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	<title>Wanda Montanelli Blog</title>
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	<description>Il Blog ufficiale di Wanda Montanelli</description>
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		<title>Sindrome cinese</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 19:08:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La stampa cercando lo scoop sollecita risposte sull’art. 18. Lo ha fatto anche Lucia Annunziata sabato 22 gennaio sul suo programma della Rai In mezz’ora. Ha reiterato la domanda, pressando e dando quasi per scontato l’intervento del governo sul punto cruciale dello Statuto in aperta discussione mediatica, ma Monti non ha dato conferme se non indirette. E’ una sua tattica verbale esprimersi per litote. Il giorno dopo invece alcuni quotidiani hanno aperto con il titolo”Monti dice no ai tabù sull’art. 18!”.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><em><span style="font-size: 13pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">L’art. 18 per un’ astrusa lotta di classe</span></em></strong></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">La stampa cercando lo scoop sollecita risposte sull’art. 18. Lo ha fatto anche Lucia Annunziata domenica 22 gennaio sul suo programma della Rai <em>In mezz’ora</em>. Ha reiterato la domanda, pressando e dando quasi per scontato l’intervento del governo sul punto cruciale dello Statuto in aperta discussione mediatica, ma Monti non ha dato conferme se non indirette. E’ una sua tattica verbale esprimersi per litote.  Il giorno dopo invece alcuni quotidiani hanno aperto con il titolo”Monti dice no ai tabù sull’art. 18!”.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">LA MINORANZA RUMOROSA CHE ODIA L’ART. 18<br />
Le statistiche stabiliscono che due lavoratori su tre sono tutelati dal famigerato articolo dei lavoratori. Ci sono interpretazioni e verità di parte anche nella lettura dei sondaggi. Ma non importa. La maggior parte degli italiani amano l’art.18. Alcuni lo odiano. Sono pochi ma fanno più chiasso dei molti. E’ una “minoranza rumorosa” che ad ogni problema che presenta l’Italia tirano fuori l’art. 18. Come se fosse una pozione magica in grado di fare miracoli e risollevarci da ogni cosa attanagli l’esistente. Sembrano essere convinti che tutti i mali del Paese scaturiscono dal fatto che “un lavoratore non può essere licenziato senza giusta causa”. Sicché se da domani ogni lavoratore potrà essere preso a calci senza giusta causa andrà a posto tutto. Abbiamo problemi di pil, delinquenza minorile, violenza alle donne,  alluvioni, ambiente disastrato, ecc… Ma ciò che importa più di tutto è  l’art. 18. Come se abolito quello l’Italia risorgesse!<br />
E’ un fatto di principio, ed è un vero feticcio simbolico. Ma lo è per loro. Non per i lavoratori! Lo è per chi ogni sera va a dormire e pensando all’art. 18; ogni mattina si alza con un cerchio di mal di testa ed  convinto che non gli passerà se non cancellano l’articolo 18.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Mentre per i lavoratori lo Statuto è una norma di garanzia e civiltà, amata quasi quanto la Costituzione, per costoro lo stesso insieme di <em>norme civili sul lavoro</em> diviene un  totem da incubo,  che si specchia nella loro  turbata coscienza  e non li fa appisolare  la notte. E’ un’ossessione. Sognano tute di operai con macchie di grasso di automobili indossate da uomini muscolosi che invadono le piazze e manifestano scandendo “<em>DI-CIOT-TO, DI-CIOT-TO, DI-CIOT-TO</em>”. L’incubo nasce credo da malcelati ancoraggi al loro “status” sociale, e diviene  una specie di braccio di ferro da vincere ad ogni costo. E’ una lotta di classe. E’ vero lo è. Ma chi dichiara guerra non sono i lavoratori che già ai primi chiarori dell’alba hanno ben altro a cui pensare.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Penso che molte di queste minoranze rumorose dovrebbero essere grate allo statuto dei lavoratori e all’art. 18. Gli permette di confermare se stessi e di campare di rendita  (dal punto di vista mediatico si capisce) ritrovandosi sulle prime pagine di giornali, blog, social network e pubblicazioni più o meno dotte.<br />
Da noi ogni volta che si dibatte dell’argomento, per esempio, viene menzionato, intervistato, coinvolto immancabilmente Pietro Ichino. E’ una  consonanza automatizzata, come la tombola napoletana: “Uno: l’Italia!; Cinquanta: ‘o ppane!; Diciotto: Pietro Ichino!<br />
Dovrebbe amarlo molto l’art. 18  il  professor Ichino che ogni tanto rinnova la sua fama  e lo riporta in agenda setting.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Preferisco leggere pareri di donne come Rosy Bindi, la quale giustamente afferma che la nostra <a title="la priorità è il precariato" href="http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?id=201201230918102968&amp;chkAgenzie=TMFI" target="_blank">priorità è il precariato</a> non l’art.18. Chiara Saraceno in un <a title="Articolo di Chiara Saraceno" href="http://triskel182.wordpress.com/2012/01/23/contratti-unici-e-capitale-umano-chiara-saraceno/" target="_blank">articolo su Repubblica</a> del 23 gennaio scrive: “…Se la creatività della classe imprenditoriale italiana si applicasse ai prodotti e ai processi produttivi con altrettanta intensità di quella sfoggiata nell´utilizzare le possibilità offerte dai contratti di lavoro per non investire nel capitale umano, forse avremmo minori problemi di competitività in Europa e nel mondo”.  Susanna Camusso conferma che la <a title="La vera occupazione è a tempo indeterminato" href="http://www.confcommercio.it/home/SALA-STAMP/Rassegna-s1/Nazionale/23-01-2012.pdf" target="_blank">vera occupazione</a> è a tempo indeterminato, e ha ragione perché solo chi ha certezze e basi sicure investe e fa muovere l’economia. <a title="Ministro Elsa Fornero" href="http://www.diredonna.it/elsa-fornero-vuole-aumentare-i-salari-65299.html" target="_blank">Elsa Fornero</a> ministro del Welfare, ha ben preciso il concetto che se i salari sono bassi l’economia si ferma. Allora i due principali motivi della stagnazione sono il precariato e i salari bassi. Mi domando quante volte mangia in un giorno Jamie Dimon, il banchiere di JP Morgan Chase Bank  che ha appena registrato il  50% dei profitti, e quanti caffè beve l’altro 10% della elite mondiale che come lui controlla l’83% di tutte le ricchezze. Quante volte mangiano e bevono? Tre, cinque?<br />
Quanti tubetti dentifricio usano in un mese?  Quante paia di scarpe comprano in un anno, dieci,  cento?  E nei bar, nelle panetterie, nei taxi, nei cinema, dal ferramenta, dal fisioterapista, dal parrucchiere, dal libraio, in palestra, a scuola, in piscina,  a quante volte vanno in un anno?<br />
Ammettiamo che il quoziente di media sia dieci, e che il  quoziente 10 soddisfi tutti i bisogni &#8211; anche esagerati &#8211; di quel 10% che detiene l’83% della ricchezza mondiale, come si fa a non capire che quella quantità di ricchezza in poche tasche e non utilizzata per consumi, crescita, cultura, cibo, nascite, cure, divertimento del 90% della popolazione mondiale <strong> è la causa della stagnazione</strong>.  Come si fa a non capire che il benessere va re-distribuito?<br />
Non c’è articolo 18 che possa fare il miracolo se la ricchezza resta in tasca ai pochi, ai quali non si può chiedere di scoppiare mangiando 90 volte al giorno al posto di chi  non mangia, e nemmeno di moltiplicare la loro soggettività vivendo tutte le opportunità – che sono fattori di crescita imprenditoriale, sociale, culturale – che i precari e i poveri non vivono.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">EGOISMO E MALA FEDE: SINDROME CINESE<br />
Penso che ci sia una notevole dose di malafede in chi attacca i diritti dei lavoratori. La scusa più banale è che non possono esistere due categorie sociali tra i lavoratori stessi. Quelli iperprotetti (ma perché iper?)  e quelli allo sbaraglio.  E piuttosto di estendere la protezione a tutti, si pensa di abolire i diritti a chi ce li ha, e allargare il precariato. A questo punto mi chiedo se per sollevare i terremotati dal vivere nei container si renda necessario mandare in  abitazioni precarie tutti gli altri cittadini che una casa invece ce l’hanno; o  se per essere equi con chi rischia di annegare in un naufragio occorra buttare a mare tutti, anche chi una scialuppa di salvataggio l’ha trovata.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Probabilmente  il modello che li convince è quello cinese. Ed è grazie a queste balorde teorie  del “mal comune mezzo gaudio” che hanno così proliferato in Italia aziende che non avrebbero diritto di esistere nemmeno nei paesi del terzo mondo. Ditte che si trovano nel limbo del non diritto. Vivono in Italia ma è come se fossero in un interregno senza governo. Sono cinesi soprattutto, ma anche padroncini italiani che degli stessi si avvalgono in subappalto, ed a loro è permesso tutto: lavorare 12-14 ore, dalla mattina alla sera, sette giorni su sette. Coinvolgere bambini e vecchi nella produzione realizzata in maniera strenua e ripetitiva. Mandare i loro incassi (al netto delle tangenti ai prestasoldi che li hanno condotti in Italia) nei loro paesi d’origine. Ebbene l’economia del bel Paese non potrà mai competere con questi schiavi moderni. Per quale motivo nessuno parla di questa realtà tra i dotti professori che hanno la bacchetta magica della soluzione per la crescita?  Nessuno prende in considerazione questa concorrenza sleale perpetrata dai cinesi, ma che se fossero italiani o  svizzeri sarebbe lo stesso.<br />
Perché invece di farsi scudo dei precari italiani, nell’odioso tentativo di porre i lavoratori uno contro l’altro, padri contro figli, affermando che sono quelli tutelati dall’art.18 a frenare la nascita di nuovi posti di lavoro, non vanno al cuore del problema ? Mi chiedo come mai nessuno si ponga il dubbio che 54mila ditte cinesi esistenti senza regole in un paese “a parte” che potremmo chiamare <em>Cinalia</em>” non abbiano frenato l’economia italiana e chiuso la possibilità di nuovi posti di lavoro nelle aziende manifatturiere di borse, scarpe, divani, mobili, eccetera. Ditte che avrebbero potuto essere impulso alla crescita, con diritti, tasse pagate, e posti di lavoro veri, non  lager  in cui si raccolgono persone che per bisogno accettano lo condizione di schiavitù, si nascondono nei sotterranei di “terre di nessuno”, dove nessuno va a bussare, se non qualche coraggioso giornalista, come Riccardo Iacona, o Emily de Cesare che in <a title="Crash, reportage di raitre" href="http://www.crash.rai.it/sito/scheda_puntata.asp?progid=1533" target="_blank">Crash, il reportage di Raitre</a> in  onda in ore notturne  ci fa sapere: “<em>C&#8217;è un settore nell&#8217;economia mondiale che non sembra risentire della crisi globale: è la grande industria manifatturiera di provenienza cinese. Nel nostro Paese, negli ultimi 8 anni, gli imprenditori cinesi sono aumentati del 150%, superando la soglia delle 54.000 ditte, e il fatturato annuo è di circa 2 miliardi. Un modello di mercato che però troppo spesso sembra basarsi sul non rispetto delle regole: il più delle volte si lavora in capannoni alveare dove si mangia, si dorme e soprattutto si lavora clandestinamente. I cinesi sono al primo posto nel flusso di rimesse all&#8217;estero e questo un fiume di denaro è in gran parte denaro contante, che sfugge ai controlli del fisco italiano</em>”.<br />
Il servizio dimostra che nessuno di questi imprenditori cinesi prende denaro con assegni o con carte bancomat. Non risulta nulla. Anche se si tratta di pagamenti in migliaia di euro i cinesi esigono pagamenti cash, un biglietto sull’altro.<br />
Questo denaro che va all’estero non è denaro tolto al reinvestimento e alla crescita in Italia?<br />
Perché non si fanno controlli obbligando tutti a rispettare le leggi italiane? A chi conviene avere questi modelli di efficienza schiavista? Cosa è, cosa sono? Campi di osservazione di alienazione umana? Modelli di efficienza da cui apprendere come il lavoratore schiavo è felice di stare 14 ore sulla macchina da cucire senza alzare la testa e mai distrarsi nemmeno per osservare scorrerie di sorci che attraversano il capannone in lungo e in largo?.<br />
Se è questo il modello bisogna essere chiari e convenire che la “sindrome cinese”, è anche connivenza con il loro sistema, favoreggiamento di tutti coloro che potendo farlo non intervengono, ed hanno solerzia al contrario per sviluppare teorie sulla “crescita” che affama i più poveri. Soggetti che in malafede sostengono come i lavoratori stranieri siano felici di restare in schiavitù, mentre  intervistati a quattr’occhi questi nuovi oppressi sognano il “modello Italia” con turni di lavoro di otto ore, riposo del fine settimana, ferie, e diritti.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Non sarebbe meglio invece di copiare il peggio imitare i virtuosi? A Davos, nel  World Economic Forum, <a title="Modello nordico" href="http://www.amb-norvegia.it/News_and_events/Notizie-in-generale/Portando-il-modello-nordico-a-Davos/" target="_blank">il modello nordico</a> risulta vincente, e non solo perché vi sono territori con maggiori opportunità, ma perché l’intelligenza e l’altruismo sono spesso premianti. Eppure lì se ne pagano molte di tasse, ma nessuno si lamenta perché i soldi son ben impiegati e funziona tutto. Federico Rampini sul suo blog di La Repubblica titola “<a title="Blog di Federico Rampini" href="http://rampini.blogautore.repubblica.it/2011/01/27/davos-udite-udite-scopre-le-diseguaglianze/" target="_blank">Davos, udite udite, scopre le diseguaglianze</a>” e si chiede se la superélite globale che si riunisce come ogni anno al WEF abbia finalmente compreso che l’eccesso di “hubris” dei ricchi può provocare l’inizio della loro fine. “Sarà la miccia per l’esplosione di conflitti sociali gravi?” .<br />
