L’articolo di Daniele Biacchessi “Giù le mani dal 25 aprile” sul suo blog Italia in controluce del 18 agosto, è letto in radio, ed è sull’intenzione di spostare il 25 aprile alla domenica successiva. Per sentirlo mi perdo un po’ di rassegna stampa di Massimo Bordin. Mi dispiace perché è la migliore, ma ne vale la pena. Altroché. In 15 righe il vicecaporedattore di Radio24 esprime la sintesi: “E’ come se si chiedesse agli americani di spostare di qualche giorno l’anniversario dell’indipendenza (4 luglio), come se si chiedesse ai francesi di posticipare il giorno della presa della Bastiglia (14 luglio)”.
I francesi a un’ipotesi del genere sarebbero già in piazza con il drapeau tricolore, bleu, blanc, rouge, chi in canottiera, chi in chemise Lacoste, agguerriti come il coccodrillo simbolo della Polo di Renè, a cantare “Allons enfants de la Patrie, Le jour de gloire est arrivé. Contre nous, de la tyrannie…”. E speriamo solo a cantare, ma ne dubito.
Gli italiani invece, presi in contropiede dalle preoccupazioni della manovra fiscale, intorpiditi dal caldo agostano maggiormente sofferto da masse di cittadini senza vere vacanze, facendo la spola tra spiagge libere e casa d’abitazione, tra il rudere in collina della nonna e il bicamere in periferia, sono statici.
Siamo tutti immobili in attesa del peggio. Ma più che altro increduli. Troppo abituati alle regole del convivere democratico, non ci rendiamo conto che zolla dopo zolla ci stanno portando via la terra da sotto i piedi.
Così ci rifilano il peggio di ogni possibile soluzione. Contando sulla nostra inerzia, chi governa mette in cantiere progetti di cambiamenti istituzionali, costituzionali, sociali, che non c’entrano nulla con il problema del debito pubblico e con la manovra fiscale, ma che per una strana alchimia perversa, dovendo predisporre l’antidoto al male, pensano che sia arrivato il momento della resa dei conti e preparano la pozione avvelenata. Perché per loro il male è la democrazia, per loro il male è “La sovranità che appartiene al popolo”, per loro il male è il decoro della persona che lavora e che quindi ha diritto ad uno statuto dei lavoratori. E’ lui il soggetto: il lavoratore. Ma questi assoggettati della politica illiberale non intendono mantenere l’uomo al centro della fruizione del diritto. Lo Statuto dev’essere, secondo costoro, “dei Lavori”. Sono i lavori a preoccuparli, perché si sforzeranno di “pensare” a come rendere tali lavori sempre più proficui per chi in essi investe e sempre più miserabili per chi lavora. Sicché non ci saranno limiti a diminuire le paghe, imitando Cina e Bangladesh, e osservando gli italiani nelle loro reazioni; nell’accettazione disperata di qualsiasi cosa purché si lavori: cococo – cocopro – a tempo determinatissimo – interinale, o ancora in nero. Scrutando come con la lente al microscopio la nostra trasformazione da italiani viziati dal diritto costituzionale in ibridi dalla pelle chiara ma lo standard comportamentale indo asiatico: poveri, precari, senza futuro, ma con la testa china ed il sorriso stampato per la gratitudine di esistere comunque. Anche con le pezze al culo. Li gratificherà molto la nostra trasformazione in cinesi. Senza offesa per gli orientali della repubblica popolare ma sono certa che questi autoritari gestori del precariato italico proveranno un senso di libidine profonda nell’immaginare di trasformarci tutti in cinesi.
Con la globalizzazione si pensava di elevare verso l’alto la qualità della vita dei “senza diritti”, ed è accaduto che invece ci siamo noi livellati verso il basso. Ma l’asticella è continuamente spostata verso giù, sicché la soddisfazione massima potranno provarla quando ci vedranno strisciare per terra senza midollo né spina dorsale.
