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	<title>Wanda Montanelli Blog &#187; Articoli</title>
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	<description>Il Blog ufficiale di Wanda Montanelli</description>
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		<title>COSTITUZIONE DA BERE</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 19:30:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(pensieri liberi di un politico “alla moda”) E’ lei la colpevole. Non prende compensi. Non cambia vestiti a gusto di Pigmalione. Dà i numeri e li interpreta a suo modo. Se la crede, eccome se se la crede! Anziana com’è farebbe bene ad andare in pensione e lasciare il posto ad altre più avvenenti e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em><span style="font-size: 13pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">(pensieri liberi di un politico “alla moda”)</span></em></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">E’ lei la colpevole.<br />
Non prende compensi. Non cambia vestiti a gusto di Pigmalione. Dà i numeri e li interpreta a suo modo. Se la crede, eccome se se la crede! Anziana com’è farebbe bene ad andare in pensione e lasciare il posto ad altre più avvenenti e moderne. Che dobbiamo farcene di lei? Bisogna assolutamente sostituirla. Sì, dobbiamo proprio farlo e interrompere quei suoi vaneggiamenti su diritti, doveri, dignità, lavoro.<br />
Ci ha stancato con i suoi numeri. Insomma dà proprio fastidio la cifra del suo impegno. Animo, leggerezza ci vuole! Cambiamento, globalizzazione e vita nuova!<br />
Per esempio in questi giorni il numero <strong>41</strong> che ritorna come un tormentone. Che vuol dire  Lavoro sociale? Roba di altri tempi. Il lavoro è lavoro e basta. I lavoratori della <a href="http://manifestino.blogspot.com/2010/06/pomigliano-la-rieducazione-della.html" target="_blank">Fiat di Pomigliano</a> devono essere “inquadrati”, e scordarsi <a href="http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=15168" target="_blank">che il 41 sia tollerabile</a> quando considera ancora attuabile la frase: “<em>L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana…</em>”<br />
Questa è pura follia! Se io ti dico che ho bisogno di mettere le pari opportunità tra i cinesi, i polacchi e gli italiani, tu che fai, mi metti davanti i fini sociali?<br />
Ma i fini d’impresa? Questi contano. I tempi son cambiati. C’è concorrenza, c’è! E basta con questi egoismi. La globalizzazione non è forse un livellamento planetario dei diritti sociali? Mica vi illudevate di livellare i cinesi e gli indiani verso l’alto? E’ al contrario che si fa! Di che vi lamentate? Non si pretende infine di dare le frustate come nei call center!  Noi non diamo frustate cambiamo i <a href="http://www.carovanaperlacostituzione.it/menunew/attacost/lombardi71009" target="_blank">diritti fondamentali alle origini</a>. Perché se c’è da lavorare è questo che conta. Si lavora sempre. Di notte, di giorno, e poche chiacchiere. Facciamola finita con il diritto di sciopero… A ordine si obbedisce. Punto. O volere o volare. Se no si va in Asia, in India, a produrre con costi cinesi e ricavi europei! Anche questo è diritto d’impresa.<br />
<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2010/06/cedere-al-ricatto-della-fiat-significherebbe-cancellare-in-un-solo-colpo-i-diritti-conquistati-in-due-secoli-di-lotte/" target="_blank">Di che dignità parli lavoratore?</a> La fabbrica è la tua famiglia, il datore di lavoro vuole il tuo bene. L’utilità sociale è nella ricchezza. La mia, che quando guadagno, guadagno io, quando perdo, perdiamo noi. Così è una vera condivisione del rischio! Ve lo condividete tra tutti voi salariati, non siete contenti? Mal comune mezzo gaudio.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">Come pure l’art. <strong>3</strong>. “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.” Ma che cavolata! Come si può pensare che un leader di successo possa essere trattato come uno qualsiasi. E’ comunista la femmina che porta avanti questi numeri!</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">Il numero <strong>18</strong> poi “ (…) Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare”. Ma che pirlata! Le associazioni devono essere segrete se no che gusto c’è? Il problema è invece che di segreto resta ben poco e con le intercettazioni scoprono i fatti da tenere nascosti. Roba che il popolo non può capire ed è per il loro bene che è meglio non dare ansie su come si spendono i quattrini pubblici, chi guadagna chi perde, chi fa favori chi li prende. La gente non può capire ed è meglio non far sapere. Senza intercettazioni non si sarebbe mai saputo che Scajola era stato, suo malgrado, beneficiato di una casa con 900 mila euro. In fondo son fatti suoi. La casa è un diritto anche per un ministro, o no?<br />
L’avete sentita quella femmina quando si fissa con il numero <strong>21</strong>? E il ventuno di qua il ventuno di là. Ma cos’avevano bevuto i padri costituenti quando hanno scritto il testo: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. Col cavolo!<br />
Regolamentiamo invece. Legge bavaglio la chiamano. Esagitati. Comunisti due volte.<br />
Io ho l’esigenza di cambiare soprattutto qui.  Non si permetteranno più  intercettazioni che rompono il nostro progetto di leadership e mettono in discussione tutto. C’è, adesso, troppo spazio ai facinorosi, e a strampalate idee di parità di trattamento tra uomini e donne, bianchi, neri, agnostici, religiosi…<br />
Il numero <strong>51</strong> è quello che non si sa che cosa reclami: “la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini…”. Che presunzione!  Ma siamo matti?<br />
Altro numero bizzarro è il <strong>37</strong>: ”<em>La donna lavoratrice ha diritto alle stesse retribuzioni che spettano al lavoratore</em>. “Ma se vanno in pensione prima! Son strane ‘ste donne. Come si fa a farle guadagnare uguale. Costano di meno perché poi devono andare a casa a fare il resto. Non è che poi pagandole troppo si esaltano e a casa non fanno il loro dovere: lavare, stirare, cucinare, far da badanti!”. Che  incoerenza. Tutte vogliono andare in pensione prima e  l’unica che non riusciamo a mandar via è lei. Questa qui che dà i numeri da sessant’anni e rompe l’equilibrio. Il mio.<br />
Il problema che ci son troppi che la difendono anche dal mio schieramento. Non capiscono che un’azienda è un’azienda e il pensiero unico di colui che comanda è quello vincente. Se potessi fare a modo io, come sempre ho fatto, avrei già risolto. L’avrei cambiata e buona notte!<br />
L’avrei anzi “sostituita” con un’altra. Così si fa, e così molti di noi fanno, anche dallo schieramento opposto. Specie in politica dove occorre stare attenti a chi ci può dare confronti sulle idee. A donna adulta si sostituisce donna giovane, meglio se minorenne. A donna competente, si sostituisce donna libera e anagraficamente allettante.<br />
Cosa crede di essere <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Costituzione_della_Repubblica_Italiana" target="_blank">questa signora Costituzione</a>? Insostituibile? Non è femmina anche lei? Allora è rimpiazzabile come tutte le femmine. Così seria, autorevole, prestigiosa, altera. Democratica dicono. Ma facciamola finita! Ce l’ho io in mente che cosa è la libertà della democrazia. La democrazia è quella situazione in cui niente è inamovibile quando c’è di mezzo il vantaggio di chi comanda.<br />
Quello che mi occorre è una  bella Costituzioncina, giovane-giovane. Qualcosa da conformare alle mie esigenze, da usare a piacimento, pagare e mollare quando non serve più. E’ questo il concetto di gentil sesso che mi piace.<br />
Diciamo la verità, la Costituzione mi piacerebbe libera, modificabile, assoggettata, emancipata e remunerabile. Come una escort, come una delle tante belle ragazze premiate con candidature e assessorati. Ripensandoci mi sovviene come sono sempre stato generoso con le donne! In tante mi sono grate. Lo sarebbe anche lei se non si desse troppe arie. Troppo ancorata al passato. Pessima femmina. Non fa per me.<br />
Il sistema funziona così. Lei se ne andrà. Non la cambierò solo parzialmente. La “sostituirò” con una giovane, pronta, libera e sottomessa. Intelligente, mica no. Perché a me le donne piace valorizzarle. Un po’ zoccola, un po’ sorella, un po’ madre un po’ amica. Una da mettere sotto.  Vivace e spiritosa, leggera e rinfrescante, carina e dissentante. Una bellissima nuova “Costituzione da bere”.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">Wanda Montanelli</span></p>
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		<title>IL TAMBURINI VENETO</title>
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		<pubDate>Sat, 15 May 2010 11:19:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I soldi delle tangenti aumentano i costi pubblici e rubano il futuro agli italiani Dove vanno i nostri soldi? Ad arricchire patrimoni di gente che s’è data alla politica per arraffare a piene mani valori, posizioni di potere, ruoli istituzionali, incarichi di consulenza, tangenti. Ladri di beni pubblici, ladri di futuro. Ladri di polli dice [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em><span style="font-size: 13pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">I soldi delle tangenti aumentano i costi pubblici<br />
e rubano il futuro agli italiani</span></em></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">Dove vanno i nostri soldi?<br />
Ad arricchire patrimoni di gente che s’è data alla politica per arraffare a piene mani valori, posizioni di potere, ruoli istituzionali, incarichi di consulenza, tangenti. Ladri di beni pubblici, ladri di futuro. Ladri di polli dice Berlusconi e concordo in questa valutazione soltanto riguardo alla  povertà morale di furfanti paragonabili a miseri malviventi che si buttano a trafugare tutto ciò che capita. In verità il conto economico in questa Italia così frodata è alto, non si tratta solo di pennuti, ed è alto anche perché si ruba in troppi. Una volta si prendevano tangenti per finanziare partiti, ed era uno solo per ogni fazione che in genere se ne occupava. Oggi che le ideologie sembrano finite, c’è la privatizzazione dello scambio di favori pubblici. Ognuno ruba per sé, per la famiglia, i figli, i parenti vicini e lontani, e così facendo questo flusso di benefici ad uso privato non ha mai fine. Si può moltiplicare per migliaia di possibilità di accesso al denaro pubblico, catene di devianze, aumenti incalcolabili di costi di appalti; saturazione di ogni possibile intervento, consulenza, posto di lavoro, incarico politico, chance artistica, concorso. Questi fanno tana su tutto e chiudono ogni possibilità di accesso al resto del mondo. Sprangano le porte a candidati con le carte giuste per concorrere a questo o quell’incarico, oppure a imprenditori che potrebbero offrire interventi “sani” a prezzi competitivi e invece restano al di fuori delle cricche che hanno voce in capitolo in piccoli, medi e grandi appalti.<br />