Scrive Rampini che  Jacob Hacker e Paul Pierson, i due scienziati della politica più discussi in questi giorni, smontano le teorie sull’inesorabilità dei due trend:  globalizzazione e progresso tecnologico, ed affermano  che <strong>le diseguaglianze sociali non sono affatto fatali, sono “fabbricate” dal sistema politico</strong>: “…Da una politica definita come un gioco di carte:  “Il vincitore prende tutto”. L’economia e la politica del “vincitore prenditutto” sono malsane: le oligarchie esercitano un’influenza sproporzionata sui governi; “vecchie liberaldemocrazie diventano delle plutocrazie con livelli di diseguaglianza paragonabili al Ghana, al Nicaragua, al Turkmenistan”.<br />
Ecco, appunto, paragoni al sottosviluppo e alle disuguaglianze di altri territori come nella sindrome cinese che si diffonde in Italia. Speriamo che i nuovi egoismi dettati dalla paura possano chiarire bene cosa e come cambiare impegnandosi a realizzare società meno ingiuste.<br />
Al Consiglio europeo di Bruxelles del 30 gennaio Nicolas Sarkozy anticipa che ha intenzione di fare da apripista con la Tobin Tax sulle transazioni finanziarie. E’ la seconda azione degna di un buon capo di Stato che mette in atto. L’altra è la  legge francese che punisce il negazionismo del genocidio armeno. Direi che in questo caso dimostra di sapere che la prima “fabbrica” di equità è il sistema politico.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">30 gennaio 2012, Wanda Montanelli</span></p>
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		<title>QUELL’ OTTUSA GUERRA CONTRO I PRINCIPI DEMOCRATICI</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Aug 2011 07:43:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’articolo di Daniele Biacchessi “Giù le mani dal 25 aprile” sul suo blog Italia in controluce del 18 agosto, è letto in radio, ed è sull’intenzione di spostare il 25 aprile alla domenica successiva. Per sentirlo mi perdo un po’ di rassegna stampa di Massimo Bordin. Mi dispiace perché è la migliore, ma ne vale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">L’articolo di Daniele Biacchessi “<a title="Giù le mani dal 25 aprile - dal blog di Daniele Biacchessi" href="http://www.radio24.ilsole24ore.com/blog/biacchessi/?p=410" target="_blank">Giù le mani dal 25 aprile</a>”  sul suo blog <em>Italia in controluce</em> del 18 agosto, è letto in radio, ed è sull’intenzione di spostare il 25 aprile alla domenica successiva. Per sentirlo  mi perdo un po’ di rassegna stampa di Massimo Bordin.  Mi dispiace perché è la migliore, ma ne vale la pena. Altroché. In 15 righe il vicecaporedattore di Radio24 esprime la sintesi: “<em>E’ come se si chiedesse agli americani di spostare di qualche giorno l’anniversario dell’indipendenza (4 luglio), come se si chiedesse ai francesi di posticipare il giorno della presa della Bastiglia (14 luglio)</em>”.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">I francesi a un’ipotesi del genere sarebbero già in piazza con il drapeau tricolore, bleu, blanc, rouge, chi in canottiera, chi in chemise Lacoste, agguerriti come il coccodrillo simbolo della Polo di Renè, a cantare “<em>Allons enfants de la Patrie, Le jour de gloire est arrivé. Contre nous, de la tyrannie…</em>”. E  speriamo solo a cantare, ma ne dubito.<br />
Gli italiani invece, presi in contropiede dalle preoccupazioni della manovra fiscale, intorpiditi dal caldo agostano maggiormente sofferto da masse di cittadini senza vere vacanze,  facendo la spola tra spiagge libere e casa d’abitazione, tra il rudere in collina della nonna e il bicamere in periferia, sono statici.<br />
Siamo tutti immobili in attesa del peggio. Ma più che altro increduli. Troppo abituati alle regole del convivere democratico, non ci rendiamo conto che zolla dopo zolla ci stanno portando via la terra da sotto i piedi.<br />
Così ci rifilano il peggio di ogni possibile soluzione. Contando sulla nostra inerzia, chi governa mette in cantiere progetti di cambiamenti istituzionali, costituzionali, sociali, che non c’entrano nulla con  il problema del debito pubblico e con la manovra fiscale, ma che per una strana alchimia perversa, dovendo predisporre l’antidoto al male, pensano che sia arrivato il momento della resa dei conti e preparano la pozione avvelenata. Perché per loro il male è la democrazia, per loro il male è “La sovranità che appartiene al popolo”, per loro il male è il decoro della persona che lavora e che quindi ha diritto ad uno statuto dei lavoratori. E’ lui il soggetto:  il lavoratore. Ma questi assoggettati della politica illiberale non intendono mantenere l’uomo al centro della fruizione del diritto. Lo Statuto dev’essere, secondo costoro, “dei Lavori”. Sono i lavori a preoccuparli, perché si sforzeranno di “pensare” a come  rendere tali lavori sempre più proficui per chi in essi investe e sempre più miserabili per chi lavora. Sicché non ci saranno limiti a diminuire le paghe, imitando Cina  e Bangladesh, e osservando gli italiani nelle loro reazioni; nell’accettazione disperata di qualsiasi cosa purché si lavori: cococo &#8211; cocopro &#8211; a tempo determinatissimo &#8211; interinale, o ancora in nero. Scrutando come con la lente al microscopio la nostra trasformazione da italiani  viziati dal diritto costituzionale in ibridi dalla pelle chiara ma lo standard comportamentale indo asiatico: poveri, precari, senza futuro, ma con la testa china ed il sorriso stampato per la gratitudine di esistere comunque. Anche con le pezze al culo. Li gratificherà molto la nostra trasformazione in cinesi. Senza offesa per gli orientali della repubblica popolare ma sono certa che questi autoritari gestori del precariato italico proveranno un senso di libidine profonda nell’immaginare di trasformarci tutti in cinesi.<br />
Con la globalizzazione si pensava di elevare verso l’alto la qualità della vita dei “senza diritti”, ed è accaduto che invece ci siamo noi livellati verso il basso. Ma l’asticella è continuamente spostata verso giù, sicché la soddisfazione massima potranno provarla quando ci vedranno strisciare per terra senza midollo né spina dorsale.<br />
Reclamano il diritto di licenziare.(<em>AGI &#8211; Roma, 17 ago: Manovra: Crosetto, giusto  poter licenziare liberamente</em>) Ma c’è già il diritto di licenziare. Da che è nata la repubblica si licenzia per comportamenti scorretti del lavoratore. Si mettono gli operai in cassa integrazione quando la fabbrica è in crisi, si manda via chi è disonesto.<br />
Ed è paradossale che lo reclamino adesso. Quando c’è la crisi. E’ come se in un naufragio con tanti annegati, invece di salvare i pochi in canotto,  si buttassero a mare tutti. E’ questo che vuol dire il diritto di licenziare: buttare a mare i pochi che mantengono in piedi l’economia facendo acquisti, magari con cambiali e prestiti perché hanno il posto fisso.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Tutto ciò non ha senso. Lo avrebbe se dopo una sperimentazione ventennale dello pseudo-liberismo esasperato e ignorante l’Italia fosse fiorente. Non lo è. La maggior parte degli italiani non è mai stata così male. Abbiamo rubato i sogni ai giovani, possessori quando va bene dell’ultimo modello di telefonino acquistato con la paga precaria di un mese. Uno specchietto per allodole. Per negare a se stessi e agli altri di non aver nulla, oltre al diritto di mandare cento sms al giorno (ma a chi, al Padreterno?) con l’ultrasconto in offerta speciale.  Nulla.  Neanche più la voglia di cercare lavoro. Per entrare nel limbo degli <a title="Un milione e mezzo di disoccupati ha smesso di cercare lavoro - Nanopress" href="http://www.nanopress.it/economia/2011/08/17/istat-un-milione-e-mezzo-di-disoccupati-ha-smesso-di-cercare-lavoro_P2967549.html" target="_blank">inoccupati</a> o dei disoccupati. E quanto siamo bravi in Italia ad aumentare le tipologie dei  “non lavori”.<br />
Si intende cambiare lo Statuto.  Non tanto per fare lo statuto “dei lavori” quanto quello dei “non lavori”.  Dove il soggetto principale è il denaro, e i beneficiari quella piccola percentuale di straricchi. E’ un dato statistico  Banca d’Italia che <a title="in Italia ricchezza in mano a pochi - Emmegipress" href="http://www2.emmegipress.it/blog/2011/01/06/italia-ricchezza-in-mano-a-pochi/" target="_blank">il  10 % delle famiglie italiane detiene circa il 45 % della ricchezza nazionale</a>; ed è così da dieci anni a questa parte. Durante questo tempo il 90% della popolazione italiana si è accontentata di spartirsi il restante 55 percento della ricchezza prodotta.<br />
</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Certi illiberali di governo non apprezzano le cose dai contorni netti: la Festa del 21 aprile, lo Statuto dei lavoratori, la Costituzione italiana. Non amano niente di tutto questo gli ottusi. Troppo bene è scritta la nostra Carta fondamentale, compresa da tutti e chiara. Non va bene. Bisogna mettervi mano e renderla più confusa e incomprensibile.<br />
Dati i risultati, dato che il Paese è fermo, chi governa dovrebbe domandarsi se è meglio concentrare la ricchezza in poche mani e bloccare tutto o scegliere di re-distribuirla per  incentivare i consumi gli investimenti, la produttività. Essere non-ottusi significa cercare la spinta propulsiva che si trova in quell’unica strada del bene pubblico, del mettere le persone, donne e uomini, al centro degli interessi di chi si occupa di gestire la cosa pubblica. Eppure è facile dedurre che il successo in economia va perseguito attraverso la ricerca della felicità di più gente possibile. La felicità interna lorda, il <a title="Fil" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Felicit%C3%A0_interna_lorda" target="_blank">Fil</a> dovrebbe essere l’obiettivo di chi governa. E’ un discorso di generosità, ma anche se volete di egoismo intelligente.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Wanda Montanelli, 19 agosto 2011</span></p>
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		<title>NON E’ VERO CHE IL MARE NON BAGNA NAPOLI</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 18:54:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[. Da Valenzi a de Magistris un salto generazionale, forse davvero ultima speranza per Napoli E’ una brutta immagine. Il film di Nicholas Meyer mi dava meno afflizione. The Day After del 1983 Sapevo che era finto. A Napoli oggi è tutto vero, purtroppo. Chi come me ha lasciato da molto tempo Napoli per cercare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em><span style="font-size: 13pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Da  Valenzi a de Magistris un salto generazionale,<br />
forse davvero ultima speranza per Napoli</span></em></strong></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">E’ una brutta immagine. Il film di Nicholas Meyer mi dava meno afflizione. The Day After del 1983 Sapevo che era finto. A Napoli oggi è tutto vero, purtroppo.<br />
Chi come me ha lasciato da molto tempo Napoli per cercare altrove sbocchi alla propria esistenza, spera che un giorno qualcuno compia il miracolo e che il senso di rifiuto che ci ha allontanato possa trasformarsi in nostalgia, o invidia per chi è rimasto.<br />
Ancora così non è. Abbelliamo i nostri ricordi con aneddoti dell’infanzia, storie di generosa umanità, memorie del palcoscenico aperto a qualsiasi improvvisazione ‘a braccio’ da commedia dell’Arte che nei vicoli di Napoli si rappresenta tutti i giorni. Ci beiamo del consunto dvd di ‘Natale in casa Cupiello’ progettando di andare a comprare bellissimi pastori a San Gregorio Armeno. La strada famosa per l’arte presepiale la incrociamo da <a title="Spaccanapoli" href="http://www.portanapoli.com/Ita/luoghi/spaccanapoli.html" target="_blank">Spaccanapoli</a> l’insieme di sette vie che solca geometricamente il centro storico. Siamo lì domenica 19 giugno, al ritorno da Ischia, anticipato appositamente per mangiare la pizza. Non una pizza qualsiasi, ma “la pizza” di Michele a Forcella. Sul traghetto con i miei amici passiamo tempo a discutere se sia il caso di andare da Brandi, l’originale inventore della pizza in omaggio alla regina Margherita di Savoia. L’orario per fortuna non ci dà scelta. Alle quattro del pomeriggio solo Michele è sicuramente aperto. Esulto in silenzio perché sono anni che tentano di dirottarmi da Brandi senza riuscirci.<br />