Reclamano il diritto di licenziare.(AGI – Roma, 17 ago: Manovra: Crosetto, giusto poter licenziare liberamente) Ma c’è già il diritto di licenziare. Da che è nata la repubblica si licenzia per comportamenti scorretti del lavoratore. Si mettono gli operai in cassa integrazione quando la fabbrica è in crisi, si manda via chi è disonesto.
Ed è paradossale che lo reclamino adesso. Quando c’è la crisi. E’ come se in un naufragio con tanti annegati, invece di salvare i pochi in canotto, si buttassero a mare tutti. E’ questo che vuol dire il diritto di licenziare: buttare a mare i pochi che mantengono in piedi l’economia facendo acquisti, magari con cambiali e prestiti perché hanno il posto fisso.
Tutto ciò non ha senso. Lo avrebbe se dopo una sperimentazione ventennale dello pseudo-liberismo esasperato e ignorante l’Italia fosse fiorente. Non lo è. La maggior parte degli italiani non è mai stata così male. Abbiamo rubato i sogni ai giovani, possessori quando va bene dell’ultimo modello di telefonino acquistato con la paga precaria di un mese. Uno specchietto per allodole. Per negare a se stessi e agli altri di non aver nulla, oltre al diritto di mandare cento sms al giorno (ma a chi, al Padreterno?) con l’ultrasconto in offerta speciale. Nulla. Neanche più la voglia di cercare lavoro. Per entrare nel limbo degli inoccupati o dei disoccupati. E quanto siamo bravi in Italia ad aumentare le tipologie dei “non lavori”.
Si intende cambiare lo Statuto. Non tanto per fare lo statuto “dei lavori” quanto quello dei “non lavori”. Dove il soggetto principale è il denaro, e i beneficiari quella piccola percentuale di straricchi. E’ un dato statistico Banca d’Italia che il 10 % delle famiglie italiane detiene circa il 45 % della ricchezza nazionale; ed è così da dieci anni a questa parte. Durante questo tempo il 90% della popolazione italiana si è accontentata di spartirsi il restante 55 percento della ricchezza prodotta.
Certi illiberali di governo non apprezzano le cose dai contorni netti: la Festa del 21 aprile, lo Statuto dei lavoratori, la Costituzione italiana. Non amano niente di tutto questo gli ottusi. Troppo bene è scritta la nostra Carta fondamentale, compresa da tutti e chiara. Non va bene. Bisogna mettervi mano e renderla più confusa e incomprensibile.
Dati i risultati, dato che il Paese è fermo, chi governa dovrebbe domandarsi se è meglio concentrare la ricchezza in poche mani e bloccare tutto o scegliere di re-distribuirla per incentivare i consumi gli investimenti, la produttività. Essere non-ottusi significa cercare la spinta propulsiva che si trova in quell’unica strada del bene pubblico, del mettere le persone, donne e uomini, al centro degli interessi di chi si occupa di gestire la cosa pubblica. Eppure è facile dedurre che il successo in economia va perseguito attraverso la ricerca della felicità di più gente possibile. La felicità interna lorda, il Fil dovrebbe essere l’obiettivo di chi governa. E’ un discorso di generosità, ma anche se volete di egoismo intelligente.
Wanda Montanelli, 19 agosto 2011
agosto 19th, 2011 at 10:28
aspettarsi intelligenza da chi ha in mano i nostri destini è pia illusione. se volevano in tutto il tempo che hanno governato…ma si è perso tempo e denaro con le faccende private e con l’egoismo puro chi per un verso chi per l’altro. la lega dando addosso agli stranieri per non scontentare il suo elettorato. il pdl con le feste private di berlusconi, l’opposizione lasciamo perdere e chiediamo dove sta ed dove è stata…
michela
agosto 21st, 2011 at 15:25
questi qui giocano, un giorno dicono una cosa il giorno dopo smantiscono. ‘o teatrino lo fanno loro stessi e sono andati al potere convincendo il popolo che non volevano fare commedie ma cose serie. Ci sarebbe da ridere se il problena dell’italia non fosse gravissimo. e pure a napoli prolemi a montagna come a munnezza a quntali, ma confidiamo nel nuovo sindaco.
enzo
Enzo Massilio
agosto 22nd, 2011 at 09:13
I DISOCCUPATI ORGANIZZATI DI NAPOLI ERANO UNA NOVITA’, ORA DILAGANO I DISOCCUPATI NON ORGANIZZATI, SCIOLTI OGNUNO PER CONTO SUO CHE NON VANNO DA NESSUNA PARTE NON ASPETTANO NIENTE E I GIORNI PASSANO IN UNA VITA A META’. E’ TRISTE MA E’ COSI’.
