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	<title>Wanda Montanelli Blog &#187; Pari Opportunità</title>
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	<description>Il Blog ufficiale di Wanda Montanelli</description>
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		<title>Sindrome cinese</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 19:08:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La stampa cercando lo scoop sollecita risposte sull’art. 18. Lo ha fatto anche Lucia Annunziata sabato 22 gennaio sul suo programma della Rai In mezz’ora. Ha reiterato la domanda, pressando e dando quasi per scontato l’intervento del governo sul punto cruciale dello Statuto in aperta discussione mediatica, ma Monti non ha dato conferme se non indirette. E’ una sua tattica verbale esprimersi per litote. Il giorno dopo invece alcuni quotidiani hanno aperto con il titolo”Monti dice no ai tabù sull’art. 18!”.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><em><span style="font-size: 13pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">L’art. 18 per un’ astrusa lotta di classe</span></em></strong></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">La stampa cercando lo scoop sollecita risposte sull’art. 18. Lo ha fatto anche Lucia Annunziata domenica 22 gennaio sul suo programma della Rai <em>In mezz’ora</em>. Ha reiterato la domanda, pressando e dando quasi per scontato l’intervento del governo sul punto cruciale dello Statuto in aperta discussione mediatica, ma Monti non ha dato conferme se non indirette. E’ una sua tattica verbale esprimersi per litote.  Il giorno dopo invece alcuni quotidiani hanno aperto con il titolo”Monti dice no ai tabù sull’art. 18!”.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">LA MINORANZA RUMOROSA CHE ODIA L’ART. 18<br />
Le statistiche stabiliscono che due lavoratori su tre sono tutelati dal famigerato articolo dei lavoratori. Ci sono interpretazioni e verità di parte anche nella lettura dei sondaggi. Ma non importa. La maggior parte degli italiani amano l’art.18. Alcuni lo odiano. Sono pochi ma fanno più chiasso dei molti. E’ una “minoranza rumorosa” che ad ogni problema che presenta l’Italia tirano fuori l’art. 18. Come se fosse una pozione magica in grado di fare miracoli e risollevarci da ogni cosa attanagli l’esistente. Sembrano essere convinti che tutti i mali del Paese scaturiscono dal fatto che “un lavoratore non può essere licenziato senza giusta causa”. Sicché se da domani ogni lavoratore potrà essere preso a calci senza giusta causa andrà a posto tutto. Abbiamo problemi di pil, delinquenza minorile, violenza alle donne,  alluvioni, ambiente disastrato, ecc… Ma ciò che importa più di tutto è  l’art. 18. Come se abolito quello l’Italia risorgesse!<br />
E’ un fatto di principio, ed è un vero feticcio simbolico. Ma lo è per loro. Non per i lavoratori! Lo è per chi ogni sera va a dormire e pensando all’art. 18; ogni mattina si alza con un cerchio di mal di testa ed  convinto che non gli passerà se non cancellano l’articolo 18.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Mentre per i lavoratori lo Statuto è una norma di garanzia e civiltà, amata quasi quanto la Costituzione, per costoro lo stesso insieme di <em>norme civili sul lavoro</em> diviene un  totem da incubo,  che si specchia nella loro  turbata coscienza  e non li fa appisolare  la notte. E’ un’ossessione. Sognano tute di operai con macchie di grasso di automobili indossate da uomini muscolosi che invadono le piazze e manifestano scandendo “<em>DI-CIOT-TO, DI-CIOT-TO, DI-CIOT-TO</em>”. L’incubo nasce credo da malcelati ancoraggi al loro “status” sociale, e diviene  una specie di braccio di ferro da vincere ad ogni costo. E’ una lotta di classe. E’ vero lo è. Ma chi dichiara guerra non sono i lavoratori che già ai primi chiarori dell’alba hanno ben altro a cui pensare.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Penso che molte di queste minoranze rumorose dovrebbero essere grate allo statuto dei lavoratori e all’art. 18. Gli permette di confermare se stessi e di campare di rendita  (dal punto di vista mediatico si capisce) ritrovandosi sulle prime pagine di giornali, blog, social network e pubblicazioni più o meno dotte.<br />
Da noi ogni volta che si dibatte dell’argomento, per esempio, viene menzionato, intervistato, coinvolto immancabilmente Pietro Ichino. E’ una  consonanza automatizzata, come la tombola napoletana: “Uno: l’Italia!; Cinquanta: ‘o ppane!; Diciotto: Pietro Ichino!<br />
Dovrebbe amarlo molto l’art. 18  il  professor Ichino che ogni tanto rinnova la sua fama  e lo riporta in agenda setting.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Preferisco leggere pareri di donne come Rosy Bindi, la quale giustamente afferma che la nostra <a title="la priorità è il precariato" href="http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?id=201201230918102968&amp;chkAgenzie=TMFI" target="_blank">priorità è il precariato</a> non l’art.18. Chiara Saraceno in un <a title="Articolo di Chiara Saraceno" href="http://triskel182.wordpress.com/2012/01/23/contratti-unici-e-capitale-umano-chiara-saraceno/" target="_blank">articolo su Repubblica</a> del 23 gennaio scrive: “…Se la creatività della classe imprenditoriale italiana si applicasse ai prodotti e ai processi produttivi con altrettanta intensità di quella sfoggiata nell´utilizzare le possibilità offerte dai contratti di lavoro per non investire nel capitale umano, forse avremmo minori problemi di competitività in Europa e nel mondo”.  Susanna Camusso conferma che la <a title="La vera occupazione è a tempo indeterminato" href="http://www.confcommercio.it/home/SALA-STAMP/Rassegna-s1/Nazionale/23-01-2012.pdf" target="_blank">vera occupazione</a> è a tempo indeterminato, e ha ragione perché solo chi ha certezze e basi sicure investe e fa muovere l’economia. <a title="Ministro Elsa Fornero" href="http://www.diredonna.it/elsa-fornero-vuole-aumentare-i-salari-65299.html" target="_blank">Elsa Fornero</a> ministro del Welfare, ha ben preciso il concetto che se i salari sono bassi l’economia si ferma. Allora i due principali motivi della stagnazione sono il precariato e i salari bassi. Mi domando quante volte mangia in un giorno Jamie Dimon, il banchiere di JP Morgan Chase Bank  che ha appena registrato il  50% dei profitti, e quanti caffè beve l’altro 10% della elite mondiale che come lui controlla l’83% di tutte le ricchezze. Quante volte mangiano e bevono? Tre, cinque?<br />
Quanti tubetti dentifricio usano in un mese?  Quante paia di scarpe comprano in un anno, dieci,  cento?  E nei bar, nelle panetterie, nei taxi, nei cinema, dal ferramenta, dal fisioterapista, dal parrucchiere, dal libraio, in palestra, a scuola, in piscina,  a quante volte vanno in un anno?<br />
Ammettiamo che il quoziente di media sia dieci, e che il  quoziente 10 soddisfi tutti i bisogni &#8211; anche esagerati &#8211; di quel 10% che detiene l’83% della ricchezza mondiale, come si fa a non capire che quella quantità di ricchezza in poche tasche e non utilizzata per consumi, crescita, cultura, cibo, nascite, cure, divertimento del 90% della popolazione mondiale <strong> è la causa della stagnazione</strong>.  Come si fa a non capire che il benessere va re-distribuito?<br />
Non c’è articolo 18 che possa fare il miracolo se la ricchezza resta in tasca ai pochi, ai quali non si può chiedere di scoppiare mangiando 90 volte al giorno al posto di chi  non mangia, e nemmeno di moltiplicare la loro soggettività vivendo tutte le opportunità – che sono fattori di crescita imprenditoriale, sociale, culturale – che i precari e i poveri non vivono.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">EGOISMO E MALA FEDE: SINDROME CINESE<br />
Penso che ci sia una notevole dose di malafede in chi attacca i diritti dei lavoratori. La scusa più banale è che non possono esistere due categorie sociali tra i lavoratori stessi. Quelli iperprotetti (ma perché iper?)  e quelli allo sbaraglio.  E piuttosto di estendere la protezione a tutti, si pensa di abolire i diritti a chi ce li ha, e allargare il precariato. A questo punto mi chiedo se per sollevare i terremotati dal vivere nei container si renda necessario mandare in  abitazioni precarie tutti gli altri cittadini che una casa invece ce l’hanno; o  se per essere equi con chi rischia di annegare in un naufragio occorra buttare a mare tutti, anche chi una scialuppa di salvataggio l’ha trovata.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Probabilmente  il modello che li convince è quello cinese. Ed è grazie a queste balorde teorie  del “mal comune mezzo gaudio” che hanno così proliferato in Italia aziende che non avrebbero diritto di esistere nemmeno nei paesi del terzo mondo. Ditte che si trovano nel limbo del non diritto. Vivono in Italia ma è come se fossero in un interregno senza governo. Sono cinesi soprattutto, ma anche padroncini italiani che degli stessi si avvalgono in subappalto, ed a loro è permesso tutto: lavorare 12-14 ore, dalla mattina alla sera, sette giorni su sette. Coinvolgere bambini e vecchi nella produzione realizzata in maniera strenua e ripetitiva. Mandare i loro incassi (al netto delle tangenti ai prestasoldi che li hanno condotti in Italia) nei loro paesi d’origine. Ebbene l’economia del bel Paese non potrà mai competere con questi schiavi moderni. Per quale motivo nessuno parla di questa realtà tra i dotti professori che hanno la bacchetta magica della soluzione per la crescita?  Nessuno prende in considerazione questa concorrenza sleale perpetrata dai cinesi, ma che se fossero italiani o  svizzeri sarebbe lo stesso.<br />
Perché invece di farsi scudo dei precari italiani, nell’odioso tentativo di porre i lavoratori uno contro l’altro, padri contro figli, affermando che sono quelli tutelati dall’art.18 a frenare la nascita di nuovi posti di lavoro, non vanno al cuore del problema ? Mi chiedo come mai nessuno si ponga il dubbio che 54mila ditte cinesi esistenti senza regole in un paese “a parte” che potremmo chiamare <em>Cinalia</em>” non abbiano frenato l’economia italiana e chiuso la possibilità di nuovi posti di lavoro nelle aziende manifatturiere di borse, scarpe, divani, mobili, eccetera. Ditte che avrebbero potuto essere impulso alla crescita, con diritti, tasse pagate, e posti di lavoro veri, non  lager  in cui si raccolgono persone che per bisogno accettano lo condizione di schiavitù, si nascondono nei sotterranei di “terre di nessuno”, dove nessuno va a bussare, se non qualche coraggioso giornalista, come Riccardo Iacona, o Emily de Cesare che in <a title="Crash, reportage di raitre" href="http://www.crash.rai.it/sito/scheda_puntata.asp?progid=1533" target="_blank">Crash, il reportage di Raitre</a> in  onda in ore notturne  ci fa sapere: “<em>C&#8217;è un settore nell&#8217;economia mondiale che non sembra risentire della crisi globale: è la grande industria manifatturiera di provenienza cinese. Nel nostro Paese, negli ultimi 8 anni, gli imprenditori cinesi sono aumentati del 150%, superando la soglia delle 54.000 ditte, e il fatturato annuo è di circa 2 miliardi. Un modello di mercato che però troppo spesso sembra basarsi sul non rispetto delle regole: il più delle volte si lavora in capannoni alveare dove si mangia, si dorme e soprattutto si lavora clandestinamente. I cinesi sono al primo posto nel flusso di rimesse all&#8217;estero e questo un fiume di denaro è in gran parte denaro contante, che sfugge ai controlli del fisco italiano</em>”.<br />
Il servizio dimostra che nessuno di questi imprenditori cinesi prende denaro con assegni o con carte bancomat. Non risulta nulla. Anche se si tratta di pagamenti in migliaia di euro i cinesi esigono pagamenti cash, un biglietto sull’altro.<br />