Tutto. Mettono le loro manacce su tutto. E quando si sono accorti che le donne con le loro lotte hanno ottenuto un po’ di attenzione sul diritto alle pari opportunità, si sono beffati delle legittime istanze femminili ed hanno salutato come ulteriore colpo di fortuna  la questione delle quote rosa. Come se le donne non avessero portato avanti lotte decennali per dare un senso agli articoli 3, 2, 51 della Costituzione ma invece lo avessero fatto per trovare collocazioni alle loro propaggini di sesso femminile. Hanno così tinto di turchino anche le quote rosa e senza neanche un minimo di decoro sono andati a cercare tra le loro amanti, sorelle, mogli e affiliate, soggetti disponibili ad occupare anche gli spazi creatisi in sostegno alle pari opportunità. Così ogni tassello del puzzle è incollato da loro stessi.  Loro che con prevaricanti quote celesti occupano l’80-90 per cento dei ruoli decisionali si attivano perché “non sia mai” che qualche spazio non sia riempito da derivazioni di sé che ne assicurino il controllo. Il danno e la beffa in tasca alle femministe. In disprezzo delle donne autonome e con idee che non siano le loro.<br />
Questo sistema ha fatto sì che le briciole rimaste non risolvono i problemi del paese. Il governo risanante delle donne è ancora lontano. La coperta si fa cortissima e restano all’aria tanti vitali settori della vita pubblica come scuola, sanità, ricerca, imprenditoria. L’ingordigia di chi ha troppo e non considera le <a href="http://www.ilmediano.it/aspx/visArticolo.aspx?id=8607" target="_blank">situazioni disperate</a> di tanti italiani sia <a href="http://www.rassegna.it/articoli/2010/05/13/62357/lavoratori-frustati-orrore-nel-call-center" target="_blank">dipendenti precari</a> che <a href="http://icrl.wordpress.com/2010/02/23/padova-imprenditore-non-riesce-a-pagare-gli-operai-e-si-uccide" target="_blank">piccoli imprenditori</a>.<br />
Ma a questi ingordi non interessa. Fingono di darsi una mossa per gli altri ma sin dal primo giorno del loro mandato pensano ad acchiappare tutto l’acchiappabile. A parte le loro vite dorate, tutto resta provvisorio. Non si investe nella crescita perciò sono ladri del futuro.<br />
Un gruppo di fisici italiani, impegnati in progetti di ricerca internazionali con il Cern in Europa e il Fermilab negli Stati Uniti, in seguito al DDL 144-quater approvato il 15 ottobre alla Camera e alla legge 133/08, ha dovuto scrivere un’istanza rivolta ai membri di Camera e Senato perché 600 ricercatori e tecnici dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare <a href="http://www.gravita-zero.org/2008/11/in-italia-la-ricerca-va-in-serie-b.html" target="_blank">rischiano di dover abbandonare la ricerca</a>.<br />
</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">Troppi sono gli studiosi di talento costretti ad andarsene dall’Italia o condurre una vita da precari. Tra loro <a href="http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?articolo=tamburini-astrofisico-universita-padova-precario" target="_blank">Fabrizio Tamburini</a> astronomo che vive con poco più di mille euro al mese e con contratto provvisorio dovuto a finanziamenti di alcune banche-sponsor. Questo geniale scienziato invitato al Celsius Symposium 2010 in Svezia, riesce a portare avanti le sue ricerche resistendo ancora a non fuggire via come gli altri nostri scienziati esuli all’estero.<br />
Ricercatore del Dipartimento di Astronomia dell’Università di Padova, collabora con i professori Barbieri, Bianchini e Romanato e, partendo dalle premesse poste da Ettore Majorana, è lo scopritore in campo elettromagnetico delle vorticità ottiche, (o momento angolare orbitale della luce) che permetteranno di potenziare la capacità di dettaglio visivo del telescopio e del microscopio, con applicazioni non solo astronomiche, ma anche mediche.<br />
La sua è una tecnologia rivoluzionaria che se applicata alle onde radio, potrà contenere in una sola frequenza fino a 100 canali al posto degli attuali 5. Le sue ricerche svolte in collaborazione con il professor Bo Thidé dell’Università di Uppsala hanno suscitato l’attenzione della comunità scientifica internazionale perché tra l’altro permetterà, grazie alla nuova tecnologia di vedere <a href="http://www.fantascienza.com/delos/delos56/tempo-einstein-brown.html" target="_blank">buchi neri rotanti</a>, una sorta di cilindri d’accesso a viaggi nel tempo fino a oggi mai osservati. La cosa strana è che tra i colleghi scienziati internazionali il Tamburini veneto è l’unico ad avere la paga da precario e scherzando in un’intervista risponde a chi gli augura il premio Nobel che è meglio il Superenalotto. Ma con tante contaminazioni, vista l’esperienza del lotto, siamo sicuri che il Superenalotto sogno-gioco degli italiani non sia truccato come gran parte dei luoghi dove scorre il denaro?</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">Wanda Montanelli, 15 maggio 2010</span></p>
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		<title>L’EGOISMO  NUCLEARE</title>
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		<pubDate>Mon, 03 May 2010 11:02:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Secondo Carlo Rubbia il nucleare in Italia non risolverebbe il problema dei costi energetici, e allora perché si intende farlo? Chi ci guadagna nonostante le funeste esperienze evidenti e documentate? Siamo in balìa di vecchi egocentrici che giocano con il mondo come fosse roba loro. Entrano nella vita di tutti, si appropriano di luoghi, menti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em><span style="font-size: 13pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">Secondo Carlo Rubbia il nucleare in Italia non risolverebbe il problema dei costi energetici, e allora perché si intende farlo?<br />
Chi ci guadagna nonostante le funeste esperienze<br />
evidenti e documentate?</span></em></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">Siamo in balìa di vecchi egocentrici che giocano con il mondo come fosse roba loro.<br />
Entrano nella vita di tutti, si appropriano di luoghi, menti, intelligenze, destini. Derubano il futuro di chi oggi è giovane, o ancora dovrà nascere. Questa sindrome di Dio che li fa stare nel passato, nel presente, nel futuro e in ogni luogo è indice di un irriducibile soggettivismo. Si aiutano con i mezzi di comunicazione di massa in funzione di moltiplicatori di consensi, per arginare le obiezioni, e persuadere reiterando slogan sulla bontà del loro operato. Sono vecchi carrancani che satolli di un benessere avaro e circoscritto a loro stessi, o tutt’al più alle famiglie e agli amici-sudditi, non guardano al di là del periodo temporale che interessa la propria esistenza. Quanti anni ancora gli restano da vivere? Venti, trenta, cento?  Bene. Che tutto funzioni ancora finché esisteranno loro stessi. Dopodiché il diluvio. Finisca pure il mondo. Chi si  scompone per gli altri che verranno?<br />
Costoro sono vecchi dentro.  La loro mente è corta, il progetto di vita è teso a monopolizzare l’accaparrabile oggi. La loro felicità è nel dominare adesso subito con la percezione di ubiquità. Del futuro non sanno che farsene perché loro non ci saranno e non essendoci il mondo può finire. Non credono in Dio non in quanto  atei o agnostici, ma perché son convinti di essere loro stessi produzione ed effusione di onnipotenza divina a cui tutto è permesso.<br />
Se così non fosse non si capirebbe perché si è ritornati a riproporre il nucleare. Sono trascorsi 23 anni <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_abrogativi_del_1987_in_Italia#Nucleare_1" target="_blank">dal referendum abrogativo delle norme sulla realizzazione delle centrali nucleari</a>. Si intende ritornare alla produzione atomica contro anche gli stessi governatori regionali che la rifiutano nei territori che governano.<br />
Il principio che dovrebbe muovere qualsiasi costruzione che ha grande impatto sulla vita di persone e ambiente può essere solo basato sulla certezza di aver pronto il rimedio in caso di guasti. Invece si fabbrica senza prevedere possibilità di malfunzionamenti e quindi accertarsi di possedere l’antidoto alle eventuali anomalie. Di questi giorni è il disastro che distrugge le coste della Louisiana. Definito dal presidente Barack Obama sciagura nazionale è dovuto alla piattaforma della BP Deepwater Horizon. Un guasto imprevisto ha lasciato ingegneri esperti inebetiti per non saper tamponare la falla. La società pagherà i danni, ma in tema di danni ambientali non tutto è ricomponibile. Si tratta di eventi senza rimedio e ciò che è distrutto resta tale. Così come nel nucleare dove sarebbe impresa gigantesca descrivere tutti gli oltraggi senza ritorno ad uomini e natura. Si può accennare tra tanti esempi che un milione di persone in tutto il mondo sono morte a causa dell’esposizione alle radiazioni liberate dal disastro nucleare di Chernobyl del 1986. Un nuovo libro Alexey Yablokov della New York Academy of Sciences, pubblicato in occasione del 24° anniversario dell’incidente si intitola:  “<a href="http://www.progettohumus.it/public/forum/index.php?action=profile;u=1;sa=showPosts" target="_blank">Chernobyl: conseguenze della catastrofe su persone ed ambiente</a>”.<br />
Dovrebbe poter bastare la conoscenza sulla durata dell’uranio che in 50 anni sarà finito se non si faranno altre centrali atomiche, e molto prima se la malaugurata idea di farne altre dovesse trovare applicazione. Ma anche l’antieconomicità dei costi dovrebbe indurre a più intelligenti scelte.<br />
Soprattutto il problema insormontabile delle scorie radioattive è talmente evidente che non prenderlo in considerazione rinvia a ciò che spiego all’inizio di questo scritto. Certa gente non vede al di là della propria quotidiana esistenza tra beni e privilegi.<br />
Nessuno può negare che le scorie a bassa e media attività restano pericolose per circa trecento anni e che quelle ad alta attività conservano fino a 250mila anni la propria carica mortale. Tutti sanno che le centrali di 31 nazioni già oggi producono migliaia di tonnellate di scorie soggette a casi imprevedibili come terremoti e alluvioni che nel lungo tempo, pur auspicando una buona tenuta delle strutture che le contengono, non sono né sicuramente conservate, né è garantito che non vadano a contaminare  luoghi e persone. Un esempio a noi vicino è quello di Latina dove pur chiusa la centrale dal i 1º dicembre 1987, infiltrazioni di acqua di falda nei sotterranei che accolgono  i contenitori di stoccaggio nucleare hanno provocato la fuoriuscita di ingenti quantità di materiale radioattivo come  Cesio 137, Cesio 134 e cobalto 60.<br />