ANTONIO
agosto 22nd, 2011 at 09:51
ieri il presidente della Repubblica ha parlato chiaro e se non vanno a casa adesso..
olimpia
agosto 22nd, 2011 at 10:16
l’unica possibilità di salvezza è il web, la democrazia sperimentata, applicata e diffusa. Dieci anni di tempo e avranno fiito di fare il bello e il cattivo tempo con notizie edulcorate, manipolate e a solo vantaggio del potere per mantenere lo status quo ante.
Teniamo duro. Andiamo incontro allo sgombero delle manipolazioni di mente corpi e….voti!
Nicla Morelli
agosto 29th, 2011 at 09:35
la manovra finanziaria è cambiata per l’ennesima volta. gira che ti rigira i privilegi della casta restano tali e quali.
mario
settembre 8th, 2011 at 13:11
come li vedo in difficolta! ma perché non se ne vanno alle Maldive!
settembre 8th, 2011 at 19:36
Ma, veramente… eh… questo Sacconi… non deve essersi formato alla scuola di Frattocchie…
http://affaritaliani.libero.it/politica/barzelletta_su_suore_stupri_sacconi_nella_bufera080911.html
Probabilmente non voleva essere da meno di Brunetta che è solito insultare i precari (“Siete la parte peggiore dell’Italia”) o i disoccupati (“Dovete andare a scaricare la frutta!”) né di Nitto Palma che ancora pochi giorni fa non si spiegava come mai ci fosse “un eccessivo clamore attorno alle mie vacanze”. A lui era sembrato normale che uno appena nominato potesse festeggiare con 40 giorni di ferie in Polinesia. “Dopotutto – ha detto – non sono né il ministro delle Finanze, né quello degli Interni che devono esserci sempre!”.
Certo, per quanto si impegnino, credo che mai nessuno di loro raggiungerà le vette del leggendario ministro Scajola che in conferenza stampa arrivò a dire: “Se scopro chi mi ha comprato la casa a mia insaputa…”. E’ unico e inarrivabile. Nel calcio si chiamano “Top-Player”, ce ne sono pochissimi nel pianeta. Lui è davvero un marziano.
Roberto
settembre 8th, 2011 at 19:46
sembrava che scilipoti fosse in punto di non ritorno…poi arriva lavitola e oggi sacconi…. la satira impallidisce al confronto.
Laura
settembre 15th, 2011 at 11:53
Cara Wanda,
amica mia,non credo all’incredulità degli italiani.
Nella nostra memoria biologica non esiste il concetto di “cittadino”.
“La sovranità appartiene al popolo” non fa parte della nostra storia di oppressi e calpestati e derisi.
Facciamo finta tutti di non sapere che il nostro debito pubblico è già in mano a francesi/tedeschi/inglesi/cinesi.
Siamo stati occupati nuovamente ed è per questo che la costituzione è a rischio serio.
Lo stato nazionale è stato smantellato di fatto. Vendute all’incanto le infrastrutture nel corso degli ultimi venti anni.
Ogni volta che l’Italia ha alzato la testa (Enrico Mattei, Aldo Moro e finanche Craxi)è stata ricacciata in un lago di sangue.
L’economia delle piccole e medie imprese (il 96% delle imprese nazionali) è stata attaccata violentemente dalle banche e dalle politiche economiche interne.
Bocconcini prelibati come le aereo-vie nazionali o telecom o autostrade..fino al patrimonio immobiliare dello Stato…sono stati ingoiati dai traditori della patria al servizio di un potere non certo nazionale al quale obbediscono superando di molto le aspettative dei “padroni”.
