giu 15

Le magnifiche sette anche questa volta
mancano all’appello. Non si festeggia,
Di Pietro ci ha deluso di nuovo.


I deputati Idv per l’Europa sono in maggioranza uomini come per il Parlamento italiano e sempre in coerenza con il conformismo elettorale che emargina le donne

E’ rimasta tristemente all’angolo del frigo la bottiglia di Chardonnay pronta per brindare all’elezione delle sette speciali donne ostentate in campagna elettorale da Di Pietro. Temo che resterà lì a lungo fino a perdere le qualità organolettiche che permettono ad un vino bianco di essere bevibile negli anni. C’era scritto sull’etichetta “Per brindare alle donne elette”, ma temo che per il tintinnare dei calici dovrà passare ancora troppo tempo e, piuttosto che un bianco deperibile, nei tempi lunghi ci conveniva scegliere una bottiglia di Barbera o di Barbaresco che reggono meglio il passare dei lustri. Temo che gli anni del ravvedimento siano molto in là da venire. Forse un cambio della guardia o un miracolo permetteranno una democrazia compiuta all’interno di Idv, e fino ad allora si tratterà soltanto di grazia ricevuta.
Leggo le dichiarazioni di Pia Locatelli, presidente dell’Internazionale socialista donne, sulla misoginia degli italiani per il numero esiguo delle 12 elette su 72 parlamentari italiani alle europee quest’anno. Lei, come tante altre donne competenti di politica e di problemi sociali, potrebbe essere in Europa a far un buon lavoro se non ci fosse stato l’infame sbarramento. A che serviva in Europa cancellare la volontà di milioni di votanti che preferiscono scegliere programmi e modalità di vita non massificate? Non c’è nemmeno la scusa che si debba governare per cui serve stabilità; è una sgarberia, un calcio in faccia a tutti coloro che nonostante l’oscuramento mediatico dei piccoli partiti hanno deciso di dare il voto a chi li ispira di più per fiducia e progettualità. Tanti i partiti restati fuori dal Parlamento. Si è annullata la volontà di milioni di elettori.
Trovo sia una prepotenza, un’azione che va contro le regole più elementari della democrazia. E’ come se in un condominio, scusate l’esempio semplificato, composto da due soggetti: un costruttore che ha i millesimi di metà palazzina e l’altro, un palazzinaro che ha un terzo degli appartamenti, venisse impedito a tutti i proprietari singoli o di quote minori di partecipare alle decisioni condominiali. Sarebbe assurdo costringere questi ultimi ad assoggettarsi ai voleri della maggioranza condominiale senza nemmeno poter partecipare all’assemblea per capire i motivi delle decisioni, suggerire possibili alternative, o magari tentare di impedire di essere lesi nei propri diritti. E’ chiaro che in fase di votazione vincerebbe la maggioranza, ma la democrazia prevede per lo meno l’ascolto delle minoranze.

Torniamo alle elette, poche pochissime, e come poteva essere altrimenti se non se ne sono viste in campagna elettorale?. Sonia Alfano ha attinto alla sua bisaccia di consensi per l’impegno sociale svolto in questi ultimi anni. L’azione vampirizzante si estrinseca ogni volta su una doppia pista. Usando la struttura, la casa comune, quindi il logo che simboleggia l’impegno decennale di attivisti che hanno creduto ad un programma ed uno statuto di partito si fanno eleggere “altri” che non si sa bene come la pensino, che non sono iscritti, che apertamente dichiarano che non hanno intenzione di farsi la tessera e che spesso fuggono alla prima occasione per altri lidi.
Suggerirei di rivedere il post “Fazzoletti di carta, taxi e baobab” dove il concetto è ben spiegato.

Questa volta s’è aggiunta una presa in giro attraverso un’agenzia pre-elettorale di partito che Di Pietro, evidentemente preoccupato per la citazione in giudizio per discriminazione femminile presso il Tribunale di Milano ha lanciato chiamandomi in causa, usando il mio numero magico per offuscare i contorni della vicenda ed esorcizzare i sensi di colpa.”Non sono un ducetto e nemmeno un maschilista, ecco la prova”, era scritto sull’agenzia Dire del 16 aprile 09.
Decisamente io di prove di ravvedimento non ne ho trovate. Questi sono gli eletti in Europa 2009: Pino Arlacchi, Luigi de Magistris, Vincenzo Iovine, Niccolò Rinaldi, Giommaria Uggias, Gianni Vattimo e Sonia Alfano. Sei uomini e una donna, nemmeno di partito. E’ Il solito gioco in disprezzo dei dirigenti e delle dirigenti di tra cui ADP avrebbe dovuto scegliere le candidature. In casa propria cioè, non a casa del diavolo.
Il risultato invece è molto diverso e lontano dalle premesse per cui si era messa in fresco la bottiglia di spumante (vedi: “Eurobrindisi“)

Le dichiarazioni di Antonio Di Pietro solo per un attimo ci hanno di nuovo illuso. Le frasi promettenti hanno fatto inalberare molte delle attiviste che da anni si impegnano seriamente nel partito con capacità, abnegazione, preparazione, idee. Le vere magnifiche insomma. Diciamo la verità poi… sette è il numero simbolico che indica ogni volta un quantum accettabile. Un numero dignitoso di donne eleggibili e ancora oggi si è voluto alterare la realtà con dichiarazioni basate sul niente, poiché, come si poteva facilmente prevedere, i risultati sono quelli che leggiamo sulle pubblicazioni ufficiali. Sonia Alfano c’è la fatta, ma possiamo valutare che ha dato del suo. C’è stata una posizione di sufficiente visibilità di Sonia in lista, cosa invece negata a tutte le altre donne che non avevamo in partenza alcuna opportunità di farcela. La formula è semplice. Gli elettori votano i candidati conosciuti precedentemente alla candidatura o per quello che si riesce ad apprezzare di loro in campagna elettorale. Di donne in talk show se ne sono viste quasi per niente. Non so come sia possibile farsi votare se nessuno vede e conosce le candidate. Presumo che sia una presa in giro. Debora Serracchiani, l’accattivante avvocata neo parlamentare di Udine emersa da un’assemblea dei circoli Pd, ha avuto un meritato successo che si è reso possibile da una serie di partecipazioni in programmi di elevato ascolto. L’hanno invitata Daria Bignardi in “Era Glaciale” (Rai2), Lilly Gruber in “Otto e mezzo” (La7), Floris a “Ballarò” (Raitre). Debora è piaciuta, e in Friuli ha superato Berlusconi con 73.910 preferenze contro le 64.286 del premier.
Così si fa. Le donne vanno rese conosciute in tutta la loro splendida esistenza talentuosa. Molte di coloro che fanno politica sono brave e meriterebbero di essere sostenute e votate. Mi pare però che le liste di Idv avevano come capofila uomini, tra l’altro nemmeno di partito, a parte Di Pietro e Leoluca Orlando. Le candidate, altro che chiacchiere, erano in posizioni di lista di nessuna visibilità. In tv non ci son state e la stampa, compiuto il dovere di pubblicare le liste ufficiali, non può fare di più. Come avremmo potuto apprezzarle e votarle? In compenso abbiamo visto De Magistris in tutte le salse e in tutte le tv. Santoro non sembra anche lui fare un buon lavoro nella divulgazione democratica e nel senso delle pari opportunità se invita Di Pietro e De Magistris, dimenticando le candidate donne. Come lui molti altri programmi ben volentieri si assuefanno al sistema machista e limitante il talento femminile. Salvo poi gridare al miracolo quando una fresca, brava, intelligente ragazza conquista tutti con il sorriso e le cose che dice.
Lo squilibrio tra i sessi continuerà ancora a lungo se consideriamo l’opportunità femminile come un prodigio a cui per una serie fortuita di combinazioni si da’ spazio. Un miracolo appunto, o una grazia ricevuta per motivi e finalità non propriamente sociali. A meno che non si consideri socialmente rilevante l’intrattenimento privato del leader politico di turno. Beppe Grillo ha usato, nella sua audizione in Senato, parole dirette e crude com’è nel suo stile. Io uso espressioni più morbide per aggiungere, da ottimista conoscitrice del campo, che molte parlamentari meritano lo scranno conquistato perché hanno fatto sacrifici e gavetta. Perciò tengo a far sì che non passi il messaggio che per riuscire a fare un legittimo percorso politico istituzionale si debba passare almeno una notte tra le lenzuola del capo. Non è così. Non deve essere così. In Politica come per le altre professioni artistiche, culturali, imprenditoriale la donna non è merce di scambio. Insegniamo alle ragazze ed ai ragazzi a farcela con impegno e talento. Poi a letto andiamo con chi ci pare per il puro piacere di farlo o per amore. Libere e liberi. Creiamo i presupposti perché la società accolga i progetti e le ambizioni di chi merita. Anche per questo contiamo molto sulla sentenza della nostra causa pilota. Come per una legge di contrappasso un giudice dovrà riequilibrare il sistema distorto e antidemocratico dell’attività partitica. La via giudiziaria alla conquista del diritto di cittadinanza istituzional-politica delle donne. A partire dai fondi loro destinati con l’art. 3 della legge 157/99 finalizzati alla “partecipazione attiva delle donne alla politica”, e proseguendo in tutte le dimostrate occasioni di esclusione femminile: dalle segreterie apicali di partito alle liste in posizioni di eleggibilità, al disprezzo del patto statutario che prevede pari opportunità.
Oggi il 16% di elette è meno della metà dell’obbiettivo di un terzo che era data come soglia minima indicata dall’Europa per il riequilibrio donne-uomini all’europarlamento.
Vergogniamoci, non c’è niente da festeggiare. No donne no party. Rimandiamo alla prossima occasione. Molte di voi anche fuori della politica mi chiedono di poter gioire insieme per il giorno del giudizio di fine causa. Conserverò la bottiglia di Chardonnay e ne ordinerò tante altre perché quel giorno saremo in molte a festeggiare l’inizio di una strada senza muri di gomma. Apriremo una pista. Un percorso previsto dagli articoli 3 e 51 della Costituzione che i recalcitranti saranno costretti a rileggere insieme alle motivazioni della sentenza.