Il Rettifilo dopo via Marina espone  cumuli di immondizia e  cassonetti bruciati.  Ancora qualche residuo carbonizzato spande  nell’aria un odore acre e un’immagine surreale.  Da piazza Garibaldi percorriamo a piedi un lungo tratto di strada osservando i palazzi tardo ottocenteschi di corso Umberto.  Pochissima gente per strada nella torrida giornata pre-estiva. I negozi tutti chiusi. Bancarelle nessuna. Neanche i nigeriani con le cinture taroccate. In via Cesare Sersale scorgiamo ancora saracinesche abbassate. Michele è chiuso. Accidenti avevamo dimenticato che fa riposo la domenica.“<em>Iatevenne add’ o Trianon. E’ fernuto l’impasto!</em>” raccomanda il proprietario della storica pizzeria Michele quando la chilometrica fila di avventori esaurisce le scorte di pasta fermentata. Però stavolta basta voltarsi per notare anche l’altra saracinesca abbassata.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Oltre Forcella, proseguiamo per la stretta via Duomo. Una donna anziana magrissima vende poche sigarette su una cassa di legno di frutta. Dei rumeni bevono birra acquistata in un minimarket arabo. Il kebab è offerto da un cartello colorato al di fuori di una stretta porta. E’ una specie di basso e ci hanno fatto una bottega araba.<br />
Un giovane con la camicia aperta e una grossa catena al collo ci osserva: “Una pizzeria aperta?” gli chiedo e lui ci manda più su alla pizzeria del Presidente, “<em>pecché Clintòn (con l’immancabile accento sulla seconda sillaba) “primma s’accatte e cravatte ‘e Marinella e po’ se magna a pizza ‘addo Presidente</em>”.<br />
Avanziamo nel cuore di Napoli, dietro di noi quattro giovani procedono a passo veloce. Un altro ci viene incontro con il motorino.  “Non cerchiamo il pericolo?”, mi dicono gli amici. Quattro giovani ci seguono. E’ l’ipotesi di uno scippo. “No, non succede niente a Forcella. Guardali negli occhi e ci vedi il mare”.<br />
“Ma se sono con gli occhi neri”.<br />
“Non hai letto Proust” rispondo.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Se a Napoli togli il mare spegni anche la luce negli occhi dei suoi abitanti. Quando mi capitò di leggere “Il mare non bagna Napoli” di Anna Maria Ortese, provai lo stesso senso di spegnimento dei rumori, delle voci e della musica. Come nella domenica pomeriggio davanti ai cassonetti bruciati e il Corso semideserto. A quel tempo esprimevo la mia passione politica attraverso le canzoni, e nel 1983 all’elezione del sindaco Valenzi composi il brano “Non è vero che il mare  non bagna Napoli”. <a title="Maurizio Valenzi" href="http://www.fondazionevalenzi.it" target="_blank">Maurizio Valenzi</a> era considerato un sindaco galantuomo semplice e leale, un campione dei valori della libertà e uguaglianza. Il primo sindaco comunista, ed io salutai la sua elezione come un evento estremamente positivo. La sinistra che inseguo è un po’ a modo mio, quindi non da comunista, ma da attenta osservatrice dei mali di Napoli, mi piacque quel sindaco tunisino-livornese di cui tutti parlavano bene.<br />
<em>“No, non è vero che il mare non bagna Napoli / che la speranza col vento non soffia più.<br />
No, non è vero che dentro son tutti morti / se tocchi il fondo qualcosa ti spinge su…”</em><br />
E poi da quando andavo all’asilo ogni tanto sentivo qualcuno dire nel pieno dell’ esasperazione: “Adda venì baffone!”<br />
Chi fosse baffone non era dato di sapere, perché la spiegazione più accettabile, tra tante strampalate che mi venivano dette, era che un giorno qualcuno con i baffi sarebbe arrivato a mettere le cose a posto, ed aiutare i poveracci che penano la vita.<br />
Beh, de Magistris non ha i baffi. Nemmeno è comunista. Che dire? Potrebbe avere la luce negli occhi come i ragazzi di Forcella, e come la bambina apparsa a <a title="Gilberte Swann" href="http://www.marcelproust.it/person/gilberte.htm" target="_blank">Gilberte Swann</a>, lungo il sentiero dei biancospini nella <em>Recherche</em>.<br />
Noi che vediamo il mare dove non c’è, e gli occhi del colore che ci piace immaginare, non ci rassegniamo. L‘elezione di de Magistris, con un salto generazionale, è forse l’ultima speranza di Napoli. Dovrebbe capirlo anche chi fa grezzo ostruzionismo per questioni di potere fine a se stesso. L’analisi degli interessi incrociati che auspicano il fallimento del Sindaco venuto da lontano è su tutti i giornali, da qualsiasi parte la si osservi. Pensando a costoro mi viene in mente un imbecille che un paio di anni fa buttava rifiuti e liquami nella Grotta Azzurra. Faceva karakiri. Come adesso i camorristi o gli oppositori di regime. Certe volte mi chiedo dove credono di poter andare questi guastatori quando avranno avvelenato tutto?</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;"><a title="DireDonna sui rifiuti a Napoli" href="http://www.diredonna.it/il-problema-dei-rifiuti-a-napoli-44738.html" target="_blank">Di contro leggo</a>: “de Magistris per ora può avvalersi del completo sostegno della cittadinanza che, compatta, si è dichiarata solidale con il suo sindaco. Infatti, in molte zone della città sono sorti comitati autonomi di raccolta differenziata e molti <a title="Disoccupati ripuliscono lungomare" href="http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/06/24/foto/rifiuti_disoccupati_ripuliscono_lungomare-18171057/1/" target="_blank">disoccupati</a> si stanno adoperando per ripulire le spiagge e il lungomare. Si sta diffondendo rapido il porta a porta, che in alcuni quartieri raggiunge una percentuale di riuscita pari al 65%. Nel futuro progettuale del Sindaco c’è la necessità di costruire un impianto di compostaggio che renda Napoli e la Campania completamente autonome e indipendenti, e libere dai rifiuti per strada”.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Allora ritrovo il mio testo:</span></p>
<p><em><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">“Dopo il contagio, la gente si immunizzò<br />
Lungo il letargo e grave la malattia/<br />
ma la speranza col vento poi ritornò”.</span></em></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Giugno 2011, anno della Rinascita.<br />
</span></p>
<p><a href="http://www.vogliounasinistramodomio.net/contenitore/cantautori/" target="_blank"><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">http://www.vogliounasinistramodomio.net/contenitore/cantautori/</span></a></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Wanda Montanelli</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>AL VOTO AL VOTO!</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jun 2011 20:14:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[CONTRO L’INCUBO NUCLEARE ESORCISMI DI SETTE RAGAZZI SOSTENUTI DA GREENPEACE E DA TANTA PARTE DEL PAESE CHE TORNERA’ A VOTARE E a Milano altre 5 schede elettorali per l’ambiente “I pazzi siete voi” Intervista ai sette protagonisti chiusi in un bunker antiatomico Non si mangia l’insalata. Né latte, formaggi, carne o pesce. Noi che siamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">CONTRO L’INCUBO NUCLEARE ESORCISMI DI SETTE RAGAZZI SOSTENUTI DA GREENPEACE<br />
E DA TANTA PARTE DEL PAESE CHE TORNERA’ A VOTARE</span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;"><a href="http://www.radioradicale.it/scheda/329291/comizio-di-chiusura-della-campagna-per-i-cinque-referendum-di-milano-per-la-qualita-dellambiente-e-della-v" target="_blank"><em>E a Milano altre 5 schede elettorali per l’ambiente</em></a><br />
</span></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">“I pazzi siete voi”<br />
Intervista ai sette protagonisti<br />
chiusi in un bunker antiatomico</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;"><a href="http://www.comitatoperwandamontanelli.com/wp-content/uploads/2011/06/pazzisietevoi.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-314" title="pazzisietevoi" src="http://www.comitatoperwandamontanelli.com/wp-content/uploads/2011/06/pazzisietevoi.jpg" alt="" width="205" height="105" /></a><a href="http://www.comitatoperwandamontanelli.com/wp-content/uploads/2011/06/pazzisietevoi2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-315" title="pazzisietevoi2" src="http://www.comitatoperwandamontanelli.com/wp-content/uploads/2011/06/pazzisietevoi2.jpg" alt="" width="142" height="105" /></a><br />
</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Non si mangia l’insalata. Né latte, formaggi, carne o pesce. Noi che siamo andati alla ricerca di scatolette arrugginite ai tempi di Chernobyl sappiamo che significa. Era 25 anni fa il 26 aprile 1986. E’ la storia che si ripete per chi non è promosso nell’evoluzione sociale come gli studenti asini che ripetono l’anno per insanabile zucconaggine.<br />
Nell’ottantasei Tripoli e Bengasi erano bombardate come adesso. Al tempo l’ordine lo dava il presidente-attore Ronald Reagan, oggi i ribelli libici sostenuti dalla Nato. Chissà perché non siamo in grado di mettere fine ai problemi che precarizzano e mettono in pericolo la vita di tanta umanità.<br />
Quella del nucleare era una battaglia vinta. Il referendum l’8 e 9 novembre 1987 dopo un anno e mezzo dal disastro atomico russo ottenne la partecipazione di massa ed un enorme successo dei tre sì dei quesiti (dal 72 all’80%) . I governi di allora dal 1988 al 1990 di Goria, passando per de Mita e poi Andreotti stabilirono definitivamente il 26 luglio 1990 con la delibera del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) la fine del programma nucleare. Gli abitanti di Latina, Trino, Caorso e Montalto di Castro tirarono un sospiro di sollievo. Tutti gli italiani festeggiarono.<br />
Invece rieccoci a non mangiare insalata. Non per il batterio Escherichia coli mutato come un killer trasformista che per colpire le sue vittime non si fa riconoscere. La prudente attenzione agli ortaggi non lavati non c’entra. Si ritorna a distinguere la foglia larga, il latte in polvere, i cibi confezionati pre-catastrofe anelati come preziosità, e le ossidate scatolette di aringhe e fagioli acquistate a caro prezzo come delicatessen dal valore inestimabile.<br />
Come la guerra in Libia si è ripetuta la catastrofe nucleare a Fukushima e di conseguenza la motivazione a votare al referendum. La moviola che ci riporta gli stessi avvenimenti del passato è vista e diffusa. I tentativi di frenare la trasmissione di immagini e l’ondata di emozioni che come lo tsunami giapponese invadono l’immaginario pubblico non hanno del tutto funzionato. I nuclearisti di governo non sono riusciti a frenare la comunicazione sui referendum. L’informazione, anche quella obbligatoria delle tv pubbliche, è partita con notevole ritardo. Ma i movimenti, le associazioni, i blogger, gli artisti hanno funzionato alla grande. Celentano fa da capofila e val la pena citarne uno per tutti, non fosse altro perché sappiamo che il ragazzo della via Gluck si è dimostrato rispettoso della natura in tempi non sospetti.<br />
Tra i partiti da Bonelli a  Vendola, da  Bersani a De Magistris le dichiarazioni a favore del referendum, che comprende il Sì per l’acqua pubblica e quello per l’abolizione del legittimo impedimento, si consumano in piazza, nei portali internet, sui fogli cartacei di tanta stampa ecologicamente rivolta alla pulizia di mari, cieli e politica nostrana.<br />
La tv generalista di Stato non ha fatto bene il proprio dovere e il 24 maggio 2011 il segretario dei Radicali, Staderini era in video travestito da fantasma per protestare contro il silenzio Rai sui referendum. Però grazie alla rete le notizie volano da un sito all’altro. Nuotano nel fiume di byte con mille rivoli e affluenti dei Comitati per l’acqua, i Gruppi pro-referendum, gli eventi pubblici sui quattro Sì. Su Facebook, Twitter, Myspace, e passano da file a file nell’inarrestabile corsa alla mobilitazione del 12 e 13 giugno.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;"><strong><a title="I pazzi siete voi" href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;source=web&amp;cd=5&amp;ved=0CDkQtwIwBA&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.ustream.tv%2Fchannel%2Fgreenpeaceitalia&amp;rct=j&amp;q=I%20Pazzi%20siete%20voi%20&amp;ei=lSTyTYbYJczDswbq_qGIBw&amp;usg=AFQjCNG80G3lZwu4-FgU9AwnAcHy_KEfcw&amp;cad=rja" target="_blank">I Pazzi siete voi</a></strong>, è l’iniziativa di sette ragazzi.. Stanno in un bunker antiatomico come se fosse esplosa una centrale nucleare. Sono sostenuti da Greenpeace e provano a vivere come se fuori l’atomo nefasto fosse pronto a devastare la natura umana, come già fa a Fukushima purtroppo.  Le particelle radioattive sono all’esterno della loro casa sigillata esistente in un quartiere di Roma. Si chiamano Alice, Luca, Giorgio, Alessandra, Marco Silvio e Pierpaolo. C’è segretezza assoluta sul luogo che comunque potrebbe essere al Testaccio, come al quartiere Prati di Roma, a Ostia come a Trastevere.<br />
Li intervisto tramite la loro addetta stampa di Greenpeace Rebecca Borraccini.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;"><strong>In quale zona di Roma vi trovate?</strong><br />
Risposte dei ragazzi nel bunker:  <em>Vorremmo mantenere segreta la nostra collocazione geografica, perché siamo convinti che tutti debbano sentirsi chiamati in causa. Un incidente nucleare potrebbe avvenire ovunque ci sia una centrale.</em></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;"><strong>Gli abitanti dei dintorni si sono accorti di voi?</strong><br />