E’ una vecchia storia dalla quale solo le donne e i giovani e gli uomini di buona/ottima VOLONTA’ possono porre la parola fine.
La Rivoluzione Francese vide per prima TUTTE le donne in piazza contro il caro pane.
Fu accesa la miccia. Nacque il “CITTADINO”.
Il diritto di licenziare il popolo italiano ce lo hanno avuto un pò tutti…con le buone o con le cattive.
I governi che hanno affossato questo Bel Paese hanno lavorato tranquillamente accontentando una popolazione che sorda/cieca e muta non comprende che solo l’UNITA’ può riscattarla di tutti gli abusi subiti.
La ricchezza, Wanda cara, è già nelle mani dei pochi che presto la trasferiranno oltre alpe.
La crisi è finita!
Dietro la porta sta arrivando la miseria.
Sono settimane che la borsa scende e scende e scende (quando sale e solo per speculazioni).
COMPRO E VENDO ORO…OVUNQUE.
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GRATTA E VINCI
Se questo è quel che si tocca…immagina l’invisibile.
Banca Italia SPA non è più italiana….non mi dilungo nel triste e silenzioso percorso di questa trasformazione/furto.
Ora tocca alle nostre riserve auree.
La recessione è già partita.
settembre 29th, 2011 at 18:08
dietro la porta sta arrivando la miseria, ma noi a Napoli la miseria la conosciamo già, e se questi al governo giocano, noi pure italiani quanto ci piace ‘a pazziella!
Da altre parti li cacciano molto prima, noi no, noi li osserviamo, ci lamentiamo, e sopportiamo! Ma fino a quando putimm suppurtà?
enzo
settembre 29th, 2011 at 20:36
Eurocrisi, eurobond, lotta sul debito: un contributo al dibattito – di Raffaele Sciortino -
Dunque il contagio si diffonde. Con buona pace per chi si credeva in qualche modo immunizzato si è passati in poco tempo al default di fatto della Grecia, al rischio fallimento sui debiti sovrani di pesi medi come Spagna e Italia, ai dubbi sulla tenuta delle banche francesi e negli ultimi giorni a un principio di panico nelle borse. Ma col contagio, e relative manovre, si è anche iniziato a discutere di debito e default, e non solo tra gli “esperti”. Mentre dall’alto vengono riproposte le stesse ricette alla radice della crisi, in basso ci si inizia a interrogare non solo sui costi sociali dell’economia del debito ma anche su come si è prodotto, chi ci guadagna, dove ci sta portando, e qua e là affiora il dubbio se è giusto pagarlo o comunque se sostenerne i costi non significa alimentare il male piuttosto che guarirlo(1). Intanto sia l’euro che l’Unione europea, a differenza di un anno fa, appaiono oggi seriamente a rischio.
Proviamo allora a mettere a fuoco – sotto forma di ipotesi in sequenza – il quadro d’insieme in cui può darsi una lotta sul terreno del debito, non in generale ma dentro le molteplici linee di fuga e di scontro dell’attuale passaggio della crisi, come resistenza ma anche come potenziale prospettiva costituente.
1. L’epicentro della crisi globale restano gli States. L’incredibile iniezione di liquidità di questi anni da parte della Federal Reserve, da ultimo con il cosiddetto quantitative easing 2, se è servita a evitare fin qui un nuovo grande tracollo di borsa e fallimenti a catena nel sistema bancario statunitense zeppo di cattivi crediti, non è però stata in grado di rilanciare la ripresa produttiva e tanto meno i consumi. Il giochino riuscito a Bush dopo lo scoppio della bolla dot.com e sull’onda dell’undici settembre non è riuscito a Obama. Il punto è che nonostante l’accorciamento della leva finanziaria (deleveraging) dal fallimento della Lehman in poi c’è ancora troppo debito, a tutti i livelli: pubblico, federale statale municipale, e privato, finanza imprese famiglie!
Read more…
Laura
settembre 30th, 2011 at 13:12
il titanic va a fondo,e si salvi chi può!!!