Questo denaro che va all’estero non è denaro tolto al reinvestimento e alla crescita in Italia?<br />
Perché non si fanno controlli obbligando tutti a rispettare le leggi italiane? A chi conviene avere questi modelli di efficienza schiavista? Cosa è, cosa sono? Campi di osservazione di alienazione umana? Modelli di efficienza da cui apprendere come il lavoratore schiavo è felice di stare 14 ore sulla macchina da cucire senza alzare la testa e mai distrarsi nemmeno per osservare scorrerie di sorci che attraversano il capannone in lungo e in largo?.<br />
Se è questo il modello bisogna essere chiari e convenire che la “sindrome cinese”, è anche connivenza con il loro sistema, favoreggiamento di tutti coloro che potendo farlo non intervengono, ed hanno solerzia al contrario per sviluppare teorie sulla “crescita” che affama i più poveri. Soggetti che in malafede sostengono come i lavoratori stranieri siano felici di restare in schiavitù, mentre  intervistati a quattr’occhi questi nuovi oppressi sognano il “modello Italia” con turni di lavoro di otto ore, riposo del fine settimana, ferie, e diritti.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Non sarebbe meglio invece di copiare il peggio imitare i virtuosi? A Davos, nel  World Economic Forum, <a title="Modello nordico" href="http://www.amb-norvegia.it/News_and_events/Notizie-in-generale/Portando-il-modello-nordico-a-Davos/" target="_blank">il modello nordico</a> risulta vincente, e non solo perché vi sono territori con maggiori opportunità, ma perché l’intelligenza e l’altruismo sono spesso premianti. Eppure lì se ne pagano molte di tasse, ma nessuno si lamenta perché i soldi son ben impiegati e funziona tutto. Federico Rampini sul suo blog di La Repubblica titola “<a title="Blog di Federico Rampini" href="http://rampini.blogautore.repubblica.it/2011/01/27/davos-udite-udite-scopre-le-diseguaglianze/" target="_blank">Davos, udite udite, scopre le diseguaglianze</a>” e si chiede se la superélite globale che si riunisce come ogni anno al WEF abbia finalmente compreso che l’eccesso di “hubris” dei ricchi può provocare l’inizio della loro fine. “Sarà la miccia per l’esplosione di conflitti sociali gravi?” .<br />
Scrive Rampini che  Jacob Hacker e Paul Pierson, i due scienziati della politica più discussi in questi giorni, smontano le teorie sull’inesorabilità dei due trend:  globalizzazione e progresso tecnologico, ed affermano  che <strong>le diseguaglianze sociali non sono affatto fatali, sono “fabbricate” dal sistema politico</strong>: “…Da una politica definita come un gioco di carte:  “Il vincitore prende tutto”. L’economia e la politica del “vincitore prenditutto” sono malsane: le oligarchie esercitano un’influenza sproporzionata sui governi; “vecchie liberaldemocrazie diventano delle plutocrazie con livelli di diseguaglianza paragonabili al Ghana, al Nicaragua, al Turkmenistan”.<br />
Ecco, appunto, paragoni al sottosviluppo e alle disuguaglianze di altri territori come nella sindrome cinese che si diffonde in Italia. Speriamo che i nuovi egoismi dettati dalla paura possano chiarire bene cosa e come cambiare impegnandosi a realizzare società meno ingiuste.<br />
Al Consiglio europeo di Bruxelles del 30 gennaio Nicolas Sarkozy anticipa che ha intenzione di fare da apripista con la Tobin Tax sulle transazioni finanziarie. E’ la seconda azione degna di un buon capo di Stato che mette in atto. L’altra è la  legge francese che punisce il negazionismo del genocidio armeno. Direi che in questo caso dimostra di sapere che la prima “fabbrica” di equità è il sistema politico.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">30 gennaio 2012, Wanda Montanelli</span></p>
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		<title>SARA’ DAVVERO L’ULTIMO INCONTRO  PERCHE’ TI UCCIDERA’</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Nov 2010 14:54:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[. Cosa porta il cuore delle donne ad essere così cedevole da andare incontro alla morte? Emiliana era giovane e bella, con una vita davanti e prospettive di felicità, nonostante il brutto ricordo delle coltellate inferte alla sua gola. Brutte cicatrici nel corpo e indelebili nell’anima. Emiliana ha ceduto alle richieste pressanti del suo ex [...]]]></description>
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<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Cosa porta il cuore delle donne ad essere così cedevole da andare incontro alla morte?<br />
Emiliana era giovane e bella, con una vita davanti e prospettive di felicità, nonostante il brutto ricordo delle coltellate inferte alla sua gola. Brutte cicatrici nel corpo e indelebili nell’anima.<br />
Emiliana ha ceduto alle richieste pressanti del suo ex fidanzato per avere un “incontro chiarificatore”, e come per il copione scontato di un drammaturgo con poca fantasia è stata barbaramente uccisa. Questa volta con trenta pugnalate. Il suo assassino, Luigi Faccetti di 24 anni era agli <a href="http://www.diritto.net/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=6311:omicidio-eliana-femiano-confessa-lexcondannato-a-8-anni-aveva-fatto-solo-5-mesi-carcere&amp;amp;catid=260:bambini-coraggiosi&amp;amp;Itemid=177" target="_blank">arresti domiciliari</a>, per il precedente tentato omicidio contro Emiliana, ed è riuscito, non si capisce come sia possibile, a far sì che la sua vittima lo raggiungesse da Villaricca fino a Latina dove lui viveva.<br />
Emiliana è l’ennesima vittima di uomini che non accettano di essere lasciati. Presso la casa Internazionale delle donne di Roma c’è un’intera parete di immagini e storie di donne uccise così.<br />
Il fenomeno è ripetuto come per un rito sacrificale. Le modalità sono sempre le stesse: un appuntamento in macchina, a casa, o per strada, allo scopo di chiarirsi. “Sarà l’ultimo incontro” dice lui, ed è sincero, caspita se lo è! Non mente. Sarà davvero l’ultimo perché cancellerà la sua ex innamorata dalla faccia della terra. Mai un uomo può essere più sincero di quando promette “non ti importunerò più dopo quest’ultima volta”. E mica si può importunare più chi sta dentro una bara!<br />
“Parliamo per l’ultima volta”, dice lui. Lei dubita, ma come si fa dire di no? Lui implora al telefono, con biglietti, con sms. Lei ci crede. Esce di casa e va speditamente incontro alla sua morte  annunciata<br />
Sono tanti i motivi che permettono il ripetersi di questa trama apparentemente banale. Spesso i tentativi dell’ex innamorato di riallacciare il rapporto, secondo l’esperta forense Rosemary Purcell, generano nella donna “complesse e confuse emozioni”. La persistente forma di vittimizzazione dell’amante respinto “induce la persona che la subisce ad interrogarsi sui propri atteggiamenti, a ritenersi in qualche modo responsabile delle azioni del persecutore, soprattutto se si tratta di un ex partner, e questo tipo di interpretazioni è, a volte, avallato dai giudizi altrui”.<br />
L’uomo assillante perché respinto, rientra molte volte nella categoria delle persone socialmente inadeguate, frutto di una cultura, diffusa attraverso stampa e  tv, che oggettivizza il corpo delle donne. L’indottrinamento che deriva da tali agenzie culturali è la divulgazione di modelli persecutori che concepiscono l’intrusività indesiderata come un modello vincente per l’uomo.<br />
La donna oggettivata, non più pensata come persona, è la cosa di cui l’uomo si sente proprietario, e sappiamo bene che una “cosa” non può decidere di andarsene, né può essere data ad altri senza il beneplacito di chi ne ha il possesso. Non si tratta quindi di amore, ma di egocentrismo esasperato; di senso del possesso che ignora del tutto i desideri, i sentimenti, le paure, i sogni, i progetti di vita di colei che il persecutore dichiara di amare.<br />
Se andiamo a ricercare tra i concetti interiorizzati della donna, è esplicativo un testo basato sulla interpretazione di codici affettivi contrapposti maschio/femmina. “<em>Carmen Adorata, Psicoanalisi della donna demoniaca</em> (Milano, Longanesi, 1985),” è un lavoro di <a title="Franco Fornari" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Franco_Fornari" target="_blank">Franco Fornari</a> che approfondisce in chiave psicoanalitica  l’opera di Georges Bizet, Henry Meilhac, e Ludovic Halévy. In questo affascinante studio dei personaggi di Carmen e Josè troviamo “i codici fondamentali che travagliano l&#8217;anima femminile: essere donna ed essere madre”, con l’incessante sovrapporsi tra la donna divina e la donna demoniaca. Dualismo che porta la seducente sigaraia e divenire vittima sacrificale nell’esito finale del conflitto irrisolto.<br />
José chiede: <em>Tu ne m’aimes plus?</em> Carmen risponde: <em>Non, je ne t’aime plus!</em> » e  quando lei restituisce l’anello a Don Josè lui la uccide.<br />
Sono significative le parole, estratte tra le altre: “Tu non mi ami più, che importa, dal momento che ti amo ancora, io… La catena che ci lega, ci legherà fino alla morte&#8221;.<br />
Mi chiedo a questo punto che fine ha fatto José, o che altro è successo dopo che Otello ha ucciso Desdemona. Don José rivela davanti a tutti il suo delitto, Otello si toglie sua volta la vita. Esiste ancora in queste vicende la categoria morale dell’espiazione. Espiare per meditare sul male fatto, per pentirsi e dare il giusto valore alla vita che si è voluto spezzare. Più è alto tale valore più è profondo il pentimento, meno si ha voglia di uscire dal proprio stato di penitente addolorato.<br />
Credo però che la contrizione sia un termine totalmente cancellato dalla forma mentis di chi oggi  compie dei crimini. Del finto ravvedimento non se ne sente il bisogno. Si avverte come assente il legame tra pentimento ed espiazione, e si assiste invece, in chi commette reati, all’immediato ritorno alla vita allegra. Gran parte degli omicidi ritrovano subito le ragioni della loro squallida sopravvivenza, con la voglia di riprendere prontamente la vita di prima e magari andare a ballare in discoteca. Per questo oggi più nessuno confessa, e se pure inchiodati da prove e testimonianze negano e negano per vivere bene da subito un nuovo capitolo di vita superficiale, senza radici nell’anima e probabilmente ancora violenta.<br />
Ricordiamo che in Italia, ogni tre giorni una donna viene uccisa da un uomo che diceva di amarla. Non è amore quando si pensa “O mia, o di nessun altro”. Chi ama davvero, pur tormentato, desidera la felicità della persona con la quale ha condiviso un pezzo di esistenza e sa che un giorno potrà rivederla senza soffrire perché sarà cresciuto e cambiato.<br />
Secondo una recente ricerca della Casa Internazionale delle Donne di Roma dal 2006 in poi si registra un aumento costante dei femminicidi. Nel 2010, fino a novembre, sono 116 le donne uccise e molte di loro sono state colpite da mariti, amanti, o fidanzati.<br />
Alcuni di questi crimini rientrano nella fenomenologia dello stalking che, nonostante la buona nuova legge, è in aumento. Si può distinguere la tipologia del molestatore aggressivo, anche sconosciuto, o dell’amante abbandonato che non sa regolare se stesso in un nuovo percorso deprivato della donna oggettivata. Nel primo caso – secondo <a title="Vincenzo Mastronardi" href="http://host.uniroma3.it/docenti/mastronardi/pages/curr.htm" target="_blank">Vincenzo Mastronardi</a> “Lo stalker molesta la vittima attraverso comunicazioni intrusive (telefonate, posta, minacce sms ecc&#8230;); attraverso il controllo diretto (controllo nei luoghi pubblici o privati come posto di lavoro o abitazione); attraverso il  controllo indiretto  (segue,   spia,   sorveglia,   tiene   sotto   controllo   il   portone   di   casa,   tiene   sotto controllo il computer della vittima attraverso l’utilizzo di programmi e software specifici di   gestione   remota);  attraverso  minacce   di  violenza;   violenza   fisica;  vandalizzazioni varie (es. bucare le gomme dell’auto); violazioni di domicilio; l’abnorme invio di fiori; messa in rete di immagini sessuali della vittima;  invio alla vittima di  e-mail  pornografiche;  furto di   identità della vittima per invio di false comunicazioni a familiari, amici, colleghi o conoscenti di quest’ultima; (…) .”<br />