Roma 14 giugno 2009, Wanda Montanelli

mag 21

Dove sono i candidati per le europee?
I partiti piccoli e le donne desaparecidos chi li nasconde?

Da Wikipedia:
“Con l’espressione latina par condicio si intendono quei criteri adottati dalle emittenti televisive nel garantire un’appropriata visibilità a tutti i principali partiti e/o movimenti politici. La par condicio è un derivato del principio statunitense dell’ equal time (o Fairness Doctrine), e si può considerare un’estensione del principio del pluralismo interno, che si traduce anche nell’apertura alle diverse tendenze politiche (art. 1 l. 103/1975)” *

La legge sulla par condicio prevede che gli spazi televisivi siano ripartiti in parti uguali tra tutti i movimenti che si presentano alle elezioni.
L’ho letta con attenzione. Non trovo la dicitura: “escluse le donne”, oppure “esclusi i partiti piccoli”. Non c’è scritto nemmeno: “escluso Marco Pannella”. Eppure il leader storico dei radicali deve fare lo sciopero di fame e sete per ottenere il diritto di esistere mediaticamente.
Non solo il Marco nazionale subisce l’ostracismo.
“Sinistra e Libertà” si è rivolta con un’istanza al garante per la comunicazione (http://www.onerpo.it/tutte-le-notizie/127-europee-ricorso-contro-cancellazione mediatica.html )
sottoscritta da Nichi Vendola, Claudio Fava, Pia Locatelli, Grazia Francescato, Riccardo Nencini e Umberto Guidoni, per denunciare un’operazione di cancellazione mediatica dell’alleanza elettorale per le prossime elezioni europee sia da parte della Rai che dalle emittenti private”.
Sconcerta l’assenza delle donne. Le dedesaparecidos tra desaparecidos. Dove sono?
Ditemi dove e quando le avete viste perché a me non è riuscito.
La cosa che di più scombussola è che tutto appare normale e nessuno si fa domande. Tutto normale forse inevitabile, come l’effetto serra, le guerre che affamano e terrorizzano interi popoli, le rate di mutuo che non calano nonostante l’abbassamento dei tassi, i conflitti d’interesse, il lavoro dei minori. Tutto accettato. Normale.
C’era una volta la capacità di ribellarsi ai torti.
Marco Pannella ha iniziato lo sciopero della fame e della sete dopo aver scritto al Presidente della Repubblica testualmente: “…da ora al momento del voto, il programma che dovrebbe garantire in condizioni di “par condicio” le Tribune e i servizi elettorali, è invece architettato in modo tale da assicurare il predominio assoluto di talk-show e telegiornali: vero e proprio monopolio politico incontrollabile e incontrollato di Raiset e del regime partitocratico dominante [...] (http://www.radicali.it/view.php?id=141975).
I radicali temono che per la prima volta dopo trent’anni la loro voce in Europa possa essere spenta. Un sondaggio fatto il 13 maggio, rivela che spontaneamente solo il 3% degli elettori è a conoscenza della presenza della Lista Bonino-Pannella alle prossime elezioni. Il 97 % quindi non lo sa.
Le lagnanze sono anche di altri partiti. Una nota stampa della Lista Comunista scrive alla commissione di Vigilanza e l`Autorità per le garanzie nelle comunicazioni affinché intervengano data la cancellazione dalle trasmissioni televisive e dall`informazione Rai. Ma dovunque si va a cercare da destra a manca, si riscontra c’e lo sbarramento al 4% non è bastato a chi è contro la competizione democratica, ci si aggiunge l’espulsione mediatica.
Tutto questo non va bene. Male l’assenza dei partiti, peggio ancora quella delle donne che spariscono del tutto. Esistevano una volta i diritti delle minoranze ed un’altra volta il predominio delle maggioranze. Le donne sono maggioranza o minoranza? Mi pare che le buggerano sia di qua che di là dello steccato.
Sarebbero “maggioranza” secondo l’Istat e su circa 56.305.568, di abitanti le donne sono oltre il 51,6 % contro 48,4 uomini. Ma quanto maggioranza non contano un picchio. Attraggono la politica solo come elettrici, quindi bacino in cui attingere i voti come il placton del mare che deve nutrire i pescicani.
L’attuale campagna elettorale è scandalosa per come si calpestano i diritti degli elettori di individuare i candidati. Noi addetti ai lavori facciamo fatica a capire, apprendere i nomi, i programmi, i curricula dei competitori. Quelli che si recheranno alle urne, nonostante l’astensionismo, voteranno sapendo di poter scegliere tra zuppa e pan bagnato. Il resto è buio.
Che mondo è questo dove mangia solo chi ha già la pancia piena?
C’è chi si abbuffa di spot .Veri spot in talk show, pupi e ballerine in qualsiasi telegiornale dove appaiono sempre le stesse facce uguali e le medesime promesse a cui non crediamo più.
Wanda Montanelli

* http://it.wikipedia.org/wiki/Par_condicio

mag 6

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Né scienziate, né veline, né presidenti.

Solo casuali strumenti

Donne. Mai come in periodo di elezioni l’argomento viene alla ribalta. Il workshop di ‘Farefuturo’ su Donne e Politica è stata un’occasione di dibattito aperto a contributi vari. Culturali, sociali, istituzionali. Ognuno dalla propria esperienza. A partire dalla dichiarazione del presidente della Camera Fini che esternava disappunto in merito alle candidature delle veline pur senza condividere alcuni eccessi del dibattito. Da lì Veronica Lario con la frase «L’uso delle donne per le Europee? Ciarpame senza pudore. Voglio che sia chiaro che io e i miei figli siamo vittime e non complici”. Questa la dichiarazione. L’approfondimento è migliore. La Premier Dame d’Italia ha aggiunto: “… è la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte e questo va contro le donne in genere e soprattutto contro quelle che sono state sempre in prima linea e che ancora lo sono a tutela dei loro diritti”.

Che strano mondo. Mike Bongiorno, intervistato da Fabio Fazio su Raitre domenica sera, ha detto di essere addolorato perché il suo rapporto con Mediaset è terminato senza alcun preavviso, né una lettera o telefonata di congedo. Il decano dei presentatori ha ripetuto che è rimasto male per questa indifferenza. Ha chiesto alla stregua di chi chiede un regalo che Berlusconi si ricordi di chiamarlo, così come faceva una volta telefonandogli ogni settimana. Ho qui ancora in un ripiano in una cameretta a casa mia Pasqualino Settepose, il fotografo mascotte che mi richiama alla mente che più di venti anni fa fu il coraggio di Mike a dare impulso alla tv di Berlusconi. Era il giugno del 1982. Ricordo l’ultima puntata di Flash su Raiuno e un poco noto Silvio Berlusconi seduto in platea presso gli studi Rai dove si svolgevano le finalissime del quiz. Mike nel salutarci disse che non avrebbe rinnovato il contratto con la Rai per iniziare ad occuparsi della nuova televisione. Quella sera durante la cena conviviale con gli autori del programma e i concorrenti finalisti, molti si dissero convinti che Mike Bongiorno si stava dando la “zappa sui piedi” (veramente usarono una terminologia più greve). Nessuno di loro avrebbe lasciato Mamma Rai per una tv locale. Ma la fortuna di Re Mida ha fatto partire un impero televisivo. Son tutti più ricchi oggi. Quindi il cambio è convenuto anche a Mike Bongiorno, però mi chiedo se oltre ai soldi abbiano un senso i rapporti umani.

