STONING IN (ON) THE WORLD
Dai casi che hanno fatto scalpore, come quelli di Safya Husseini e Amina Lawal in Nigeria fino alla condanna alla lapidazione di Sakineh Mohammadi Ashtiani in Iran, il percorso che riconduce “la pena antica” alla “pena nuova” non si è mai interrotto.
Nelle pietrose contrade mediorientali la lapidazione costituisce una forma di linciaggio ed esecuzione sommaria di origini antiche.
La Bibbia riferisce vari episodi di cui si ricorda, più comunemente, quello di Santo Stefano, lapidato per blasfemia, e la contestazione di Gesù, contro il diritto di chiunque ad eseguire una simile pena, a favore dell’adultera “ Chi di Voi è senza peccato, scagli la prima pietra contro di lei” – Giovanni 8:7-11 -. La lapidazione è di derivazione giudaica e ne troviamo traccia, per esempio, in Deuteronomio 22,23-25 o nei Cor. 24,4.
Dalla terra sassosa di Palestina, dove la rabbia popolare si esprimeva attraverso il linciaggio e la lapidazione, alla presunta introduzione di questa barbarie nei califfati medinesi, successivi al Profeta Maometto da parte del califfo Umar (6m.644), testo di riferimento / Hadith, volume 8, Libro 82, numero 810), la lapidazione risulta essere non un rimasuglio del passato ma una pena in espansione diffusa dagli integralisti.
In Iran, l’articolo 83 del codice Penale, chiamato legge dello Hodoud, prevede la pena di 100 frustate per coloro che, non essendo sposati, praticano sesso fuori dal matrimonio; per gli adulteri è prevista la pena per lapidazione.
Se l’Iran ha reintrodotto la lapidazione nel 1983, a seguito della Rivoluzione Islamica sciita, all’estremo nord dell’isola di Sumatra, il Parlamento di Aceh ha approvato nel 2009 le nuove norme “a interpretazione” della legge islamica, che prevedono la morte per lapidazione per chi tradisce il marito o la moglie.
In Arabia Saudita, dove non esiste un vero e proprio codice penale né un sistema giudiziario regolamentato, la situazione in concreto non è dissimile dal contesto tribale in cui i processi sono condotti in paesi come l’Afghanistan, lo Yemen, il Bangladesh, il Pakistan, la Somalia, il Sudan.
I processi sono segreti, gli imputati non hanno diritto ad un avvocato né vengono informati della condanna alla quale non vi è possibilità di appello. In Arabia Saudita il Consiglio Giudiziario Supremo, i cui membri vengono nominati dal Re, “riesamina” i casi capitali ed è ritenuto responsabile dell’applicazione della shari’a.
In Somalia, a causa della guerra civile, le strutture giudiziarie sono collassate fin dal 2000 e spesso i tribunali islamici, sorti a livello locale, sono fuori controllo statale e applicano pene come il taglio delle mani o dei piedi e anche la lapidazione.
Idem per il Sudan dove la rete dei tribunali islamici , creata dal fondamentalista sudanese Hassan el Turabi, sfugge al controllo del governo centrale e sentenzia in piena indipendenza.
Piccoli cenni questi che offrono un quadro chiaro che tradisce l’impossibilità di avere notizie dei casi di lapidazione che accadono in zone remote e lontane dalle grandi città.
Affinché il caso iraniano di Sakineh Mohammadi Ashtiani non sia strumentalizzato per fini di carattere politico, con oscuri rovesci di interessi internazionali che vanno oltre la condanna dell’Iran per l’applicazione della lapidazione (tortura e pena di morte), ho voluto ricordare il corollario di paesi, nel mondo islamico, che nell’assenza di informazione più assoluta affiancano questa realtà.
L’occidente è servito solo in minima parte dalla verità necessaria a capire quel che davvero muove le notizie. Le giuste campagne di sdegno internazionale verso la lapidazione lasciano spesso sul campo un nemico scomodo e non i colpevoli tutti.
Ci sono però musulmani che sostengono che il Corano condanni apertamente la lapidazione e che la stessa non sia affatto una pena islamica. A tal proposito va ricordato un ex membro del Consiglio supremo della Magistratura in Iran, l’Ayatollah Dr. Seyed Mohammad Bojnourdi, il quale, intervistato, ha affermato che punizioni così crudeli danno un’immagine distorta dell’Islam (cosa che di fatto avviene) tanto da indebolirlo e da creare un effetto di riluttanza soprattutto fra i giovani.
Credo che il punto chiave della situazione sia la violazione dei diritti umani. Sia la tortura che la pena di morte, applicate nella lapidazione, non possono ridursi ad un caso o ad una questione nazionale (ricordo anche che la maggior parte delle lapidazioni è subita da donne) ma vanno ricondotte al perenne controllo di qualsiasi tipo di libertà e nel caso delle donne a qualsiasi tipo di emancipazione delle donne stesse.