La casistica dello stalker tipico è estesa, ma anche l’uomo abbandonato di cui abbiamo fiducia può giungere a colpire a morte la propria donna, agendo grazie ad una serie di approcci volutamente edulcorati. Quando vi dirà di non essere arrabbiata, di ricordare i bei giorni d’amore vissuti insieme; quando vi supplicherà di non distruggere il vostro grande amore, e ripeterà ti amo, non credetegli.<br />
Senza rinfacciarglieli, perché anche il farlo sarebbe cadere nella stessa trappola, ricordate a voi stesse i momenti brutti, gli insulti, le frustrazioni, le percosse, le minacce. E’ questo che dovete ricordare per mettere una distanza incolmabile tra voi e lui. Evitando di rispedire indietro i regali, interagire, rimandargli le lettere, rispondere agli sms. Non fate nulla di tutto questo e rammentate che ogni donna in questi casi avverte dei sensi di colpa fortissimi. Nel bilancio del fallimento attribuisce a se stessa gli errori, l’inadeguatezza, l’essere causa di un dolore incommensurabile. Dovete sapere che è comune nelle donne che decidono di separarsi, una sorta di <a title="Sindrome di Stoccolma" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_di_Stoccolma" target="_blank">Sindrome di Stoccolma</a>, ed è questa una delle causa dell’imprudenza fatale.<br />
Quando vi chiederà piangendo “Vediamoci un’ultima volta”, e magari aggiungerà: “Questo me lo devi, per tutto quello che c’è stato tra noi. Ti chiedo solo un “ultimo incontro chiarificatore”. Rammentate che vi sta chiedendo il permesso di uccidervi.<br />
Allora non andate all’appuntamento. Siate generose con voi stesse, e siate generose con lui. Impeditegli di diventare un assassino. Un giorno, a cuore e cervello snebbiato, vi sarà grato del vostro rifiuto.<br />
25 novembre 2010. Wanda Montanelli</span></p>
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		<title>LA GIUSTIZIA GIUSTA CHE SERVE A DAVIDE</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Oct 2010 13:59:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A gran voce si chiede una giustizia tempestiva e il primo requisito di giustizia giusta è proprio la celerità dell’esito finale perché se la sentenza arriva quando i contendenti sono passati a miglior vita o sono troppo anziani e rincitrulliti per capire che il giudice gli ha dato ragione non ha più senso]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">A gran voce si chiede una  giustizia tempestiva  e il primo requisito di giustizia giusta è proprio la celerità dell’esito finale perché se la sentenza arriva quando i contendenti sono passati a miglior vita o sono troppo anziani e rincitrulliti per capire che il giudice gli ha dato ragione non ha più senso.<br />
La macchina farraginosa che porta avanti lentamente le istanze dei cittadini derubati di un diritto deve modernizzarsi e su questo si può essere tutti d’accordo.<br />
Serve perciò “uno scatto d’efficienza” e servono “scelte coraggiose” ha detto di recente il nostro presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.<br />
Pier Camillo D’Avigo, Consigliere della Corte di Cassazione i cui <a href="http://www.youtube.com/watch?v=POzL3a7OewM&amp;feature=player_embedded#!" target="_blank">interventi sui mali della giustizia</a> sono di una concisione e un’arguzia pregevoli, dichiara che in tema di giustizia il reato più odioso è quello che offende i più deboli.<br />
Alla domanda: “Allora sei di sinistra?” risponde: “L&#8217;etica del cavaliere medioevale di soccorrere i deboli e gli orfani, era di sinistra?”.<br />
La confusione che si crea nell’etichettare soggetti pubblici che svolgono la loro funzione con bravura e correttezza in “azioni di destra” o “di sinistra” non porta giovamento a Davide.<br />
Davide è l’uomo onesto che si affida, quando non riesce a trovare affermati i propri diritti, ad una magistratura che non intende colorare di rosso, di bianco o di nero. Un’istituzione <em>super partes</em> proprio in virtù dell’art.3 della Costituzione.<br />
E allora siccome Davide non ha altri mezzi per trovare conforto e ristoro se non l’affidarsi ad un soggetto “terzo”, superiore a se stesso e al proprio antagonista riguardo alla questione che ostacola il suo pieno diritto di cittadinanza, risulta di fondamentale importanza mantenere la sua fiducia nella magistratura.<br />
L’eccessiva lunghezza delle cause fa perdere tasselli importanti nello spazio vitale di ognuno. Il che si può riferire a procedimenti civili, ma ancor più a reati penali che incidono in maniera devastante nell’esistenza umana. Quindi non c’è maggior danno in tema di giustizia che il perdersi in diatribe politiche, o in inseguimenti su norme che riguardano pochi. Specie se questi pochi hanno nulla a che fare con Davide, ma piuttosto sono dei “super Golia” con un multistrato di protezione dato dal proprio <em>status</em>, che spesso è economico, sociale, politico, istituzionale, e di “potere” manifesto o occulto in quantità enormi di intrecci pubblici.<br />
“<em>Leggi ad personam</em>” è la locuzione più inflazionata di questi tempi. Se vogliamo dirla semplicemente si tratta di leggi personalizzate a proprio uso e consumo. Come se tutto l’imponente apparato dei due Parlamenti, le 945 cariche istituzionali di Camera e Senato, le Commissioni,  il Sistema civile li abbia architettati e Iddio li tenga in vita per  una o poche persone.<br />
“<em>Tutti travagghiarono e ficero a iggio</em>”	 dice un vecchio motto siciliano per schernire la pretesa di mobilitare l’intesse generale a favore di un solo soggetto. Il che è evidentemente al fuori a ogni buon senso, talmente avulso dalla saggezza da apparire poco intelligente. Ma c’è invece un’intelligenza scellerata, o un bisogno estremo di autotutela che muove e concentra certe azioni. Certo il permetterle non si addebita solo a chi le compie, semmai anche a chi certi codici di sistema ha inventato. Poiché abusare del privilegio non è novità di moderna realizzazione, ma esisteva, come esistevano gli spazi “vuoti”, talvolta predisposti, in cui s’è annidata la sfrontata crescita del beneficio personale. Alla faccia di Davide che sta in fila ad attender il suo turno, e non vede l’ora di essere chiamato dal suo giudice per dire, magari con un piccolo inchino e il cappello in mano: “Chiedo giustizia”.<br />
Ma la patologia del caso italiano da che dipende? I giudici sono fannulloni?<br />
Risponde sul tema D’Avigo per dire “Abbiamo la più alta produttività d&#8217;Europa, probabilmente del mondo. La giustizia è lenta per molte ragioni, ma la più importante di tutti è che ci sono troppi processi”. E ancora: “L&#8217;Italia spende per la giustizia quello che spende la Gran Bretagna, dove fanno 300 mila processi penali l&#8217;anno. Noi ne facciamo tre milioni. Abbiamo ogni anno più cause civili nuove di Francia, Spagna, Gran Bretagna messe insieme”.<br />
Spesso reati piccoli portano le cause fino alla Cassazione, come il mancato pagamento di un biglietto del tram o la banale lite tra condomini per chi debba pagare le spese d’elettricità dell’ascensore.<br />
Uno dei motivi che induce al ricorrere in Appello in materia penale è la inesistenza del rischio di vedersi aumentata la pena. Si dilungano le cause all’infinito anche per la volontà dell’avvocato di non arrivare a conclusione. Ad alcuni soggetti conviene perdere tempo per una serie di motivi, tra cui la prescrizione, e il legale può trovare decine di escamotage per far rimandare l’udienza. Per esempio l’assenza del legale di parte in udienza è pretesto di rinvio, mentre sarebbe facile stabilire che chi non si presenta deve mandare un sostituto in grado di seguire la causa perché comunque il procedimento non può avere rinvii per motivi artificiosi.<br />
Insomma  occorre raziocinio e volontà. Leggi adeguate, che non sono fatte dai magistrati, ma talvolta “malfatte” dai legislatori. Servono leggi di facile lettura e interpretazione. Servono mezzi, ma soprattutto l’impegno verso la semplificazione e l’uso del digitale; la notifica e la firma elettronica; la mediazione obbligatoria e veloce delle controversie minimali; nuovi modelli organizzativi del lavoro; misure alternative alla detenzione di chi con comportamenti asociali non può che giovarsi del suo impegno rieducativo nei confronti dei bisogni altrui.<a href="http://detenutoignoto.blogspot.com/2010/07/interrogazione-parlamentare-di-rita_20.html" target="_blank"><br />
Le carceri scoppiano</a>. I radicali che con Rita Bernardini seguono la questione con puntualità e visite ripetute negli istituti di pena  fanno sapere che dal 1o gennaio 2000 ad oggi nelle carceri italiane sono morti 1.688 detenuti, di cui 586 per suicidio.<br />
Ma anche su questo grave problema sembra che si sia fatto poco o nulla. Alcune nuove carceri sono state edificate ma non sono mai state aperte.<br />
Quanto alle semplificazione delle procedure alcune regioni italiane  in accordo con il Cnipa (Centro Nazionale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione) e il Ministero della Giustizia, hanno attivato un protocollo d’intesa per l’erogazione di servizi on line a uffici giudiziari,  come la cancelleria telematica, la rete dei giudici di pace, la gestione trasparente dei beni sequestrati alla criminalità organizzata. Per  ridurre il carico burocratico, risparmiare tempo e denaro, semplificare le procedure e dare giustizia.  Una giustizia che funziona per tutti alla stessa maniera, come l’art. 3 prevede:<br />
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali dinnanzi alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali“.<br />
Il Presidente Napolitano, convinto del contenuto di democrazia di tale articolo, esprimendo le sue perplessità sul “lodo Alfano” che lo coinvolge nell’edificare uno scudo per le alte cariche dello Stato,  <a href="http://www.corriere.it/politica/10_ottobre_22/napolitano-lodo-alfano_51e4d456-ddf3-11df-a41e-00144f02aabc.shtml" target="_blank">rinvia in alcune dichiarazioni</a> al contrasto che si creerebbe tra il lodo e l’art.90 che già prevede da sessant’anni:<br />
“Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell&#8217;esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione”.<br />
Il che per lui può bastare, ma anche per tutti gli italiani che confidano nella democrazia. “…nell’esercizio delle sue funzioni”, è lì la differenza.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Roma 24 ottobre 2010     Wanda Montanelli</span></p>
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		<title>LE PIETRE DELLA LAPIDAZIONE SUL MONDO</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 09:23:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[STONING IN (ON) THE WORLD Dai casi che hanno fatto scalpore, come quelli di Safya Husseini e Amina Lawal in Nigeria fino alla condanna alla lapidazione di Sakineh Mohammadi Ashtiani in Iran, il percorso che riconduce “la pena antica” alla “pena nuova” non si è mai interrotto. Nelle pietrose contrade mediorientali la lapidazione costituisce una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-size: 13pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">STONING IN (ON) THE WORLD</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Dai casi che hanno fatto scalpore, come quelli di Safya Husseini e Amina Lawal in Nigeria fino alla condanna alla lapidazione di Sakineh Mohammadi Ashtiani in Iran, il percorso che riconduce “la pena antica” alla “pena nuova” non si è mai interrotto.<br />