R: <em>Ci sembra che nessuno si sia accorto di noi. Un po’ per la posizione fortunata della casa, un po’ per la nostra discrezione. Se così non fosse, allora abbiamo avuto la fortuna di avere “vicini modello”!</em></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;"><strong>Ripetereste l&#8217;esperienza?</strong><br />
R: <em>Certamente, 1000 volte. Siamo convinti della protesta che stiamo portando avanti, e del fatto che il paese aveva bisogno di svegliarsi; noi l’abbiamo fatto a modo nostro, scegliendo un tipo di azione che, oltretutto, ci sta formando e migliorando come persone.</em></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;"><strong>Se fuori dalla casa ci fosse davvero contaminazione e doveste restare moltissimo tempo chiusi, cosa vi piacerebbe avere con voi (qualcosa di irrinunciabile)</strong><br />
R: <em> Le persone a noi care. Probabilmente, per i motivi più disparati, in caso di incidente nucleare potresti non avere vicino chi vorresti, e questo credo possa essere devastante nel caso l’incidente sia reale e non simulato</em></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;"><strong>Siete stati nel bidone per continuare la protesta. Mi raccontate? Plausi, critiche, adesioni.</strong><br />
R:  <em>Pierpaolo e Giorgio si sono spostati in un container di 4 metri per 5 a forma di bidone radioattivo. La protesta, così estremizzata, ha avuto molti appoggi. La notizia ha viaggiato molto, e questo non può che farci piacere! Mostriamo che la nostra generazione ha ideali, e ha il coraggio di rinunciare a qualcosa pur di raggiungere un traguardo più alto, in questo caso, il bene comune.</em></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;"><strong>Chi ritenete sia il politico più ecologista d&#8217; Italia tra Di Pietro e Vendola? Forse un terzo?  E chi?</strong><br />
R: <em> Finora abbiamo pensato che la politica, con le sue scelte, possa e debba occuparsi anche di ambiente. Sia Di Pietro che Vendola, hanno portato avanti scelte intelligenti. Noi appoggiamo e pubblicizziamo non il politico ma le sue scelte (vedi referendum, vedi lo sviluppo delle rinnovabili in Puglia).</em></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;"><strong>Chi ci crede davvero e chi fa finta di essere ambientalista per cavalcare la tigre? (tra i politici e i ruoli istituzionali)</strong><br />
R: <em>Non vogliamo fare nomi, la nostra non è una protesta contro determinate figure politiche ma contro delle scelte sbagliate e illogiche sul nucleare. Chi è ambientalista si vede dalle scelte più ecologiche e sostenibili, chi vuole fingersi ciò che non è si smentirà da solo con dichiarazioni contraddittorie e fatti in disaccordo con le parole.</em></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;"><strong>Che cosa dovrebbe fare secondo voi tra le priorità un vero, sano sincero, ecologista ministro dell&#8217;ambiente?</strong><br />
R: <em>Dovrebbe fare il suo lavoro: prendere a cuore l’ambiente e cercare di difenderlo. Dovrebbe interessarsi alle varie situazioni ambientali del territorio che è sotto sua tutela, ascoltare quelle associazioni ambientaliste che, proprio per la loro struttura, hanno meglio presente le situazioni delle singole regioni. Tanto andrebbe anche fatto nel rapporto con l’economia: l’ambiente è una grande risorsa che non va prosciugata.</em></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;"><strong>Non pensate che una donna sinceramente ambientalista non avrebbe mai pensato di riportare il nucleare in Italia?</strong><br />
<em>Una donna che si reputa ambientalista e che pensa che il nucleare sia il futuro è conseguenza logica che a noi possa sembra contraddittoria. In quel caso ci sono due possibilità: o ignora i rischi e la salute per l’uomo e l’ambiente e allora dovrebbe informarsi, oppure è in mala fede</em></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;"><strong>Un mondo affidato alle donne  (non quelle della danza bunga) non sarebbe secondo voi più giusto, pulito e con obbiettivi al futuro dei figli?</strong><br />
R: <em> Le donne hanno sicuramente caratteristiche ottime a livello organizzativo. Pensiamo che, se ci fossero più donne competenti in politica, sicuramente le scelte sarebbero più umane, soprattutto quelle ambientali. Siamo però per la meritocrazia: uomo o donna ognuno può dare il suo contributo per migliorare la politica e la res publica, governando con buon senso, intelligenza e moderazione.</em></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">10 giugno 2011, Wanda Montanelli</span></p>
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		<title>C’era una volta un piccolo naviglio…</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 08:29:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[. Misurata, 4 aprile 2011 “Il barcone che abbiamo preso con mio padre e mia madre ci costa i risparmi di una vita. Non quella trascorsa, ma quella futura. Pagheremo i Dallai con il lavoro che faremo in Italia o in Francia o in Germania. Siamo partiti in fretta e furia e solo la mattina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;"><strong><span style="color: #ffffff;">.</span><br />
Misurata, 4 aprile 2011</strong><br />
“Il  barcone che abbiamo preso con mio padre e mia madre ci costa i risparmi di una vita. Non quella trascorsa, ma quella futura. Pagheremo i <em>Dallai</em> con il lavoro che faremo in Italia o in Francia o in Germania. Siamo partiti in fretta e furia e solo la mattina avevamo mangiato il <em>Biriyani</em>. Siamo usciti però dalle baracche di <em>Dhaka</em> molti giorni fa, camminando per un po’ vicino al canale e poi verso il porto di imbarco con mezzi di fortuna. L’organizzazione ci ha avvertiti che si poteva partire. Dopo molte settimane di attesa era arrivato finalmente il nostro giorno. Abbiamo dormito sulla stuoia sulla spiaggia per aspettare la notte dell’imbarco. L’amica della mia mamma ci aveva dato un dolce e un pane per il viaggio. Lo abbiamo mangiato. Mio padre ha detto: “<em>Shimul</em> hai portato le scarpe?” e io gli ho detto che sì, le scarpe nuove che mi hanno regalato i parenti il giorno del mio compleanno le ho nella mia sacca, vicino al la fionda che ho fatto con un ramo d’albero.<br />
Io ho sette anni e gli altri bambini che stanno nella barca sono di varie età, ma non parliamo la stessa lingua. Il mare è mosso, ma il sogno è bello e non mette paura.  In Bangladesh il sogno è di tanti  miei amici che sono rimasti. Il mio l’ho quasi raggiunto. Presto arriveremo a Lampedusa, isola italiana, terra di conquista del diritto alla vita…”.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;"><strong>Lampedusa 6 aprile 2011</strong><br />
Le agenzie di comunicazione <a title="Notizia del naufragio" href="http://www.agi.it/cronaca/notizie/201104061404-ipp-rt10144-immigrati_affonda_barcone_250_dispersi" target="_blank">battono la notizia del naufragio</a> di molti dei migranti:  “<em>Un barcone con a bordo almeno 200 migranti si è ribaltato questa notte a 40 miglia a sud dell’isola di Lampedusa, in acque maltesi, e decine di cadaveri sono state avvistate in mare questa mattina, compresi quelli di alcuni bambini sopravvissuti, migranti provenienti da Somalia, Nigeria, Bangladesh, Costa d’Avorio, Chad e Sudan, hanno detto che quando i soccorsi sono arrivati sul posto il barcone stava già affondando, riferisce l’Oim, aggiungendo che tra i passeggeri a bordo c’erano circa 40 donne e 5 bambini. Solo due donne sarebbero sopravvissute. “I sopravvissuti sono tutti in stato di shock</em>” (…) <a title="Agenzia Reuters" href="http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE73501L20110406" target="_blank"><strong>Agenzia Reuters</strong></a><br />
</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;"><strong>Cosa  gli abbiamo fatto credere? Che in Italia c’è la felicità?</strong><br />
Il breve racconto di <em>Shimul</em> è immaginario. Ma la storia drammaticamente vera. E’ il risultato della globalizzazione. Questa  espansione degli orizzonti dal volto disumano che mostra la civiltà occidentale come un miraggio da raggiungere e delude presto per le contraddizioni che esprime. Secondo molti il processo di globalizzazione è solo l&#8217;estrema evoluzione del fenomeno di colonizzazione iniziato con la scoperta dell&#8217;America. Solo che per acquisire i nuovi schiavi non occorrono investimenti in navi e negrieri. Gli uomini partono da sé e si indebitano per raggiungere posti in cui lavorare a qualsiasi costo e prezzo. Tutto è meglio della fame e della paura. Le immagini divulgate dei mass media con modelli di società in cui tutto è bello sono invitanti. Si tratta di  luoghi dove i gatti e i cani hanno menù <em>gourmet</em>, e l’unico problema per gli umani è quello di non ingrassare. Come uno spot di promozione e vendita il prodotto “qualità della vita in occidente” affascina popolazioni che emigrano verso di noi. Sono oltre venti anni che si parla e si scrive di re-distribuire  meglio ricchezza e opportunità. Poco o nulla si è fatto per aiutare in modo produttivo e concreto la crescita economica dei paesi poveri. Ma quando li si aiuta lo si fa spesso in terre con ricchezze minerarie in cui il sospetto obiettivo è un tornaconto, invece che l’umanità.<br />
In questi giorni di umanità se ne vede ben poca. La strana modalità operativa di questo periodo emergenziale è che l’Europa sembra lavarsi le mani del genere umano in trasmigrazione.Stupisce  soprattutto l’ incoerenza della Francia spintasi avanti per l’intervento in Libia che oggi non ammette che attraverso il permesso di soggiorno temporaneo gli immigrati possano entrare in zona Schengen. Quindi anche da loro.<br />
Secondo l’accordo per la prima volta firmato il 14 giugno 1985 si è deliberata l’introduzione di un regime di libera circolazione per i cittadini degli Stati sottoscrittori. Nel 1995 l’accordo è divenuto “Convenzione di Schengen” tra Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, e successivamente si è ancora perfezionata in “ l&#8217;Acquis di Schengen&#8221;. Ad oggi accettato anche da Spagna, Portogallo, Grecia , Austria, Finlandia, Svezia Danimarca. Mentre l&#8217;Irlanda, il Regno Unito, l&#8217;Islanda e la Norvegia hanno dato solo una adesione parziale.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Ora però tanti stati membri non intendono far passare i migranti con il permesso di soggiorno italiano. La domanda che viene spontanea è: questa Europa esprime decisionismo solo quando il problema riguarda l’imbustamento obbligatorio delle mozzarelle o il pensionamento delle donne a 65 anni?  Perché adesso non ha la stessa risolutezza per obbligare gli stati in convenzione Schengen a fare il loro dovere e caricarsi del problema umanitario, che non deriva da un capriccio, ma da un nord Africa in subbuglio? Come possono ritenere che solo l’Italia abbia il dovere umano politico e istituzionale di porre rimedio ad un problema così difficile?<br />
Ma lezioni di umanità possiamo dargliene. <a title="Il barista razzista" href="http://affaritaliani.libero.it/sociale/vietato_ingresso_bar_animali_immigrati080411.html" target="_blank">Salvo qualche rozzo personaggio</a> come il barista di Roma che ha messo un cartello “Vietato l’ingresso agli animali e agli immigrati”.  E’ uno solo, spero il più imbecille d’Italia, e conviene sdrammatizzare <a title="Benigni ne &quot;La vita è bella&quot;" href="http://www.youtube.com/watch?v=99luVq7LM0Q" target="_blank">come Benigni ne “La vita è bella”</a> quando spiega al figlio che ognuno è nella facoltà di scegliere il cartello che vuole. “A te cosa non piace? “ I ragni” risponde il bambino. “Allora mettiamo, nella nostra libreria, il cartello “Vietato l’ingresso ai ragni ed a visigoti”.<br />
Lezioni di stile e generosità italiana. Checché se ne dica siamo sempre i primi ad accogliere chi ha bisogno. E’ vero che la geografia mette la nostra penisola sdraiata in mare come una generosa madre pronta a consolare naufraghi e naviganti, e il nostro dovere lo abbiamo sempre fatto. I buzzurri bisogna educarli.<br />
Una capatina a Napoli la consiglierei al barista ignorante, dove nei bar non solo entrano tutti, ma per chi non ha mezzi economici c’è pronto un <a title="Caffè pagato: menzionato anche nella versione inglese di wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Caff%C3%A8_sospeso" target="_blank">caffè pagato</a> dai più abbienti.  Poca cosa è vero, per chi è povero, ma un gesto di accoglienza così aumenta il significato sociale di eguaglianza.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Il racconto di <em>Shimul</em>, pensato per essere più vicino a chi parte, ha una storia, dei sogni, una vita che si mette in gioco, perché l’uomo non può fare a meno di provare a migliorare la propria esistenza, anche mettendo in conto che per vivere si debba rischiare di morire.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Wanda Montanelli, 10 aprile 2011</span></p>