Strano mondo.Veronica Lario chiederà il divorzio. Il “mi dispiace..”, riferito all’ esternazione della moglie contro le candidature delle veline, mi è sembrata la nota di sincerità tra tante parole espresse da Berlusconi.
Lascerei a parte le veline, casuali strumenti che non hanno responsabilità per le colpe di quel potere che “offende la credibilità (e aggiungerei credulità) delle donne”.
Nel 2005 raccogliemmo 10.000 firme con Tina Lagostena Bassi, la Consulta delle donne che coordinavo, alcune associazioni e le Parlamentari di Camera e Senato. Era l’appello per la “Democrazia incompiuta” scritto dall’On. Lagostena Bassi contro della legge elettorale varata in quei giorni. L’istanza da presentare al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi si riempì di sottoscrizioni in breve tempo. Poi lo stesso invito a firmare fu rivolto alle moglie di tutti i segretari politici. Non ero d’accordo allora e il coinvolgimento delle mogli mi appariva un’ingerenza nella vita privata, una modalità poco politica e scarsamente percorribile. Oggi rivedo le mie posizioni.
L’impulso alle lotte femminile va accettato da qualsiasi parte arrivi. Se si riescono a sdoganare le donne ben venga la modalità insolita e fuori canone. L’inefficienza dei percorsi politici e istituzionali conduce a prendere i frutti da quell’altrove a cui non si era mai pensato.
Mi pare invero non positiva la polemica per le veline. Noi siamo in ogni caso soccombenti. Chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori dai confini del potere. Vogliamo prendercela con qualche ragazza ventenne che si illude che possa facilmente entrare in Parlamento per il solo fatto che è “candidata?”. Vero è che personcine pulite e profumate al posto di politici maleodoranti e brutti porterebbero una nota soave in parlamento, ma non si può nemmeno far credere che basti essere graziose e pulite per vincere l’ingresso in Parlamento. I fautori della meritocrazia lanciano messaggi contraddittori e soprattutto falsi. Anche perché la verità di una legge elettorale che prevede un trenta per cento di candidate donne non è detta da nessuno. Non ci sono regali, trattasi di altruismo peloso e il cadeau dato a questa o all’altra è una bufala. E’ un obbligo candidarle. Poi decidono le preferenze degli elettori. La finzione di liste scritte da uomini che fanno un uso spregiudicato delle illusioni di povere ragazze non è un bel gesto. Le aspiranti concorrenti non sanno che il posto offerto loro è fasullo, laureate o no, belle o no. Nella maggior parte dei casi saranno altri gli eletti.
La vita è un contrappasso. Dante lo prevedeva all’inferno, ma la vita è un contrappasso già prima di trapassare.
Vorrei che chi ha il potere oggi immaginasse il mondo da qui a qualche lustro. I semi gettati adesso daranno frutti buoni o cattivi anche per loro. Vorrei che chi ha il potere oggi cercasse di capire che difficoltà troveranno i loro figli e nipoti in un mondo mal concepito e scorretto.
Che società avranno sviluppato? Riescono ad immaginare che le loro figliolanze potrebbero non essere in condizioni di trovarsi in cima alla casta?
Nel tempo muteranno sia il concetto, sia i contenuti di casta e i rapporti potrebbero essere rovesciati. Riescono lontanamente a immaginare un/una loro nipote in un mondo in cui si sono cambiate le regole trovarsi perdente perché le norme di partenza non sono rispettate?
Ammettiamo per un attimo che solo chi fa una gara di sopravvivenza alle frustrazioni possa accedere ad una casta speciale che governa sugli altri, i deboli e mollicci.
Una volta si mandavano i figli dei ricchi imprenditori a far pratica di mozzo sulle navi, e solcavano per mesi gli oceani in lunghe gavette che li rinforzavano nel carattere e nelle abilità di stare al mondo con plurime categorie di esseri umani.
Che fine farebbero i discendenti dell’attuale classe dirigente abituata ad ottenere tutto con lo schiocco di due dita?
E se la casta dei privilegiati fosse composta da chi possiede una particolare conoscenza scientifica, una speciale medicina, o la formula per decodificare messaggi tra menti elevate?
Se per far parte di futuri governi ci si dovesse sottoporre a prove di resistenza, tolleranza, forza mentale, capacità di interpretare codici ed espressioni matematiche, che cosa potrebbero dare in cambio nel “do ut des” a cui sono avvezzi?
Il gioco del Parlamentare che fa un favore al Banchiere per assicurarsi l’ingresso del figliolo in un consiglio d’amministrazione e viceversa il favore incrociato per far eleggere in Parlamento il di lui nipotino, potrebbe non funzionare. Questi due potrebbero essere sprovvisti di parole d’ordine, di conoscenze di formule, o essere incapaci di superare una verifica di resistenza fisica.
Una prova ideale a cui mi piacerebbe sottoporli è quella dell’antimaschilismo. Un test facile che le donne al governo dovrebbero poter fare a chi intende candidarsi alla vita pubblica. Un’altra è quella della prova di saggezza a donne e uomini per sapere se sono giovani o vecchi a prescindere dalla loro età.
La selezione dovrebbe svolgersi tra chi pur avendo settant’anni è giovane dentro perché ha un cuore entusiasta, disinteressato, vibrante di progetti e di vita per gli altri e per sé. Sarebbero naturalmente subito scartati coloro i quali per sembrare giovani vampirizzano il potere, la linfa di giovani sprovvedute, l’energia sociale.
La rappresentazione di sé assolutamente priva di saggezza, altruismo e misura ci indurrebbe a scartare gli illusi dell’eterna giovinezza che secondo loro si compra come la frutta al mercato. No questi soggetti passerebbero all’obbligatoria revisione dell’attitudine ad essere uomini e donne anziché soggetti dall’io ipertrofico destinati a restare soli.
Wanda Montanelli

apr 22

Lettera aperta di Silvia Terribili da Amsterdam

Amsterdam, 22 aprile 2009

Cara Wanda,

Il tuo post mi ha stimolato a scrivere.

Il maschilismo è purtroppo trasversale e a distanza di anni debbo purtroppo darti ragione sul fatto che anche Di Pietro, da questo punto di vista, opera scelte in linea con la tendenza generale italiana.

Agli uomini al vertice non piace la donna protagonista, ambiziosa, sicura di sé, che vedono come rivale, e amano circondarsi di spalle o di caratteriste.
La candidata preferita dai vertici è quella che sostanzialmente avalla la linea del capo, è dissidente, ma solo sulle questioni secondarie, un esempio eclatante è la Serracchiani, che è vestita da pasionaria, ma fondamentalmente rispecchia la linea dei vertici.
Il femminismo del PDL, io lo chiamo il femminismo da harem (di per sé affascinante come fenomeno), invece si riassume nel concetto che tutte le donne hanno il diritto di essere belle e di far parte di una corte di lusso. La donna deve essere rassicurante, non agitare tematiche che potrebbero turbare i telespettatori, ma soprattutto seguire per filo e per segno i dettami di poteri che stanno sopra di lei. Una donna bravina, non eccezionale, che non si specializza autonomamente nei dossier, che non esprime una propria linea, ma sposa in toto la linea del capo e vota secondo le istruzioni che arrivano dagli esperti. L’ideale per il potere che agisce dietro le quinte. Un modello femminile chiaramente agli antipodi del mio modo di sentire.

Se c’è una cosa di cui mi rammarico è di non aver fatto la nostra piccola rivoluzione delle donne a Vasto, nel settembre 2006 io ero pronta a protestare. Eravamo un piccolo gruppo che avrebbe potuto segnare una svolta dentro Idv, ma tu allora mi consigliasti di aspettare, di dare ancora una possibilità ai vertici di lasciarci lo spazio politico e la visibilità che chiedevamo.
Avevo proposto una due giorni delle Donne dei Valori a Roma nel gennaio 2007, i vertici ce l’avevano promessa, poi non se ne è fatto più nulla…
Abbiamo fatto male, Wanda, a non protestare allora.