La moria di grossi pesci e bufale, le malformazioni fetali di bambini, piante e animali, sono state e sono tutt’ora oggetto di pubblicazioni e ricerche che danno un panorama angosciante sui fatti malsani che derivano dalla incontrollabilità della materia nucleare. Gli  studi scientifici, sono innumerevoli. Rammento che nel ’99 in occasione della pubblicazione di <a href="http://www.wandamontanelli.it/block/contenitore/narrativa/testi/N0002d.htm" target="_blank">Fortuna Fasano</a>, un mio libro di narrativa a sfondo ambientalista, interpellavo frequentemente <a href="http://www.telefree.it/news.php?op=view&amp;id=6927" target="_blank">Carlo Marcantonio Tibaldi</a>, l’avvocato sindaco di Castelforte che <a href="http://www.vogliounasinistramodomio.net/contenitore/ambiente/2010/nuc2.htm" target="_blank">per tutta la vita</a> si è battuto contro l’ignoranza dei danni provocati dal nucleare nella sua regione. Mi diede due dei suoi libri pubblicati: “L’inquinamento da radionuclidi nelle acque del Lazio meridionale”, editore Il Golfo, 1985, e “Lettere ai Giudici sulla centrale atomica del Garigliano” (del Centro Storico culturale Andrea Mattei SS.Cosma e Damiano). I dati divulgati sull’alta incidenza di leucemie, aborti, feti malformati; ma anche animali con due teste e pulcini a tre zampe, si ricavano da fatti documentati e inconfutabili. Ora in zona Sessa Aurunca, Castelforte, Minturno, la popolazione ha ripreso a manifestare contro ogni ulteriore centrale atomica. Già non riescono a disfarsi delle scorie di quella vecchia il cui smantellamento era previsto per il 2030 e i cui costi sono abnormi, figuriamoci se non vedono come un maledetto accanimento il riproporre il nucleare in zona.<br />
Ad oggi  l&#8217;addio al nucleare è costato una cifra colossale. Nel 2001 erano previsti  3,3 miliardi ma in realtà siamo già ad un prelievo dalle bollette elettriche in cifre rivalutate di oltre 9 miliardi e 523 milioni di euro. La nota curiosa è che persino l’uranio usato nel 1942 da Enrico Fermi è ancora da sistemare definitivamente. Nel nostro paese tutto ciò che oggi riguarda il nucleare fa capo alla Società Gestione Impianti Nucleari S.p.S. (SOGIN) istituita nel 1999. Presidente della SOGIN è il generale Carlo Jean che, nel febbraio 2003, ha così quantificato i rifiuti radioattivi presenti in Italia: “50.000 metri cubi (mc) di scorie radioattive a bassa e media radioattività, circa 8.000 mc di scorie radioattive ad alta radioattività, 62 tonnellate di combustibile irraggiato, oltre a ospedali, acciaierie, impianti petrolchimici e così via che producono circa 500 tonnellate di rifiuti radioattivi ogni anno”.<br />
Secondo <a href="http://www.blogalileo.com/rubbia-il-nucleare-in-italia-non-risolverebbe-il-problema-dei-costi-energetici/" target="_blank">il premio Nobel  Rubbia, il nucleare il Italia non risolverebbe</a> il problema dei costi energetici  e si può prevederlo solo in tempi molto lunghi. Si pensa che il nucleare possa ridurre il costo dell’energia, ma questo, a parere dello scienziato, non è vero. Allora perché si intende farlo? Chi ci guadagna nonostante le funeste esperienze evidenti e visibili a tutti? Sembra che le regioni si stiano tutte attrezzando per respingerlo. I presidenti non lo vogliono, i sindaci neppure, la gente ha votato “Sì” alla proposta di abrogazione del  Referendum. Possono Soltanto Berlusconi, Sarkozy e la Confindustria dominare tutti?<br />
Anche il Presidente francese deve fare i conti con il dissenso. Ha in casa migliaia di associazioni contro il nucleare, di cui 842 sono confederate in “<a href="http://www.sortirdunucleaire.fr" target="_blank">Sortir du Nucléaire</a>”, e  a chi obietta che dobbiamo avere il nucleare in casa perché gli Stati a noi vicini ce l’hanno, è bene rispondere che soprattutto chi si è trovato vicinissimo alle centrali in tutti i disastri atomici non ha avuto scampo.<br />
E se invece di andare dietro ai cattivi esempi cominciassimo a seguire quelli buoni di esempi?<br />
Carlo Rubbia dichiara che il futuro non sta nel nucleare ma nel solare. E’lui uno dei nostri maggiori referenti in materia. Il suo parere conterà qualcosa o vale di più la sapienza del ministro Claudio Scajola? Leggo nel suo curriculum che è docente di Storia dell&#8217;arte e laureato in Giurisprudenza, che c’entra con le competenze sull’atomo?<br />
Chi non sa deve invece guardarsi intorno per copiare da quelli che fanno  meglio di noi. Abbiamo esperienze nel mondo di energia pulita basta volerle riconoscere. Ad Amburgo per esempio, sembra una favola, ma hanno tratto  <a href="http://www.repubblica.it/ambiente/2009/12/11/news/amburgo_citta_virtuosa_energia_pulita_dai_rifiuti-1819810/" target="_blank">vantaggio ‘ecologico’ dall’immondizia di Napoli</a>.<br />
Il recente servizio Raitre di Riccardo Iacona “<a href="http://www.presadiretta.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-3bf02ec2-c958-4f14-a6ec-6a0ffc21f4d1.html?refresh_ce" target="_blank">Sole, vento, alberi</a>” ha ben raccontato lo straordinario modello della Solar Valley in Germania dove con l’energia pulita si sono creati  750 mila posti di lavoro e ricavato  il 16 per cento del fabbisogno elettrico senza usare il petrolio e per giunta diminuendo del 18 per cento l’emissione di gas serra.<br />
L’invito è alle persone di ogni età a sentirsi giovani dentro, perché questo li porterà a immaginare il futuro e cominciare a pensare alla bellezza di un mondo vivibile, e perché no, migliorato, a disposizione di chi verrà dopo di noi.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">Roma, 3 maggio 2010, Wanda Montanelli</span></p>
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		<title>LE DIFFICOLTA’ DELL’INTEGRAZIONE</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 15:46:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’accoglienza delle culture di Laura Tussi L&#8217;Occidente sta affrontando l&#8217;arrivo di cittadini provenienti da luoghi diversi del nostro pianeta, che chiedono di restare per lavorare e per condividere un benessere economico, sociale, politico, dove il susseguirsi delle migrazioni, prima di nostri connazionali provenienti dal sud d&#8217;Italia e, attualmente, di cittadini che giungono dal Marocco, dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">L’accoglienza delle culture</span></em></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">di Laura Tussi</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">L&#8217;Occidente sta affrontando l&#8217;arrivo di cittadini provenienti da luoghi diversi del nostro pianeta, che chiedono di restare per lavorare e per condividere un benessere economico, sociale, politico, dove il susseguirsi delle migrazioni, prima di nostri connazionali provenienti dal sud d&#8217;Italia e, attualmente, di cittadini che giungono dal Marocco, dalla ex Jugoslavia, dalle Filippine, dalla Cina, ha contribuito in modalità determinante a portare ricchezza economica e culturale.<br />
La convivenza tra culture e popoli diversi non costituisce solamente uno scambio pacifico e sereno, perché il mondo trasuda anche violenze e ingiustizia, dove la povertà e la ricchezza sono giustapposte in un connubio di delinquenza e criminalità, per cui alcuni sono costretti a vivere in condizioni di estrema indigenza e l&#8217;arroganza e la volgarità umiliano i più deboli con contrasti e scontri anche violenti.<br />
Il fenomeno migratorio nel nostro Paese risulta consistente e strutturale e con urgenza si dovrebbero disporre tutti gli strumenti necessari per affrontare e gestire non solo l&#8217;ingresso di molteplicità di immigrati, ma soprattutto la loro permanenza, garantendo civile e dignitosa accoglienza e reali possibilità di integrazione, anche se, in realtà, le istituzioni stanno operando con strumenti poco efficaci e gli immigrati sono lasciati in una pericolosa ed ingiusta condizione di incertezza sui propri diritti e doveri.<br />
Il tema della multiculturalità si propone di favorire la conoscenza e il rispetto reciproco delle culture e offrire garanzie e strumenti per mantenere vivi i differenti patrimoni culturali.<br />
Il contatto con la diversità, anche se tra molte circostanze difficili, genera voglia di conoscere e sollecita maggiore attenzione e rispetto per le altre culture, ma certamente la costituzione di una società multiculturale sembrerebbe ancora un ambizioso obiettivo, in quanto si prospetta difficile la convivenza tra culture diverse e differenti gruppi etnici, evitando il rischio di pericolose reazioni di intolleranza.<br />
La ricerca della difesa delle diversità culturali, linguistiche, di censo, di sesso, etniche ed altro, come indicato nelle costituzioni della maggior parte degli Stati democratici è una causa legittima, nella motivazione a perfezionare la tutela delle diversità e del multiculturalismo che è fortemente radicata nella storia dei diritti umani dalla rivoluzione francese, riconoscendo ad ogni persona pari dignità e il diritto di vivere liberamente secondo la propria ragione.<br />
Le diversità etniche sono considerate motivo di arricchimento anche da una visione sociale ed economicista della comunità, dove l&#8217;arricchimento appunto è concepito come crescita valoriale per cui le diversità costituiscono fattori di evoluzione economica, sociale e culturale.<br />
Di fronte alla realtà immigratoria nel nostro Paese che si presenta in tutte le sue complessità, si prospetta l&#8217;urgenza di diffondere maggiori informazioni, di aprirsi alle nuove culture, come primo approccio verso una società multietnica e multilaterale, tramite un interscambio relazionale che possa arricchire e divenire un antidoto efficace all&#8217;intolleranza, all&#8217;emarginazione e al razzismo.<br />
Il rispetto di tali differenze storiche, economiche e di civiltà sarà effettuabile costruendo un terreno sociale e comunitario scevro di pregiudizi, luoghi comuni e stereotipi, creando le premesse per l&#8217;accettazione e la valorizzazione cosciente delle inevitabili e imprescindibili differenze tra esseri umani.<br />
Le scelte educative determinano il futuro di una comunità, dove la qualità delle persone costituisce una questione centrale del domani, nei problemi posti dall&#8217;introduzione della tecnologia, in tutti i campi dell&#8217;attività umana, dallo sviluppo economico disomogeneo e selvaggio, dal degrado ambientale, conseguente alla dissennata incentivazione dei consumi, con l’accentuarsi dell&#8217;ingiustizia sociale e dei conflitti, che pongono le nuove generazioni in una condizione determinante per il futuro di tutte le persone.<br />