Nelle pietrose contrade mediorientali la lapidazione costituisce una forma di linciaggio ed esecuzione sommaria di origini antiche.<br />
La Bibbia riferisce vari episodi di cui si ricorda, più comunemente, quello di Santo Stefano, lapidato per blasfemia, e la contestazione di Gesù, contro il diritto di chiunque ad eseguire una simile pena, a favore dell’adultera “ <em>Chi di Voi è senza peccato, scagli la prima pietra contro di lei</em>” – Giovanni 8:7-11 -. La lapidazione è di derivazione giudaica e ne troviamo traccia, per esempio, in Deuteronomio 22,23-25 o nei Cor. 24,4.<br />
Dalla terra sassosa di Palestina, dove la rabbia popolare si esprimeva attraverso il linciaggio e la lapidazione, alla presunta introduzione di questa barbarie nei califfati medinesi, successivi al Profeta Maometto da parte del califfo Umar (6m.644), testo di riferimento / Hadith, volume 8, Libro 82, numero 810), la lapidazione risulta essere non un rimasuglio del passato ma una pena in espansione diffusa dagli integralisti.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">In Iran, l’articolo 83 del codice Penale, chiamato legge dello Hodoud, prevede la pena di 100 frustate per coloro che, non essendo sposati, praticano sesso fuori dal matrimonio; per gli adulteri è prevista la pena per lapidazione.<br />
Se l’Iran ha reintrodotto la lapidazione nel 1983, a seguito della Rivoluzione Islamica sciita, all’estremo nord dell’isola di Sumatra, il Parlamento di Aceh ha approvato nel 2009 le nuove norme “a interpretazione” della legge islamica,  che prevedono la morte per lapidazione per chi tradisce il marito o la moglie.<br />
In Arabia Saudita, dove non esiste un vero e proprio codice penale né un sistema giudiziario regolamentato, la situazione in concreto non è dissimile dal contesto tribale in cui i processi sono condotti in paesi come l’Afghanistan, lo Yemen, il Bangladesh, il Pakistan, la Somalia, il Sudan.<br />
I processi sono segreti, gli imputati non hanno diritto ad un avvocato né vengono informati della condanna alla quale non vi è possibilità di appello. In Arabia Saudita il Consiglio Giudiziario Supremo, i cui membri vengono nominati dal Re, “riesamina” i casi capitali ed è ritenuto responsabile dell’applicazione della shari’a.<br />
In Somalia, a causa della guerra civile, le strutture giudiziarie sono collassate fin dal 2000 e spesso i tribunali islamici, sorti a livello locale, sono fuori controllo statale e applicano pene come il taglio delle mani o dei piedi e anche la lapidazione.<br />
Idem per il Sudan dove la rete dei tribunali islamici , creata dal fondamentalista sudanese Hassan el Turabi, sfugge al controllo del governo centrale e sentenzia in piena indipendenza.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Piccoli cenni questi che offrono un quadro chiaro che tradisce l’impossibilità di avere notizie dei casi di lapidazione che accadono in zone remote e lontane dalle grandi città.<br />
Affinché il caso iraniano di Sakineh Mohammadi Ashtiani non sia strumentalizzato per fini di carattere politico, con oscuri rovesci di interessi internazionali che vanno oltre la condanna dell’Iran per l’applicazione della lapidazione (tortura e pena di morte), ho voluto ricordare il corollario di paesi, nel mondo islamico, che nell’assenza di informazione più assoluta affiancano questa realtà.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">L’occidente è servito solo in minima parte dalla verità necessaria a capire quel che davvero muove le notizie. Le giuste campagne di sdegno internazionale verso la lapidazione lasciano spesso sul campo un nemico scomodo e non i colpevoli tutti.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Ci sono però musulmani che sostengono che il Corano condanni apertamente la lapidazione e che la stessa non sia affatto una pena islamica. A tal proposito va ricordato un ex membro del Consiglio supremo della Magistratura in Iran, l’Ayatollah Dr. Seyed Mohammad Bojnourdi, il quale, intervistato, ha affermato  che punizioni così crudeli danno un’immagine distorta dell’Islam (cosa che di fatto avviene) tanto da indebolirlo e da creare un effetto di riluttanza soprattutto fra i giovani.<br />
Credo che il punto chiave della situazione sia la violazione dei diritti umani. Sia la tortura che la pena di morte, applicate nella lapidazione, non possono ridursi ad un caso o ad una questione nazionale (ricordo anche che la maggior parte delle lapidazioni è subita da donne) ma vanno ricondotte al perenne controllo di qualsiasi tipo di libertà e nel caso delle donne a qualsiasi tipo di emancipazione delle donne stesse.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Parlare dei diritti delle donne nel mondo è la storia più lunga dell’umanità.<br />
La donna non ha diritti sia come madre che come sposa in moltissimi paesi e le conquiste occidentali appaiono quasi un miracolo, nonostante i problemi di discriminazione che tutti conosciamo anche in occidente.<br />
La vessazione continua, infatti, che il corpo femminile subisce attraverso la propaganda pubblicitaria “liberata” è spesso oggetto di contestazione e nel contempo non offre quell’immagine appunto “liberata” della donna soggetto dell’evoluzione umana.<br />
Il male di tutti i mali resta “lo stupro”, il signore indisturbato dei crimini contro l’umanità. L’elenco impressionante di donne stuprate, che l’era moderna veste anche di un abito bellico dalla sostanza antica e brutale comune solo all’uomo, esprime la radice malvagia di un’insana relazione tra i generi.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Le pietre che uccidono sono espresse dunque anche dai sassi avvolti nelle mani di chiunque non ha il coraggio di lasciarle cadere in terra e riconciliarsi con l’umanità. Altre pietre uccidono con la stessa forza anche se non figurata colpendo la bellezza dell’infanzia e marcando lividamente l’anima di dolore e sofferenza.<br />
Dalla violenza sessuale alla lapidazione la strada a ritroso conduce dritti nella caverna. L’uomo della caverna sperimenta, non conosce, ha sentore del pericolo e colpisce per primo come può. L’uomo della caverna è la sintesi dell’incapacità a cogliere il messaggio di vita oltre la mera sopravvivenza fisica. Secoli di storia, intrisi di bellezza e malvagità, non hanno ancora permesso al destino umano di fare la differenza e di riappacificarsi con l’universo.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">“<em>Essere donna oggi è più pericoloso che essere soldato, in guerra come in pace</em>”A pronunciare queste parole è il generale Patrick Cammaert, ex capo delle forze di peacekeeping dell’ONU, intendendo così lo stupro come strumento militarmente efficace, una sorta di arma bellica in grado di determinare tanti conflitti.<br />
Gli antichi e i nuovi drammi della storia umana devono essere sdoganati alla consapevolezza. Occorre lavorare ad un modello di “uomo nuovo”, un essere umano compassionevole e capace, un essere dal battito pulsante verso il vero e la gioia, un essere che si innalza al di sopra di tutto perché in grado di riconoscere le radici del suo male oscuro che lo rendono spesso peggiore di una qualsiasi bestia.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">La protesta globale contro l’abuso, la tortura e la pena di morte rappresenta il seme della riconciliazione con l’alito vitale.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Le donne possono cambiare il corso della storia dell’umanità. I loro ventri generosi cullano la vita che verrà e che darà loro la forza di resistere all’ostinazione mortale di chi teme, più che mai, il confronto e il futuro.<br />
Come un Satana che aumenta la dose di malvagità davanti alla bellezza del bene così una parte di umanità scimmiotta il satanico sistema in difesa del potere.<br />
La verità è che sia l’uno che gli altri sono molto preoccupati. Hanno guardato nel futuro, hanno cercato accuratamente in “quel futuro”, ma di loro nessuna traccia.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">La natura elimina ciò che non serve e rafforza chi la sostiene.<br />
All’alba del nuovo mondo il “nuovo uomo” smetterà di soffrire e di far soffrire.<br />
Io ci credo e voi?</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;"><strong>Anna Rossi</strong></span><br />
<span style="font-size: 11pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">Responsabile Relazioni Esterne Onerpo<br />
Docente di Business English – Facoltà di Scienze Sociali- Roma<br />
Li, 06 settembre 2010</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;"><a href="http://temi.repubblica.it/repubblica-appello/?action=vediappello&amp;idappello=391170&amp;ref=HREC1-7" target="_blank">FIRMA L’APPELLO CONTRO LA LAPIDAZIONE</a></span></p>
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		<title>COSTITUZIONE DA BERE</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 19:30:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[(pensieri liberi di un politico “alla moda”) E’ lei la colpevole. Non prende compensi. Non cambia vestiti a gusto di Pigmalione. Dà i numeri e li interpreta a suo modo. Se la crede, eccome se se la crede! Anziana com’è farebbe bene ad andare in pensione e lasciare il posto ad altre più avvenenti e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em><span style="font-size: 13pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">(pensieri liberi di un politico “alla moda”)</span></em></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">E’ lei la colpevole.<br />
Non prende compensi. Non cambia vestiti a gusto di Pigmalione. Dà i numeri e li interpreta a suo modo. Se la crede, eccome se se la crede! Anziana com’è farebbe bene ad andare in pensione e lasciare il posto ad altre più avvenenti e moderne. Che dobbiamo farcene di lei? Bisogna assolutamente sostituirla. Sì, dobbiamo proprio farlo e interrompere quei suoi vaneggiamenti su diritti, doveri, dignità, lavoro.<br />
Ci ha stancato con i suoi numeri. Insomma dà proprio fastidio la cifra del suo impegno. Animo, leggerezza ci vuole! Cambiamento, globalizzazione e vita nuova!<br />
Per esempio in questi giorni il numero <strong>41</strong> che ritorna come un tormentone. Che vuol dire  Lavoro sociale? Roba di altri tempi. Il lavoro è lavoro e basta. I lavoratori della <a href="http://manifestino.blogspot.com/2010/06/pomigliano-la-rieducazione-della.html" target="_blank">Fiat di Pomigliano</a> devono essere “inquadrati”, e scordarsi <a href="http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=15168" target="_blank">che il 41 sia tollerabile</a> quando considera ancora attuabile la frase: “<em>L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana…</em>”<br />
Questa è pura follia! Se io ti dico che ho bisogno di mettere le pari opportunità tra i cinesi, i polacchi e gli italiani, tu che fai, mi metti davanti i fini sociali?<br />
Ma i fini d’impresa? Questi contano. I tempi son cambiati. C’è concorrenza, c’è! E basta con questi egoismi. La globalizzazione non è forse un livellamento planetario dei diritti sociali? Mica vi illudevate di livellare i cinesi e gli indiani verso l’alto? E’ al contrario che si fa! Di che vi lamentate? Non si pretende infine di dare le frustate come nei call center!  Noi non diamo frustate cambiamo i <a href="http://www.carovanaperlacostituzione.it/menunew/attacost/lombardi71009" target="_blank">diritti fondamentali alle origini</a>. Perché se c’è da lavorare è questo che conta. Si lavora sempre. Di notte, di giorno, e poche chiacchiere. Facciamola finita con il diritto di sciopero… A ordine si obbedisce. Punto. O volere o volare. Se no si va in Asia, in India, a produrre con costi cinesi e ricavi europei! Anche questo è diritto d’impresa.<br />