Anche quest’anno avevo proposto una giornata della Donna dei Valori per l’8 marzo a Roma…….nessuna risposta….
Oggi Di Pietro ha di nuovo deciso dall’alto le candidature. Non ci ha concesso le primarie che chiedevamo a gran voce, non ha concesso congressi regionali o elezioni di quadri e dirigenti.
Ovviamente non voglio dire che Di Pietro abbia sbagliato su tutto, ha candidato persone eccezionali come De Magistris e Sonia Alfano che sono personaggi emblematici in cui tutta la società civile non può che riconoscersi. Sicuramente ha candidato tante altre persone che meritano, che svolgono onestamente il proprio lavoro difendendo valori condivisi.
Il punto rimane : la base (soprattutto femminile) che ruolo ha avuto in tutto ciò ?
Qualcuno deve spiegarmelo.
L’ho chiesto personalmente a Di Pietro, ma lui non mi ha risposto.
L’abbiamo chiesto come Italia dei Valori Olanda, ma aspettiamo ancora risposta.
Accenno solo brevemente alla mia questione personale. Mi ero proposta come candidata per le europee ed ero stata selezionata insieme ad altre candidate per la circoscrizione estero. Evidentemente ero stata selezionata per meritocrazia tra 800 proposte di candidature. Altrimenti non avrei certo superato la prima scrematura.

Ebbene, Di Pietro ci ha escluse per motivi che non ci ha ancora spiegato.
Al nostro posto candida delle debuttanti in politica che magari in passato hanno votato per Berlusconi oppure candida dei cooptati, alcuni di valore, sicuramente, ma chi ci assicura che a Bruxelles saranno in grado di sostenere le idee dipietriste e non saranno risucchiati dalla potentissime lobby liberiste, industrialiste, nucleariste e pro OGM che oggi fanno il bello e cattivo tempo dentro la UE ? Altro che linea “operaista” di Di Pietro ! Lì si difendono le multinazionali, le banche, i centri di potere internazionali. Lì non stanno certo dalla parte dei precari, degli operai della Thyssen o di Eternit, ma difendono gli interessi dei padroni.
Questi sono i fatti.
Con tutto ciò ribadisco che continuo a condividere in toto le idee politiche di di Pietro e non penso certo di abbandonare il partito ora, però è chiaro che, se dobbiamo (vogliamo ?) fare una battaglia femminista dentro Idv, io sarò in prima linea.

Dobbiamo far capire a di Pietro che non deve avere paura della donna protagonista, che deve anzi cercare la collaborazione di quelle donne che non gli danno sempre ragione e che non stanno lì ad adorarlo per quanto è bravo.
E’ bravo sì, e con i tempi che corrono l’unico in Italia a fare opposizione e a incoraggiare la fiducia in una società dei valori e una ribellione al berlusconismo. Però le donne attiviste, militanti e simpatizzanti, quelle che hanno lavorato per tutto l’autunno ai tavolini del lodo alfano sono molto deluse, e vogliono esprimere la loro protesta.
Di Pietro non può continuare a chiederci di fare squadra e avallare in silenzio tutte le sue decisioni sull’organizzazione interna del partito.
Chiediamo ancora una volta primarie per eleggere quadri e dirigenti, congressi regionali, statuti democratici, meritocrazia, democrazia, trasparenza.
Altrimenti quest’anno a Vasto ci andremo sul serio a fare la nostra piccola (grande) rivoluzione delle donne per le donne.

Silvia Terribili

Idv Olanda

mar 15

Il mondo va a picco come il Titanic, ma gli storditi dal benessere si illudono davvero che esistano le caste protette ad oltranza
Il profumo dei soldi ottenebra anche le menti più acute e all’interno dell’area di sperpero di beni e servizi utilizzati nella vita agiata non si pensa al mondo che c’è là fuori.
Mi viene in ricordo il Titanic e tutti i ricconi che mai avrebbero immaginato che l’isola viaggiante derivata dal super progetto di William Pirrie e Thomas Andrews avesse potuto inabissarsi.
Il Titanic era considerata una nave assolutamente sicura, al punto che fu detto che “neppure Dio avrebbe potuto affondarla”…
Aveva una stazza di 46.328 tonnellate e poteva trasportare 3537 persone. A bordo il lusso era la parola d’ordine, gli alloggi sfarzosi dotati di soggiorno con sala di lettura, palestra; e per il tempo libero piscina coperta, bagno turco, campo di squash.
Adesso, in questo ottuso ignorare le tempeste che agitano i mari su cui poggia l’ordine mondiale, che fanno i ricchi? Come sul Titanic continuano a ballare, pensando erroneamente che loro non saranno travolti dai flutti dell’oceano di povertà e sofferenza in cui sta annegando tanta gente.
Uso l’aggettivo “ricchi”, perché finalmente si può tornare a parlare di ceti sociali senza timore di apparire ancorati al passato, al tempo in cui esistevano i poveri che si distinguevano in maniera chiara ed evidente dai ricchi. Pensavamo ormai superato quel tempo per dei passaggi che hanno portato via via all’uniformazione epidermica, puramente ingannevole nella sostanza, dato che la conquista paritaria di benessere sociale mai si è completata. Dal dopoguerra in poi in Europa si era cambiato modo di vestire e talvolta di vivere. In Francia gli operai avevano iniziato ad andare in giro con la chemise Lacoste mentre in Italia avveniva quell’omologazione dovuta all’avvento della cultura di massa spiegata da un interessante punto di vista di Pier Paolo Pasolini alla fine degli anni ’60.
Secondo Pasolini il livellamento culturale riguardava tutti: popolo e borghesia, operai e sottoproletari. Il contesto sociale si uniformava attraverso lo strumento televisivo, visto che il Potere voleva (come vuole) che si parli e si agisca in un dato modo. Non c’è parola che un operaio pronunzi in un intervento – scriveva Pasolini – che non sia “voluta” dall’alto. Ciò che resta originario nell’operaio è ciò che non è verbale: per esempio la sua fisicità, la sua voce, il suo corpo; pertanto unificare i linguaggi alla media televisiva significa controllarli all’interno di un unico mondo-lingua, fatto di espressioni e slang comuni modellanti una nuova coscienza di classe “televisiva”, una super-classe che abbatte le classi tradizionali in un superamento delle differenze, tuttavia fittizio e virtuale.
Se un tempo l’operaio vestiva con la tuta e si esprimeva con un suo linguaggio, oggi che questa differenza si è persa risulta perdente anche la forza di classe. Per i salariati il vestito conformante è una conquista falsa e mai come in questo caso si può dire che “l’abito non fa il monaco”, perché il tutto è dovuto al medium di massa incontenibile e tracotante, che forgia, omogeneizza, appiana le differenze sia linguistiche che comportamentali, sia intellettuali che di classe. Secondo Pasolini non c’è niente di più feroce della banalissima televisione La mediazione che diventa un Tutto e tutto canalizza in direttive comportamentali che si innestano nell’uomo mutandolo e ammansendolo.
La distinzione tra ricchi e poveri, non è qui indicata per incoraggiare un’avversione di classe ma per capire.
Secondo il rapporto Eurispes 2009 gli italiani che possono contare su un capitale superiore ad un milione passano nel giro di tre anni a un incremento del 98%, e nel 2010 saranno 712 i paperoni storditi dall’opulenza e come sul Titanic frastornati al suono dei violini. Da noi come altrove le categorie dei marpioni a qualunque titolo e ruolo in quanto referenti dell’attuale disordine mondiale vivono la distrazione musicale e ballando ignorano gli richiami all’ordine.
Parimenti sull’inaffondabile transatlantico fin troppi furono i messaggi ignorati. Era, ricordiamo, il 14 aprile 1912, e alle 13.30 la nave a vapore Baltic avvisò il capitano del Titanic che a 400Km di distanza dalla loro rotta era presente del ghiaccio. Il messaggio fu preso sottogamba. Alle 13.45 arrivò un secondo comunicato da parte del batiscafo Amerika, ma non giunse mai al ponte di comando. Un terzo avvertimento da parte del Californian che sostava bloccato tra i ghiacci segnalava la presenza di grossi pezzi di ghiaccio nella rotta del Titanic, però l’operatore radio del Californian fu zittito perché in quel momento il marconista del Titanic, stava inviando i messaggi personali dei passeggeri. Alle 23.40 le vedette avvistarono un iceberg praticamente davanti alla nave e il resto lo sapete. Qui mi viene in mente l’arguto aneddoto che raccontava Nino Manfredi sul canotto inviato tre volte dal santo protettore al suo protetto che era così convinto di essere unto dal Signore da pretendere di passare al guado le acque alte di un torrente. Tanto erroneamente convinto da soccombere e poi deplorare il mancato soccorso una volta giunto in Paradiso. I tre canotti in aiuto non erano stati presi in considerazione, né era stata avvertita l’imminenza del pericolo. Forse la sopravvalutazione di sé implica anche il diritto di scelta del come salvarsi? Non è così, occorre stare attenti anche quando i problemi sono fuori dall’immediata circostanza, ed è curioso constatare, tornando al Titanic, come “i messaggi personali dei passeggeri” contavano più di ogni altra cosa. L’errore di poter credere di aver acquistato con i soldi l’incolumità, e quindi l’intangibilità del proprio benessere dalle incidenze esterne, in quel caso l’iceberg, è stato fatale..
Ma noi abbiamo ancora qualche speranza.
Wanda Montanelli
( to be continued…)

dic 21

Anche le api nel loro piccolo si sono rotte… Brutto segno!