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		<title>Teoria della coltivazione</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Jan 2011 08:41:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“L&#8217;uso massiccio del mezzo televisivo non ha effetti immediati sul pensiero ma produce nel lungo termine un effetto di &#8220;coltivazione&#8221; e provoca un cambiamento della percezione della realtà, facendo vivere lo spettatore in un mondo modellato su ciò che viene trasmesso nella televisione” (George Gerbner 1919-2005 Annenberg School of Communications) Nessuna novità rispetto alle esperienze [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">“L&#8217;uso massiccio del mezzo televisivo non ha effetti immediati sul pensiero ma produce nel lungo termine un effetto di &#8220;coltivazione&#8221; e provoca un cambiamento della percezione della realtà, facendo vivere lo spettatore in un mondo modellato su ciò che viene trasmesso nella televisione”</span></em><br />
<span style="font-size: 7pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">(George Gerbner 1919-2005 Annenberg School of Communications)</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Nessuna novità rispetto alle esperienze passate di altri soggetti politici, se non la pervicace resistenza, dell’attuale Premier, nella trincea di lotta politica di un manipolo di uomini asserragliati contro l’esterno. Il mondo parallelo da confutare. Guerra di parole e guerra di immagini, interviste selezionate e messaggi autogestiti. E insieme alle notizie, si crea una nuova realtà mediatica ad <em>usum delphini</em>. Utilizzando un linguaggio “della gente”, un ragionamento tanto banale quanto efficace, di immediata presa emotiva. Da decenni l’effetto sperimentato sul pubblico risulta positivo considerando gli incoraggianti esiti, e si persevera nella scelta del linguaggio semplice in cui l’elettore si riflette. Il “passaggio dal <em>paradigma della superiorità</em> al <em>paradigma del rispecchiamento</em>”<sup>(1)</sup> è la formula testata da ripetere sempre e in ogni occasione, secondo Berlusconi, per stabilire un continuo rinnovo del patto fiduciario tra lui e i suoi elettori. Con un ricorso sistematico &#8211; come scrive Morcellini &#8211; ad uno stile appellativo che si rivolge alla “maggioranza degli italiani”, ai fruitori fedeli, “alla gente che non è stupida”. Con espressioni che stabilendo “quasi un’identità tra emittente e destinatario del messaggio, ottengono l’effetto di creare una circolarità comunicativa molto efficace”<sup>(2)</sup>.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">La stretta relazione tra  ciò che vediamo in televisione e l&#8217;idea che ci facciamo della realtà è un apparato concettuale attraverso cui si può arrivare a indirizzare il pensiero dei “fruitori semplici di tv”. Laddove per semplici si intende persone che non hanno né voglia, né tempo, né talvolta la condizione culturale di confrontare le informazioni e metabolizzarle dopo un’attenta analisi critica. Conformarsi agli argomenti del messaggio tv è meno impegnativo, più semplice e adeguato ai riferimenti sociali abituali. La Teoria della coltivazione  di George Gerbner assegna, infatti, alla tv la funzione di “agente di socializzazione”, oltre che “principale costruttore di immagini e rappresentazioni mentali della realtà sociale” <sup>(3)</sup>.<br />
Le scelte, anche politiche, quindi i consensi elettorali, poggiano sul rapporto di conoscenza e di fiducia cresciuto con l’esposizione mediatica di un soggetto. Un’operazione politica può partire da opzioni preliminari sulla base di categorie e successivamente offrire la proposta di un’ottima raffigurazione soggettiva della categoria emersa come favorita. Le fiction, i telefilm, gli episodi ripetitivi inducono a preferire alcune particolari professioni, ed è provato che i telespettatori sovrastimano chi lavora come medico, avvocato, detective, proprio in virtù della ripetizione di successi dimostrati dalla finzione televisiva.<br />
Coltivare consensi equivale a modellare la realtà puntando sugli effetti cumulativi di permeazione nelle coscienze, per cui nel lungo tempo la televisione porta lo spettatore a vivere in un mondo che “somiglia” a quello mostrato dal teleschermo. Le principali agenzie educative come la scuola e la famiglia, o i punti di riferimento tradizionali come la religione, divengono secondari nella visione dell’esistente dei fruitori di tv che vivono in un <em>“mondo televisivo”</em> che non coincide con quello reale.<br />
La tesi fondamentale della teoria di Gerbner  è che “il mezzo televisivo fornisce allo spettatore, dall’infanzia all’età adulta, una visione del mondo comune e condivisa, operando in tal senso nella direzione di una unificazione della realtà”, una omogeneizzazione culturale.<br />
Per questo si parla di coltivazione e di “mainstream of our culture”, “principale corrente culturale” derivata dalla realtà rappresentata.<br />
L’uso politico dei mezzi di comunicazione di massa demandato agli esperti non si limita a sistemi di divulgazione elettorale ufficiali quali le tribune politiche. La comunicazione fatta in campagna elettorale, anche quando sfacciatamente costituisce prevaricazione sul diritto all’informazione equilibrata, è meno pericolosa delle soap-opera, le trasmissioni scanzonate, i talk-show. Come tutto ciò che perdura nel tempo e costruisce procedimenti mentali atti a incidere sul modo di pensare di ogni persona. In effetti gli spettatori di fiction, o di programmi di leggero intrattenimento, meglio che nelle tribune politiche “imparano” un mondo che è diverso da quello reale. I forti consumatori di televisione (almeno 4 ore al giorno) attuano uno “spostamento di realtà” e risultano influenzati dai contenuti televisivi nella loro percezione del mondo, “determinando uno scarto, empiricamente rilevabile tra ‘television answer’ e ‘reality choice’, che può quantificare gli effetti di coltivazione indotti dalla Tv “<sup>(4)</sup>.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">In termini semplici avviene che la rappresentazione del sociale presente nell’universo televisivo non è assorbita in maniera selettiva, non è scelta e scartata nelle parti meno rispondenti alla realtà, e gli stimoli o in messaggi in essa contenuti producono risposte sulla base di “quel” mondo rappresentato.<br />
La coltivazione delle coscienze, quindi le azioni che le persone producono dopo anni di questo sottoporsi ad una particolare riproduzione della realtà, è ciò che maggiormente ci deve preoccupare.<br />
Cosa può interporsi tra l’influenza dei media e il soggetto fruitore?<br />
Secondo le due principali scuole di pensiero da una parte c’è la convinzione che i media sono onnipotenti e in grado quindi di manipolare facilmente il comportamento dei soggetti fruitori, e dall’altra l’opinione che esistono comunque delle variabili che filtrano potere dei media.<br />
Secondo Wolf, e McQuail, (1992, 1994) gli effetti dei media sono in qualche modo &#8220;mediati&#8221; dalla fruizione &#8220;attiva&#8221; dell&#8217; <em>audience</em> con una “influenza negoziata dei media” attraverso le relazioni interpersonali del contesto sociale di appartenenza (<em>neolazarsfeldismo</em>) <sup>(5)</sup>.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Se viene trasferita in ambito sociale e politico per un preciso scopo, la manipolazione delle coscienze può essere solo il risultato di un’attività perdurante negli anni, per modificare la quale si dovrebbe operare per altrettanti anni avendo gli stessi mezzi a disposizione. Il lavoro sulle immagini, la valutazione sui meriti, gli stati d’animo, definiscono alcuni principi di base che costituiscono il patrimonio culturale, educativo, valoriale dei soggetti sovraesposti al messaggio tv. In conseguenza del quale moduli comportamentali si diffondono, azioni si compiono, scelte di vita in bene o in male vengono assunte.<br />
E’ vero che quello che noi siamo germoglia &#8211; secondo Wolf e McQuail &#8211; da ciò che leggiamo, dalla stima dei vicini di casa, dall’affetto della famiglia o da circostanze casuali. Esiste però, oltre a tutto questo, il rapporto fitto con la tv e con i mezzi di comunicazione dai quali derivano convinzioni sulla realtà rappresentata. Ciò che una volta era il personale universo quotidiano, viene soppiantato da nuovi rapporti amicali, a senso unico verso modelli televisivi.<br />
La credibilità dell’intrattenitore, la reiterazione del messaggio, l’apparente candore disinteressato di affermazioni a favore di una causa, sono potenti impulsi di indirizzo del consenso. Le quattro parole dette da Iva Zanicchi alla vigilia delle politiche nel 2001, durante un talk-show, riferendosi a Berlusconi candidato premier: “Lasciatelo provare poveruomo!” hanno reso più consensi di innumerevoli tribune o cartelli. Certo la risposta tangibile è venuta da soggetti “coltivati”, cresciuti secondo un esempio televisivo di riferimento, un paradigma di rispecchiamento. Sulla base di un modello che secondo la teoria della coltivazione “non riflette ciò che ogni individuo fruisce in televisione, ma ciò che ampie comunità assorbono durante lunghi periodi di tempo”.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Ci sono schiere di donne affezionatesi a Berlusconi da quando le telenovelas sono entrate nella loro vita. Gabriele Romagnoli scrive su di Diario, nel 2001, che direttore di un diffuso quotidiano, molti anni fa, prima della “discesa in campo”, andò a trovare Berlusconi nella sua villa di Arcore per chiedergli: “Cavaliere, ha mai pensato a candidarsi a sindaco di Milano?”. L’altro tacque e attraverso l’interfono disse: “Portatemi le lettere di oggi”. Un maggiordomo entrò con un sacco pieno di posta. “La media è diecimila al giorno &#8211; disse il Cavaliere &#8211; Sono tutte donne, mi scrivono per ringraziarmi, dicono che, da quando ho imposto le trasmissioni tv anche al mattino, ho cambiato la loro vita. Capisce? Io cambio la vita delle persone e lei pensa che dovrei candidarmi per Milano?”<sup>(6)</sup>.<br />
Era tanto tempo fa, la coltivazione era solo agli inizi. Ma tecniche sempre più marcate sono state messe in atto in circa vent’anni per migliorare il terreno di crescita nella possibilità di manipolazione delle coscienze.<br />
Puntare per esempio sulla paura di un ipotetico nemico è uno dei cardini della teoria della coltivazione. Ripetere che pericolosi avversari sono in agguato per farci del male, paga. Per esempio i comunisti. Quelli di ieri e quelli di oggi, che &#8211; ancora peggiori nella ingannevole patina di uomini di mondo &#8211; tramano progetti eversivi, pur passeggiando nel borgo innevato di Saint Moritz, mistificati sotto sconvenienti sciarpe di cachemire.<br />
La paura dello straniero, l’extracomunitario, il violento che viene da lontano, è stato oggetto di campagna elettorale del Pdl con annessa Lega, che ha dato risultati anche oltre ogni previsione. Scrive Gerardina Roberti: “Nel caso della violenza si verifica un differenziale di coltivazione: il soggetto fortemente esposto svilupperà la convinzione che nella realtà si sperimenti un elevato livello di violenza e che egli abbia consistenti probabilità di rimanerne vittima”<sup>(7)</sup>.<br />
Leva importantissima, inoltre, della ripulsa nei confronti di una non meglio identificata “sinistra” è l’affabilità contrapposta allo snobismo, il linguaggio amicale contro il detestabile e altezzoso modo enunciativo dell’intellighenzia comunista. Il soggetto livellatore del gap invece parla come mangia, scherza, sfotte, ride, è il primo a dare la mano e a sorridere, sembra buono, sembra generoso, sembra vicino e tangibile.<br />
L’enorme potere di costruzione della realtà da parte dei media può “sostituire alla verità una realtà mediata dalla propria visione distorta e semplificata. E’ in tal senso che i media, e in particolare la Tv, coltivano &#8211; secondo <em>Gerbner</em> &#8211; rappresentazioni del mondo stereotipate, appiattite. L’individuo sarebbe così coltivato dalla televisione e tenderebbe ad assumere schemi di atteggiamento/comportamento dettati da essa. Ne consegue che l’individuo non soddisfa affatto il proprio bisogno originario (di interpretazione del reale), ma un bisogno di affabulazione (di sostituzione del reale con il verosimile)”.  Un “effetto cumulativo di dipendenza”, che Geraldina Roberti, ritiene parta dalla riflessione sui media come agenti di socializzazione e, confidando sul fattore tempo, determini l’effetto condizionante.<br />
La realtà oggettiva, senza possibili alterazioni, con la evidenziazione della propria intrinseca verità “viene indicata come il <em>bias</em>, ossia il trattamento equilibrato o meno dei differenti fronti di opinione su un argomento specifico” <sup>(8)</sup>.<br />
“Richard S. Salant, presidente della CBS News, disse in proposito: “I nostri giornalisti non fanno le notizie dal loro punto di vista: Le fanno da <em>nessun</em> punto di vista”<sup>(9)</sup>. Tuttavia l’analisi di come il concetto di obiettività varia in relazione ai telegiornali ed alla natura soggettiva delle notizie, porta a considerare che il sommarsi di più versioni di uno stesso accadimento è uno strumento per soggettivarne la comprensione con il minor danno da condizionamento unilaterale.<br />
Gianni Statera ritiene in proposito che “se si può definire operativamente il concetto di ‘imparzialità’ è difficile pretendere di fare lo stesso con un concetto propriamente filosofico come quello di ‘obiettività’. Non solo, infatti, i dati, gli eventi, gli ‘oggetti’ non parlano da sé, ma anzi di regola acquistano senso solo se inseriti in un quadro di riferimento cognitivo a caratterizzare il quale intervengono <em>weltanschauungen</em> dominanti, influenze socioculturali, ambientali, connesse alla subcultura prevalente nell’istituzione in cui si opera”<sup>(10)</sup>.<br />