L&#8217;educazione all&#8217;accoglienza, all&#8217;accettazione del diverso, all&#8217;antirazzismo, al rifiuto della discriminazione costituiscono il cardine indispensabile su cui si modificherà una società che riesca a coniugare la pacifica convivenza e il rispetto reciproco, attraverso la ricerca di soluzioni adeguate per arginare gli squilibri contemporanei.<br />
Risulta necessario porre grande attenzione al mondo della scuola, luogo istituzionale dove viene esercitata l&#8217;azione educativa delle comunità in modo organico e direttivo, alla famiglia e ai massmedia che contribuiscono alla coscientizzazione verso i problemi sociali.<br />
La necessità di elaborare una pedagogia interculturale è sorta in seguito all&#8217;ingresso nella scuola di persone appartenenti ad altri paesi.<br />
Il gioco tra autoctoni, immigrati, istituzioni e massmedia è complesso e si presenta facile il passaggio dall&#8217;accettazione al rifiuto, dall&#8217;indifferenza all&#8217;insofferenza, in quanto una profonda instabilità è propria delle relazioni umane e sociali, comportando una forte carica emotiva, ma anche innovativa.<br />
Il gioco simbolico ed emotivo è ancora più instabile e mutevole nel rapporto con l&#8217;immigrato e proprio per questo motivo l&#8217;instabilità e la volubilità dell’individuo e del gruppo sociale necessitano di trovare un supporto nelle istituzioni, che devono essere in grado di esprimere norme stabili e certe, frutto di un&#8217;approfondita conoscenza delle realtà attuali.<br />
L&#8217;Italia acquisisce tardivamente la coscienza di essere Paese meta di flussi migratori e solo negli anni ‘80 le amministrazioni pubbliche affrontano il problema dell&#8217;inserimento sociale dei migranti e la conseguente educazione dei loro figli.<br />
Il contenuto delle circolari ministeriali proclama ufficialmente che l&#8217;obiettivo primario dell&#8217;educazione interculturale si delinea come promozione della capacità di convivenza costruttiva in un tessuto sociale multiforme, che comporta l&#8217;accettazione e il rispetto del diverso e il riconoscimento dell&#8217;identità culturale nella ricerca quotidiana del dialogo, della comprensione e della collaborazione, in una prospettiva di arricchimento reciproco, nel valore della diversità generale come concetto da difendere e comprendere nel doppio versante dell&#8217;educazione interculturale, nell&#8217;affrontare e analizzare il problema degli studenti appartenenti a provenienze diverse e nella necessità che anche la scuola elabori le strategie capaci di affrontare i grandi mutamenti che caratterizzano la nostra epoca, in un policromo mosaico di popolazioni, lingue, culture, progetti, rappresentazioni reciproche di scambi e conflitti, interazioni e dialoghi.</span></p>
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		<title>IL RATTOPPO SCUCITO SULLE LISTE</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 09:13:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tra la Polverini e la Bonino doveva essere un&#8217;elezione all&#8217;insegna del fair play rosa, ma i politici maldestri l&#8217;hanno inquinata in grigiastro, colore della sporcizia e della pressappocaggine “Non solo non è vero, ma è vero il contrario!”. Questa frase Berlusconi l’ha pronunciata decine di volte per rafforzare il diniego su parole e concetti degli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><em><span style="font-size: 13pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">Tra la Polverini e la Bonino doveva essere un&#8217;elezione all&#8217;insegna del fair play rosa, ma i politici maldestri l&#8217;hanno inquinata in grigiastro, colore della sporcizia e della pressappocaggine</span></em></strong></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">“Non solo non è vero, ma è vero il contrario!”. Questa frase  Berlusconi l’ha pronunciata decine di volte per rafforzare il diniego su parole e concetti degli avversari politici. Tante volte da assumere quasi il senso di uno slogan che si aggiunge ai molti da lui coniati per averla vinta, almeno a parole, nella opinione finale dei suoi elettori-spettatori.<br />
Le altre sono dichiarazioni di pericolo sulla presenza dei comunisti, sulla malvagità dei giudici, sulla esistenza di una sinistra “sinistra”; sul rischio rappresentato da una fazione pronta a colpire gli individui “del fare” al solo scopo di “disfare”. Minaccia  che deriva da una non meglio descritta setta mancina che  ignava, invidiosa e rancorosa ha come unico scopo la guerra al Partito della libertà, e ultimamente “dell’Amore”.<br />
Pare impossibile disgiungere il consenso dato alla Popolo della libertà dalla partecipazione al film che ha costruito la carriera politica di Berlusconi; alla rappresentazione che egli ha potuto dare di sé con accuse, colpi di scena e motti reiterati che sono stati un segno indelebile della sua predominante esistenza.<br />
Sfido chiunque a dimostrare che non riesce a diventare leader politico di primo piano avendo a disposizione un congruo numero di televisioni, alcune testate giornalistiche, e ingenti mezzi economici. Anche Mister Bean potrebbe apparire intelligente e abile, se ben guidato, avendo tali mezzi a disposizione. Pensiamo quindi che risultati può ottenere chi intelligente lo è davvero.<br />
Credo che a parte tutto il Premier si diverta come un matto da quando è entrato i politica. Lavora moltissimo, è vero. Dorme poco ed ha un sacco di pensieri, però sono convinta che non cambierebbe il suo status per tutto l’oro del mondo. Qualcuno direbbe “Già ce l’ha”, ma io intendo tutto l’oro dell’era dell’oro. E lui avrebbe potuto averlo se fosse stato un altro. Ma se la spassa così e gli basta. Un giorno spero possa scrivere e raccontare a noi curiosi come si è divertito, e darci la possibilità di conoscere la parte non ufficiale del Silvio Nazionale, quella in cui in privato si congratula con se stesso per averla data a bere a tanti, per aver convinto i refrattari, plagiato i fiacchi, cambiato il corso della storia, tutto da solo. Perché una cosa è vera. Il mattatore è lui e gli altri, salvo alcuni che mostrano estemporanei soprassalti di autonomia, sono solo comparse che se anche si sostituissero improvvisamente nessuno se ne accorgerebbe.<br />
E’ lui il primo attore e il regista, nonché il commediografo dell’opera teatrale talvolta tragica, spesso comica che abbiamo il lusso di vedere apparentemente gratis. Speriamo questo lusso non ci venga addebitato con gli interessi troppo alti alla resa dei conti.<br />
La sceneggiatura berlusconiana è efficace per chi non vuol altro che sentire le cose che dice. In fondo c’è gente che non vuol altro che essere rassicurata e lui è bravissimo in questo. In più è familiare. Una figura che entra in casa di tutte le famiglie ogni giorno è come un parente che si è a abituati a vedere spesso. Accadeva lo stesso con personaggi televisivi onnipresenti come Mike Bongiorno con i quali  si creava un’affettività tale da sembrare impossibile a taluni di non essere corrisposti e riconosciuti quando lo incontravano.<br />
Mi pare che si diverta anche perché la sceneggiatura del Premier non ha nulla da invidiare quanto a spasso alle stravaganti elucubrazioni di Pirandello in <em>Così è se vi pare</em>, o nel <em>Berretto a sonagli</em>, dove chi ha ragione o perde il dritto di averla strada facendo, o risulta pazzo. Nella sua attitudine a rimettere in discussione il torto e la ragione tra protagonisti c’è la volontà incontenibile di vincere sempre ad ogni costo. Ed esiste un unico punto di vista. Il suo. C’è da gustare, nell’aspetto spettacolare, la visione dei vorticosi giri che la frittata berlusconiana compie prima di ricadere ribaltata nel piatto. Un po’ teatro drammatico, un po’ prestidigitazione, un po’ finzione acrobatica. Alla fine la rappresentazione dà i suoi frutti al popolo televisivo che non aspetta che di mangiarne.<br />
Così per spiegare che il Pdl ha ragione anche in questa confusa ricostruzione intorno alle liste per le regionali nel Lazio nega che vi sia stata una lotta al coltello fino all’ultimo sui nomi da inserire in lista, non ammette l’errore di un proprio dirigente, come non rivela chi sono  i “pesci grossi” (“io sono un pesce piccolo” ha detto Alfredo Milioni, presidente del XIX Municipio di Roma  quando ha capito che la scusa del panino non reggeva) che hanno imposto le sbianchettature e le modifiche in chiusura di liste. Irregolarità che anche altri partiti fanno, ma che nessuno avrebbe la sfrontatezza di presentare, una volta colto il flagrante, come colpe altrui.<br />
Invece secondo il premier la colpa è sempre degli altri. Sicuramente di chi ha ben interpretato l’art 122 della  Costituzione in tema di  disciplina sulle elezioni regionali. Certamente degli invidiosi sinistri “di sinistra” che hanno nostalgia di dittature prive di consultazioni elettorali. Dei giudici del Tar che hanno quadri del “Che” alle pareti. Soprattutto dei radicali che hanno fatto una gazzarra e si sono macchiati del reato di essere al posto giusto al momento giusto per osservare qualcosa di anomalo che stava avvenendo. Insomma la colpa è di tutti meno che di se stessi. Senza un minimo di autocritica verso il pressapochismo dei propri dirigenti di partito, o del fatto lampante, compreso anche dagli stessi elettori del PdL, che un partito serio dovrebbe avere con congruo anticipo i nomi di politici attendibili e di valore iscritti per la competizione elettorale. E nello specifico una regione così importante come il Lazio dovrebbe mettere in corsa persone con un loro background valutato in corso di approfondite riunioni. Il che non dovrebbe lasciar spazio a improvvisatori e avventurieri inseriti in lista all’ultimo minuto.<br />
Ma almeno la lista della candidata presidente è stata riammessa. L’onesta Polverini a mio parere non sarebbe male se fosse forte al punto tale da condurre la regione senza il fardello dell’entourage che la promuove. La sua azione in difesa dei diritti delle donne, le idee su quelli dei lavoratori, il suo operato non credo siano poca cosa per chi deve scegliere e votare. Tuttavia abbiamo in gioco realtà oggettive che presumono un’attenta valutazione. Il nucleare per esempio che Berlusconi intende appiopparci nella forma costosa inquinante e vecchia che servirà a far danno a noi e tanto favore a Sarkozy per sbolognarci le sue attrezzature. Credo che per lei, pur candidata della Popolo della libertà, ci sarà poca libertà.<br />