<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2010/06/cedere-al-ricatto-della-fiat-significherebbe-cancellare-in-un-solo-colpo-i-diritti-conquistati-in-due-secoli-di-lotte/" target="_blank">Di che dignità parli lavoratore?</a> La fabbrica è la tua famiglia, il datore di lavoro vuole il tuo bene. L’utilità sociale è nella ricchezza. La mia, che quando guadagno, guadagno io, quando perdo, perdiamo noi. Così è una vera condivisione del rischio! Ve lo condividete tra tutti voi salariati, non siete contenti? Mal comune mezzo gaudio.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">Come pure l’art. <strong>3</strong>. “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.” Ma che cavolata! Come si può pensare che un leader di successo possa essere trattato come uno qualsiasi. E’ comunista la femmina che porta avanti questi numeri!</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">Il numero <strong>18</strong> poi “ (…) Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare”. Ma che pirlata! Le associazioni devono essere segrete se no che gusto c’è? Il problema è invece che di segreto resta ben poco e con le intercettazioni scoprono i fatti da tenere nascosti. Roba che il popolo non può capire ed è per il loro bene che è meglio non dare ansie su come si spendono i quattrini pubblici, chi guadagna chi perde, chi fa favori chi li prende. La gente non può capire ed è meglio non far sapere. Senza intercettazioni non si sarebbe mai saputo che Scajola era stato, suo malgrado, beneficiato di una casa con 900 mila euro. In fondo son fatti suoi. La casa è un diritto anche per un ministro, o no?<br />
L’avete sentita quella femmina quando si fissa con il numero <strong>21</strong>? E il ventuno di qua il ventuno di là. Ma cos’avevano bevuto i padri costituenti quando hanno scritto il testo: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. Col cavolo!<br />
Regolamentiamo invece. Legge bavaglio la chiamano. Esagitati. Comunisti due volte.<br />
Io ho l’esigenza di cambiare soprattutto qui.  Non si permetteranno più  intercettazioni che rompono il nostro progetto di leadership e mettono in discussione tutto. C’è, adesso, troppo spazio ai facinorosi, e a strampalate idee di parità di trattamento tra uomini e donne, bianchi, neri, agnostici, religiosi…<br />
Il numero <strong>51</strong> è quello che non si sa che cosa reclami: “la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini…”. Che presunzione!  Ma siamo matti?<br />
Altro numero bizzarro è il <strong>37</strong>: ”<em>La donna lavoratrice ha diritto alle stesse retribuzioni che spettano al lavoratore</em>. “Ma se vanno in pensione prima! Son strane ‘ste donne. Come si fa a farle guadagnare uguale. Costano di meno perché poi devono andare a casa a fare il resto. Non è che poi pagandole troppo si esaltano e a casa non fanno il loro dovere: lavare, stirare, cucinare, far da badanti!”. Che  incoerenza. Tutte vogliono andare in pensione prima e  l’unica che non riusciamo a mandar via è lei. Questa qui che dà i numeri da sessant’anni e rompe l’equilibrio. Il mio.<br />
Il problema che ci son troppi che la difendono anche dal mio schieramento. Non capiscono che un’azienda è un’azienda e il pensiero unico di colui che comanda è quello vincente. Se potessi fare a modo io, come sempre ho fatto, avrei già risolto. L’avrei cambiata e buona notte!<br />
L’avrei anzi “sostituita” con un’altra. Così si fa, e così molti di noi fanno, anche dallo schieramento opposto. Specie in politica dove occorre stare attenti a chi ci può dare confronti sulle idee. A donna adulta si sostituisce donna giovane, meglio se minorenne. A donna competente, si sostituisce donna libera e anagraficamente allettante.<br />
Cosa crede di essere <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Costituzione_della_Repubblica_Italiana" target="_blank">questa signora Costituzione</a>? Insostituibile? Non è femmina anche lei? Allora è rimpiazzabile come tutte le femmine. Così seria, autorevole, prestigiosa, altera. Democratica dicono. Ma facciamola finita! Ce l’ho io in mente che cosa è la libertà della democrazia. La democrazia è quella situazione in cui niente è inamovibile quando c’è di mezzo il vantaggio di chi comanda.<br />
Quello che mi occorre è una  bella Costituzioncina, giovane-giovane. Qualcosa da conformare alle mie esigenze, da usare a piacimento, pagare e mollare quando non serve più. E’ questo il concetto di gentil sesso che mi piace.<br />
Diciamo la verità, la Costituzione mi piacerebbe libera, modificabile, assoggettata, emancipata e remunerabile. Come una escort, come una delle tante belle ragazze premiate con candidature e assessorati. Ripensandoci mi sovviene come sono sempre stato generoso con le donne! In tante mi sono grate. Lo sarebbe anche lei se non si desse troppe arie. Troppo ancorata al passato. Pessima femmina. Non fa per me.<br />
Il sistema funziona così. Lei se ne andrà. Non la cambierò solo parzialmente. La “sostituirò” con una giovane, pronta, libera e sottomessa. Intelligente, mica no. Perché a me le donne piace valorizzarle. Un po’ zoccola, un po’ sorella, un po’ madre un po’ amica. Una da mettere sotto.  Vivace e spiritosa, leggera e rinfrescante, carina e dissentante. Una bellissima nuova “Costituzione da bere”.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">Wanda Montanelli</span></p>
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		<title>LE DIFFICOLTA’ DELL’INTEGRAZIONE</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 15:46:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’accoglienza delle culture di Laura Tussi L&#8217;Occidente sta affrontando l&#8217;arrivo di cittadini provenienti da luoghi diversi del nostro pianeta, che chiedono di restare per lavorare e per condividere un benessere economico, sociale, politico, dove il susseguirsi delle migrazioni, prima di nostri connazionali provenienti dal sud d&#8217;Italia e, attualmente, di cittadini che giungono dal Marocco, dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">L’accoglienza delle culture</span></em></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">di Laura Tussi</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">L&#8217;Occidente sta affrontando l&#8217;arrivo di cittadini provenienti da luoghi diversi del nostro pianeta, che chiedono di restare per lavorare e per condividere un benessere economico, sociale, politico, dove il susseguirsi delle migrazioni, prima di nostri connazionali provenienti dal sud d&#8217;Italia e, attualmente, di cittadini che giungono dal Marocco, dalla ex Jugoslavia, dalle Filippine, dalla Cina, ha contribuito in modalità determinante a portare ricchezza economica e culturale.<br />
La convivenza tra culture e popoli diversi non costituisce solamente uno scambio pacifico e sereno, perché il mondo trasuda anche violenze e ingiustizia, dove la povertà e la ricchezza sono giustapposte in un connubio di delinquenza e criminalità, per cui alcuni sono costretti a vivere in condizioni di estrema indigenza e l&#8217;arroganza e la volgarità umiliano i più deboli con contrasti e scontri anche violenti.<br />
Il fenomeno migratorio nel nostro Paese risulta consistente e strutturale e con urgenza si dovrebbero disporre tutti gli strumenti necessari per affrontare e gestire non solo l&#8217;ingresso di molteplicità di immigrati, ma soprattutto la loro permanenza, garantendo civile e dignitosa accoglienza e reali possibilità di integrazione, anche se, in realtà, le istituzioni stanno operando con strumenti poco efficaci e gli immigrati sono lasciati in una pericolosa ed ingiusta condizione di incertezza sui propri diritti e doveri.<br />
Il tema della multiculturalità si propone di favorire la conoscenza e il rispetto reciproco delle culture e offrire garanzie e strumenti per mantenere vivi i differenti patrimoni culturali.<br />
Il contatto con la diversità, anche se tra molte circostanze difficili, genera voglia di conoscere e sollecita maggiore attenzione e rispetto per le altre culture, ma certamente la costituzione di una società multiculturale sembrerebbe ancora un ambizioso obiettivo, in quanto si prospetta difficile la convivenza tra culture diverse e differenti gruppi etnici, evitando il rischio di pericolose reazioni di intolleranza.<br />
La ricerca della difesa delle diversità culturali, linguistiche, di censo, di sesso, etniche ed altro, come indicato nelle costituzioni della maggior parte degli Stati democratici è una causa legittima, nella motivazione a perfezionare la tutela delle diversità e del multiculturalismo che è fortemente radicata nella storia dei diritti umani dalla rivoluzione francese, riconoscendo ad ogni persona pari dignità e il diritto di vivere liberamente secondo la propria ragione.<br />
Le diversità etniche sono considerate motivo di arricchimento anche da una visione sociale ed economicista della comunità, dove l&#8217;arricchimento appunto è concepito come crescita valoriale per cui le diversità costituiscono fattori di evoluzione economica, sociale e culturale.<br />
Di fronte alla realtà immigratoria nel nostro Paese che si presenta in tutte le sue complessità, si prospetta l&#8217;urgenza di diffondere maggiori informazioni, di aprirsi alle nuove culture, come primo approccio verso una società multietnica e multilaterale, tramite un interscambio relazionale che possa arricchire e divenire un antidoto efficace all&#8217;intolleranza, all&#8217;emarginazione e al razzismo.<br />
Il rispetto di tali differenze storiche, economiche e di civiltà sarà effettuabile costruendo un terreno sociale e comunitario scevro di pregiudizi, luoghi comuni e stereotipi, creando le premesse per l&#8217;accettazione e la valorizzazione cosciente delle inevitabili e imprescindibili differenze tra esseri umani.<br />
Le scelte educative determinano il futuro di una comunità, dove la qualità delle persone costituisce una questione centrale del domani, nei problemi posti dall&#8217;introduzione della tecnologia, in tutti i campi dell&#8217;attività umana, dallo sviluppo economico disomogeneo e selvaggio, dal degrado ambientale, conseguente alla dissennata incentivazione dei consumi, con l’accentuarsi dell&#8217;ingiustizia sociale e dei conflitti, che pongono le nuove generazioni in una condizione determinante per il futuro di tutte le persone.<br />
L&#8217;educazione all&#8217;accoglienza, all&#8217;accettazione del diverso, all&#8217;antirazzismo, al rifiuto della discriminazione costituiscono il cardine indispensabile su cui si modificherà una società che riesca a coniugare la pacifica convivenza e il rispetto reciproco, attraverso la ricerca di soluzioni adeguate per arginare gli squilibri contemporanei.<br />
Risulta necessario porre grande attenzione al mondo della scuola, luogo istituzionale dove viene esercitata l&#8217;azione educativa delle comunità in modo organico e direttivo, alla famiglia e ai massmedia che contribuiscono alla coscientizzazione verso i problemi sociali.<br />
La necessità di elaborare una pedagogia interculturale è sorta in seguito all&#8217;ingresso nella scuola di persone appartenenti ad altri paesi.<br />
Il gioco tra autoctoni, immigrati, istituzioni e massmedia è complesso e si presenta facile il passaggio dall&#8217;accettazione al rifiuto, dall&#8217;indifferenza all&#8217;insofferenza, in quanto una profonda instabilità è propria delle relazioni umane e sociali, comportando una forte carica emotiva, ma anche innovativa.<br />