Indovinate un pò…chi puo?
teresa
ottobre 1st, 2011 at 16:23
Ha fatto bene il presidente Napolitano a dire che non esiste la padania e nemmeno il popolo padano. Meglio ora che mai. Il popolo della pianura padana ha capito di essere stato strumentalizzato a fini di accaparramento di posti remumerati dal dieci mila euro di base per figli e nipoti. Nepotismo non di Roma ladrona ma di quelli della lega che hanno gli stessi difetti di chi ha mangiato a quattro palmenti, con l’aggiunta che questi hanno un senso antistorico fuori dal comune.
gianni
ottobre 3rd, 2011 at 17:43
l’inchiesa di riccardo iacona su rai3 ieri ha dimostrato che siamo in mano a degli inconcludenti sia uomini di governo, sia tutti gli apparati che dovrebbero spingere l’economia e la produzione industriale investendo sui giovani, che in italia sono sfruttati e senza possibilità di farsi un futuro. di questi incapaci siamo stufi, e quando se ne vanno è già tardi per i danno che la loro presenza ha arrecato al paese.
patrizia
ottobre 4th, 2011 at 09:34
http://www.youtube.com/watch?v=shUiFXIxUs8&feature=player_embedded
l’ITALIA non è l’ISLANDA….una notizia sottaciuta.
Sappiamo e facciamo finta di non sapere….finiremo arrosto come …nei secoli dei secoli…
ottobre 20th, 2011 at 15:04
Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di provincie, ma bordello!
PURGATORIO CANTO VI – 78
ottobre 24th, 2011 at 18:34
siamo alla berlina del mondo, ” i sorrisini d’intesa tra Merkel e Sarkozy in conferenza stampa, al solo pronunciare il nome Berlusconi, aprono un caso diplomatico. …”, maera per farci ridere dietro che abbiamo fatto l’Europa?
sergio
ottobre 25th, 2011 at 13:34
“Nessuno può farti sentire inferiore senza il tuo consenso”
disse Anna Eleanor Roosevelt e i diritti di sentirci all’altezza non ce li tolgono pe un ventennio di politica senza capo nè coda. Berlusconi passerà, e lo spessore della cultura italiana resta, in ogni campo ma in primo luogo sull’interpretazione dei diritti universali e la democrazia reale, che presto soppianterà questa fittizia concatenata ad un uomo virtuale.
Gabriella
ottobre 27th, 2011 at 11:12
Gabriella Says:
ottobre 25th, 2011 at 13:34
Occorre perdere ogni paura e divenire irriverenti
ottobre 27th, 2011 at 11:31
Gabriella Says:
ottobre 25th, 2011 at 13:34
“Nessuno può farti sentire inferiore senza il tuo consenso”
Chiedilo ai deportati nei lager del mondo se davvero non si arriva a far sentire un uomo inferiore.
Per restare “LUCIDI” occorre vigilare e non mi sembra che l’uomo comune sia in grado di badare neppure alle sue pecore.
Quindi si può umiliare, schiacciare, annientare l’essere umano perchè reso servo…il più delle volte a sua insaputa.
Per i deliri di onnipotenza della cultura italiana farei un pò attenzione.
Mai stati dei rivoluzionari. La nostra reattività è la cartina al tornasole di un risentito di oppressi atavici che hanno ispirato brillanti menti e grandi sentimenti ma non hanno mai dato fuoco alle micce di un bottom up rivoluzionario.
Lasciamo per ciò merito alla Francia che in tema di rivoluzione ne sa certo più di noi.
I nostri intellettuali lasciano che si attacchi arte e cultura con lo stesso atteggiamento che li vide piegare la testa durante il periodo fascista (ricordo che in tutta Italia solo 12 professori universitari non aderirono al partto e natualmente persero il posto).
Di nobile e di spessore non ci trovo nulla.
Ho trovato più coerenza e amore per l’Italia in Diego Della Valle con i suoi annunci sul giornale (pagati di tasca sua), con la ristrutturazione devoluta a favore del Colosseo etc. che qualsiasi altro falso padre della patria titolato ad esserlo.