Dire “piccolo” è un azzardo. Il piccolo per le api non esiste. Faccio un uso spigliato del sottotitolo, e mi pento già mentre scivolo su mezzi spiccioli di comunicazione per attenuare la gravità dell’argomento e rendere facile la lettura.
Le api sono grandiose.
La questione “immorale” ci lascia afflitti. Dalla Campania all’Abruzzo, dalla Toscana alla Calabria, alla Basilicata, assistiamo a nuove tangentopoli nelle nostre esasperate esistenze e ci domandiamo se c’è un legame tra le mazzette di tangentopoli vecchie e nuove e la moria di api. Il nesso è nel lasciare il mondo affidato a energumeni brutali e moralmente guasti.
La sensibilità manca, l’equilibrio e il rispetto sono assenti. Persiste invece – di tali insaziabili incettatori – il procedere come pachidermi su cristalli di Boemia calpestando tutto, distruggendo e dissipando pezzi di esistenza dell’umanità per soddisfare l’egoismo delle vite arroganti che raccolgono benefici momentanei senza dare nulla al futuro di tutti.
Gravemente minacciate dalle onde elettromagnetiche dei nostri cellulari le api rifiutano di rientrare negli alveari se nei paraggi vengono piazzati ripetitori o congegni elettromagnetici.
L’informazione data da alcuni studiosi tedeschi dell’Università di Landau spiega che il loro sistema di navigazione è sconvolto al punto che non riescono più a trovare la strada per le arnie.
Chi era a dire : “Se le api dovessero scomparire, al genere umano resterebbero cinque anni di vita?” Einstein?. Vediamo i dati. L’APAT (Agenzia Per la protezione dell’Ambiente e i servizi Tecnici) informa che nel solo 2007 il numero delle api in Italia si è dimezzato. In Europa c’è una perdita tra il 30 e il 50% , e negli Stati Uniti nel fenomeno da spopolamento detto Ccd (Colony collapse disorder) si arriva fino al 60-70%. Concorrono alla sparizione delle api l’inquinamento atmosferico, gli insetticidi, la scarsità d’acqua, i cambiamenti climatici, l’elettromagnetismo e gli ogm.
I devastatori, gli scellerati che a tutto questo non hanno badato nella corsa all’accaparramento di potere e denaro sono ancora nella fase del doverci pensare e capire se è vero che bisogna correre ai ripari prima che inizi l’era disgraziata in cui una dopo l’altra le calamità siano irreparabili.
All’estero come da noi non pare che ancora si sia presa coscienza del dover decidersi – e di corsa – di cambiare registro. In Italia, nei programmi dei due poli non si vede un progetto di moralizzazione di ambiente e politica. E’ altro quello di cui sembrano preoccuparsi i leader dei partiti da destra a manca. Dichiarazioni e chiacchiere sul potere, giochi di correnti, esame sulla questione morale vista come possibilità di trovare un capro espiatorio e andare avanti alla stessa maniera. E mentre discutono la nave va a picco come sul Titanic nell’ultima suonata dell’orchestra.
Il segnale è brutto. Le api sparite sono un punto di quasi non ritorno e il mondo naturale ridotto così male si arrenderà prima o poi all’autodistruzione in cui ci stiamo accanendo.
Cosa può farci tornare la speranza se non un vero cambiamento? Una trasformazione da imporre come dovere improcrastinabile a soggetti nuovi, che si attivino a comporre gli scomposti, disintossicare i contaminati, sanare intere aree malsane. Sistemi e progetti che agiscano come i minuscoli sensori (nanonasi) trovati dagli scienziati del Massachusetts Institute of Technology (Mit), e descritti sulla rivista Nature Nanotechnology. Sono nanotubi di carbonio che una volta entrati nella cellula vivente avvolgono il Dna e si legano ad agenti che danneggiano il materiale genetico. Cambiano il colore della luce emessa dalla tossina presente nella cellula e assicurano che i farmaci stiano combattendo il tumore distruggendo il dna malvagio. La loro funzione è di “segnalazione” visiva dell’elemento nocivo e di “riparazione”.
Affidandosi alla scienza e sapendo esattamente che cosa l’intelligenza umana può dare o togliere ci si libera da chi nuoce? Certamente sì se la scienza è applicata con metodo e appresa nelle prerogative di ogni campo influente nell’esistenza umana, tra cui la “scienza politica” vista come premessa ai piani decisionali dei programmi governativi. Ma al metodo scientifico di trasformazione o riparazione del mondo va sommato il sistema delle conoscenze, fattori culturali che devono precorrere le decisioni e dare buoni livelli di informazione in corso d’opera. Ciò a dire che le decisioni che incidono nella vita di ognuno non devono cadere dall’alto, né passare lontane e sconosciute.
La Comunicazione strettamente connessa a risultati di consenso è ormai presente nelle progettualità della politica, dell’economia, e dell’imprenditoria, fino al punto di accettare ormai di avere ragione o torto a seconda di come l’informazione è presentata al pubblico.
Ben sa di questa importanza il giornalista che ha lanciato le sue scarpe al Presidente Bush e per farlo ha cercato il momento il cui, per rischiando la sua incolumità personale, sapeva che avrebbe avuto ragione del suo gesto. Perché il mondo lo guardava.
Il balzo del Presidente per evitare le scarpe è considerata un’eccellente performance da cowboy e George W. Bush ironizzando ha affermato di aver visto solo “un bel paio di 44″. Ha detto poi ai giornalisti – spostandosi sull’”Airforce one”da Bagdad a Kabul per andare dal presidente Hamid Karzai – di non aver capito nulla di quel che urlava lo scatenato Muntazer al Zaiti.
Il giornalista di Al Baghdadia (tv satellitare di opposizione del Cairo) ha oggi un braccio rotto, le costole fratturate, e lesioni a un occhio. Il fratello Dourgham ha dichiarato che Muntazer è rinchiuso in una cella di massima sicurezza all’interno della cosiddetta Zona Verde, il complesso super-fortificato del quartier generale della coalizione multinazionale guidata dagli Usa e dal governo iracheno. Il reporter sciita è però diventato un eroe non solo degli iracheni, ma di tutto il mondo arabo. In Libia la figlia di Gheddafi gli ha promesso un premio e i giornalisti tunisini hanno chiesto la sua immediata liberazione.
Ma torniamo in Italia e guardiamo a noi. La politica appassiona di meno. Gli astenuti aumentano e la gente ormai non distingue tra destra e sinistra sopraffatta dalla nausea di queste nuove ruberie: Il petrolio lucano con danni ai cittadini e all’ambiente, gli appalti nel comune di Napoli, gli arresti di Pescara. E la punta dell’ Iceberg che emerge lascia intuire che cosa c’è sott’acqua di enormemente corrotto e diffuso.
Che fare? Dove trovare pulizia morale e sana politica?
Una domanda emerge naturale. Quante donne sono implicate in questa corruzione? Tra i nomi di assessori indagati, amministratori con le mani in pasta, o capibastone infiltrati nelle fila dei partiti, di donne non se ne vede l’ombra. Bella scoperta si potrebbe obiettare. Non avendo il potere – le donne – non possono rubare. Eppure qualche donna in posti strategici c’é. Non affiora mai il nome di una donna nelle storie di tangenti e corruzione. Né nella prima, né in quest’ultima tangentopoli.
Che pensare? Ha ragione Andrew Samuels? Lo spirito di empatia delle donne salverà il mondo? O invece il Potere sarà sempre nei pugni chiusi di uomini accentratori? “Difficile non vederlo come una creazione dell’élite maschile, che trova il massimo piacere nel gestirlo e soprattutto nell’usurparlo..” scrive Mino Vianello – riguardo al potere – sul libro elaborato con Elena Caramazza “Genere Spazio Potere, Verso una società post-maschilista”.
Quando avremo la forza e la volontà di cacciare i corrotti a pedate? Non scarpe, non bombe, non tranelli. Ma come i nanonasi indicatori di cellule dovremmo entrare nei nuclei del sistema politico, istituzionale, economico e “lanciare segnali di allarme” per mandare via le unità nocive del sistema sociale corrotto.
Il tabù è duro da vincere. La partecipazione delle donne alla politica è vista come un’anomalia da combattere. Questione di paura? Convinzione che certi giochi di profitto con noi non funzionano? Complesso di colpa? Cosa? Cosa è che fa ergere mura altissime contro le donne?
Non solo dal mondo del potere politico. Non soltanto. Il complesso meccanismo della comunicazione – che avrebbe una missione di partecipazione sociale da svolgere – ha rinunciato alla funzione di grimaldello delle casseforti in cui è chiuso il potere fine a se stesso. Quasi fosse un tabù non se ne parla, anche quando argomenti sul tappeto ce se sarebbero molti per affrontare il problema dal punto di vista politico, sociale, morale, antropologico. L’occasione più volte offerta da una causa civile in corso (unica nel suo genere) che si appella al giudice per discriminazione femminile supportata da centinaia di documenti, 9 tomi e 170 testimoni – tra cui diversi parlamentari indicati come persone a conoscenza dei fatti – non viene accolta e indagata. Quasi vi fosse un divieto tacito o un freno culturale non viene analizzato dai nessuno dei Talk-show o programmi di analisi politica. Si potrebbe parlare dell’annoso problema dei rimborsi elettorali, che – documenti alla mano – non tornano nella quadratura del bilancio delle azioni positive per promuovere la partecipazione attiva delle donne alla politica. Si potrebbero approfondire questo ed altri aspetti. Ma nessuno si impegna. Questione di paura di toccare un argomento tabù? Chi ha paura di che cosa? Di chi? Vogliamo essere generosi e credere si tratti di un fattore culturale… Però se anche il Dalai Lama ha superato il divieto sacrale nei confronti delle donne cosa si attende? Che un grande fratello dia il beneplacito?
Il Dalai Lama dice – in risposta a una domanda fatta da Vanity Fair – perché no? “Se la forma femminile sarà più utile, il Dalai Lama sarà donna”. Pourquoi pas? dicono i francesi per dire sì. Il XIV Dalai Lama, l’Oceano di Saggezza, ha capito quale è l’aria che si respirerà nel futuro è ha detto Perché no? L’eremita delle montagne innevate del Tibet non ha chiuso fuori le donne. Dichiara che la reincarnazione femminile è la più alta perché in questo mondo di orrori e prevaricazioni, potrebbe essere più utile che parole di tolleranza e di pace, sgorgassero dalla bocca di una donna.