Il gioco simbolico ed emotivo è ancora più instabile e mutevole nel rapporto con l&#8217;immigrato e proprio per questo motivo l&#8217;instabilità e la volubilità dell’individuo e del gruppo sociale necessitano di trovare un supporto nelle istituzioni, che devono essere in grado di esprimere norme stabili e certe, frutto di un&#8217;approfondita conoscenza delle realtà attuali.<br />
L&#8217;Italia acquisisce tardivamente la coscienza di essere Paese meta di flussi migratori e solo negli anni ‘80 le amministrazioni pubbliche affrontano il problema dell&#8217;inserimento sociale dei migranti e la conseguente educazione dei loro figli.<br />
Il contenuto delle circolari ministeriali proclama ufficialmente che l&#8217;obiettivo primario dell&#8217;educazione interculturale si delinea come promozione della capacità di convivenza costruttiva in un tessuto sociale multiforme, che comporta l&#8217;accettazione e il rispetto del diverso e il riconoscimento dell&#8217;identità culturale nella ricerca quotidiana del dialogo, della comprensione e della collaborazione, in una prospettiva di arricchimento reciproco, nel valore della diversità generale come concetto da difendere e comprendere nel doppio versante dell&#8217;educazione interculturale, nell&#8217;affrontare e analizzare il problema degli studenti appartenenti a provenienze diverse e nella necessità che anche la scuola elabori le strategie capaci di affrontare i grandi mutamenti che caratterizzano la nostra epoca, in un policromo mosaico di popolazioni, lingue, culture, progetti, rappresentazioni reciproche di scambi e conflitti, interazioni e dialoghi.</span></p>
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		<title>IL RATTOPPO SCUCITO SULLE LISTE</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 09:13:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tra la Polverini e la Bonino doveva essere un&#8217;elezione all&#8217;insegna del fair play rosa, ma i politici maldestri l&#8217;hanno inquinata in grigiastro, colore della sporcizia e della pressappocaggine “Non solo non è vero, ma è vero il contrario!”. Questa frase Berlusconi l’ha pronunciata decine di volte per rafforzare il diniego su parole e concetti degli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><em><span style="font-size: 13pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">Tra la Polverini e la Bonino doveva essere un&#8217;elezione all&#8217;insegna del fair play rosa, ma i politici maldestri l&#8217;hanno inquinata in grigiastro, colore della sporcizia e della pressappocaggine</span></em></strong></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">“Non solo non è vero, ma è vero il contrario!”. Questa frase  Berlusconi l’ha pronunciata decine di volte per rafforzare il diniego su parole e concetti degli avversari politici. Tante volte da assumere quasi il senso di uno slogan che si aggiunge ai molti da lui coniati per averla vinta, almeno a parole, nella opinione finale dei suoi elettori-spettatori.<br />
Le altre sono dichiarazioni di pericolo sulla presenza dei comunisti, sulla malvagità dei giudici, sulla esistenza di una sinistra “sinistra”; sul rischio rappresentato da una fazione pronta a colpire gli individui “del fare” al solo scopo di “disfare”. Minaccia  che deriva da una non meglio descritta setta mancina che  ignava, invidiosa e rancorosa ha come unico scopo la guerra al Partito della libertà, e ultimamente “dell’Amore”.<br />
Pare impossibile disgiungere il consenso dato alla Popolo della libertà dalla partecipazione al film che ha costruito la carriera politica di Berlusconi; alla rappresentazione che egli ha potuto dare di sé con accuse, colpi di scena e motti reiterati che sono stati un segno indelebile della sua predominante esistenza.<br />
Sfido chiunque a dimostrare che non riesce a diventare leader politico di primo piano avendo a disposizione un congruo numero di televisioni, alcune testate giornalistiche, e ingenti mezzi economici. Anche Mister Bean potrebbe apparire intelligente e abile, se ben guidato, avendo tali mezzi a disposizione. Pensiamo quindi che risultati può ottenere chi intelligente lo è davvero.<br />
Credo che a parte tutto il Premier si diverta come un matto da quando è entrato i politica. Lavora moltissimo, è vero. Dorme poco ed ha un sacco di pensieri, però sono convinta che non cambierebbe il suo status per tutto l’oro del mondo. Qualcuno direbbe “Già ce l’ha”, ma io intendo tutto l’oro dell’era dell’oro. E lui avrebbe potuto averlo se fosse stato un altro. Ma se la spassa così e gli basta. Un giorno spero possa scrivere e raccontare a noi curiosi come si è divertito, e darci la possibilità di conoscere la parte non ufficiale del Silvio Nazionale, quella in cui in privato si congratula con se stesso per averla data a bere a tanti, per aver convinto i refrattari, plagiato i fiacchi, cambiato il corso della storia, tutto da solo. Perché una cosa è vera. Il mattatore è lui e gli altri, salvo alcuni che mostrano estemporanei soprassalti di autonomia, sono solo comparse che se anche si sostituissero improvvisamente nessuno se ne accorgerebbe.<br />
E’ lui il primo attore e il regista, nonché il commediografo dell’opera teatrale talvolta tragica, spesso comica che abbiamo il lusso di vedere apparentemente gratis. Speriamo questo lusso non ci venga addebitato con gli interessi troppo alti alla resa dei conti.<br />
La sceneggiatura berlusconiana è efficace per chi non vuol altro che sentire le cose che dice. In fondo c’è gente che non vuol altro che essere rassicurata e lui è bravissimo in questo. In più è familiare. Una figura che entra in casa di tutte le famiglie ogni giorno è come un parente che si è a abituati a vedere spesso. Accadeva lo stesso con personaggi televisivi onnipresenti come Mike Bongiorno con i quali  si creava un’affettività tale da sembrare impossibile a taluni di non essere corrisposti e riconosciuti quando lo incontravano.<br />
Mi pare che si diverta anche perché la sceneggiatura del Premier non ha nulla da invidiare quanto a spasso alle stravaganti elucubrazioni di Pirandello in <em>Così è se vi pare</em>, o nel <em>Berretto a sonagli</em>, dove chi ha ragione o perde il dritto di averla strada facendo, o risulta pazzo. Nella sua attitudine a rimettere in discussione il torto e la ragione tra protagonisti c’è la volontà incontenibile di vincere sempre ad ogni costo. Ed esiste un unico punto di vista. Il suo. C’è da gustare, nell’aspetto spettacolare, la visione dei vorticosi giri che la frittata berlusconiana compie prima di ricadere ribaltata nel piatto. Un po’ teatro drammatico, un po’ prestidigitazione, un po’ finzione acrobatica. Alla fine la rappresentazione dà i suoi frutti al popolo televisivo che non aspetta che di mangiarne.<br />
Così per spiegare che il Pdl ha ragione anche in questa confusa ricostruzione intorno alle liste per le regionali nel Lazio nega che vi sia stata una lotta al coltello fino all’ultimo sui nomi da inserire in lista, non ammette l’errore di un proprio dirigente, come non rivela chi sono  i “pesci grossi” (“io sono un pesce piccolo” ha detto Alfredo Milioni, presidente del XIX Municipio di Roma  quando ha capito che la scusa del panino non reggeva) che hanno imposto le sbianchettature e le modifiche in chiusura di liste. Irregolarità che anche altri partiti fanno, ma che nessuno avrebbe la sfrontatezza di presentare, una volta colto il flagrante, come colpe altrui.<br />
Invece secondo il premier la colpa è sempre degli altri. Sicuramente di chi ha ben interpretato l’art 122 della  Costituzione in tema di  disciplina sulle elezioni regionali. Certamente degli invidiosi sinistri “di sinistra” che hanno nostalgia di dittature prive di consultazioni elettorali. Dei giudici del Tar che hanno quadri del “Che” alle pareti. Soprattutto dei radicali che hanno fatto una gazzarra e si sono macchiati del reato di essere al posto giusto al momento giusto per osservare qualcosa di anomalo che stava avvenendo. Insomma la colpa è di tutti meno che di se stessi. Senza un minimo di autocritica verso il pressapochismo dei propri dirigenti di partito, o del fatto lampante, compreso anche dagli stessi elettori del PdL, che un partito serio dovrebbe avere con congruo anticipo i nomi di politici attendibili e di valore iscritti per la competizione elettorale. E nello specifico una regione così importante come il Lazio dovrebbe mettere in corsa persone con un loro background valutato in corso di approfondite riunioni. Il che non dovrebbe lasciar spazio a improvvisatori e avventurieri inseriti in lista all’ultimo minuto.<br />
Ma almeno la lista della candidata presidente è stata riammessa. L’onesta Polverini a mio parere non sarebbe male se fosse forte al punto tale da condurre la regione senza il fardello dell’entourage che la promuove. La sua azione in difesa dei diritti delle donne, le idee su quelli dei lavoratori, il suo operato non credo siano poca cosa per chi deve scegliere e votare. Tuttavia abbiamo in gioco realtà oggettive che presumono un’attenta valutazione. Il nucleare per esempio che Berlusconi intende appiopparci nella forma costosa inquinante e vecchia che servirà a far danno a noi e tanto favore a Sarkozy per sbolognarci le sue attrezzature. Credo che per lei, pur candidata della Popolo della libertà, ci sarà poca libertà.<br />
Per cui si voterà Bonino. Per quel pizzico di sana follia che c’è nei radicali che gli impedisce di mettersi sull’attenti nell’accettare le imposizione altrui. Quella singolarità che li fa guardare diritto dentro il cuore dei problemi per tentare di risolverli in modo pragmatico senza dare nulla per scontato. Quella follia che li riporta in gioco e nel farlo rimette in discussione tutti, chiunque essi siano.<br />
Non approvo proprio tutto delle tante iniziative radicali, ma adesso per dare un’impostazione nuova alla conduzione della cosa pubblica, per scongiurare il pericolo del nucleare, per dare un taglio ad abusi e usi avvezzi allo spreco, e infine per dimenticare la stagione Marrazzo, credo sia bene scegliere Emma Bonino. Ognuno nella sua preferenza di partito, ma radicali perché no. Non foss’altro per la trasparenza con cui pubblicano tutte le loro spese e i loro guadagni sul sito <a href="http://www.radicali.it/ape/eletti/parlamento/bonino_emma_vice_presidente.html" target="_blank">radicali.it</a>. Non fosse che per una certa nostalgia di politici di spessore e di razza. Meglio se donne.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">Roma 12 marzo 2010       Wanda Montanelli</span></p>
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		<title>8 MARZO 2010: POCO DA FESTEGGIARE</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 09:07:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[. La violazione dei diritti umani e delle pari opportunità nei regimi totalitari e nel contesto nazionale ed europeo Si fanno molte iniziative per capire e tentare di arginare l’irrefrenabile violazione dei diritti umani. Ho partecipato al ciclo di incontri “Per non dimenticare”, organizzato a Milano da Laura Tussi e mi è sembrato che le [...]]]></description>
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<p style="text-align: center;"><em><strong><span style="font-size: 13pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">La violazione dei diritti umani e delle pari opportunità nei<br />
regimi totalitari e nel contesto nazionale ed europeo</span></strong></em></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">Si fanno molte iniziative per capire e tentare di arginare l’irrefrenabile violazione dei diritti umani. Ho partecipato al ciclo di incontri “Per non dimenticare”, organizzato a Milano da Laura Tussi e mi è sembrato che le storie si ripetano ciclicamente e che poco o nulla cambi, specialmente  in violazione dei diritti delle donne.<br />
