottolineato che questa scelta alternativa ridurrebbe del.50% icosti da affrontare e sfrutterebbe le competenze professionali di un personale oggi sottoutilizzato.
    La demagogia e i luoghi comuni che da anni ci sentiamo ripetere sono francamente inaccettabili; soprattutto in un a fase di crisi economica è essenziale utilizzare tutte le risorse nel modo più efficiente e funzionale al problema
    Alberto De Angelis

  12. maryq Says:

    come si fa a negare a dei bimbi il diritto alle cure? l’iniziativa della mussolini stavolta mi sembra encomiabile! chiediamoci dove arriverà, andando avanti così, la lega nord.
    m.

  13. Carmen Says:

    se gli studenti che manifestano come ieri all’università La Sapienza, sono chiamati “guerriglieri” dal ministro Brunetta mi pare che si esageri e che il ministro da un po di tempo cerca solo frasi sansazionali per trovarsi nelle pagine dei giornali.
    Carmen

  14. Lilly Says:

    La radicale trasformazione che la globalizzazione ultraliberista ha causato passando da un sistema di welfare pubblico a quello privato, genera povertà e disperazione e dimostra l’errore che potrà essere mediato dall’intervento femminile. Il protagonismo delle donne di conseguenza assume importanza fondamentale nella ridefinizione dell’umano. La fatica di conseguire ruoli decisionali non deve fare da freno perché è la migliore se pur difficile via da percorrere.
    Lilly

  15. Vanni Says:

    In Francia gli studenti e i lavoratori manifestano in massa sulle strade e il governo non si permette di chiamarli guerriglieri. In Italia c’è un tentativo di accendere micce o di provocare per poter intervenire con la repressione. C’è un’intenzione malefica in certe dichiarazioni che mettono in discussione il diritto a scioperare o di manifestare.
    Mancano il senso della misura e il rispetto dei diritti democratici previsti dalle nostre leggi. Mio figlio è uno studente dell’Università La Sapienza che si trovana anche lui a manifestare insieme ai suoi colleghi, e mio figlio non è un guerrigliero, nemmeno è un becero ragazzotto perditempo, ma invece è un ragazzo che studia con serietà e impegno. Certe frasi prima di essere pronunciate andrebbero vagliate da chi ha sale in zucca.
    Vanni

  16. Stefano Says:

    secondo me la la sete di espansione degli italiani non aiuterà a dare un rilancio economico al paese per la penuria di fondi e le difficoltà con cui le banche concedono mutui specialmente se si tratta di mutui di ristrutturazione. Mi hanno risposto a fronte di una richiesta di 80mila euro per ristrutturazione che potevano concedermene la metà dato il mio basso reddito e la parte ridicola è che per 40mila euro mi hanno proposto ugualmente di mettere un’ipoteca sulla casa con tutti i costi di notai, assicurazione e perizia. Una follia!
    Stefano

  17. Loredana Says:

    condivido certi commenti su questo blog e non sono con quella parte di italiani che ha votato al centrodestra e per tal motivo accetta tutto ciò che arriva da quella parte, e mi soffermo a riflettere e valutare se le promesse fatte in campagna elettorale sono mantenute. In questo senso qualcosa sembra che voglia partire ma non si prende il via a abolire la precarietà, o diminuire la violenza. Io non sono tra quelle che danno sempre colpa agli stranieri,in quanto la violenza sta dappetutto. La grande quantità di stupri e violenze familiari nemmeno sono denunciate. Gli stranieri sono buoni e cattivi come in tutto il resto del mondo. Diminuire l’ingresso di clandestini si deve fare con i mezzi appropriati. In questo senso approvo Alessandra Mussolini che prima firmataria ha raccolto le firme di cento parlamentari contro la legge che obbliga (dicono che non obbliga ma obbliga se intepretato con norme penali) i medici e gli insegnanti a denunciare gli stranieri. E’ da incivili pensare che i medici si debbano occupare di sapere se un bambino ammalato è da denunciare. Ma per fortuna c’è chi ha senso umanitario che comprende il diritto alle cure.
    Loredana

  18. Antonietta Buccolini Says:

    ho saputo che un ingegnere cinese che si sposta negli stati uniti prende 200 dollari,l’ho sentito a radio24 dove si spiegava la vita che fanno persone laureate provenienti da paesi come la Cina l’India ecc. e che guadagnando poco si accontentano di dormire anche per terra tra gli operai senza pretese. Se sono questi i risultati della globalizzazione sarà meglio richiedere le frontiere perché prima o poi si arriverà che tutti saranno messi in condizione di dormire per terra e accettare duecento dollari per sopravvivere.
    consiglio di vedere il sito dei Precari si Salerno
    Antonietta