Passi il politico comprato e corrotto e di basso profilo sono scelti volutamente in qs tempo storico)
ma
un intellettuale no! Inaccettabile la mancanza di pulizia intellettuale!
Anna Rossi
Resp Rel Est ONERPO
novembre 17th, 2011 at 15:43
VI PREGHEREI DI LEGGERLA:
•gianni di francia scrive:
16 novembre 2011 alle 19:02
Vorrei fornire qualche elemento di critica costruttiva su quanto scritto dalla signora Pamela, della quale apprezzo lo spirito costruttivo e sopratutto la buonafede che emerge dalle sue parole.
Cara Pamela, nel leggere il suo post non posso che rendermi conto di come ciò che Cremaschi chiama il Bocconismo, ma che si potrebbe semplicemente definire Liberismo, Milton Friedmanismo eccetera, sia ormai diventato senso comune, “mainstream”, ovvero “Ideologia”.
Ebbene, dovrebbe essere felice e soddisfatta, in quanto questo insieme di dottrine ed insegnamenti di cui la Bocconi non rappresenta altro che uno dei tanti laboratori, questo pensiero “unico” è al comando dell’economia in quasi tutto il globo da quasi quarant’anni. A partire dal ‘73, c’è chi dice anche da prima, ovunque nel mondo le politiche degli stati, le ricette di innumerevoli Think Tank, le raccomandazioni delle istituzioni transnazionali tipo FMI o Banca Mondiale, non fanno altro che ripetere, fino alla noia, le stesse ricette. Ebbene, avete vinto, avete plasmato le economie del pianeta, sia attraverso “Shock Treatment” come raccomandava Milton Friedman e come applicato dal buon Pinochet in Cile nel 73, oppure attraverso lente ma continue erosioni del welfare, dei salari e del tenore di vita della classe dei produttori, attuate nel corso degli ultimi decenni nei paesi ad economia avanzata, Nord America ed Europa in primis; avete plasmato il mondo a vostra immagine e somiglianza. Ripeto, avete vinto. Qual’è il problema? C’è ancora qualche tenue resistenza in Italia o in Francia? Le pensioni di anzianità? L’articolo 18? Non siete ancora riusciti ad instaurare un nuovo feudalesimo, una classe di ricchissimi e potenti magnati che controlla l’intero ciclo di produzione della ricchezza, mantenuto da masse di ignari servi della gleba? Mi faccia capire, è questo l’obiettivo del vostro liberismo? Beh, siamo sulla buona strada, complimenti.
Tornando a cose concrete: licenziamento facile anche per chi ha il tempo indeterminato, giusto? Così è più facile assumere, dite. Bene: siete pronti, voi Bocconiani, ad appoggiare la creazione di un sistema di sostegno al reddito come esiste nei paesi scandinavi, ad esempio? Tipo: io lavoro per le Ferrovie della Stato, vengo licenziato perché non ci sono più soldi da trasferire agli enti locali che finanziano il trasporto pubblico, i soldi servono a pagare il 7% di interesse sul debito pubblico contrattato sul mercato secondario. Va bene, vengo licenziato. Me li date 1600/1800 euro al mese di sussidio di disoccupazione, nel mentre mi industrio a trovare un’altra occupazione che mi permetta lo stesso tenore di vita che avevo in precedenza? Si?? Siete sicuri, cari bocconiani, che in Italia siamo capaci si mettere su un tale sistema di integrazione del reddito per i disoccupati che permetta di fare a meno delle protezioni a cui hanno diritto i lavoratori a tempo indeterminato? Se sì, sapete come finanziare tale sistema di tipo scandinavo? Dove li volete prendere i soldi? Sa, cara Pamela, non basterebbe mica l’abolizione della pensione di anzianità per finanziare un welfare di questo tipo…eh no. Ci vorrebbe il recupero totale dei 200 mld annui di evasione fiscale, cosa che, come ben sa, non è possibile fare dall’oggi al domani, ma che richiede anni e anni di pianificazione, di cambiamento nella cultura e nella mentalità delle persone. A me, lavoratore dipendente a tempo indeterminato, si chiede di rinunciare allegramente alle protezioni che garantiscono a me, mia moglie, i miei figli di avere un tenore di vita appena decente, giusto? E mi dica, Pamela, a quel signore settantenne al quale ogni mese pago l’affitto, signore mite ed educato che nella mia città possiede un centinaio di appartamenti, alcuni in fitto, altri vuoti, tanti dai quali percepisce