Eppure i riconoscimenti dei diritti ad essere pari sono sanciti da molte leggi, dalla nostra Costituzione in forma chiara e incisiva, ma pure da dichiarazioni che in ogni epoca hanno dato ragione al principio di uguaglianza.<br />
“In qualunque ambito si siano mai cimentate, le donne hanno sempre raggiunto l’eccellenza” *. Non è una mia opinione; e se per questo non è neppure la considerazione di una donna. L’ha scritto nel 1532 Ludovico Ariosto: un uomo. L’avevano capito già quasi 500 anni fa che quanto a capacità e perizia noi donne siamo in grado quantomeno di eguagliare gli uomini. Eppure ancora oggi, a distanza di tutto questo tempo, in Italia e in parte dell’Europa, come nei peggiori regimi totalitari del pianeta, i diritti delle donne non vengono riconosciuti, se non parzialmente. Sono tante le donne che tutti i giorni, in ogni momento, e anche ora che stiamo parlando, subiscono ogni genere di vessazione o di discriminazione. Sono tante le donne che vorrebbero poter essere semplicemente valutate per quel che valgono e rispettate nella loro integrità, morale e materiale, per il prezioso contributo che offrono tutti i giorni, al pari degli uomini, nella edificazione della società comune. In molte parti del mondo, però, questo non avviene, e la donna continua a vivere una situazione di subalternità al modello maschile che non rende giustizia all’intelligenza dell’uomo stesso, prim’ancora che a quella della donna. Dall’Albania, dove larghissima diffusione continua ad avere il fenomeno della violenza domestica e dove sembra essere pressoché dominante “l’idea che le violenze fisiche e psicologiche facciano in qualche modo parte della vita coniugale” (Undp**), alla Cina, dove nel segreto e nel silenzio più totali continua ad essere perpetrata quell’odiosa, incivile e infame pratica dell&#8217;infanticidio precoce delle bambine, alle quali in alcune aree del Paese si continua a preferire il maschio. Con anche una possibilità in più rispetto al passato, quella del ricorso alle moderne diagnosi preimpianto, ove accessibili. Il tutto fatto per operare una selezione sessuale tanto ingiusta quanto insensata che reca danno, ancora una volta, all’uomo stesso, oltre che alla donna, costringendo tanti giovani ragazzi cinesi a vivere in un mondo in cui non vi è per loro un pari numero di ragazze con cui fidanzarsi e sposarsi (in media nel Paese vi sono solo 5 ragazze ogni 6 ragazzi, e in alcune ragioni il picco maschile è ancora più alto: una concezione dissennata, fonte anche, per i maschi, di disagi psicologici tanto profondi quanto assolutamente evitabili). Per arrivare ad alcune regioni del mondo arabo, in cui la condizione femminile vive spesso una situazione di soggezione  rispetto all’intero universo maschile e in cui è normale considerare la donna come una proprietà, né più e né meno di come può esserlo un’automobile o un frigorifero. O a Paesi mediorientali come l’Iran, dove poco più di un anno fa si è deciso di chiudere d’autorità il “Centro dei Difensori dei Diritti Umani”, Ong guidata da Shirin Ebadi, l’avvocato donna insignita nel 2003 del Premio Nobel per la Pace per l’impegno profuso a sostegno delle donne e dell’infanzia. Ancora ieri, l&#8217; Alto Commissario dell&#8217; Onu per i diritti umani, la magistrato sudafricana Navi Pillay, ha denunciato a Ginevra la violenza domestica e i crimini di onore dei quali sono vittime circa 5000 donne ogni anno nel mondo.  E sempre ieri a Nuova Delhi, in India, 63 persone, tutte donne e bambini (37 bimbi e 26 donne) hanno perso la vita in un tragico incidente mentre chiedevano cibo e vestiti davanti ai cancelli di un’organizzazione umanitaria. E potrei continuare ancora a lungo, partendo dalla leader non-violenta Aung San Suu Kyi, anche lei Premio Nobel per la Pace, costretta da tempo dal regime del Myanmar agli arresti domiciliari soltanto per aver difeso i diritti umani nel suo Paese; ad Ingrid Betancourt, per oltre 6 anni tenuta prigioniera in Colombia dalle Farc (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia) per aver lottato a difesa dei diritti umani e contro la corruzione e il narcotraffico; ad Angelica Mendoza de Ascarza, perseguitata per essersi adoperata in Perù alla ricerca della verità sulla scomparsa di 6000 cittadini; ad Agathe Uwilingiyimana, primo ministro del Ruanda vittima dell’eccidio del 1994.  Fino alle tante donne che non hanno neanche un nome portato alla ribalta delle cronache di giornale ma che, esattamente come le altre hanno subito violenza o perso la vita, magari senza un vero motivo. Penso alla ragazza incinta del Ruanda, flagellata da un medico Hutu durante il travaglio perché era una Tutsi; alla donna musulmana percossa e violentata in Bosnia da soldati serbi mascherati, davanti alla figlia ed ai genitori;  alle tre sorelle di 16, 18 e 20 anni  violentate dai soldati ad un posto di blocco in Chiapas; alla sorella quattordicenne di un membro dell&#8217;opposizione Haitiana violentata da alcuni appartenenti a una milizia civile armata.  Tutte cose che fanno parte della nostra dolorosa storia comune. Tutte cose di cui ci vergogniamo e dobbiamo fare in modo che non si ripetano più.<br />
Un articolo, su un noto quotidiano romano, commentava un documentario sui discendenti di alcuni tra i più stretti e feroci collaboratori di Hitler che uscirà quest’estate (“I bambini di Hitler”***). Tra le tante testimonianze vi è quella di Monika Hertwig, 65 anni, figlia di Amon Goeth, ex comandante del lager di Plaszow, alla periferia di Cracovia, in Polonia, che ricorda come il padre si divertisse “<em>a sparare dal balcone a donne con i loro bebè in braccio</em>”. Un sadico gioco, alle spese di innocenti donne e bambini, fatto solo “<em>per vedere se riusciva a uccidere due persone con un solo proiettile</em>”. Ecco, queste sono le cose che noi non dobbiamo mai dimenticare. Cose che siamo stati capaci di fare appena pochi decenni fa, anche qui, nel cuore della civilissima Europa, nel paese che fu di Kant, Hegel e Beethoven, e che non vogliamo si verifichino mai più.<br />
Oggi nel nostro continente viviamo per fortuna un contesto storico diverso e certamente non paragonabile alle situazioni sin qui evidenziate. Ma è assolutamente chiaro che la donna, in Italia come in altri paesi europei  &#8211; non tutti per fortuna &#8211; vive ora una contraddizione storica del tutto anomala e mai conosciuta prima. Da un lato, grazie anche all’uso delle nuove tecnologie, ad Internet, agli strumenti di diffusione del pensiero che le moderne società mettono a disposizione di tutti noi, sembra riuscire a guadagnare nuovi spazi. Dall’altra, però, risulta essere sempre più schiacciata dal peso di una considerazione estremamente superficiale della sua esistenza e da un progressivo processo di mercificazione del suo corpo che, oltre a non renderle merito, ne impedisce di fatto un autentico e completo progresso sociale. Basti pensare a quante siano davvero le donne che fanno parte delle nostre classi dirigenti e quanto scarsa sia la linearità dei percorsi di ascesa sociale.<br />
“Il numero di donne che ha oggi accesso al potere è molto ridotto. In Occidente non vi sono più donne Primo ministro di quante fossero nel Medioevo regine o reggenti”. Può sembrare eccessiva e fors’anche pretestuosa una comparazione tra la realtà politico-sociale attuale e quella del Medioevo. Ma in realtà anche in questo caso non faccio altro che riportare testualmente un concetto espresso da un uomo: quel Jacques Le Goff, considerato uno dei più insigni medievisti contemporanei. Il che ci porta inevitabilmente a riflettere su quali passi in avanti siano stati concretamente fatti da allora e quali prospettive ci vengano riservate. Ecco, io credo che noi tutti &#8211; intendendo donne e uomini insieme &#8211; dobbiamo guardare al nostro futuro e a quello dei nostri figli avendo ben chiara in mente una cosa: che non si può costruire una società realmente moderna e fondata su autentici principi di uguaglianza e di parità se non ci si libera definitivamente dal peso di tutte queste contraddizioni. E’ un percorso difficile, in salita e certamente non privo di insidie. Nel quale le donne devono capire che non si può prescindere da un coinvolgimento diretto, prima di tutto culturale, dell’uomo. E gli uomini, da parte loro, devono comprendere fino in fondo l’importanza di una loro attiva partecipazione a questo processo evolutivo sociale. Perché una vera uguaglianza tra i due sessi, pur in una distinzione di ruoli sociali, di compiti e di attitudini, conviene anche &#8211; e forse prima di tutto &#8211; all’uomo.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">8 marzo 2010, Wanda Montanelli</span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">* <strong>Testualm.</strong> “<em>Le donne sono venute in eccellenza di ciascun&#8217;arte ove hanno posto cura</em></span><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">”</span><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy"> <strong>(Ludovico Ariosto, L’Orlando furioso)</strong>.<br />
** <strong>Dati United Nations Development Programme.</strong><br />
*** <strong>“Hitlers Kinder” del regista israeliano Chanoch Zeevi.</strong></span></p>
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		<title>L’INCRESCIOSA QUESTIONE DONNE CHE TURBA L’ESTABLISHMENT IDV</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 10:49:50 +0000</pubDate>
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<p style="text-align: center;"><em><span style="font-size: 13pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">Ancora una volta, come per le amare esperienze di Vasto, le delegate disertano il partito senz’anima</span></em></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">Ci risiamo. Ci ha provato di nuovo Antonio Di Pietro a gabbare le donne del partito e come per una legge di contrappasso ha perso con la faccia anche quel poco di credibilità che agli occhi di qualche ragazza ingenua e riverente – posto che ne sopravviva qualcuna – ancora conservava.<br />
E’ un fatto politico gravissimo la questione donne. Eccome se lo è. E’ la misura della democrazia come e più di ogni altra azione all’interno di un partito. Torno a dire che i diritti delle donne in politica sono sanciti dalla Costituzione italiana negli articoli 51, 2 ,3. La stessa carta per la quale Di Pietro si batte il petto in giuramenti di fedeltà e in proteste e minacce verso chi secondo lui non è abbastanza osservante dei suoi dettami. Tutte scene ad uso propaganda. Non ci crediamo più e ormai cominciamo ad essere in molti. L’esito del primo congresso di partito dopo oltre dieci anni restituisce, a proposito di contrappasso, le stesse accuse che Di Pietro muove contro gli altri partiti, in un’Italia dei Valori a doppia corsia, quella dei fiduciosi iscritti della base e quella dei vertici che predicano bene e razzolano male.<br />
Leggiamo sul suo stesso blog: “Ho votato IDV ed ora mi trovo un Di Pietro che sino ad ieri ha urlato ai quattro venti no alle candidature di inquisiti o sottoposti ad indagine della magistratura ed ora sostiene uno sottoposto ad indagini come De Luca”.<br />
Lo stesso asseriscono Luigi De Magistris e Sonia Alfano, parlamentari europei indipendenti che non sono iscritti all’Italia dei Valori e a sentir loro se ne guardano bene. Quindi, non appartenendo ai vertici di partito rappresentano un “Concorso esterno in opposizione furiosa” quando dichiarano, come ad esempio la Alfano: “Non condivido la scelta di sostenere De Luca in Campania e pertanto non darò il mio contributo per una sua eventuale elezione. La questione morale non può essere accompagnata da sconti soprattutto in Campania”.<br />