Torniamo in conseguenza alla circolarità comunicativa, “alla strategia che stabilisce quasi un’identità tra emittente e destinatario del messaggio, che è &#8211; secondo Mario Morcellini &#8211; uno degli espedienti con cui Berlusconi è riuscito ad agganciare istanze proprie di quella parte dell’elettorato di cui è il naturale esponente – la media e piccola imprenditoria – alle istanze generali della nazione”<sup>(11)</sup>.<br />
Il linguaggio di Berlusconi riesce a costituire “il segno di una volontà tranquillizzante” che non comporta “alcuno sforzo di decodificazione da parte del ricettore del messaggio (…). ‘L’io credo’, l’anafora ossessiva di contenuto fideistico con cui Berlusconi inizia quasi ogni enunciato dei suoi discorsi è uno degli elementi rivelatori di una geografia linguistica che si articola su scelte lessicali ed espressive molto omogenee e ripetitive, che definiscono un microcosmo comunicativo enfatico e apodittico, nell’ambito del quale si organizza un sistema di valori espressi secondo un sistema ben preciso” <sup>(12)</sup>.<br />
Le strategie di marketing politico di Berlusconi sono concordate con gli esperti pubblicitari e comunicatori di cui si avvale da sempre. Lui stesso dichiara che la tecnica di promozione è la medesima sia per lanciare un libro che una forza politica.<br />
L’intercettare i bisogni degli italiani implica anche una ulteriore possibilità, quella cioè, di ricorrere alle profezie che i ricercatori della scuola di Palo Alto in California ritengono più che utilizzata in politica. La profezia dell’evento, cioè, che provoca la sua realizzazione. Il “Self fulfilling prophecies” coniato da Robert K.Merton, <sup>(13)</sup> è commentato, nell’ipotesi di causa-effetto da annuncio, in un’intervista su “Repubblica” del senatore  Norberto Bobbio per esprimere, già anni fa, una seria preoccupazione riguardo alla situazione politica italiana: ”Lo stesso emettere delle profezie provoca – o così si spera – la realizzazione delle profezie stesse. Di fatto – dice Bobbio – gli strumenti di comunicazione possono favorire questo prodigio: dando per certo che qualcosa accadrà si aiuta un po’ a farla accadere” <sup>(14)</sup>.<br />
L’adeguamento al desiderio profetizzato, la conferma dell’esistente contro la paura del diverso, il senso di inadeguatezza, il timore del peggio, conduce ad apprezzare l’universo virtuale che tranquillizza e pertanto va difeso a spada tratta. Non si fa altro in fondo che accogliere una eloquenza consolatoria facile e riconoscibile per proteggersi da un mondo che è visto come altro da sé. Considerato comunque ostile, anche se fosse l’unico reale.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Wanda Montanelli, 25 gennaio 2011</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.<br />
.</span><br />
<em><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">(1)	Giuseppe Antonelli, Sull&#8217;italiano dei politici nella Seconda Repubblica (in L&#8217;italiano oltre frontiera, atti del V Convegno Internazionale [Lovanio, 22-25 aprile 1998], a cura di Serge Vanvolsem et alii, Leuven University Press &#8211; Cesati, Lovanio-Firenze, 2000);<br />
(2)	Mario Morcellini, “Elezioni di tv”, pag. 177, Costa &amp; Nolan 1995;<br />
(3)	George Gerbner 1919-2005 Annenberg School of Communications)<br />
(4)	Geraldina Roberti, docente Univ. Di Siena, Ritorno ai Powerfun media, Gli effetti a lungo termine, 2004-2005<br />
(5)	Mauro Wolf, Gli effetti sociali dei media, Milano, Bompiani, 1992<br />
(6)	Gabriele Romagnoli A qualcuno piace Silvio, , Diario pag. 26, 30 marzo 2001, editoriale Diario S.r.l., Milano<br />
(7)	Geraldina Roberti, docente Univ. Di Siena, Ritorno ai Powerfun media, Gli effetti a lungo termine, 2004-2005<br />
(8)	David L. Altheide, “Creare la realtà”, pag 18, Eri 1985<br />
(9)	ibidem<br />
(10)	 Gianni Statera, Introduzione a  David L. Altheide, “Creare la realtà”, pag. 7, Eri 1985;<br />
(11)	 Mario Morcellini, “Elezioni di tv”, Costa &amp; Nolan pag. 178, 1995;<br />
(12)	 Ivi, pag . 179;<br />
(13)	 Robert K.Merton, Teoria e struttura sociale, il Mulino, Bologna 1959<br />
(14)	 Mario Morcellini, Cit, pag 184;</span></em></p>
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		<title>AGNUB AGNUB</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 16:31:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La realtà rovesciata del Guru a capo del governo “Datemi quattro tv e prenderò il mondo”, disse Agnub lo stregone mentre andava verso la sua terra di conquista. Come ogni abile negromante conosceva i riti propiziatori essenziali per conquistare l’anima del popolo e disse ai suoi adepti che avrebbe solo chiesto un po’ di tempo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em><span style="font-size: 13pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">La realtà rovesciata del Guru a capo del governo</span></em></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">“Datemi quattro tv e prenderò il mondo”, disse  Agnub  lo stregone mentre andava verso la sua terra di conquista.<br />
Come ogni  abile negromante conosceva i riti propiziatori essenziali  per conquistare l’anima del popolo e disse ai suoi adepti che avrebbe solo chiesto un po’ di tempo per metterli il atto. Non sperava nemmeno di durare decenni, e semplicemente si beava del successo momentaneo della sua discesa in campo.<br />
Aveva da poco aperto orizzonti fantasiosi per le donne italiane e loro gli scrivevano i migliaia di lettere ogni giorno per  ringraziarlo del regalo inaspettato dei programmi mattutini. Le soap opera, le fiction, intervallate da pubblicità di detersivi, <em>opere sapone</em> appunto,  perché dirette al target femminile casalingo.<br />
E’ stata forse la prima divulgazione mirata ad ampio raggio.<br />
<a title="Teoria della coltivazione" href="http://www.comitatoperwandamontanelli.com/2011/01/26/teoria-della-coltivazione/" target="_blank">Erano i primordi della Coltivazione</a>. Il Guru iniziava a considerare il popolo entità duttile e manipolabile attraverso la forgia televisiva .<br />
Ciò che Berlusconi ha fatto da quegli anni in avanti non l’ha inventato lui. Sicuramente ha ottimizzato un sistema già esistente avendo tv e denaro a disposizione. Due leve potentissime. Deità a cui si inchinano in molti senza distinzioni di età, razza, sesso, religione. Totem moderni di alto appagamento nel rituale pagano.<br />
Da quella volta il guru ha capito di essere invincibile. Per continuare ad esserlo doveva accogliere tutti “i coltivati” nel mondo virtuale, non  importa se simile, somigliante, o opposto a quello reale. La dimensione del virtuale doveva apparire l’unica verità possibile e all’occorrenza confliggere con la realtà, quando quest’ultima fosse stata scomoda o sconveniente per  i suoi progetti.<br />
“Mi ameranno, eccome se  mi ameranno!” pensava Berlusconi quando iniziava a fondare un partito proprio.  Ed in virtù di questo amore ha cominciato a curare il terreno di coltivazione con investimenti e  offerte  incentivanti, simulazioni di risultati, ricerche di mercato, indagini sui desideri del popolo.  Ha puntato sui sogni semplici degli italiani, tanto scontati da essere a portata di mano, e conoscendoli nel dettaglio, ha dato la sensazione che si potessero toccare con mano. Non importa se visibili o raccontati, gli oggetti del desiderio erano davanti a chi voleva bearsene, pronti subito nell’immagine tv, o ipotizzati nel possibile arricchimento di sé, in un mondo virtuale immediato o reale solo intravisto nel futuro. L’abilità di far sconfinare l’immaginario tra i due mondi è il gioco vincente del guru, che quando non sa affabula, quando non dà promette, quando ha torto narra di aver ragione.<br />
Se avesse deciso di coltivare champignon lo avrebbe fatto con lo stesso  rigore scientifico. Ha deciso invece di coltivare consensi elettorali e si è dotato di tutto l’occorrente. A cominciare da strenne sorprendenti. Per le casalinghe abbiamo già detto le telenovelas, per i ragazzi in età adolescenziale spassose fiction americane  del tipo dei Jefferson, per gli omaccioni frustrati esibizioni di forme straripanti in donne disinibite come nel programma “Colpo grosso” . Ha dato agli italiani ciò che volevano. Si è reso riconoscibile e familiare come specchio delle debolezze umane, condonate a se stesso con generosa indulgenza. Pertanto ha condotto a sé tutti coloro che non riconoscono le autorità giudicanti: ogni uomo se vuole sbaglia, pecca, infrange la legge. Deve essere capito e assolto per la sua debolezza, altrimenti, che diamine,  la scomoda legge si cambia. Molti vorrebbero poterlo fare. Ognuno per una legge personale che gli dà particolarmente fastidio. L’identificazione in Berlusconi è in questo auto-assolvimento, più che nell’ammirazione dell’uomo fatto da sé nei confronti del quale i più deboli non possono competere. <a title="Beppe Severgnini" href="http://www.style.it/news/le-notizie-del-giorno/2010/10/27/beppe-severgnini-quanto-berlusconi-c-e-in-voi.aspx" target="_blank">Beppe Severgnini</a> cita Giorgio Gaber il quale afferma di  aver paura del Berlusconi che ha in sé. E’ questo il senso primario che porta i sondaggi di un popolo mazziato a dire ancora di sì al guru premier.<br />
Per  ricondurre alla teoria della coltivazione un ritorno ai programmi tv dell&#8217;inizio può rimarcare un ulteriore passaggio, un salto di qualità dalla la tv provinciale e localizzata all&#8217;omogeneizzazione nazionale del prodotto televisivo, creando cioè programmi simili a quelli della Rai nazionale con l&#8217;acquisizione di personaggi popolarissimi nei quali si identificava l&#8217;offerta televisiva di Stato. Il primo a fare il passo fu Mike Bongiorno. Era il 1983. Il presentatore conduceva in Rai l&#8217;ultima puntata di Flash e Berlusconi era seduto tra il pubblico nel teatro degli Studi Rai alla Fiera di Milano. Era prevista una cena di chiusura con tutti i partecipanti all&#8217;ultima puntata, ma Mike Bongiorno disse che sarebbe andato via con Berlusconi per firmare un nuovo contratto per la tv privata del Cavaliere.<br />
In seguito altri beniamini del pubblico furono attratti da  Canale 5. I motivi dei repentini abbandoni della Rai erano essenzialmente due. Le cifre d’ingaggio mai viste nella tv di stato e Mike Bongiorno. Se Mike, personaggio simbolo della tv nazionale, era passato a canale 5, tutti gli altri potevano farlo senza timore di sminuirsi.<br />
Berlusconi però non poteva permettersi a lungo di imitare i programmi Rai sostenuti dal canone, ed ha perciò iniziato a produrne sempre più banali e poco costosi andando a solleticare i desideri meno confessati del pubblico: tette al vento, narcisismo, facili quiz, ricchezza e denaro come obiettivo da conquistare in cambio di concessioni. Scuola banalissima di vita, dottrina del disimpegno gaudente e dovuto. Con un unico obbligo: essere belli  (naturali o plastici non importa), essere giovani, e soprattutto pronti a vendersi senza troppe storie.<br />
La domanda che mi preme, occupandomi del femminile in tutte le complesse prerogative che l’ambito esprime, è: “Quando ha iniziato Berlusconi a odiare le donne?”.<br />
Che le donne non lo amino è evidente. Le ragazze, intendo dire, quelle che riempiono la sua vita in stranissime notti di sessualità mercificata a tinte forti, non lo amano. Possono chiamarlo, papi, o tesoro, o amorino,  ma quando l’osservano vedono  piuttosto che la sua faccia le stelline filigranate delle banconote da 500 euro. Un bancomat. Non si ama un bancomat, lo si considera per l’utilizzo che se ne fa.<br />
Lui però disprezza le ragazze che si porta in casa. Non ha stima dell’autonomia e dell’intelligenza femminile. Sa che esistono donne  di ingegno pari o anche superiore al suo, ma è tale la sua disistima odio o paura delle donne che deve necessariamente ridurle a oggetto di compravendita. Mercificarle. Pertanto renderle innocue.<br />
Così ragazze di facili costumi entrano in importanti ruoli istituzionali in cambio di sesso dato o procurato.  Cerco di capire. Senza giustificarle osservo la scorciatoia. Una di loro in un colloquio a quattr’occhi potrebbe dirmi: “Esiste un’altra strada per le donne in politica?”. Io potrei elencare tante persone che ce l’hanno fatta da sole, ma sarei in imbarazzo per il numero rilevante di quante altre passano per la scorciatoia.<br />
Certo non sono esaltanti esempi da ammirare. Mi piace di più chi si affanna contro le storture del mondo avendo poche possibilità di riuscita ma affrontando le difficoltà con coraggio. Mi piacciono ragazze concrete in ogni campo, anche in quello difficile dell’arte. L’altra sera mi ha dato molta gioia un’intervista a <a title="Giusy Ferreri" href="http://www.youtube.com/watch?v=cer2i6Utf-Q" target="_blank">Giusy Ferreri</a> che ha  puntato sul suo talento, lo studio musicale e l’impostazione timbrica della sua singolare voce. Arrivata al successo questa straordinaria ragazza non lascia ancora il suo posto di cassiera part-time, piuttosto chiede l’aspettativa. Concreta, razionale, ma anche bella e fantasiosa. Non si aspetta regali dalla vita, pertanto non lascia il lavoro.<br />