rendite non dichiarate….ebbene, di questo mite vecchietto i cui rampolli passano giornate intere sui yacht in costiera amalfitana a sniffare cocaina, voi della Bocconi vi occupate mai? Perché io sento solo parlare di pensioni di anzianità, di “rigidità” (che significa poi che io e mia moglie non andiamo a dormire sotto i ponti, ecco la rigidità) di popolazione che invecchia (e mi dica come mai abbiamo il 30% di disoccupazione giovanile….non ci sono troppi vecchi e pochi giovani che lavorano? Com’è che abbiamo tutti ’sti ragazzi a spasso mentre si ripete il mantra che siamo diventando vecchi!!! No, dico, MATEMATICAMENTE siamo tutti vecchi quindi le aziende dovrebbe fare a cazzotti per assumere giovani, no? Matematicamente, dico….): Pamela, non si rende conto che questo discorso è pura ideologia? Noi in Italia ce li abbiamo tutti questi signori ricchi che sono disposti a rischiare il proprio capitale per fare impresa? Rischiare significa mettere i soldi di tasca propria, non fare le scalate coi soldi delle banche, salvo poi mettere il debito contratto nel bilancio della Telecom di turno…. Ci sono questi capitalisti puri che sono disposti a rischiare la propria ricchezza perché hanno un’idea, vogliono produrre qualcosa di innovativo e che richiede l’apporto di tanti giovani lavoratori, operai o ingegneri o genetisti che siano, ai quali possano offrire uno stipendio sicuro e decente, in modo che non vadano a dare tale prezioso contributo, quello dell’intelligenza e dell’ardimento della gioventù, ad altre economie più saggiamente amministrate. Se ci fossero in Italia questi capitalisti, ed io penso che ci siano, ma non in un numero tale da costituire “sistema”, bene, allora possiamo sederci ad un tavolo, io lavoratore e tu capitalista, e pensare al futuro di questo paese. Cara Pamela, guardiamoci intorno, però. Lo sappiamo bene chi sono e cosa fanno i signori italiani che possiedono gli strumenti finanziari, i capitali necessari per fare impresa. Sappiamo bene come i nostri Della Valle, Ligresti, Benetton, giusto per dire qualche nome che mi viene in mente adesso, che tipo di “impresa” preferiscono: questi signori prediligono quel tipo di capitalismo che gli anglosassoni hanno definito con un termine davvero efficace: tollbooth economy, economia del pedaggio. Funziona così: io ricco finanziere faccio pressione sui politici, che tanto frequentiamo gli stessi salotti, per farmi pagare sempre meno tasse, anno dopo anno, meno tasse….mi faccio fare regolamenti dall’agenzia delle entrate che recepiscano l’ultima moda dell’abolizione del controllo sui movimenti dei capitali. Quindi, se prima dovevo pericolosamente portare il cash oltre confine, adesso per depositarlo sul conto corrente in Svizzera o Jersey, grazie alla deregulation, è tutto molto facile e LEGALE. Quindi alla povera agenzia delle entrate le entrano meno soldini, perché i ricchi come me li portano tutti all’estero, e quindi il ministero del tesoro deve fare l’asta di BOT o di BTP più consistente, anno, dopo anno. Ecco il debito pubblico. Crisi. Oddio che facciamo adesso? Facile: i salariati con trattenuta alla fonte stanno là come pecore da tosare…. TOSIAMOLE! Amato, Ciampi, Dini, Berlusca, Prodi eccetera eccetera dove sono andati a prenderli i soldi per fare le manovre finanziarie? Dai vari Benetton, Ligresti, Tronchetti? No, dai lavoratori. Negli ultimi decenni è stato messo su un enorme processo di trasferimento di ricchezza, ovvero redistribuzione del reddito, dal monte salari al monte profitti/rendite. Sia chiaro, non direttamente: la cosa avrebbe generato conflitti; semplicemente riducendo sempre di più il contributo alla fiscalità generale richiesto alla classe del profitto/rendita, “starving the beast” come disse Ronald Reagan, affamando la bestia, ovvero impoverendo lo stato sul fronte delle entrate, generando crisi di bilancio a ripetizione, e dunque la necessità di mettere sù manovre di bilancio per recuperare ciò che mancava, sottraendolo al “parco buoi”, il popolo della ritenuta alla fonte. Ma ve le spiegano queste cose alla Bocconi? Glie lo chiedo solo per curiosità.