  19. ETTORE Says:

    A piazza Farnese si è prestata la lista Sinistra e Libertà, ma non ho visto servizi in Televisione che ne hanno parlato a sufficienza. Come Marco Pannella si dovrà pretendere gli spazi tv e rompere le scatole al Garante per la comunicazione, altrimenti sarà missione impossibile avanzare nei consensi per amministrative ed europee.
    ETTORE

  20. Pina Says:

    Cara Wanda, leggo il tuo blog mi conforta della forza che sai sempre esprimere e ti apprezzo per come sai infondere speranza in noi che siamo in questo partito con dure prove di resistenza. Per noi donne il clima è ancora peggiorato ed è veramente dura.
    Pina

  21. FRANCO Says:

    NON SONO PERSUASO DELLA DECISIONE DI SCIOGLIERE AN PER UN UNICO PARTITO PDL, COSA NE PENSATE VOI GENTILI SIGNORE COSI’ PREPARATE IN POLITICA. IO DA VECCHIO SIGNORE DI DESTRA PREFERIVO RESTARE IN AN, MA MI PIACE PURE ASCOLTARE COSA NE DICONO GLI ALTRI CHE NON SONO DEI NOSTRI.
    SAPETE CHE CERTE VOLTE IO VI HO DATO DEI CONSIGLI E LA STIMA DELLE DONNE CE L’HO, MA COME HO POTUTO VEDERE SIA DA NOI SIA DA VOI ANCORA SIETE POCHE.
    FRANCO BARZAGHI

  22. Anna Rossi Says:

    FRANCO BARZAGHI Says:
    marzo 23rd, 2009 at 09:46

    Se mi lascia il posto fra le gentili signore Le rispondo subito.

    C’era una volta l’uomo ovvero colui che manifestava la sua “carnalità spirituale” attraverso l’espressione più nobile del sentire…avendo compreso che la tendenza naturale lo avrebbe portato a sopraffare chiunque pur di dimostrare la sua potenza.

    Oggi questo tipo di argomentazioni non interessano più il popolo arrugginito nella formulazione di idee proprie coerenti con una ipotetica coscienza.

    E’ sufficiente riaprire i testi di storia italiana dal 1923 al 1930 per capire i modelli che hanno ingoiato consensi fino all’ultimo bliz parlamentare che ne riduceva drasticamete il numero dopo aver corrotto o ricattato l’opposizione.

    Per fare questo occorre che non ci sia una vera opposizione e nel contempo acquisire più potere possibile ed agire velocemente.

    La fusione di AN a Forza Italia non solo era prevedibile ma ne vedremo altre di adesioni.
    Quando il gioco di incastri economici ed istituzionali si farà decisivo sarà un vero e proprio plebiscito.

    Naturalmente in tutto questo non ci leggo nulla di nobile per quel pensiero brillante che l’uomo democratico dovrebbe incarnare.

    Sono moti di potere che ha sete di potere.
    Si può essere socialisti in tanti modi ma di certo l’aria da Basso Impero che si respira in Italia da vent’anni non lascia margini di dubbio sull’opera di epurazione della classe borghese pensante nè sulla volontà di appecoronare il popolo e renderlo praticamente inerme davanti a qualsiasi supruso.

    A me non interessa chi fa politica per la poltrona…nè di destra nè di sinistra…si riconoscono entrambe dall’odore acre che emanano e dall’arroganza che paventano davanti ai reali bisogni della società civile.

    E’ vero siamo poche, noi donne siamo ancora troppo poche…ma verrà il nostro turno ne stia certo…è solo questione di tempo…
    Beati coloro che intuiranno prima l’arrivo di questo treno perchè dopo ricorderemo perfettamente chi ha tentato di deragliarlo magari facendo finta che non esistesse attivando un gioco di scambi pericolosi.

    Siamo abituate ai silenzi ed alle prepotenze…vuole che le nostre armi siano rimaste rudimentali ed improprie???

    Non serve rincorrere l’ideologia che non c’è.
    Vanno inseguiti i principi naturali delle persone perbene e val la pena lottare fino alla morte affinchè siano difesi.

    La parola “preferivo” è un lusso in un epoca italiana in cui libertà di sceltà è pura utopia.

    Cordialmente

    Anna Rossi

  23. Anna Rossi Says:

    “Un mondo equo non è un’utopia è il mondo che si meritano tutte le brave persone che lo popolano”.

    Anna Rossi

  24. Silvia Says:

    rispondo a Franco Barzaghi e gli do l’informazione che siamo in numero superiore agli uomini. Più della metà della popolazione italiana siamo donne. In Politica abbiamo qualche difficoltà,ma verrà il tempo nostro e non ci vorrà molto perchè il disordine attuale è a nostro favore.
    Silvia

  25. Chiaru Says:

    siamo marionette … nessuno capisce la nostra vita come sta andando avanti… nessuno ci capisce!

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