Mi piace l’intelligenza di donne come Margherita Hack che la scienza non ha distolto da un gratificante rapporto di coppia con l’uomo che ha sposato nel ‘44. Mi piace la bellezza sensuale e umana di un’attrice come Marilyn Monroe, che pure ha avuto amanti potenti, ma ogni volta se n’è innamorata, tanto da morirne. Lei non credo vedesse un bancomat quando John Fitzgerald Kennedy andava a trovarla.<br />
La bellezza è un valore, quando è unita a intelligenza e stima di sé rende le persone preziose. Così splendide sono le donne che credono tanto in se stesse che non esiste prezzo per comprarle.  Questo  dovrebbe essere il messaggio verso i misogini che  abbassano a livelli di degrado la qualità dell’esistenza femminile.<br />
Vent’anni di coltivazione delle coscienze operata da  Berlusconi non si riequilibrano con poco. Occorrerà una de-programmazione  rilanciando persone di qualità morali, esempi di uomini o donne che raggiungono gli obiettivi della loro esistenza con la quotidiana fatica. Necessita una diversa rappresentazione dell’esistente, che poi è la fotografia della maggioranza degli italiani. Occorre farla vedere questa immagine di reale competitività di coloro che nascono bravi e corretti o lo diventano con l’impegno. Basta con i tronisti, le veline, basta con sculettanti donne o uomini in cerca del protettore che acquisti le loro beltà per disprezzo, non per stima, né per amore. Basta con i lelemora di turno. Basta con  parentopoli, amantopoli, scuole televisive di degrado. Indottrinamenti sulla magnificenza  del disimpegno e la vita facile propinate  ai  nostri ragazzi. Basta vendere, basta comprare corpi e coscienze umane. La misura è  colma se ora dalla fiction si è passati  alla legittimazione istituzionale di comportamenti che se pure non fossero reato spostano la interiorità umana ai livelli sempre più bassi di decadimento.<br />
Aprite le porte delle istituzioni alle donne, ma senza quote. In gara aperta, in liste alternate dove ognuno se la batte per il valore antropico e politico che rappresenta. Basta listini con le fidanzate e le zie del governante di turno. Berlusconi ha esasperato gli spazi che il sistema ha messo a disposizione. Ma non ha inventato lui tutto il male sociale e politico dell’esistente attuale. Lui l’ha usato a meraviglia. E quando Berlusconi se ne andrà, spero verso una sana vecchiaia, gli altri siano migliori di lui. Si facciano aiutare dalle donne per iniziare la nuova età dell’oro, da soli rischiano di perdurare nell’egoismo misogino che non porta  lontano da dove siamo ora. Insomma vorremmo essere più ottimisti sul dopo-berlusconi.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Wanda Montanelli,  21 gennaio 2011</span></p>
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		<title>SALTI  DELLA QUAGLIA IN IDV</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Dec 2010 21:00:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Scilipoti e Razzi… e sono dieci! Ma come fa Di Pietro a scegliere i parlamentari fuggiaschi? Ha un’abilità speciale. Li sceglie in prossimità delle elezioni. In genere lanciando una sorta di Opa (Offerta pubblica di acquisto). Ve ne sono diverse, pubblicate sulle più note agenzie di stampa. Lo dice apertamente e se ne vanta. Anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em><span style="font-size: 13pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Scilipoti e Razzi… e sono dieci! Ma come fa Di Pietro a scegliere i parlamentari fuggiaschi?</span></em></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Ha un’abilità speciale. Li sceglie in prossimità delle elezioni. In genere lanciando <a title="una sorta di Opa" href="http://www.onerpo.it/altre-notizie/320-idv-di-pietro-donne-mandatemi-i-vostri-curriculum-.html" target="_blank">una sorta di Opa</a> (Offerta pubblica di acquisto). Ve ne sono diverse,  pubblicate sulle più note agenzie di stampa.  Lo dice apertamente e se ne vanta. Anni fa, nel corso di una riunione dell’Esecutivo nazionale a cui presi parte, invitai Tonino ad affidarsi a persone sicure, a chi nel movimento si era speso per molti anni dando prova di affidabilità, concretezza, idealità. Gli dissi che erano tanti, donne e uomini, a costituire il tessuto connettivo del partito del quale fidarsi. La questione all’ordine del giorno (era il luglio del 2006 in via dei Prefetti a Roma) riguardava l’opportunità di entrare nel gruppo dei Democratici. Gli ricordai l’amara esperienza dei Democratici dell’Asinello e aggiunsi che si può andare ovunque avendo una rete di persone su cui contare. Donne e uomini che a contatto con altri in coalizione potevano creare sinergie e tener sempre presente quali sono le fondamenta di costruzione di un movimento. Le basi su cui si poggia tutta la struttura partitica i principi statutari e il programma.<br />
Lui rispose che non era un problema, che non gli interessava nulla di tutta questa gente del partito e che non aveva bisogno di loro. Questi si aspettano addirittura di essere candidati! Mentre  un po’ prima delle elezioni ci sono folle pronte a saltare sul carro elettorale Idv.  Altra gente, diversa da chi conosce da tanti anni, aspiranti concorrenti che apportano linfa nuova.<br />
Mi pare che più che linfa si siano incassati tanti problemi e fregature. Ma Di Pietro è affascinato dalle novità. Persone le più diverse, e quale sia l’elemento principale del loro appeal non è dato sapere. A parte alcuni casi di personaggi popolari come Franca Rame o  Pietro Mennea e pochi altri, sono capitati in Idv  stanchi riciclati di altri partiti, millantatori di consensi mai dimostrati, azzeccagarbugli, traffichini, e  incolti maneggioni. Brutti e rozzi non in maniera occulta. Evidenti al primo sguardo, perché se osserviamo le facce di alcuni di loro davvero non si capisce come Di Pietro si sia fidato ad accoglierli e non abbia sussultato per la paura al nel vederseli davanti. Invece ha steso tappeti rossi e li ha fatti eleggere. I parlamentari raccogliticci che l’Idv si è ritrovata nel tempo sono fuggiti poi verso il miglior offerente privando il Movimento di tanti bravi attivisti respinti nelle retrovie. Restati in ombra. Tutti quelli che per anni hanno speso tempo e ingegno a far crescere l’Idv e che Di Pietro non ha preso in alcuna considerazione. Un maltrattamento che sono in tanti ad aver subito, specialmente le donne, che una per una ho conosciuto nelle loro prerogative quando ero a capo del Dipartimento Pari Opportunità, lavorando all’emersione e al riconoscimento dei diritti di cittadinanza di attiviste e dirigenti con elevate qualità umane e politiche.<br />
In alcuni leader si identifica talvolta una sorta di sindrome di Laio che distrugge i figli migliori, proprio perché li riconosce in quanto migliori e li teme. E’ una teoria di cui parlava Donnici con alcuni di noi per tentare di capire certi meccanismi mentali di  respingimento dei più valenti in Idv. Accade nei partiti, nelle società, nei posti dove quotidianamente si misura il talento. Beniamino da neuropsichiatra approfondisce i motivi di ciò che a noi sembravano inspiegabili contorsioni mentali. Più semplicemente dalla mia esperienza posso tentare di capire perché Di Pietro ha avuto un fare sprezzante con la componente femminile del suo partito. Andando a ritroso nel tempo è un fatto documentato che  ha voluto eleggere oltre il 90 per cento di parlamentari maschi e ha tenuto all’angolo le donne che pur preparate e capaci non si sono risparmiate nella costruzione della casa comune, ed hanno dimostrato di  non essere inferiori in attitudine, passione e impegno politico.<br />
Nel primo anno la scelta era di 21 uomini eletti contro un’unica parlamentare alla Camera dei Deputati. Tutte le altre le ha respinte con sprezzo e fastidio, nonostante i brillanti curricola. Mi chiedo quanti dei parlamentari fatti eleggere da Di Pietro abbiano redatto lo Statuto, quanti scritto il programma dell’Unione per l’Idv, quanti creato una rete di donne e incentivato circoli andando sin dal 1998 in giro per l’Italia in treno o in camper; quanti fondato il primo organo di stampa, gli uffici comunicazione, i circoli per l’Ulivo in rappresentanza di Idv, i primi dipartimenti. Quanti abbiano ideato sportelli e accoglienza per la cittadinanza, progetti comunitari, manifestazioni contro la violenza.<br />
Uno dei consueti progetti lo presentai in occasione, della riunione in sede nazionale già citata. Era una serie di eventi da fare nel 2007, anno europeo per le Pari Opportunità,  con i fondi previsti dall’art. 3 della legge 157/99, previsti e dati al partito “Per la partecipazione attiva delle donne alla politica”… Lui, Di Pietro, disse che si trattava di un progetto bellissimo, che però non avrei dovuto svolgere io, ma qualcun&#8217;altra che ancora non sapeva chi sarebbe stata. Rammento che Franca Rame sconcertata prese le mie difese pur non conoscendomi, e che in  molti si mostrarono dispiaciuti per la sua scortese risposta.<br />
Alberico Giostra, il giornalista autore de “<a title="Il Tribuno" href="http://www.lafeltrinelli.it/products/9788876152986/Il_tribuno/Alberico_Giostra.html" target="_blank">Il Tribuno</a>” spiega, nella prefazione del suo libro, che Di Pietro e Berlusconi sono due facce della stessa medaglia. Sono padroni dei partiti che hanno fondato ed hanno una serie di curiose rassomiglianze che invito ad approfondire nella lettura del corposo manoscritto edito da Castelvecchi.<br />
Per la mia esperienza posso sicuramente confermare che nel rapporto “donne e politica” le somiglianze ci sono eccome. Tutti e due, salvo poche eccezioni, non fanno avanzare di un passo donne che non siano loro propaggini. Diramazioni cioè di se stessi. Donne di cui fidarsi per l’esclusività del legame e il condizionamento che le lega al proprio volere di “presidenti padroni”. Sono questi gli uomini che con la loro visione machista del mondo impediscono quel camminare insieme che è il primo fattore di crescita della democrazia.<br />
Ma un’analisi profonda di questa nostra asfittica democrazia bisognerà farla per bene. Ieri sera Rosy Bindi ha spiegato, battendosi energicamente in tv a Ballarò, la defaillance culturale che stiamo subendo.  Coltivati  in un clima privo di sani principi registriamo il proliferare di eventi negativi come la compravendita di  voti in parlamento.  Nemmeno più nascosta ma alla luce del sole. Che possiamo aspettarci di altro? Per cambiare occorre prima capire dove si è sbagliato. Intanto non si può che constatare che chi semina senza aver cura del terreno raccoglie turzi.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">15 dicembre 2010, Wanda Montanelli</span></p>
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		<title>VENDITORI E VINTI</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Dec 2010 15:18:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il saccheggio dell’Italia è al minimo storico del degrado. La Politica sporca ha finito di disonorare le istituzioni, o il peggio non è ancora arrivato? Devono pagare i mutui, sistemare il parentado con incarichi lautamente remunerati, aumentare le occasioni di guadagno e di potere, assicurarsi catene di consensi con il sistema dare-avere, prendere a piene [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em><span style="font-size: 13pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Il saccheggio dell’Italia è al minimo storico del degrado. La Politica sporca ha finito di disonorare le istituzioni, o il peggio non è ancora arrivato?</span></em></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Devono pagare i mutui, sistemare il parentado con incarichi lautamente remunerati, aumentare le occasioni di guadagno e di potere, assicurarsi catene di consensi con il sistema <a title="dare-avere" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Do_ut_des" target="_blank">dare-avere</a>, prendere a piene mani tutto il possibile finché dura. Un saccheggio dell’onorabilità italiana politica e istituzionale senza precedenti. Niente attecchisce in un terreno non idoneo, e sappiamo quanto la corruzione sia nel tempo permeata a tutti i livelli politici e istituzionali. <a title="Tangentopoli" href="http://wikipedia.kataweb.it/wiki/Mani_pulite" target="_blank">Tangentopoli</a>, nonostante gli errori, è sembrata nel ‘92  una sterzata brusca verso un cambiamento di rotta. Si era ritenuto di aver raggiunto il massimo livello di tollerabilità, gli italiani erano in piazza a protestare contro la corruzione, gli imprenditori stessi testimoniavano il loro obbligo a versare tangenti per lavorare, i costi dei lavori pubblici avevano assurdamente indebitato le casse dello Stato. Occorreva una svolta. Un cammino virtuoso verso scelte di pragmatismo congiunte a dirittura morale. Un nuovo corso della politica. Per il bene di tutti. Per il nostro Paese che merita di essere governato bene. Senza ideologie primitive, ma con cuore e testa verso la crescita comune.<br />
L’ambizione di un politico di dare il meglio ai suoi rampolli è più che legittima. L’errore è nel ritenere che il proprio figlio debba scavalcare tutti per arrivare primo in un posto che non merita. Lo sbaglio è far trovare, ad un amico, prenotazioni immediate nella struttura Asl non tenendo conto di una <a title="Lista d'attesa" href="http://ta-in.facebook.com/topic.php?uid=60586912560&amp;topic=15519" target="_blank">lista d’attesa</a> che dura mesi per milioni di cittadini. La pecca grave è nel creare corsie preferenziali a mille all’ora per pochi invece di lavorare a percorsi giusti per tutti.<br />