Ah, cara Pamela, un’ultima cosa, e le chiedo scusa fin da ora perché si tratta di pura polemica questa, ma in qualche modo rientra nella discussione.
Non sarebbe meglio, anziché avere la carità della borsa di studio dai ricchi proprietari della Università Bocconi, avere una scuola pubblica ben finanziata che impieghi i migliori insegnanti, professori e ricercatori disponibili sul mercato, pagandoli in modo adeguato, e sopratutto una scuola i cui ranghi non siano aperti solo ai ricchi, o a pochi meritevoli fortunati come lei, ma a tutti, e ripeto, tutti i MERITEVOLI? In Svezia hanno speso “barche” di soldi per mettere su scuole nei peggiori ghetti delle peggiori periferie, dotandole dei migliori insegnanti del paese, ben pagati ovviamente, delle strutture più all’avanguardia, insomma le migliori scuole nei peggiori posti per la gente più povera e disagiata. Lo hanno fatto per un semplice motivo: la ricchezza di una nazione è inversamente proporzionale alla disuguaglianza vigente in tale nazione.
La saluto, cara Pamela, augurandomi che lei possa un giorno riscoprire, nel corso dei suoi studi che spero vivamente continuino per tutta la sua carriera, le idee di economisti che avevano a cuore non solo i numeri, ma le vite concrete di persone in carne ed ossa, quali..che so, Keynes, Caffè, lo stesso professore di Monti, Tobin ma anche, perché no, Karl Marx.
In bocca al lupo,
Gianni Di Francia,
ferroviere a tempo indeterminato (chissà per quanto ancora…)
novembre 25th, 2011 at 14:58
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/25/diritti-delle-donne-calpestati-deuropacontro-violenze-national-action-plan/173126/
dicembre 2nd, 2011 at 11:14
Eccolo lì il capolinea globale. Prevedibile, impietoso, scontato. L’informazione filtra storie la cui essenza è priva dell’umano senso dell’esistere degli esseri umani. Cloache di menzogne che rovesciano sul popolo sempre più plebeo una determinazione ad assoggettarlo senza pari. Vengono sconvolti gli ordini vitali più elementari. Spinte astute convogliano come treni di deportati le paure e gli egoismi di ognuno di noi che indebolito non vuole più vedere nè sentire nè parlare. Pian piano si chiudono i rubinetti dell’ossigeno fino a piegare corpi e distruggere quello spirito vitale eterno che ci contraddistingue dagli altri esseri viventi. L’utilitarismo delle leggi di un mercato truccato ci deruberanno di ogni ricchezza prima fra le tutte la libertà di pensiero.
Quando si verifica una tragedia il colpevole non è un’entità unica ma una concertazione di comportamenti deliberatamente colposi.
Anche i furbetti non troveranno riparo questa volta.
Il coraggio! Ah! Sì! Il coraggio di dire no come i bambini. Questo passo elementare è stato il primo a scomparire. L’indifferenza ha fatto il resto. E ora, come padri e madri che non filiano più o non hanno mai filiato restiamo a guardare il mondo che viene come se non ci appartenesse. D’altronde siamo figli delle storie e con le storie e delle storie non si ciba l’uomo.