Opposizione rinforzata da Marco Travaglio e Antonio Padellaro, anche loro ormai disincantati,  che sulle pagine del Fatto Quotidiano criticano aspramente la candidatura di De Luca.<br />
“Vorrei un partito di persone per bene” ha detto Sonia Alfano sere fa a Cruciani su radio 24 nell’intervista del programma “La zanzara”, e sembrava molto sincera nel nominare De Magistris, Claudio Fava, Flores D’Arcais e altri che meritano secondo i suoi progetti ideali, l’accreditamento nel partito-perbene.<br />
Sul web la protesta si scatena con l’assunto: “Se date la deroga a De Luca dovete darla anche a  Berlusconi”. <a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=1550664654#!/alfanosonia?v=feed&amp;story_fbid=293423606789" target="_blank">Sonia Alfano su Facebook</a> conferma il suo contrasto alla scelta infelice, mentre De Magistris incalza su you Tube: “L&#8217;Idv si deve sottrarre da questa cosa. Di Pietro da leader del partito si è assunto una responsabilità politica, quella di appoggiare una persona con reati gravissimi. Questa è una scelta responsabile ed impegnativa per un leader&#8221;.<br />
La storia si ripete e per chi non sa o non ricorda è come se succedesse tutto per la prima volta. All’ hotel Marriot di Roma, il 7 febbraio si è dipanato un copione già rappresentato. Di Pietro che vuol passare dalla protesta ad essere una forza di governo, e auspica di incorporarsi nel Pd. Rammento lo slogan“Dalla protesta alla proposta” di Bellaria nel 2003 e l’accordo con Veltroni per le politiche 2006 dove il presidente unico Idv manifestava l’intento di “incorporarsi” in un unico gruppo parlamentare con i Democratici. Salvo cambiare idea subito dopo le elezioni, forse dopo il calcolo della resa economica dei consensi ottenuti.<br />
E quante volte abbiamo sentito promettere che toglierà il suo nome dal logo lasciando volare il gabbiano senza zavorra?”.<br />
Non si capisce poi, in questo primo congresso, quale fosse la mozione alternativa, perché <strong>Di Pietro aveva uno sfidante</strong> nel deputato campano Franco Barbato, definito  &#8220;pittoresco&#8221; dai cronisti, il quale non aveva un proprio programma e non è tra l’altro nemmeno iscritto al partito (neanche lui!). Forse il suo è stato un semplice ruolo di comparsa tanto per movimentare l’evento. Una specie di commedia dell’arte con il “canovaccio” appena tracciato e poi come va-va. L’importante è fare un po’ di “ammuina”<br />
Meglio è andata la elezione del coordinatore dei giovani con la scelta di Rudi Russo che ha ottenuto il 47% dei voti. Tra le altre candidature, alcune sponsorizzate dall’alto, non c’è stata storia perché il 28enne toscano ha vinto nettamente.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">LA FALLITA OPERAZIONE ROSA<br />
E’ stata imbarazzante invece la faccenda delle donne tal quale come la sottoscritta l’ha già descritta da tempo. Il Corriere della sera titolava ieri: “<a href="http://archiviostorico.corriere.it/2010/febbraio/08/Fallisce_operazione_dirigenti_rosa__co_8_100208025.shtml">Fallisce l’operazione dirigenti rosa</a>”, salta l’elezione delle donne, qualcosa secondo l’ex Pm non ha funzionato”.<br />
Non ha funzionato il tentativo di asservimento da parte degli uomini di partito per decidere  chi eleggere tra donne. Solo questo non ha funzionato. L&#8217;unica candidatura per il settore donne era quella di <strong>Patrizia Bugnano</strong>,  già commissaria dello stesso dipartimento, per inciso creato da chi scrive sin dal lontanissimo 1998, e mantenuto fino al 2008 quando la scomoda voce di chi dice la verità  e reclama democrazia venne messa a tacere. O almeno si tentò di farlo e di fatto si chiuse senza preavviso il sito web della Consulta femminile e si nominò come sostituta la Bugnano che mai si era affacciata prima nel dipartimento donne, anzi ne era proprio disinteressata, e così da  politica inerte ma con l’importate titolo di “moglie di un coordinatore” in affiatati affari con la presidenza ottenne il dipartimento impegnandosi a tenerlo – presumo – spento e in insignificanza di idee e progetti.<br />
E’ il cosiddetto fenomeno di cooptazione in funzione di “propaggine” del politico di turno che non lascia nulla di intentato e piuttosto che niente si butta ad occupare anche gli spazi delle donne Sono tentativi di contaminare l’autonomia femminile, quella giusta per fare una politica “insieme” agli uomini da pari e senza sottomissioni. Le donne idv si sono ribellate anche stavolta e invece di ratificare una decisione già presa dai vertici del partito hanno espresso dissenso disertando in massa il congresso nella fase elettiva (di 800 delegate solamente in 173 hanno votato e meno della metà  per la Bugnano).  Il segnale di disaccordo è stato più che eclatante con schede bianche e interviste di protesta per <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/altro_che_mozioni_anti-familismo_tonino_benedice_lidv_parenti/08-02-2010/articolo-id=420062-page=0-comments=1" target="_blank">l’andazzo familiaristico</a> in politica che ormai ha davvero stancato.<br />
Tante le precedenti occasioni, tra cui quella di Vasto 2006 nell’assemblea denominata “talebana”, per la completa assenza di donne tra i relatori del convegno nazionale, e durante la quale il 22 settembre occupammo  il Meeting Center dell’hotel Palace per fare la nostra assemblea autoconvocata e permanente intitolata “<strong><a href="http://www.comitatoperwandamontanelli.com/PO/notizie/2006/vastoriunione.htm" target="_blank">Vasto&#8230; aperti dissensi</a></strong>” con tanto di verbalizzazione raccolta firme e proteste, smorzate dalle promesse ufficiali di Leoluca Orlando in funzione di portavoce di Di Pietro.  Promesse mai mantenute in questo partito di “marinai” senza certezze né porti sicuri.<br />
Con molta amarezza, ho fatto ieri sera la constatazione che “nulla è cambiato” nonostante anni di lotte e frustrazioni. E’ però di conforto sapere che le donne Idv continuano ad essere toste, come sempre, come allora. E chi la dura la vince. La storia è aperta.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">Roma 9 febbraio 2010    Wanda Montanelli</span></p>
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		<title>L’EVERSIONE DI AVATAR, DESIDERIO DEGLI UMANI</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 21:22:45 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><em><span style="font-size: 13pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">Quelli che per far trionfare il bene sul male e veder finalmente riscoperti  i valori ambientalisti devono ricorrere al cinema 3D</span></em></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">Le grida forti della disperazione di fronte alla distruzione del proprio mondo sono la parte più vera di Avatar. Il dolore che travalica i confini tra uomini e alieni e rende simili di fronte alla morte: dal sud d’Italia come ad Haiti, dalla Terra a Pandora. Un urlo come una fitta che ti spacca l’anima in pezzi. Neytiri, la donna Na’vi che piange i suoi morti ha gli occhi della sofferenza che la rendono umana e cancellano d’incanto il colore blu della sua pelle, le sembianze d’animale, la coda le orecchie e quel corpo alieno.<br />
La possibilità di avere una nuova chance in un altrove impensato è il fascino di Avatar, più che nella sbalorditiva tecnologia costata quasi quattrocento milioni di dollari. Certo l’impatto è forte con le cadute a precipizio in strapiombi profondissimi, le risalite verso l’alto e il volo bizzarro dei banshee, mostruose creature alate:  l’ingresso nel film tridimensionale fa toccare quasi con mano ogni persona e cosa, e la fuoriuscita di oggetti dallo schermo li avvicina a noi, ai nostri sensi per renderli tangibili e fantastici nello stesso tempo nella versione in 3D.<br />
L’opportunità nuova del marine Jake Sully (interpretato dall’australiano Sam Worthington) di lasciare il suo corpo paralizzato e vivere nel corpo del suo avatar è la chiave del messaggio di salvezza di James Cameron. Il sogno che si realizza nella realtà di un corpo costruito in laboratorio. Da adesso la nuova speranza di noi umani è nel pensare di addormentarci e affidare al nostro avatar vigoroso di forza e di risorse il compimento di tutte le missioni in cui potremmo aver fallito.<br />
L’anticonformismo di Avatar è nella riuscita benefica di ogni soggetto anche orrido che riempie la scena. La natura di Pandora affollata di pericoli non è ostile fino al punto di non poter essere domata; quindi è buona per gli abitanti di Pandora che la governano e trovano modi di vivere in simbiosi con lei, in scambi di energie positive e sogni cullati dalle amache dell’enorme albero casa.<br />
La modernità di Avatar è nella concezione non sessista. Finalmente le femmine sono a fianco dei maschi, libere di cacciare e di scegliere il proprio compagno. Potenti nella guerra, nella marcia per i dirupi stretti irti di radici o con lanci tra le liane. Tenere e forti come…donne. Non bambole-oggetto della degenerata raffigurazione mediatica dei nostri giorni. Il linguaggio audiovisivo è spostato in avanti di decine di anni, ma il valore primitivo della dignità delle persone non teme patine di vetustà e si espone con tutta la casistica sentimentale e romantica. E’una donna guerriera, Trudy Chacon (Michelle Rodriguez), la soldatessa  che si ribella al massacro dei Na’vi  e dichiarando “Non mi sono arruolata per questo schifo!”  e da il via alla reazione della parte sana dell’America.<br />
La parabola antimperialista con rimandi a Hitler per l’uso del gas contro i Na’vi, o a Bush per la messa in atto dell’attacco “preventivo” è presente anche nell’antimilitarismo dei potenti apparecchi di volo che si distruggono con mezzi rudimentali e pezzi di manufatti inseriti negli ingranaggi. Certo con molta fatica e scene avveniristiche e lotte di titani meccanici, bulldozer soccombenti finalmente. Un “Arrivano i nostri” al contrario in cui “gli indiani” con le loro frecce avvelenate vincono la potentissima macchina da guerra, e stranamente la platea tifa per loro ed ignora il  richiamo delle trombe del generale Custer.  Hanno le frecce, le trecce, la spiritualità, e sono gerarchicamente obbedienti a principi guerrieri. Neytiri e Jake Sully si amano per la comune bellezza interiore che li rende uguali pur appartenendo a due mondi lontani. La dottoressa Grace Augustine, interpretata da Sigourney Weaver, sopravvive anche lei nel corpo del suo avatar perché il mondo degli umani non ha più posto per lei, né comprende gli esiti della sua ricerca scientifica e il rispetto per i nativi di Pandora.<br />
Il film è eversivo in una ribellione di soldati Usa sani contro nuovi dittatori assetati di ricchezza e potere. Il motivo per cui distruggono l’enorme albero casa è per un minerale raro che si chiama Unobtainium (gemito), contenuto sotto le radici dello stesso albero sacro. Ci viene in mente il valore del petrolio causa di guerre preventive e massacri di popolazioni.<br />
Avatar è eversivo fino in fondo. Lo è nella natura che si ribella: animali, piante, umani e umanoidi contro la cieca sopraffazione. Ma la rivoluzione di Avatar è nella capacità di ricominciare da capo a costruire un mondo migliore diverso dal nostro ormai deteriorato dalla mentalità autodistruttiva.<br />
Il fallimento di Copenaghen nonostante la paura per il riscaldamento globale trova conforto nel sogno visto in tre dimensioni. Al Gore, tutti gli altri convenuti al convegno sul clima si daranno ancora da fare per dare un destino diverso alla nostra terra. Speriamo che fra 150 anni nessuno possa dire: “Non c&#8217;è verde sul loro &#8220;mondo morente&#8221; perché hanno ucciso la loro madre”.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">27 gennaio 2010<br />
Wanda Montanelli</span></p>
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