Per cui si voterà Bonino. Per quel pizzico di sana follia che c’è nei radicali che gli impedisce di mettersi sull’attenti nell’accettare le imposizione altrui. Quella singolarità che li fa guardare diritto dentro il cuore dei problemi per tentare di risolverli in modo pragmatico senza dare nulla per scontato. Quella follia che li riporta in gioco e nel farlo rimette in discussione tutti, chiunque essi siano.<br />
Non approvo proprio tutto delle tante iniziative radicali, ma adesso per dare un’impostazione nuova alla conduzione della cosa pubblica, per scongiurare il pericolo del nucleare, per dare un taglio ad abusi e usi avvezzi allo spreco, e infine per dimenticare la stagione Marrazzo, credo sia bene scegliere Emma Bonino. Ognuno nella sua preferenza di partito, ma radicali perché no. Non foss’altro per la trasparenza con cui pubblicano tutte le loro spese e i loro guadagni sul sito <a href="http://www.radicali.it/ape/eletti/parlamento/bonino_emma_vice_presidente.html" target="_blank">radicali.it</a>. Non fosse che per una certa nostalgia di politici di spessore e di razza. Meglio se donne.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">Roma 12 marzo 2010       Wanda Montanelli</span></p>
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		<title>8 MARZO 2010: POCO DA FESTEGGIARE</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 09:07:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[. La violazione dei diritti umani e delle pari opportunità nei regimi totalitari e nel contesto nazionale ed europeo Si fanno molte iniziative per capire e tentare di arginare l’irrefrenabile violazione dei diritti umani. Ho partecipato al ciclo di incontri “Per non dimenticare”, organizzato a Milano da Laura Tussi e mi è sembrato che le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p style="text-align: center;"><em><strong><span style="font-size: 13pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">La violazione dei diritti umani e delle pari opportunità nei<br />
regimi totalitari e nel contesto nazionale ed europeo</span></strong></em></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">Si fanno molte iniziative per capire e tentare di arginare l’irrefrenabile violazione dei diritti umani. Ho partecipato al ciclo di incontri “Per non dimenticare”, organizzato a Milano da Laura Tussi e mi è sembrato che le storie si ripetano ciclicamente e che poco o nulla cambi, specialmente  in violazione dei diritti delle donne.<br />
Eppure i riconoscimenti dei diritti ad essere pari sono sanciti da molte leggi, dalla nostra Costituzione in forma chiara e incisiva, ma pure da dichiarazioni che in ogni epoca hanno dato ragione al principio di uguaglianza.<br />
“In qualunque ambito si siano mai cimentate, le donne hanno sempre raggiunto l’eccellenza” *. Non è una mia opinione; e se per questo non è neppure la considerazione di una donna. L’ha scritto nel 1532 Ludovico Ariosto: un uomo. L’avevano capito già quasi 500 anni fa che quanto a capacità e perizia noi donne siamo in grado quantomeno di eguagliare gli uomini. Eppure ancora oggi, a distanza di tutto questo tempo, in Italia e in parte dell’Europa, come nei peggiori regimi totalitari del pianeta, i diritti delle donne non vengono riconosciuti, se non parzialmente. Sono tante le donne che tutti i giorni, in ogni momento, e anche ora che stiamo parlando, subiscono ogni genere di vessazione o di discriminazione. Sono tante le donne che vorrebbero poter essere semplicemente valutate per quel che valgono e rispettate nella loro integrità, morale e materiale, per il prezioso contributo che offrono tutti i giorni, al pari degli uomini, nella edificazione della società comune. In molte parti del mondo, però, questo non avviene, e la donna continua a vivere una situazione di subalternità al modello maschile che non rende giustizia all’intelligenza dell’uomo stesso, prim’ancora che a quella della donna. Dall’Albania, dove larghissima diffusione continua ad avere il fenomeno della violenza domestica e dove sembra essere pressoché dominante “l’idea che le violenze fisiche e psicologiche facciano in qualche modo parte della vita coniugale” (Undp**), alla Cina, dove nel segreto e nel silenzio più totali continua ad essere perpetrata quell’odiosa, incivile e infame pratica dell&#8217;infanticidio precoce delle bambine, alle quali in alcune aree del Paese si continua a preferire il maschio. Con anche una possibilità in più rispetto al passato, quella del ricorso alle moderne diagnosi preimpianto, ove accessibili. Il tutto fatto per operare una selezione sessuale tanto ingiusta quanto insensata che reca danno, ancora una volta, all’uomo stesso, oltre che alla donna, costringendo tanti giovani ragazzi cinesi a vivere in un mondo in cui non vi è per loro un pari numero di ragazze con cui fidanzarsi e sposarsi (in media nel Paese vi sono solo 5 ragazze ogni 6 ragazzi, e in alcune ragioni il picco maschile è ancora più alto: una concezione dissennata, fonte anche, per i maschi, di disagi psicologici tanto profondi quanto assolutamente evitabili). Per arrivare ad alcune regioni del mondo arabo, in cui la condizione femminile vive spesso una situazione di soggezione  rispetto all’intero universo maschile e in cui è normale considerare la donna come una proprietà, né più e né meno di come può esserlo un’automobile o un frigorifero. O a Paesi mediorientali come l’Iran, dove poco più di un anno fa si è deciso di chiudere d’autorità il “Centro dei Difensori dei Diritti Umani”, Ong guidata da Shirin Ebadi, l’avvocato donna insignita nel 2003 del Premio Nobel per la Pace per l’impegno profuso a sostegno delle donne e dell’infanzia. Ancora ieri, l&#8217; Alto Commissario dell&#8217; Onu per i diritti umani, la magistrato sudafricana Navi Pillay, ha denunciato a Ginevra la violenza domestica e i crimini di onore dei quali sono vittime circa 5000 donne ogni anno nel mondo.  E sempre ieri a Nuova Delhi, in India, 63 persone, tutte donne e bambini (37 bimbi e 26 donne) hanno perso la vita in un tragico incidente mentre chiedevano cibo e vestiti davanti ai cancelli di un’organizzazione umanitaria. E potrei continuare ancora a lungo, partendo dalla leader non-violenta Aung San Suu Kyi, anche lei Premio Nobel per la Pace, costretta da tempo dal regime del Myanmar agli arresti domiciliari soltanto per aver difeso i diritti umani nel suo Paese; ad Ingrid Betancourt, per oltre 6 anni tenuta prigioniera in Colombia dalle Farc (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia) per aver lottato a difesa dei diritti umani e contro la corruzione e il narcotraffico; ad Angelica Mendoza de Ascarza, perseguitata per essersi adoperata in Perù alla ricerca della verità sulla scomparsa di 6000 cittadini; ad Agathe Uwilingiyimana, primo ministro del Ruanda vittima dell’eccidio del 1994.  Fino alle tante donne che non hanno neanche un nome portato alla ribalta delle cronache di giornale ma che, esattamente come le altre hanno subito violenza o perso la vita, magari senza un vero motivo. Penso alla ragazza incinta del Ruanda, flagellata da un medico Hutu durante il travaglio perché era una Tutsi; alla donna musulmana percossa e violentata in Bosnia da soldati serbi mascherati, davanti alla figlia ed ai genitori;  alle tre sorelle di 16, 18 e 20 anni  violentate dai soldati ad un posto di blocco in Chiapas; alla sorella quattordicenne di un membro dell&#8217;opposizione Haitiana violentata da alcuni appartenenti a una milizia civile armata.  Tutte cose che fanno parte della nostra dolorosa storia comune. Tutte cose di cui ci vergogniamo e dobbiamo fare in modo che non si ripetano più.<br />
Un articolo, su un noto quotidiano romano, commentava un documentario sui discendenti di alcuni tra i più stretti e feroci collaboratori di Hitler che uscirà quest’estate (“I bambini di Hitler”***). Tra le tante testimonianze vi è quella di Monika Hertwig, 65 anni, figlia di Amon Goeth, ex comandante del lager di Plaszow, alla periferia di Cracovia, in Polonia, che ricorda come il padre si divertisse “<em>a sparare dal balcone a donne con i loro bebè in braccio</em>”. Un sadico gioco, alle spese di innocenti donne e bambini, fatto solo “<em>per vedere se riusciva a uccidere due persone con un solo proiettile</em>”. Ecco, queste sono le cose che noi non dobbiamo mai dimenticare. Cose che siamo stati capaci di fare appena pochi decenni fa, anche qui, nel cuore della civilissima Europa, nel paese che fu di Kant, Hegel e Beethoven, e che non vogliamo si verifichino mai più.<br />
Oggi nel nostro continente viviamo per fortuna un contesto storico diverso e certamente non paragonabile alle situazioni sin qui evidenziate. Ma è assolutamente chiaro che la donna, in Italia come in altri paesi europei  &#8211; non tutti per fortuna &#8211; vive ora una contraddizione storica del tutto anomala e mai conosciuta prima. Da un lato, grazie anche all’uso delle nuove tecnologie, ad Internet, agli strumenti di diffusione del pensiero che le moderne società mettono a disposizione di tutti noi, sembra riuscire a guadagnare nuovi spazi. Dall’altra, però, risulta essere sempre più schiacciata dal peso di una considerazione estremamente superficiale della sua esistenza e da un progressivo processo di mercificazione del suo corpo che, oltre a non renderle merito, ne impedisce di fatto un autentico e completo progresso sociale. Basti pensare a quante siano davvero le donne che fanno parte delle nostre classi dirigenti e quanto scarsa sia la linearità dei percorsi di ascesa sociale.<br />
“Il numero di donne che ha oggi accesso al potere è molto ridotto. In Occidente non vi sono più donne Primo ministro di quante fossero nel Medioevo regine o reggenti”. Può sembrare eccessiva e fors’anche pretestuosa una comparazione tra la realtà politico-sociale attuale e quella del Medioevo. Ma in realtà anche in questo caso non faccio altro che riportare testualmente un concetto espresso da un uomo: quel Jacques Le Goff, considerato uno dei più insigni medievisti contemporanei. Il che ci porta inevitabilmente a riflettere su quali passi in avanti siano stati concretamente fatti da allora e quali prospettive ci vengano riservate. Ecco, io credo che noi tutti &#8211; intendendo donne e uomini insieme &#8211; dobbiamo guardare al nostro futuro e a quello dei nostri figli avendo ben chiara in mente una cosa: che non si può costruire una società realmente moderna e fondata su autentici principi di uguaglianza e di parità se non ci si libera definitivamente dal peso di tutte queste contraddizioni. E’ un percorso difficile, in salita e certamente non privo di insidie. Nel quale le donne devono capire che non si può prescindere da un coinvolgimento diretto, prima di tutto culturale, dell’uomo. E gli uomini, da parte loro, devono comprendere fino in fondo l’importanza di una loro attiva partecipazione a questo processo evolutivo sociale. Perché una vera uguaglianza tra i due sessi, pur in una distinzione di ruoli sociali, di compiti e di attitudini, conviene anche &#8211; e forse prima di tutto &#8211; all’uomo.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">8 marzo 2010, Wanda Montanelli</span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">* <strong>Testualm.</strong> “<em>Le donne sono venute in eccellenza di ciascun&#8217;arte ove hanno posto cura</em></span><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy;">”</span><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy"> <strong>(Ludovico Ariosto, L’Orlando furioso)</strong>.<br />