Si avverte il desiderio di rinascita spirituale, di affrancamento dal un rozzo materialismo attraverso una rivoluzione risoluta e dolce. Ferma e consapevole di dover dire tanti no e somministrare la medicina amara della cura radicale. Ma perché avvenga i mezzi di comunicazione di massa devono incominciare a fare con convinzione la parte loro. Solo pochi fino ad oggi hanno dato ascolto alle lotte contro la discriminazione agite anche attraverso lo sciopero della fame, oltre che con la chiamata in giudizio di Antonio Di Pietro. Ringraziamo tutti – a partire dalla stampa estera e spagnola in special modo – le agenzie e i quotidiani che si fa presto a trovare perché sono in questo blog. Ringraziamo tutti i blog e siti che ci hanno dato spazio e che digitando su Google il nome di chi scrive si leggono ancora, tranne quelli censurati dalla presidenza del partito in questione.
Segnaliamo uno spiraglio di intelligenza politica. Di due giorni fa l’articolo di Liberazione scritto da Antonella Marrone “DISCRIMINARE LE DONNE E’ UNA QUESTIONE MORALE O NO?” dove, cogliendo un lancio di agenzia Agi, si suggerisce di mettere in primo piano la “Questione femminile” dato che la immoralità diffusa non porta nomi di donne.
Vogliamo parlarne tutti insieme appassionatamente?
Io non ho paura.
21 dicembre 2008                            Wanda Montanelli

ott 13

 .

In Sudamerica inventano il marito a tempo per i lavori di casa.
In Italia sbirciamo le vite coniugali dei Vip.
Stanno cambiando gli stili di vita delle nostre famiglie?

I mariti manutentori sono scomparsi?
Le donne singole o le mogli di mariti moderni avvezzi al computer o impegnati in palestra come faranno?
Se il mondo globalizzato può darci una risposta prendiamo esempio da Buenos Aires dove, nel quartiere di Recoleta è nata la ditta “Affittasi Marito’” che interviene per ammodernare impianti elettrici, sistemare porte che cigolano o cambiari vetri rotti delle finestre. Finalità da non confondere con quelle del film di Ilaria Borrelli “Mariti in affitto”, prodotto da Cristaldi nel 2004. In questo caso il lungometraggio tratta di avventure che si svolgono tra Procida e New York, in un triangolo amoroso impersonato da Maria Grazia Cucinotta. Brooke Shields, Pier Francesco Favino.

C’è invece un vero e proprio slogan nella pagina web della fantasiosa impresa che ha raggiunto negli ultimi anni l’apice del successo: “Stufa che tuo marito lasci in sospeso la manutenzione della casa? E tu, sei stanco che tua moglie ti chieda mille lavoretti al giorno? Ora puoi smettere di litigare”. Fondata da Daniel Alonso, un tecnico elettronico che sa fare un po’ di tutto la ditta nacque quando la moglie di Daniel disse alle amiche che chiedevano in prestito il marito per piccoli lavoretti: “Non te lo presto, te lo affitto”.
Oggi l’impresa conta oltre 2.000 clienti registrate e i lavoro è svolto con serietà anche se si presta a qualche ambiguità con richieste di taxy-boy o altri tipi di funzioni. La moglie però è in ditta e monitora ottimamente la situazione.
L’istituto della delega, risulta perfetto per compiti prettamente pratici e materiali, non è accettabile invece quando a entrare in gioco sono i ruoli familiari e le affettività. Se si sente dire spesso di crisi di padri un po’ messi in disparte nei diritti-doveri verso i figli, è utile sapere di sostegni che possono derivare da associazioni, e organizzazioni come l’”Istituto studi sulla paternità” fondato ormai 20 anni fa. Maurizio Quilici lo ha avviato per “promuovere lo studio della paternità” sotto l’aspetto psicologico, pedagogico, sociale, biologico, storico, giuridico. Oggi l’Isp ha oltre 300 soci tra cui un 30% di donne, e si propone di tutelare e valorizzare funzioni e ruoli paterni nella società e far crescere una nuova sensibilità sociale. Ma anche tante associazioni di Papà separati hanno scopi similari con più o meno successo.
Ruoli in famiglia di padri, di madri, di mariti. Fondanti l’istituto della famiglia, così importanti e poco aiutati nella fatica del vivere. Se ne parla poco, e le storie di quotidiana difficoltà non sono materia da Talk Show, né trama di film. Le emozioni, gli incontri, gli investimenti fatti per mettere in cantiere una famiglia. I mutui presentati come grandi opportunità per i “forzati all’acquisto” italiani che privi di alcuna possibilità di trovare casa in affitto hanno fatti salti mortali per prenotare case e sobbarcarsi mutui con allettanti tassi variabili che oggi sono amarissime realtà che inglobano interi stipendi.
Se ne sa poco. Eppure andrebbero realizzati film e documentari su questa che è una recessione storica. Si dovrebbe indagare come queste sofferenze economiche incidono nei rapporti, sono causa di liti e separazioni, producono depressioni e scoramenti, bisticci e disperazione.
Ma non fanno notizia. O almeno così si ritiene, e nessun editore commissiona un’ “Indagine all’interno della famiglia in crisi”.
Sono più appetibili racconti di famiglie famose, mariti celebri, meglio se attori o uomini politici. La gente comune non fa storia, non fa notizia. Ancora per poco, credo e spero.
Il senatore Franco Marini che racconta di aver spalato la neve per rendersi gradito alla famiglia della futura moglie, o l’eleganza dell’onorevole Bertinotti dovuta alla di lui consorte, nota per la gelosia nei sui confronti, oltre che per il gusto nella scelta delle cravatte. Pier Ferdinando Casini, che alla nascita di Caterina volle rimanere in sala parto con (l’allora compagna, oggi moglie) Azzurra Caltagirone. Sono queste le cose che piacciono. Raccolte in un famoso libro di Bruno Vespa “L’amore e il potere”, danno il senso del legame con chi si trova in un mondo diverso dagli amici della porta accanto. Permettono di entrare in casa d’altri, case prestigiose ed eleganti, magari per accorgersi che poi gli uomini si assomigliano sia che si chiamino Rutelli o Fassino e franano miseramente in cucina anche nel semplice compito di preparare due uova al tegamino.
I ricordi gli aneddoti, gli episodi curiosi rammentati da mogli celebri come Azzurra Caltagirone Casini, Luisa D’orazi Marini, Lella Fagno Bertinotti, Barbara Palombelli Rutelli, Anna Serafini Fassino, Mariapia Tavazzani Forlani. Una platea rosa cui si aggiungono arguti racconti del senatore
Giulio Andreotti, o quelli di Amintore Fanfani, che quando rientrava a casa dal lavoro arrabbiato si sfogava dipingendo.
Ci sarebbe da chiedersi cosa è cambiato in questi sessant’anni democrazia, e valutare quanti passi avanti abbiamo fatto – se ne abbiamo fatti – o se in relazione a questioni di diritti: al lavoro, alla salute, alle pari opportunità, all’istruzione, all’ambiente, abbiamo attuato un lento procedere di gamberi per non aver ben compreso portata e pericolosità di questi fenomeni.