Parlare dei diritti delle donne nel mondo è la storia più lunga dell’umanità.
La donna non ha diritti sia come madre che come sposa in moltissimi paesi e le conquiste occidentali appaiono quasi un miracolo, nonostante i problemi di discriminazione che tutti conosciamo anche in occidente.
La vessazione continua, infatti, che il corpo femminile subisce attraverso la propaganda pubblicitaria “liberata” è spesso oggetto di contestazione e nel contempo non offre quell’immagine appunto “liberata” della donna soggetto dell’evoluzione umana.
Il male di tutti i mali resta “lo stupro”, il signore indisturbato dei crimini contro l’umanità. L’elenco impressionante di donne stuprate, che l’era moderna veste anche di un abito bellico dalla sostanza antica e brutale comune solo all’uomo, esprime la radice malvagia di un’insana relazione tra i generi.
Le pietre che uccidono sono espresse dunque anche dai sassi avvolti nelle mani di chiunque non ha il coraggio di lasciarle cadere in terra e riconciliarsi con l’umanità. Altre pietre uccidono con la stessa forza anche se non figurata colpendo la bellezza dell’infanzia e marcando lividamente l’anima di dolore e sofferenza.
Dalla violenza sessuale alla lapidazione la strada a ritroso conduce dritti nella caverna. L’uomo della caverna sperimenta, non conosce, ha sentore del pericolo e colpisce per primo come può. L’uomo della caverna è la sintesi dell’incapacità a cogliere il messaggio di vita oltre la mera sopravvivenza fisica. Secoli di storia, intrisi di bellezza e malvagità, non hanno ancora permesso al destino umano di fare la differenza e di riappacificarsi con l’universo.
“Essere donna oggi è più pericoloso che essere soldato, in guerra come in pace”A pronunciare queste parole è il generale Patrick Cammaert, ex capo delle forze di peacekeeping dell’ONU, intendendo così lo stupro come strumento militarmente efficace, una sorta di arma bellica in grado di determinare tanti conflitti.
Gli antichi e i nuovi drammi della storia umana devono essere sdoganati alla consapevolezza. Occorre lavorare ad un modello di “uomo nuovo”, un essere umano compassionevole e capace, un essere dal battito pulsante verso il vero e la gioia, un essere che si innalza al di sopra di tutto perché in grado di riconoscere le radici del suo male oscuro che lo rendono spesso peggiore di una qualsiasi bestia.
La protesta globale contro l’abuso, la tortura e la pena di morte rappresenta il seme della riconciliazione con l’alito vitale.
Le donne possono cambiare il corso della storia dell’umanità. I loro ventri generosi cullano la vita che verrà e che darà loro la forza di resistere all’ostinazione mortale di chi teme, più che mai, il confronto e il futuro.
Come un Satana che aumenta la dose di malvagità davanti alla bellezza del bene così una parte di umanità scimmiotta il satanico sistema in difesa del potere.
La verità è che sia l’uno che gli altri sono molto preoccupati. Hanno guardato nel futuro, hanno cercato accuratamente in “quel futuro”, ma di loro nessuna traccia.
La natura elimina ciò che non serve e rafforza chi la sostiene.
All’alba del nuovo mondo il “nuovo uomo” smetterà di soffrire e di far soffrire.
Io ci credo e voi?
Anna Rossi
Responsabile Relazioni Esterne Onerpo
Docente di Business English – Facoltà di Scienze Sociali- Roma
Li, 06 settembre 2010
settembre 7th, 2010 at 11:25
l’Islam per i credenti è un messaggio di eguaglianza e di giustizia. Se i musulmani sono fedeli a questi principi non devono restare in silenzio di fronte alla crudele ingiustizia. Sono colpevoli anche i silenzi, perché l’ignavia è condannabile al pari della cattiveria.
Che si facciano sentire anche e soprattutto loro.
Grazia
settembre 7th, 2010 at 12:01
A Teheran, si difendono attraverso il portavoce del Ministero degli esteri Ramin Mehmanparast e affermano che l’Italia non deve fare dichiarazioni sbagliate. Mehmanparast ha spiegato che aprire un dialogo con l’Iran sulla donna condannata alla lapidazione, come richiesto da Frattini e dal francese Bernard Kouchner, si può fare e può essere positivo, ma di deve evitare di basare le dichiarazioni su false informazioni. Una difesa d’ufficio quella del portavoce che non toglie nulla alla crudeltà e inciviltà della lapidazione.