** <strong>Dati United Nations Development Programme.</strong><br />
*** <strong>“Hitlers Kinder” del regista israeliano Chanoch Zeevi.</strong></span></p>
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		<title>L’INCRESCIOSA QUESTIONE DONNE CHE TURBA L’ESTABLISHMENT IDV</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 10:49:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[. Ancora una volta, come per le amare esperienze di Vasto, le delegate disertano il partito senz’anima Ci risiamo. Ci ha provato di nuovo Antonio Di Pietro a gabbare le donne del partito e come per una legge di contrappasso ha perso con la faccia anche quel poco di credibilità che agli occhi di qualche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p style="text-align: center;"><em><span style="font-size: 13pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">Ancora una volta, come per le amare esperienze di Vasto, le delegate disertano il partito senz’anima</span></em></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">Ci risiamo. Ci ha provato di nuovo Antonio Di Pietro a gabbare le donne del partito e come per una legge di contrappasso ha perso con la faccia anche quel poco di credibilità che agli occhi di qualche ragazza ingenua e riverente – posto che ne sopravviva qualcuna – ancora conservava.<br />
E’ un fatto politico gravissimo la questione donne. Eccome se lo è. E’ la misura della democrazia come e più di ogni altra azione all’interno di un partito. Torno a dire che i diritti delle donne in politica sono sanciti dalla Costituzione italiana negli articoli 51, 2 ,3. La stessa carta per la quale Di Pietro si batte il petto in giuramenti di fedeltà e in proteste e minacce verso chi secondo lui non è abbastanza osservante dei suoi dettami. Tutte scene ad uso propaganda. Non ci crediamo più e ormai cominciamo ad essere in molti. L’esito del primo congresso di partito dopo oltre dieci anni restituisce, a proposito di contrappasso, le stesse accuse che Di Pietro muove contro gli altri partiti, in un’Italia dei Valori a doppia corsia, quella dei fiduciosi iscritti della base e quella dei vertici che predicano bene e razzolano male.<br />
Leggiamo sul suo stesso blog: “Ho votato IDV ed ora mi trovo un Di Pietro che sino ad ieri ha urlato ai quattro venti no alle candidature di inquisiti o sottoposti ad indagine della magistratura ed ora sostiene uno sottoposto ad indagini come De Luca”.<br />
Lo stesso asseriscono Luigi De Magistris e Sonia Alfano, parlamentari europei indipendenti che non sono iscritti all’Italia dei Valori e a sentir loro se ne guardano bene. Quindi, non appartenendo ai vertici di partito rappresentano un “Concorso esterno in opposizione furiosa” quando dichiarano, come ad esempio la Alfano: “Non condivido la scelta di sostenere De Luca in Campania e pertanto non darò il mio contributo per una sua eventuale elezione. La questione morale non può essere accompagnata da sconti soprattutto in Campania”.<br />
Opposizione rinforzata da Marco Travaglio e Antonio Padellaro, anche loro ormai disincantati,  che sulle pagine del Fatto Quotidiano criticano aspramente la candidatura di De Luca.<br />
“Vorrei un partito di persone per bene” ha detto Sonia Alfano sere fa a Cruciani su radio 24 nell’intervista del programma “La zanzara”, e sembrava molto sincera nel nominare De Magistris, Claudio Fava, Flores D’Arcais e altri che meritano secondo i suoi progetti ideali, l’accreditamento nel partito-perbene.<br />
Sul web la protesta si scatena con l’assunto: “Se date la deroga a De Luca dovete darla anche a  Berlusconi”. <a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=1550664654#!/alfanosonia?v=feed&amp;story_fbid=293423606789" target="_blank">Sonia Alfano su Facebook</a> conferma il suo contrasto alla scelta infelice, mentre De Magistris incalza su you Tube: “L&#8217;Idv si deve sottrarre da questa cosa. Di Pietro da leader del partito si è assunto una responsabilità politica, quella di appoggiare una persona con reati gravissimi. Questa è una scelta responsabile ed impegnativa per un leader&#8221;.<br />
La storia si ripete e per chi non sa o non ricorda è come se succedesse tutto per la prima volta. All’ hotel Marriot di Roma, il 7 febbraio si è dipanato un copione già rappresentato. Di Pietro che vuol passare dalla protesta ad essere una forza di governo, e auspica di incorporarsi nel Pd. Rammento lo slogan“Dalla protesta alla proposta” di Bellaria nel 2003 e l’accordo con Veltroni per le politiche 2006 dove il presidente unico Idv manifestava l’intento di “incorporarsi” in un unico gruppo parlamentare con i Democratici. Salvo cambiare idea subito dopo le elezioni, forse dopo il calcolo della resa economica dei consensi ottenuti.<br />
E quante volte abbiamo sentito promettere che toglierà il suo nome dal logo lasciando volare il gabbiano senza zavorra?”.<br />
Non si capisce poi, in questo primo congresso, quale fosse la mozione alternativa, perché <strong>Di Pietro aveva uno sfidante</strong> nel deputato campano Franco Barbato, definito  &#8220;pittoresco&#8221; dai cronisti, il quale non aveva un proprio programma e non è tra l’altro nemmeno iscritto al partito (neanche lui!). Forse il suo è stato un semplice ruolo di comparsa tanto per movimentare l’evento. Una specie di commedia dell’arte con il “canovaccio” appena tracciato e poi come va-va. L’importante è fare un po’ di “ammuina”<br />
Meglio è andata la elezione del coordinatore dei giovani con la scelta di Rudi Russo che ha ottenuto il 47% dei voti. Tra le altre candidature, alcune sponsorizzate dall’alto, non c’è stata storia perché il 28enne toscano ha vinto nettamente.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">LA FALLITA OPERAZIONE ROSA<br />
E’ stata imbarazzante invece la faccenda delle donne tal quale come la sottoscritta l’ha già descritta da tempo. Il Corriere della sera titolava ieri: “<a href="http://archiviostorico.corriere.it/2010/febbraio/08/Fallisce_operazione_dirigenti_rosa__co_8_100208025.shtml">Fallisce l’operazione dirigenti rosa</a>”, salta l’elezione delle donne, qualcosa secondo l’ex Pm non ha funzionato”.<br />
Non ha funzionato il tentativo di asservimento da parte degli uomini di partito per decidere  chi eleggere tra donne. Solo questo non ha funzionato. L&#8217;unica candidatura per il settore donne era quella di <strong>Patrizia Bugnano</strong>,  già commissaria dello stesso dipartimento, per inciso creato da chi scrive sin dal lontanissimo 1998, e mantenuto fino al 2008 quando la scomoda voce di chi dice la verità  e reclama democrazia venne messa a tacere. O almeno si tentò di farlo e di fatto si chiuse senza preavviso il sito web della Consulta femminile e si nominò come sostituta la Bugnano che mai si era affacciata prima nel dipartimento donne, anzi ne era proprio disinteressata, e così da  politica inerte ma con l’importate titolo di “moglie di un coordinatore” in affiatati affari con la presidenza ottenne il dipartimento impegnandosi a tenerlo – presumo – spento e in insignificanza di idee e progetti.<br />
E’ il cosiddetto fenomeno di cooptazione in funzione di “propaggine” del politico di turno che non lascia nulla di intentato e piuttosto che niente si butta ad occupare anche gli spazi delle donne Sono tentativi di contaminare l’autonomia femminile, quella giusta per fare una politica “insieme” agli uomini da pari e senza sottomissioni. Le donne idv si sono ribellate anche stavolta e invece di ratificare una decisione già presa dai vertici del partito hanno espresso dissenso disertando in massa il congresso nella fase elettiva (di 800 delegate solamente in 173 hanno votato e meno della metà  per la Bugnano).  Il segnale di disaccordo è stato più che eclatante con schede bianche e interviste di protesta per <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/altro_che_mozioni_anti-familismo_tonino_benedice_lidv_parenti/08-02-2010/articolo-id=420062-page=0-comments=1" target="_blank">l’andazzo familiaristico</a> in politica che ormai ha davvero stancato.<br />
Tante le precedenti occasioni, tra cui quella di Vasto 2006 nell’assemblea denominata “talebana”, per la completa assenza di donne tra i relatori del convegno nazionale, e durante la quale il 22 settembre occupammo  il Meeting Center dell’hotel Palace per fare la nostra assemblea autoconvocata e permanente intitolata “<strong><a href="http://www.comitatoperwandamontanelli.com/PO/notizie/2006/vastoriunione.htm" target="_blank">Vasto&#8230; aperti dissensi</a></strong>” con tanto di verbalizzazione raccolta firme e proteste, smorzate dalle promesse ufficiali di Leoluca Orlando in funzione di portavoce di Di Pietro.  Promesse mai mantenute in questo partito di “marinai” senza certezze né porti sicuri.<br />
Con molta amarezza, ho fatto ieri sera la constatazione che “nulla è cambiato” nonostante anni di lotte e frustrazioni. E’ però di conforto sapere che le donne Idv continuano ad essere toste, come sempre, come allora. E chi la dura la vince. La storia è aperta.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">Roma 9 febbraio 2010    Wanda Montanelli</span></p>
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		<title>DELIRIO DI ONNIPOTENZA, EFFETTO STUPEFACENTE!</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 10:42:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Da Marrazzo a Morgan, c’è qualcosa che li fa procedere in una dimensione falsata dove tutto, ma proprio tutto, è loro permesso, tra cui anche la possibilità di fare autorete senza rimetterci il campionato]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p style="text-align: center;"><em><span style="font-size: 13pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">Da Marrazzo a Morgan, c’è qualcosa che li fa procedere in una dimensione falsata dove tutto, ma proprio tutto, è loro permesso, tra cui anche la possibilità di fare autorete<br />
senza rimetterci il campionato</span></em></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">Fare autogol. Farsi del male perdendo il lume della ragione, come si dice banalmente. La meraviglia è nella semplice domanda: “dov’è finita la loro intelligenza?”.<br />