Volere il meglio per la propria famiglia è la mission di un uomo di governo. La trave che acceca la sua ridotta visione del mondo è il ritenere che i consanguinei siano il centro del suo esistere, la sua famiglia.  Lo scopo primario di chi governa deve essere  invece il benessere dei cittadini che a lui si affidano. “Governare con la diligenza di un buon padre di famiglia”, è l’obbligo del capo di un condominio che gestisce beni in quantità e valore ridotti. A maggior ragione, diligenza, operosità, controllo sulle spese e riscontro dei risultati deve essere alla base della condotta di ogni amministratore pubblico, sicché la famiglia comune ne verrà avvantaggiata, e con essa anche la propria di consanguinei. In questo consiste il compito di buon padre di famiglia dell’uomo pubblico, sia esso ministro della repubblica, premier, o consigliere a <a title="Monterone" href="http://www.instablog.org/ultime/47291.html" target="_blank">Monterone</a>.<br />
</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">I vinti della politica italiana sono sotto gli occhi di tutti. Il fallimento è evidente. E’ vinto chi compra è vinto chi vende. Le ideologie sarebbero finite da decenni, l’idealismo è solo una larvata idea di come si vorrebbe un mondo migliore. Inesistente nei tanti amministratori che si comportano come se il mondo finisse domani mattina e acchiappano a piene mani.  Una vergogna. Ma loro non sanno cosa sia la vergogna. Sono maldestri e incolti, sono cresciuti nel ventre molle di un’Italia di maghi e fattucchiere, credono in fortune alla <a title="Vanna Marchi" href="http://www.corriere.it/cronache/09_marzo_04/vanna_marchi_cassazione_nobile_sentenza_condanna_ef0676c8-08ec-11de-af33-00144f02aabc.shtml" target="_blank">Vanna Marchi</a> cresciute sulla povertà morale e incentivate dalla paura e il bisogno altrui. Questi indegni amministratori pubblici che ci ritroviamo devono sparire dall’opera pubblica. Andarsene per sempre. Hanno talmente poca stima di sé che sono un cattivo esempio per i loro stessi figli ai quali tengono e per i quali apparentemente si macchiano di reati forse penali, certamente etici. L’Italia non merita la loro goffaggine morale, il loro pressapochismo, la vista corta e il senso ineluttabile da fine del mondo che li fa godere tutto il godibile adesso, subito e a dispetto di tutti.  Sono vinti in partenza. Sono poveri di spirito. Non sanno costruire che l’indiscutibile benessere della propria fugace esistenza. Devono lasciare il campo libero per ricominciare daccapo. Sperando che toccato il fondo non si possa che risalire.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Roma 12 dicembre 2010, Wanda Montanelli</span></p>
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		<title>SARA’ DAVVERO L’ULTIMO INCONTRO  PERCHE’ TI UCCIDERA’</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Nov 2010 14:54:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[. Cosa porta il cuore delle donne ad essere così cedevole da andare incontro alla morte? Emiliana era giovane e bella, con una vita davanti e prospettive di felicità, nonostante il brutto ricordo delle coltellate inferte alla sua gola. Brutte cicatrici nel corpo e indelebili nell’anima. Emiliana ha ceduto alle richieste pressanti del suo ex [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Cosa porta il cuore delle donne ad essere così cedevole da andare incontro alla morte?<br />
Emiliana era giovane e bella, con una vita davanti e prospettive di felicità, nonostante il brutto ricordo delle coltellate inferte alla sua gola. Brutte cicatrici nel corpo e indelebili nell’anima.<br />
Emiliana ha ceduto alle richieste pressanti del suo ex fidanzato per avere un “incontro chiarificatore”, e come per il copione scontato di un drammaturgo con poca fantasia è stata barbaramente uccisa. Questa volta con trenta pugnalate. Il suo assassino, Luigi Faccetti di 24 anni era agli <a href="http://www.diritto.net/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=6311:omicidio-eliana-femiano-confessa-lexcondannato-a-8-anni-aveva-fatto-solo-5-mesi-carcere&amp;amp;catid=260:bambini-coraggiosi&amp;amp;Itemid=177" target="_blank">arresti domiciliari</a>, per il precedente tentato omicidio contro Emiliana, ed è riuscito, non si capisce come sia possibile, a far sì che la sua vittima lo raggiungesse da Villaricca fino a Latina dove lui viveva.<br />
Emiliana è l’ennesima vittima di uomini che non accettano di essere lasciati. Presso la casa Internazionale delle donne di Roma c’è un’intera parete di immagini e storie di donne uccise così.<br />
Il fenomeno è ripetuto come per un rito sacrificale. Le modalità sono sempre le stesse: un appuntamento in macchina, a casa, o per strada, allo scopo di chiarirsi. “Sarà l’ultimo incontro” dice lui, ed è sincero, caspita se lo è! Non mente. Sarà davvero l’ultimo perché cancellerà la sua ex innamorata dalla faccia della terra. Mai un uomo può essere più sincero di quando promette “non ti importunerò più dopo quest’ultima volta”. E mica si può importunare più chi sta dentro una bara!<br />
“Parliamo per l’ultima volta”, dice lui. Lei dubita, ma come si fa dire di no? Lui implora al telefono, con biglietti, con sms. Lei ci crede. Esce di casa e va speditamente incontro alla sua morte  annunciata<br />
Sono tanti i motivi che permettono il ripetersi di questa trama apparentemente banale. Spesso i tentativi dell’ex innamorato di riallacciare il rapporto, secondo l’esperta forense Rosemary Purcell, generano nella donna “complesse e confuse emozioni”. La persistente forma di vittimizzazione dell’amante respinto “induce la persona che la subisce ad interrogarsi sui propri atteggiamenti, a ritenersi in qualche modo responsabile delle azioni del persecutore, soprattutto se si tratta di un ex partner, e questo tipo di interpretazioni è, a volte, avallato dai giudizi altrui”.<br />
L’uomo assillante perché respinto, rientra molte volte nella categoria delle persone socialmente inadeguate, frutto di una cultura, diffusa attraverso stampa e  tv, che oggettivizza il corpo delle donne. L’indottrinamento che deriva da tali agenzie culturali è la divulgazione di modelli persecutori che concepiscono l’intrusività indesiderata come un modello vincente per l’uomo.<br />
La donna oggettivata, non più pensata come persona, è la cosa di cui l’uomo si sente proprietario, e sappiamo bene che una “cosa” non può decidere di andarsene, né può essere data ad altri senza il beneplacito di chi ne ha il possesso. Non si tratta quindi di amore, ma di egocentrismo esasperato; di senso del possesso che ignora del tutto i desideri, i sentimenti, le paure, i sogni, i progetti di vita di colei che il persecutore dichiara di amare.<br />
Se andiamo a ricercare tra i concetti interiorizzati della donna, è esplicativo un testo basato sulla interpretazione di codici affettivi contrapposti maschio/femmina. “<em>Carmen Adorata, Psicoanalisi della donna demoniaca</em> (Milano, Longanesi, 1985),” è un lavoro di <a title="Franco Fornari" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Franco_Fornari" target="_blank">Franco Fornari</a> che approfondisce in chiave psicoanalitica  l’opera di Georges Bizet, Henry Meilhac, e Ludovic Halévy. In questo affascinante studio dei personaggi di Carmen e Josè troviamo “i codici fondamentali che travagliano l&#8217;anima femminile: essere donna ed essere madre”, con l’incessante sovrapporsi tra la donna divina e la donna demoniaca. Dualismo che porta la seducente sigaraia e divenire vittima sacrificale nell’esito finale del conflitto irrisolto.<br />
José chiede: <em>Tu ne m’aimes plus?</em> Carmen risponde: <em>Non, je ne t’aime plus!</em> » e  quando lei restituisce l’anello a Don Josè lui la uccide.<br />
Sono significative le parole, estratte tra le altre: “Tu non mi ami più, che importa, dal momento che ti amo ancora, io… La catena che ci lega, ci legherà fino alla morte&#8221;.<br />
Mi chiedo a questo punto che fine ha fatto José, o che altro è successo dopo che Otello ha ucciso Desdemona. Don José rivela davanti a tutti il suo delitto, Otello si toglie sua volta la vita. Esiste ancora in queste vicende la categoria morale dell’espiazione. Espiare per meditare sul male fatto, per pentirsi e dare il giusto valore alla vita che si è voluto spezzare. Più è alto tale valore più è profondo il pentimento, meno si ha voglia di uscire dal proprio stato di penitente addolorato.<br />
Credo però che la contrizione sia un termine totalmente cancellato dalla forma mentis di chi oggi  compie dei crimini. Del finto ravvedimento non se ne sente il bisogno. Si avverte come assente il legame tra pentimento ed espiazione, e si assiste invece, in chi commette reati, all’immediato ritorno alla vita allegra. Gran parte degli omicidi ritrovano subito le ragioni della loro squallida sopravvivenza, con la voglia di riprendere prontamente la vita di prima e magari andare a ballare in discoteca. Per questo oggi più nessuno confessa, e se pure inchiodati da prove e testimonianze negano e negano per vivere bene da subito un nuovo capitolo di vita superficiale, senza radici nell’anima e probabilmente ancora violenta.<br />
Ricordiamo che in Italia, ogni tre giorni una donna viene uccisa da un uomo che diceva di amarla. Non è amore quando si pensa “O mia, o di nessun altro”. Chi ama davvero, pur tormentato, desidera la felicità della persona con la quale ha condiviso un pezzo di esistenza e sa che un giorno potrà rivederla senza soffrire perché sarà cresciuto e cambiato.<br />
Secondo una recente ricerca della Casa Internazionale delle Donne di Roma dal 2006 in poi si registra un aumento costante dei femminicidi. Nel 2010, fino a novembre, sono 116 le donne uccise e molte di loro sono state colpite da mariti, amanti, o fidanzati.<br />
Alcuni di questi crimini rientrano nella fenomenologia dello stalking che, nonostante la buona nuova legge, è in aumento. Si può distinguere la tipologia del molestatore aggressivo, anche sconosciuto, o dell’amante abbandonato che non sa regolare se stesso in un nuovo percorso deprivato della donna oggettivata. Nel primo caso – secondo <a title="Vincenzo Mastronardi" href="http://host.uniroma3.it/docenti/mastronardi/pages/curr.htm" target="_blank">Vincenzo Mastronardi</a> “Lo stalker molesta la vittima attraverso comunicazioni intrusive (telefonate, posta, minacce sms ecc&#8230;); attraverso il controllo diretto (controllo nei luoghi pubblici o privati come posto di lavoro o abitazione); attraverso il  controllo indiretto  (segue,   spia,   sorveglia,   tiene   sotto   controllo   il   portone   di   casa,   tiene   sotto controllo il computer della vittima attraverso l’utilizzo di programmi e software specifici di   gestione   remota);  attraverso  minacce   di  violenza;   violenza   fisica;  vandalizzazioni varie (es. bucare le gomme dell’auto); violazioni di domicilio; l’abnorme invio di fiori; messa in rete di immagini sessuali della vittima;  invio alla vittima di  e-mail  pornografiche;  furto di   identità della vittima per invio di false comunicazioni a familiari, amici, colleghi o conoscenti di quest’ultima; (…) .”<br />
La casistica dello stalker tipico è estesa, ma anche l’uomo abbandonato di cui abbiamo fiducia può giungere a colpire a morte la propria donna, agendo grazie ad una serie di approcci volutamente edulcorati. Quando vi dirà di non essere arrabbiata, di ricordare i bei giorni d’amore vissuti insieme; quando vi supplicherà di non distruggere il vostro grande amore, e ripeterà ti amo, non credetegli.<br />
Senza rinfacciarglieli, perché anche il farlo sarebbe cadere nella stessa trappola, ricordate a voi stesse i momenti brutti, gli insulti, le frustrazioni, le percosse, le minacce. E’ questo che dovete ricordare per mettere una distanza incolmabile tra voi e lui. Evitando di rispedire indietro i regali, interagire, rimandargli le lettere, rispondere agli sms. Non fate nulla di tutto questo e rammentate che ogni donna in questi casi avverte dei sensi di colpa fortissimi. Nel bilancio del fallimento attribuisce a se stessa gli errori, l’inadeguatezza, l’essere causa di un dolore incommensurabile. Dovete sapere che è comune nelle donne che decidono di separarsi, una sorta di <a title="Sindrome di Stoccolma" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_di_Stoccolma" target="_blank">Sindrome di Stoccolma</a>, ed è questa una delle causa dell’imprudenza fatale.<br />
Quando vi chiederà piangendo “Vediamoci un’ultima volta”, e magari aggiungerà: “Questo me lo devi, per tutto quello che c’è stato tra noi. Ti chiedo solo un “ultimo incontro chiarificatore”. Rammentate che vi sta chiedendo il permesso di uccidervi.<br />
Allora non andate all’appuntamento. Siate generose con voi stesse, e siate generose con lui. Impeditegli di diventare un assassino. Un giorno, a cuore e cervello snebbiato, vi sarà grato del vostro rifiuto.<br />
25 novembre 2010. Wanda Montanelli</span></p>
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