Enrico Lughini
settembre 7th, 2010 at 12:12
Il vero Islam non contiene precetti tanto crudeli. Sarebbe bello che la Guida Spirituale Suprema diventasse davvero un punto di riferimento non violento per i tanti credenti musulmani del mondo, così come il Papa lo è per i cristiani e il Dalai Lama per i buddisti.
settembre 7th, 2010 at 12:16
Il figlio DI Sakineh Mohammadi Ashtiani difende sua madre e questo è un segnale importante e preavvisatore che almeno i giovani fanno sforzi per cambiare mentalità. Il fatto che si pratichi la lapidazione in altre aree non deve giustificare il silenzio su questo ultimo episodio. Se ne deve parlare sempre e in ogni caso e dovunque avvengano atti di barbarie.
Annalisa
settembre 7th, 2010 at 13:36
La cultura della Pace non è perogativa di alcune popolazioni che nonostante trascorrano i secoli sono in perenne guerra tra loro. La pace è l’elemento sanificatore di tutte le esasperazioni, ma chi non la conosce perché vissuto nella belligeranza e nella sopraffazione non ne comprende il valore e non si impegna per divulgarla. Dalla pace deriva il rispetto per la donna e per l’uomo, dalla pace deriva il benessere e la salubrità di luoghi e menti. Chi ha conosciuto il bene della pace non può alzare una pietra contro una donna.
Niccodemo
settembre 7th, 2010 at 14:13
dalla Francia un esempio: il comico francese di origini africane Dieudonne andrà domenica in Iran dove chiederà clemenza per Sakineh Mohammadi-Ashtiani. il comico è totalmente contrario alla pena di morte e si dichiara amico dell’Iran e degli iraniani. farà di tutto per convincere le autorità a non compiere un ennesimo atto di crudeltà contro la donna. ci auguriamo che riesca.
piera
settembre 7th, 2010 at 17:16
Gli eurodeputati italiani hanno
organizzato per questa sera a Strasburgo una fiaccolata in
sostegno di Sakinhe Ashtiani. Protrice Silvia Costa che chiede a Catherine Ashton, alto rappresentante dell’ Unione europea per la Politica estera,
e a Viviane Reding commissaria ai Diritti umani, di fare presso l’Iran e il suo governo tutti i passi necessari per evitare la esecuzione di Sakineh Ashtiani.
Anche il presidente Napolitano si è dichiarato impegnato fortemente contro quello che considera un atto altamente lesivo dei principi di libertà e di difesa della vita. Tuttavia a parte queste e poche altre inizuiative ho notato che in Italia c’è scarsa mobiititazione da parte del governo.
Valery
settembre 8th, 2010 at 09:38
Il messaggio della dott.ssa Rossi è chiaro e limpido. Vanno bene tutte le manifestazioni di sdegno. Vanno bene tutti i trattati che innalzano la dignità umana. Vanno bene gli interventi dei “grandi” a favore dei piccoli e dei miseri.
Eppure mi chiedo: come mai le barbarie continuano indisturbate ad attraversare il pianeta? Anzi, dirò di più AUMENTANO. Qualcosa non funziona nelle intenzioni e negli animi.
C’è una grande agitazione, spesso inconsapevole, che come la moina su una nave da poppa a prua, ci fa credere che queste mobilitazioni servano a qualcosa. In realtà non succede niente di significativo e il male e la crudeltà imperano indisturbati.
La dobbiamo smettere di criticare e non prendere parte attiva alle proteste. smettiamola di sussultare e riempirci la bocca di parole come mobilitazione se poi ognuno pensa solo all’orticello di casa sua. siamo degli ipocriti. Figli di un occidente che se la dà da detentore del vero e della democrazia lasciando sul terreno una mare di poveri illusi e di ignoranti vestiti firmati. I nostri principi sono sotto le nostre scarpe. Abbiamo permesso a dei leaders corrotti di portare avanti le nostre istanze raccontandoci che sono persone perbene e magari dando poi loro la colpa delle nostre miserie. Ipocriti e vigliacchi ce ne andiamo ogni giorno al lavoro continuando solo a bofonchiare.
Ciao a tutti
GLO
settembre 8th, 2010 at 11:08
E’ vero siamo informati solo in parte e quel che emerge è fornito per pilotare il nostro sentire. “Il nuovo uomo” deve essere costituito da consapevolezza e compassione, tutte cose che non appartengono al sentire comune che come branchi di pecore vagano alla ricerca di un filo d’erba. Si possono lapidare le persone in mille modi oltre a quello tribale dei tribunali islamici fondamentalisti e fuori controllo. Sì, penso che la cecità del mondo moderno trova milioni di collaborazionisti pronti a vendersi per danaro e familismo. La società civile in fondo non partecipa, fa solo finta, altrimenti non ci sarebbe tanto degrado. Sottoscriviamo e protestiamo di più.
silvana
settembre 8th, 2010 at 11:22
La globalizzazione ha servito solo la finanza. La crisi è stata creata ad hoc. Sono stati rastrellati in pochi giorni metà dei soldi contanti del pianeta (quelli che poi le borse hanno detto sono stati bruciati. Solo così si possono mettere in ginocchio i governi e pilotare un nuovo controllo mondiale. Solo così (senza il danaro contante) si crea disoccupazione. Ci sono inchieste in corso. Chi non ci sta a questo giochetto sono proprio gli islamici non allineati alle grandi potenze a cui è vietato fare banking nel senso di prestare danaro con interesse. E allora giù con il razionamento delle derrate alimentari (peraltro controllate dalle solite holding che fanno sempre riferimento alla finanza). Ecco come si colonializzano oggi i territori e come si schiavizza l’umanità. Ma noi, noi che sappiamo, noi che ce la diamo da persone perbene che facciamo?