Trattandosi di persone pubbliche ci si aspetta che facciano funzionare la materia grigia all’interno del proprio cervello. Pertanto questo non è un discorso morale, ma puramente tecnico. Come l’elettricista che unendo due fili con il nastro isolante si aspetta poi che la lampadina si accenda e che continui a restare accesa fintanto che c’è corrente.<br />
La domanda che ci si pone davanti al corto circuito è “da che parte arriva il guasto?” Ma non è semplice capirlo di fronte a strampalate frasi e azioni da karakiri.<br />
L’uso dell’intelligenza per non danneggiare se stessi è il minimo che si possa aspettare da chi ha dimostrato di non essere un fesso, e pertanto è riuscito a ottenere dalla vita ruoli di prestigio che milioni di persone non osano nemmeno sognare. Invece la delusione è tutta nell’accorgersi che mancano, in taluni baciati dalla sorte come Marrazzo, Morgan, Lapo Elkann, il senso pratico, l’autodifesa, il freno inibitorio che gli impedisce di far danno a se stessi. Mi piacerebbe pure fare un discorso morale, ma non sarebbe efficace nel tentare di capire il fenomeno.<br />
Non pretendiamo allora che i soggetti di cui si scrive si debbano preoccupare degli altri, dell’impatto collettivo delle loro dichiarazioni, del danno alla gente, alle persone, ai ragazzi che potrebbero prendere da loro esempio. Lasciamo stare tutto questo e resta la curiosità contabile di chi è abituato a far risultare la cifra nove nella moltiplicazione del tre. Però i conti non tornano.<br />
Perché Morgan (che tra l’altro trovo bello e simpatico) fa un brutto giorno  la dichiarazione che usa la cocaina come antidepressivo? Cos’è che lo fa straparlare? Voglia di espiazione? Masochismo?<br />
Autolesionista non è se poi di corsa ha cercato di smentire le sue stesse dichiarazioni motivandole come un’intervista estorta dall’abile Raffaele Panizza, il giornalista di Max, che invece ha registrato su nastro due ore di colloquio non sconfessabile.<br />
Non si aspettava evidentemente Morgan che fosse immediatamente cancellata la sua partecipazione a Sanremo a cui teneva moltissimo (salvo poi affermare di non volervi più partecipare una volta resosi conto dell’impossibilità di far cambiare idea ai vertici RAI). Credeva di vivere in un mondo in cui tutto è meno importante di se stessi e della propria onnipotente esistenza. Era forse entrato in una specie di delirio che fa smarrire le coordinate d’orientamento con la possibilità di restare privo dei vantaggi di una vita fortunata.<br />
Credo che lo stesso delirio di onnipotenza lo abbia sofferto Marrazzo, altrimenti come poteva supporre di poter andare con la macchina blu di servizio, nei quartieri dei viados e restarvi ad assumere droga e lì intrattenersi come uno qualunque, o come chi non ha nessuno a cui rendere conto e nessun altro di cui temere?<br />
D’accordo non pensiamo alla responsabilità verso il milione e mezzo di. elettori che gli hanno dato fiducia e che forse avrebbero giurato sull’onestà del presidente della regione da loro eletto.<br />
Non pensiamo e neanche pretendiamo ormai, in questi tempi imbarbariti, che una persona pubblica debba portare il peso di questi pensieri e di questi scrupoli. Torniamo al conto economico del due più due per capire se si è mai chiesto Marrazzo con quante persone si è reso ricattabile. Moltissime presumo, a partire dall’autista che lo accompagnava che avrà avuto una moglie o una compagna a cui raccontare i rendez-vous, la quale poteva dirlo all’amica del cuore, e questa ai suo fratelli. Quanti sono in questa piccola conta? Già cinque. E tutti gli altri? Dal negozio all’angolo della strada, gli avventori, i passanti. In quanti si saranno intrigati nel vedere spesso e volentieri una macchina blu in via Gradoli? Come si fa a non prevedere una pericolosissima sovraesposizione?<br />
La risposta è probabilmente che i soggetti di cui si parla vivono un mondo “altro” che non è – secondo loro – uguale a quello dei comuni mortali con le loro miserie e i loro pericoli. Un mondo speciale in cui nessuno può rompere l’equilibrio e l’onnipotenza degli uomini che ne fanno parte . Una specie di “Io so’ io e voi non siete un c…” detta dal Marchese del Grillo alla teppaglia che aveva tentato di mescolarsi a lui. Alberto Sordi in quel film della regia di Monicelli rendeva bene l’idea del senso di potere grandissimo che il nobile papalino aveva esasperato nel gioco crudele e dileggiante .<br />
Quelli però erano scherzi e Il Marchese del Grillo un film. Qui si tratta di vita vera sospesa in un delirio di onnipotenza, che quando crolla porta con sé la frustrazione dei tanti che a quel personaggio pubblico si sono riferiti.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">Che si sa di certo sulla cocaina? Che è una porcheria assoluta lo si detto e scritto abbastanza? Che lo stesso Sigmund Freud la sperimentò nel 1864 per contrastare i suoi stati depressivi. Il quale poi  la prescrisse alla sua fidanzata Marthe Bernays e al suo amico Ernst Fleischl, che sviluppò, insieme ad una forte dipendenza, forme di paranoia fino alla “zoopsia”, (il sintomo delle bestioline), un’allucinazione sensoriale che porta ad immaginare morsi e andirivieni di miriadi di insetti sulla pelle.<br />
Vogliamo dirlo che la cocaina conduce a psicosi e deliri?<br />
E’ infatti considerata la droga più nociva per il cervello: danneggia irreparabilmente la sinapsi (il passaggio d’informazioni nervose) e i neuroni (le cellule cerebrali) mettendo il soggetto che l’assume  a rischio di demenza. Inoltre è causa di ictus, dolori, convulsioni, forti emicranie, nausea, complicazioni cardiovascolari, respiratori e gastrointestinali.<br />
Vogliamo dirlo che la cocaina dà dipendenza né più né meno delle altre droghe? Che non è vero che permette performance erotiche o che curi la depressione?  Che è vero anzi il contrario: la depressione è un effetto conseguente all’uso nel tempo di questa droga.<br />
Vogliamo dire agli adolescenti che non si entra nel mondo dorato dello spettacolo per il fatto che si assume cocaina? Vogliamo dirlo che è falso il mito della polverina magica che rende celebri?<br />
C’è un’interessante analisi di Barthes che descrive come si mitizza la polverina che assume il significato di “segno”, cioè un importante veicolo sociale di chi può permettersi la droga dei ricchi e il divertimento dei famosi entrando in uno status mentale e sociale avvantaggiato: il mondo privilegiato di chi ha in pugno la vita.<br />
Per essere uno di loro la porta d’ingresso è la coca. Questo trasmettono i messaggi mediatici, tra cui l’ultima fesseria che ha detto Morgan.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">Marco Castoldi, in arte Morgan, ospite di Porta a Porta, e probabilmente di altri programmi per cercare di sminuire il danno affermando cose diverse da quelle dell’intervista. Direi che dopo un periodo, magari un anno “sabbatico” di riflessione debba poter riconquistare le opportunità che ha perso. Magari andando al prossimo Sanremo 2011, come persona più matura e “autentica”.<br />
E’ augurabile perciò un credibile percorso di recupero e riparazione. Verso se stesso prima di tutto. E poi verso tutti gli altri che sono disorientati dall’assenza di spessore morale di tanti, troppi, personaggi pubblici.<br />
Dovrebbero dirlo forte in tanti “opinion leader” che non è vero che chi usa la &#8220;famosa&#8221; polverina diviene a sua volta famoso, oggetto di ammirazione e di invidia da parte di chi è escluso da quel mondo dorato-dopato.  Dirlo, ripeterlo e magari scriverlo, una volta tornati a camminare con i piedi ben poggiati a terra.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">Roma 5 febbraio 2010<br />
Wanda Montanelli</span></p>
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		<title>L’EVERSIONE DI AVATAR, DESIDERIO DEGLI UMANI</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 21:22:45 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><em><span style="font-size: 13pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">Quelli che per far trionfare il bene sul male e veder finalmente riscoperti  i valori ambientalisti devono ricorrere al cinema 3D</span></em></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">Le grida forti della disperazione di fronte alla distruzione del proprio mondo sono la parte più vera di Avatar. Il dolore che travalica i confini tra uomini e alieni e rende simili di fronte alla morte: dal sud d’Italia come ad Haiti, dalla Terra a Pandora. Un urlo come una fitta che ti spacca l’anima in pezzi. Neytiri, la donna Na’vi che piange i suoi morti ha gli occhi della sofferenza che la rendono umana e cancellano d’incanto il colore blu della sua pelle, le sembianze d’animale, la coda le orecchie e quel corpo alieno.<br />
La possibilità di avere una nuova chance in un altrove impensato è il fascino di Avatar, più che nella sbalorditiva tecnologia costata quasi quattrocento milioni di dollari. Certo l’impatto è forte con le cadute a precipizio in strapiombi profondissimi, le risalite verso l’alto e il volo bizzarro dei banshee, mostruose creature alate:  l’ingresso nel film tridimensionale fa toccare quasi con mano ogni persona e cosa, e la fuoriuscita di oggetti dallo schermo li avvicina a noi, ai nostri sensi per renderli tangibili e fantastici nello stesso tempo nella versione in 3D.<br />
L’opportunità nuova del marine Jake Sully (interpretato dall’australiano Sam Worthington) di lasciare il suo corpo paralizzato e vivere nel corpo del suo avatar è la chiave del messaggio di salvezza di James Cameron. Il sogno che si realizza nella realtà di un corpo costruito in laboratorio. Da adesso la nuova speranza di noi umani è nel pensare di addormentarci e affidare al nostro avatar vigoroso di forza e di risorse il compimento di tutte le missioni in cui potremmo aver fallito.<br />
L’anticonformismo di Avatar è nella riuscita benefica di ogni soggetto anche orrido che riempie la scena. La natura di Pandora affollata di pericoli non è ostile fino al punto di non poter essere domata; quindi è buona per gli abitanti di Pandora che la governano e trovano modi di vivere in simbiosi con lei, in scambi di energie positive e sogni cullati dalle amache dell’enorme albero casa.<br />