Wanda Montanelli, 13 ottobre 2008

giu 20

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Una truppa. Una sorta di plotone di pace, armato di civili proteste, diritti disattesi, e articoli costituzionali sospesi tra la solennità della Carta e la penuria di concretezza giuridica con cui vengono applicati. Ecco chi siamo.
Informati, preparati, per niente al mondo avvezzi al concetto della sottomissione.
Qualsiasi potere può essere sfidato, se è esercitato nella iniquità, nella ingiustizia. E’ questo che Wanda Montanelli ci ha insegnato in tutto questo tempo in cui – chi più, chi meno – l’abbiamo seguita e sostenuta. Lei, come una contemporanea Ulisse in elegante tailleur e un bel taglio biondo e vaporoso, ci ha indicato la via più complessa (ma in qualche modo l’unica) per ritornare a una Itaca/Italia che ci assomigli un po’ di più. Lei, come il grande omerico eroe, ha saputo tirare fuori dal cilindro del proprio lungimirante ingegno una soluzione definitiva ad una guerra di Troia non ancora in realtà troppo pubblicizzata: un cavallo, dentro cui albergare pieni di speranza e aspettative.
Una causa civile.
Presso il tribunale di Milano.
Contro Antonio Di Pietro.
Prima udienza 11 giugno 2008.
Niente di meglio (o di peggio, a seconda dei punti di vista) per poter battagliare colui che con ferrea risolutezza, ha tralasciato i valori sulle cui solide fondamenta ha tuttavia costruito il proprio destino e le proprie fortune politiche.

Un cavallo di giustizia, che è poi il cavallo di battaglia per tutti quelli che credono ad una “Italia dei Valori” che di questa definizione non ne detenga solo l’epiteto.

Un cavallo, dentro cui Wanda, e noi – striscioni e cartelloni alla mano, inneggianti alla giustizia, alla equità tra i sessi, alla parità tra i generi e richiamando ad una più naturale democraticità di un sistema politico/istituzionale ancora troppo distante dalle formali trascrizioni costituzionali – non ci siamo nascosti. Alla luce del sole, siamo qui a chiedere, a pretendere. A esigere che giustizia sia fatta.

Uno schiaffo alla omertà, ai pusillanimi giochi di potere, ai poltronismi beceri, ai nepotismi, e alla indifferenza con cui l’esigenza di una vera rappresentatività femminile in politica viene strozzata nelle gole a suon di spalle voltate, e di dimostrazioni di forza.

Ma la forza si manifesta in varie forme.
Non è illudendoci che si cambiano i venti, ma neppure mollando la presa. E allora saremo ovunque ci sia spazio per lottare con le munizioni che la giustizia ci offre.

Come a Milano Indosseremo ancora le magliette pro www.ComitatoperWandaMontanelli.com e sventoleremo striscioni, volantini, e cartelloni in tutti gli angoli e in tutte le occasioni dove ci verrà concesso. E parleremo, alla gente che cammina per la strada, nei mercati, nelle boutique.
Chiederemo a tutti quello che incontreremo, di salire con noi sul cavallo di Wanda.
Perché è un cavallo vincente.
Ricordandoci che, non potrà mai esistere da nessuna parte altra speranza diversa da quella di un futuro – prossimo – diverso da quanto sancisce la più alta fonte di regolamentazione della giustizia nel nostro Paese.
Non chiacchiere. Ma fatti.
Milano. Città frenetica, città incupita in un clima denso di un timido inizio d’estate, tra giacche e cravatte sventolate di uomini d’affari affannati in una corsa in bicicletta, in pieno centro, e donne armate da tacchi lunghi e emancipazioni ancora troppo emaciate.
Il tribunale. Ricordiamo:
COSTITUZIONE ITALIANA.
Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Unitevi a noi. Comitato per Wanda Montanelli

giu 7

Non ci posso far niente, mi si rizzano i capelli sulla testa a sentir parlare di quote. Non che ci sia nulla di scandaloso. Alcuni le considerano il male minore, nel senso di “meglio le quote che nulla” e pensano che siano un mezzo per aiutare le donne ad entrare nelle stanze dei bottoni.
Mi viene da sorridere pensando a questa frase, perché già dieci anni fa un nostro anziano associato del circolo di Ostia-Casalpalocco, il signor Catello, venendo a trovarmi in sede nazionale in via del Corso mi diceva con compiacimento: “Ho piacere, che lei dottoressa è arrivata nella stanza dei bottoni”.
Invece i bottoni non solo non li ho mai maneggiati, ma nemmeno li mai li ho visti. Lui pensava di sì, per il fatto che li convocavo in centro per parlare anche di questioni del circolo, e così conciliavo l’utile con il dilettevole, e mandavo avanti la rete di donne nazionale e i comunicati stampa.

Leggo tra i commenti di oggi qui sul blog che Hillary Clinton non ce l’ha fatta e che se non ci è riuscita lei in America, da noi è desolante pensare che dovremo aspettare intorno a centocinquanta anni per avere la parità.
Non lo so. Vedremo se è vero che per così lungo tempo non sapremo prenderci quello che ci spetta.
In effetti io stessa non ho preso, non ho chiesto, non ho preteso.. Davo tutto per scontato. Poi mi sono accorta che nulla è scontato, neanche i diritti costituzionalmente garantiti, e allora è iniziato il mio disagio, soprattutto per il fatto che i conti non mi tornavano perché se il mio compito era quello di promuovere le pari opportunità che cosa mi stavano facendo fare? Sono un lavoro di vetrina? Solo chiacchiere e distintivo?

Il cinema, con le citazioni, mi torna in mente nei momenti seri per sdrammatizzare. Talvolta con persone a me vicine evitiamo interi discorsi e trasmettiamo i nostri pensieri per battute e titoli di film e commedie.
Gli esami non finiscono mai per esempio è la citazione eduardiana che contraddistingue noi donne in politica, altro che quote. Sempre verifiche nuove, e rimetterci in gioco, e sostenere prove su prove, a dare il meglio di noi stesse. Poi vederci sorpassare da chi sta nelle quote.
Quali?
Le reiterate, inamovibili, durature “Quote celesti”.
Non è forse vero che esistono quote di potere, sedie nelle stanze dei bottoni, poltrone di comando, e luoghi delle decisioni di immutabile colore celeste ?
Sì celeste. Quote celesti in Parlamento, al Governo, nelle Commissioni, nei Consigli di Amministrazione, nelle direzioni generali di Enti, e dappertutto. Quote di colore celeste. E allora perché dovremmo noi avere la balzana idea di chiedere quote rosa? Per confermare le quote celesti?
No, no! Le quote mi fanno venire i capelli dritti. Quelle rosa poi perché? Per dare ai “quotati” celesti l’alibi di usare le quote rosa per sistemare donne di loro scelta?
Non sarà troppo?
Il 70-80% sono quote celesti, il restante diventa “quotarosa-in-quotaceleste“. E le persone che camminano con le proprie gambe e ragionano con la propria testa di che colore sono?

Davvero. Scusate se mi irrito, ma è più forte di me. Vorrei sentire solo frasi del tipo:
Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza…Tutti.. hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione…
Sono frasi semplici della nostra Costituzione. Significano che a parità di merito, donne o uomini che siano, devono potersi fare avanti senza trovare ostacoli al loro progresso. Chiaro no? I colori non c’entrano. C’entrano l’onestà e la correttezza contrapposte all’ingordigia e alla prepotenza.
Per questo ho dato inizio ad una causa. E mercoledì vi invito a Milano.
Senza colori. Donne e uomini con l’onestà intellettuale di ritenersi pari davanti alla legge e a Dio.
Wanda Montanelli

mag 30

Questa è la storia di Annarita, una donna impegnata da molti anni nell’Italia dei Valori, identica nella sostanza a tante altre nel vasto territorio italiano in cui donne e uomini si sono messe in azione cedendo all’attrazione politica del progetto di cambiamento di Antonio Di Pietro.
La lettera di dimissioni di Annarita da Idv ha tratti interessanti che con pochi cenni riferiscono più di mille righe scritte talvolta senza costrutto. Lei scrive: “Sono entrata nell’Italia dei Valori affascinata dall’entusiasmo di mio marito nei confronti dell’allora movimento dell’On. Di Pietro”.

Donna energica e con le idee chiare Annarita ha compiuto nel tempo, e fino ad oggi, un lavoro di costruzione politica sul territorio del Lazio mettendo in piedi una postazione Idv da cui accrescere i consensi al partito e realizzare un’ eccellente attività di servizi alla cittadinanza.
E’ capace Annarita; in grado di passare dal pensiero all’azione con fulminea velocità. Una perla per chiunque abbia un po’ di intelligenza politica e lungimiranza, ma non per chi ha sindromi da cuculo come taluni personaggi che abbiamo avuto la sfortuna di incontrare nella nostra vita.
Non vi posso raccontare tutto perché l’impegno di anni non si narra in poche righe, vi assicuro pertanto che Annarita ha reso moltissimo al nostro partito. Il suo contatto con me è iniziato quando, anni fa, le fu data dal Sindaco della sua città la delega alle pari opportunità. Lei si è riferì a me affinché da responsabile nazionale del Dipartimento dessi un’occhiata al suo progetto. Devo dire che non c’è stato bisogno di aggiungere nulla ai documenti programmatici che aveva preparato e il lavoro sulle pari opportunità partì subito. Ma un altro compito, ancora più gravoso e importante è stato realizzato da Annarita, ed è quello inerente la delega per la lotta all’Usura.
Coordinando ben cinque comuni lei realizzò lo “Sportello Intercomunale Antiusura della Provincia di Roma”; e poi, visto il successo riscontrato e i risultati tangibili, nel gennaio 2006 ha inaugurato il “Secondo Polo Territoriale delle Sportello Antiusura della Provincia di Roma”.
Oltre a questo Annarita di cose ne ha fatte molte. Ha gestito una campagna di solidarietà, organizzata a Roma dalla Caritas Diocesana come Responsabile dello Sportello e componente del Consiglio direttivo, e in questa funzione ha erogato alle famiglie bisognose ed piccole imprese, molte centinaia di migliaia di euro.
Sul tema della lotta all’usura ha partecipato ad incontri ed eventi e presentato relazioni pubblicate dal Ministero dell’Interno-Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione.
Tutto questo in nome e per conto di Italia dei Valori.
Che altro?Vogliamo parlare della sede Idv di zona che con grossi sacrifici personali Annarita ha aperto insieme al marito, entusiasta fautore delle politica dipietrista?
Qui si aprirebbe un capitolo a valanga, con sedi, tante sedi, dalle alpi alle Piramidi. Sezioni di partito auto-finanziate dagli stessi attivisti per anni ed anni.
Lasciamo perdere… l’argomento è impegnativo.
Che parli chi è dentro tali situazioni… Vado al sodo, perché la faccenda che mi preme è l’uso strumentale delle donne e delle nostre lotte per le pari opportunità. Avviene questo nella sindrome da cuculo. Poiché la razza di uccelli in habitat naturale non è gradita al prepotente di turno, un giorno si mettono in cova elementi estranei.
O come scrive Gianluca Perini dalle Marche “si inseriscono virus estranei in cellule sane…”* .
Ma allora la faccenda riguarda uomini e donne?

Chiudo per dire che per Annarita è stato posto il veto riguardo ad un possibile assessorato, che la stessa è stata umiliata con frasi dimostranti quanto poco il lavoro sul territorio e sui bisogni della cittadinanza sia apprezzato. E dulcis in fundo è arrivata l’amica di un nostro parlamentare, una certa
C. M che ha scavalcato, con l’incarico politico che le è stato assegnato, la nostra intrepida referente di zona alla quale è stato detto tout-court che dovrà prendere “disposizioni” da questa C.M., ultima arrivata e amica del potente Idv di turno (…si fa per dire tutto è relativo..) .
Ed Annarita, impegnata da tanti anni a costo enormi di sacrifici personali, ha ritenuto che non le resta altro da fare che dimettersi.

Allora io mi domando…”la lotta per le pari opportunità, gli appelli per le leggi paritarie, le istanze a Ciampi e a Napolitano, i presidi davanti al Parlamento, i convegni, le tavole rotonde i dibattiti, il triplo salto mortale per conciliare famiglia-lavoro- politica, i refendum, i tavolini per raccolta firme per i candidati, le assemblee permanenti, i verbali, il volantinaggio, insomma l’impegno l’investimento emotivo, l’idealità, l’esborso economico.. tutto questo è finalizzato a che cosa…?
Ah, sì…a fare spazio a tutti coloro quali arrivano sul carro in corsa, diventano assessori, parlamentari, sottosegretari, consiglieri, e occupano ogni posto occupabile (tutti tranne che quelli di manovalanza). Poi gli stessi hanno di solito due modalità comportamentali:

a) decidono dopo poco “Idv no-bbuona” e se ne vanno (nel Gruppo misto, da Berlusconi, ovunque d tiri vento favorevole. “Dove va la barca va baciccia” – ricordate lo sketc di Gilberto Govi? )

b) Restano e meditano come fare ancora danno.

Dopo questo andirivieni, chi da decenni osserva lo scenario magari pensa..”Quando tutti saranno sistemati finirà l’occupazione..” Invece no. Non è così! C’è la seconda tornata, quella delle amiche! Ecco in che consistono le Pari Opportunità per certi soggetti senza imbarazzi.
Una volta sistemati loro diventa doveroso trovare una collocazione “paritaria” per le amiche, le fidanzate, le figlie del preside della scuola di quando erano piccoli, la nipote dello zio a cui devono un favore, tutte e tutti, fuorché la gente che se lo merita, come Annarita.
Il primo passo è la sostituzione. Sostituzioni di donne referenti ne avvengono in ogni luogo: dalle isole al centro, da nord a sud, dal Manzanarre al Reno.
Alle donne in gamba vien detto di farsi da parte perché in virtù delle lotte per i diritti delle donne, si collocano persone che pur di genere femminile, non contribuiranno al raggiungimento dei diritti paritari poiché non sono altro che propaggini di uomini con l’abitudine a prevaricare sugli altri.
La cosa che mi dispiace di più è che ci siano donne che si prestano a questo gioco infame. Nulla contro di loro quando sono strumenti inconsapevoli di astuti volponi della politica (attenzione ho scritto astuti non intelligenti perché l’intelligenza politica è un’altra cosa).
Annarita scrive di non aver nulla di personale contro la nuova arrivata C. M. Solo vorrebbe, come logico che sia, che chi arriva all’ultimo minuto si metta in coda.
Queste e altre sono le discriminazioni subite da Annarita e profonda amarezza si riscontra in una frase della sua dettagliata lettera di dimissioni: ” Non è un comportamento che ci si aspetta dal Segretario Regionale, né da un vecchio amico, né da un Senatore: non è giusto, non è leale, non è accettabile, non è corretto, né sul piano umano né su quello politico”.
Sono dispiaciuta e amareggiata anch’io per questa ennesima percossa verso una persona di valore che merita considerazione e rispetto..
La consolazione è nell’attestazione di stima che il Sindaco ha dato ad Annarita, rispondendole che non accetta le sue dimissioni e che le lascia le deleghe perché in lei ha fiducia a prescindere dal partito dal quale si è dimessa. Non male, no?

Ecco. Sono storie di donne, uomini e soggetti invadenti e irrispettosi.
In tante/i e tanti mi scrivete. Annarita mi ha dato il consenso di pubblicare la sua vicenda.
Dovremmo fare la conta di quante uova di cuculo sono in cova..

Roma 29 maggio 2007 Wanda Montanelli

* “Quest’ uomo è come un virus, s’introduce nel partito “ospite” poi si replica inserendo con ogni mezzo i suoi uomini in più posti possibile, distrugge le cellule buone, i tuoi coordinatori di ogni livello, finché l’ospite schioppa ed il partito muore. Allora, da bravo virus, aspetta qualcun altro e poi ci si attacca..” (dal blog di Di Pietro: Postato da: Gianluca Perini | 16.05.08 14:59)

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