La modernità di Avatar è nella concezione non sessista. Finalmente le femmine sono a fianco dei maschi, libere di cacciare e di scegliere il proprio compagno. Potenti nella guerra, nella marcia per i dirupi stretti irti di radici o con lanci tra le liane. Tenere e forti come…donne. Non bambole-oggetto della degenerata raffigurazione mediatica dei nostri giorni. Il linguaggio audiovisivo è spostato in avanti di decine di anni, ma il valore primitivo della dignità delle persone non teme patine di vetustà e si espone con tutta la casistica sentimentale e romantica. E’una donna guerriera, Trudy Chacon (Michelle Rodriguez), la soldatessa  che si ribella al massacro dei Na’vi  e dichiarando “Non mi sono arruolata per questo schifo!”  e da il via alla reazione della parte sana dell’America.<br />
La parabola antimperialista con rimandi a Hitler per l’uso del gas contro i Na’vi, o a Bush per la messa in atto dell’attacco “preventivo” è presente anche nell’antimilitarismo dei potenti apparecchi di volo che si distruggono con mezzi rudimentali e pezzi di manufatti inseriti negli ingranaggi. Certo con molta fatica e scene avveniristiche e lotte di titani meccanici, bulldozer soccombenti finalmente. Un “Arrivano i nostri” al contrario in cui “gli indiani” con le loro frecce avvelenate vincono la potentissima macchina da guerra, e stranamente la platea tifa per loro ed ignora il  richiamo delle trombe del generale Custer.  Hanno le frecce, le trecce, la spiritualità, e sono gerarchicamente obbedienti a principi guerrieri. Neytiri e Jake Sully si amano per la comune bellezza interiore che li rende uguali pur appartenendo a due mondi lontani. La dottoressa Grace Augustine, interpretata da Sigourney Weaver, sopravvive anche lei nel corpo del suo avatar perché il mondo degli umani non ha più posto per lei, né comprende gli esiti della sua ricerca scientifica e il rispetto per i nativi di Pandora.<br />
Il film è eversivo in una ribellione di soldati Usa sani contro nuovi dittatori assetati di ricchezza e potere. Il motivo per cui distruggono l’enorme albero casa è per un minerale raro che si chiama Unobtainium (gemito), contenuto sotto le radici dello stesso albero sacro. Ci viene in mente il valore del petrolio causa di guerre preventive e massacri di popolazioni.<br />
Avatar è eversivo fino in fondo. Lo è nella natura che si ribella: animali, piante, umani e umanoidi contro la cieca sopraffazione. Ma la rivoluzione di Avatar è nella capacità di ricominciare da capo a costruire un mondo migliore diverso dal nostro ormai deteriorato dalla mentalità autodistruttiva.<br />
Il fallimento di Copenaghen nonostante la paura per il riscaldamento globale trova conforto nel sogno visto in tre dimensioni. Al Gore, tutti gli altri convenuti al convegno sul clima si daranno ancora da fare per dare un destino diverso alla nostra terra. Speriamo che fra 150 anni nessuno possa dire: “Non c&#8217;è verde sul loro &#8220;mondo morente&#8221; perché hanno ucciso la loro madre”.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">27 gennaio 2010<br />
Wanda Montanelli</span></p>
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		<title>FENOMENOLOGIA DELLA VIOLENZA E NEW MEDIA</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 10:53:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’azione “Tartaglia”come nell’effetto “Werther” emula gesta
negative apprese da messaggi suggestivi e condizionanti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em><strong><span style="font-size: 13pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">L’azione “Tartaglia”come nell’effetto “Werther” emula gesta<br />
negative apprese da messaggi suggestivi e condizionanti</span></strong></em></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">Le parole sono pietre. Dette in televisione sono armi pericolose. Le ascoltano tutti. I sani di mente, i depressi, gli esaltati, i pazzi.<br />
Le parole vanno misurate. Specialmente se è un politico a dirle o un leader di qualsiasi genere.<br />
Le immagini sono sogni. Viste in televisione sono figure piacevoli oppure incubi.<br />
Le immagini vanno misurate. Le vedono tutti. I sani di mente, i depressi, gli esaltati, i pazzi.<br />
Chissà per quanto tempo rivedremo in tv o nella carta stampa le ferite sul volto di Berlusconi. Dovunque le vedremo purtroppo: sui blog, youtube, facebook.<br />
Per favore  non  mettete foto sanguinolente nello spazio della mia pagina di facebook.<br />
Appartengo ad una generazione che ancora ha ripulsa delle immagini cruente. Ce lo hanno insegnato da piccoli. La goccia di sangue che sgorga da un dito dopo una puntura di spillo mette i brividi e procura dolore. Anche se non è nostra. Si entra in empatia con chi è ferito tanto da sentire fitte nel proprio corpo.<br />
Questo non ha nulla a che fare con il coraggio. Potrei essere una guerriera costretta a fare una guerra tanto da guardare in faccia la morte. In tal caso non avrei paura. Ma dolore si, nel vedere il sangue umano scorrere.<br />
La linea di demarcazione è lì. Nell’essere umani o alieni. I nuovi media hanno abituato generazioni intere a non badare al dolore (<em>quello degli altri</em>). Hanno insegnato a guardare con il teleobiettivo dentro corpi feriti senza provare nulla se non curiosità, quando non addirittura gusto per l’orrido. In entrambi i casi il disprezzo verso l’uomo è entrato nelle nostre esistenze. Cinismo. Sguardo amorale sui supplizi altrui che riduce a ben poca cosa noi stessi.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">Il disadattato psichico che ha lanciato una statuetta contro Berlusconi è stato indotto a farlo dal clima e dalle parole dure come pietre. Non si fa un buon servizio al paese ignorando quanti <em>borderline</em> vanno in giro liberi di colpire se individuano un avversario.<br />
Antonio Di Pietro probabilmente si riferiva a ipotesi di scontri di piazza con le sue dichiarazioni dopo la manifestazione “viola”.  Il che nelle parole intendeva prevedere o scongiurare reazioni di violenza che pur condannabili hanno comunque una corrispondenza politica. Non così invece si può classificare il gesto sconsiderato di un depresso psichico che oltre ad aver colpito il primo ministro, ha causato la diffusione mondiale delle ferite al suo volto. Un effetto politico-mediatico disastroso per i nemici di Berlusconi. Una rappresentazione di noi italiani che farà il giro del mondo. Una brutta pagina che era meglio non scrivere.<br />
Capiranno un giorno che l’unica arma per vincere il cavaliere è il tono composto, l’ironia, lo sminuzzamento pacato degli argomenti difensivi da lui inventati?<br />
L’uso del Parlamento e delle prerogative di democrazia garantite dalla Costituzione sono strumenti legittimi che alla lunga rendono  la verità tangibile e dimostrata. La critica severa all’operato del governo deve essere detta con competenza, documentata con dati, reiterata con l’uso suggestivo dei media. Parlando, senza ringhiare. Si persuade di più con autorevolezza e classe che non con scomposte reazioni che esaltano negativamente chi non aspetta altro per dare sfogo alle proprie frustrazioni.<br />
Di Pietro nel suo obbiettivo di fruttuosa belligeranza deve capire che ormai il barile è raschiato. Dall’accordo con Veltroni tutti i voti possibili li ha già “spostati” e acquisiti come unico leader forte avverso a Berlusconi.  Ora senza un coerente e limpido iter politico può solo perderne, anziché aumentarne. Le frecce al suo arco si spuntano se non fa quelle due o tre cose che la sua base reclama, e se non ascolta le voci di chi ancora crede in una politica integerrima e rispettosa dei diritti a partire dai resoconti interni, e dall’autocritica degli errori.<br />
Dal partito alcuni attivisti hanno mandato comunicati stampa per dare dimostrazione di esecrare la violenza e prenderne le dovute distanze. Come il dipartimento estero in Olanda con Silvia Terribili e molti militanti che si stanno dando da fare per la nascita di correnti nuove nel partito dei “valori”. Una presa di distanza immediata quanto opportuna è giunta da tanta parte politica nei confronti dell’emblematica aggressione che potremmo definire da qui in avanti “effetto Tartaglia”. Una conseguenza paragonabile a risultati deleteri che lo studio della psicopatologia può ricondurre già da tempi lontani al famoso <em>effetto Werther</em>, così definito da Brigham nel  1844 nella prestigiosa rivista “American Journal of Insanity, in cui scriveva: “Un semplice paragrafo di cronaca giornalistica può suggerire il suicidio a venti persone”, e  dava il nome al fenomeno riferendosi a “<a href="http://www.maldamore.it/I_dolori_del_giovane_Werther.asp" target="_blank">I Dolori del Giovane Werther</a>” che moltiplicò i suicidi tra i lettori del romanzo di Goethe.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">Karl Popper per primo scrisse che occorre una patente per la tv. La televisione può essere scuola di violenza o di dabbenaggine. Raramente è puro divertimento o informazione utile. Quasi mai è educativa e non si pretende che lo sia se non in contrapposizione a tutte le volte che è “diseducativa” trasmettendo volgarità, illusioni e falsi storici.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">Gli effetti dei media nuovi e vecchi si deve conoscerli per non far danni. Oltre ai suicidi seriali c’è un’ampia casistica di  omicidi seriali. Il più recente è conseguente al delitto di Meredith Kercher commesso da Amanda Knox e Raffaele Sollecito. A Parigi, per esempio, Jessica Davies una  28enne sotto l’effetto di droga e alcol, ha sgozzato il proprio amante per emulare Amanda Knox, e durante l&#8217;interrogatorio ha rivelato che a darle l&#8217;ispirazione è stata la morte di Meredith Kercher.<br />
Ma gli esempi sono tanti. In Colorado, negli Stati Uniti, due ragazzi di 17 e 16 anni hanno ucciso una bimba per emulare le gesta dei personaggi del videogioco Mortal Kombat.<br />
Numerosi sono pure gli omicidi derivati dal film di Oliver Stone <em>Assassini nati</em> (Natural Born Killers). Negli Stati Uniti si intentano e vincono cause con risarcimenti miliardari per questo tipo di danno da mass media. Diversi parenti di vittime hanno fatto causa contro Stone, come i parenti di due donne uccise in un sobborgo di Salt Lake City (Utah), il cui assassino Nathan K. Martinez risiedeva in un motel in Nebraska. Una volta catturato l’uomo ha detto di aver visto il film dozzine di volte e di essersi rasato per meglio compenetrarsi nel ruolo dell’assassino e somigliare di più al personaggio interpretato da Woody Harrelson.<br />
La pagina va voltata, ha dichiarato il presidente Giorgio Napolitano. Per risolvere realmente i problemi del paese è ora davvero che si muti strategia politica e si inneschi un virtuoso effetto crescita di tutte le categorie sociali attualmente in sofferenza e povertà. Di questo abbiamo bisogno, non di sangue.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'; color: navy">15 dicembre 2009     Wanda Montanelli</span></p>
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