Quei poveretti lapidati sono la recrudescenza di una mentalità alla quale piace l’odore del sangue e l’umiliazione del prossimo. In altre forme sottili, in mondi paralleli, la sostanza in fondo è la stessa.
Riri
settembre 8th, 2010 at 12:55
La globalizzazione, è verissimo, ha arricchito enormemente i ricchi e mandato alla fame i poveracci e simbolizza l’inizio di un nuovo colonialismo in Asia e in Africa con il quale colonizzano gli asiatici ma portano gli europei a bassi livelli di qualità della vita e indirettamente sono colonizzati anche loro.
La nuova globalizzazione deve essere respinta perchè la convivenza pacifica e proficua tra im popoli è altro dalla ricerca del profitto, ma l’aiuto a far convivere tutte le nazioni e tutti i popoli in eguaglianza e in solidarietà reciproca.
Loredana
settembre 8th, 2010 at 15:08
Il post di Anna Rossi mi costringe a riflettere.Non posso far finta di niente. Come Machiavelli, che ha demistificato gli attributi morali, ideali e religiosi del potere e ne ha mostrato i denti lasciando ai posteri le conseguenze di dove questa ???? ci ha condotto, così ora tocca a noi comprendere che nulla è cambiato a causa della sete del controllo planetario di pochi.
Quante vite umane nei secoli a venire dovranno essere sacrificate ancora, per una o un’altra ragione, dietro ai grandi discorsi umanitari?????
La politica è divenuta pura tecnica di potere.
Io ti umilio, ti torturo e ti uccido affinchè l’esempio arrivi dove deve e può arrivare. Fanno scalpore i sistemi tribali oggi che l’occidente ha abbandonato.Solo poco tempo fa si bruciava la gente (la maggior parte donne come al solito) per eresia.In America i Padri pellegrini fecero peggio della santa???Inquisizione.In Australia si chiede scula per la persecuzione agli aborigeni e per gli abusi ai piccoli inglesi strappati in Inghilterra alle famiglie affamate ma destinati a popolare quel territorio. Questo siamo noi. Noi siamo l’evoluzione di un male antico che oggi non ha memoria e che punta il dito contro chi usa metodi da noi considerati obsoleti. In verità permettiamo che prostituzione e schiavitù si travesta col vestito a festa per nascondere una vergogna mai cancellata ma viva e vegeta come non mai. E’ il mondo intero che è infettato da un pensiero fetente dove ad ogni angolo c’è violenza e morte. Chiusa la nostra porta di casa e acceso il televisore non resta che pensare: Chissà se io me la cavo! Nessuno se la caverà e se a qualcuno proprio dirà meglio saranno i figli e i nipoti che pagheranno il conto di tanto stupido egoismo. Per me noi non siamo migliori degli altri . Ostinati nel non perdere i piccoli privilegi acquisiti in fondo ce ne freghiamo del vicino. Il tempo passa ma gli interessi stiamo certi aumenteranno
settembre 8th, 2010 at 15:30
La REUTERS fa sapere (dal ministero degli Esteri iraniano) che la sentenza su Sakineh Mohammad Hastian di esecuzione per omicidio e adulterio per lapidazione sarà riesaminata.
Il ministro degli Esteri iraniano Ramin Mehmanparast trova “strano” però che “l’Iran non sia libero di condannare una persona giudicata colpevole di omicidio perchè violerebbe i diritti umani, mentre i paesi europei e anglosassoni possono incarcerare chi vogliono in difesa dei diritti umani e lasciare liberi spesso solo chi può permetterselo”.
Al di là della querelle è importante capire che la mobilitazione in generale produce sempre risultati.
L’attenzione agli equilibri e ai principi vitali del pianeta e dei suoi abitanti deve essere coltivata da ogni singolo.
Quel che accade fuori la nostra casa deve farci riflettere sui nostri comportamenti e non rimanere un fatto lontano.
Un caro saluto a tutti
Anna Rossi
Resp. Rel. Esterne ONERPO
settembre 8th, 2010 at 15:45
CHE TRISTEZZA PER I TANTI YES MEN DI TONINO CHE ANZICHE’ DIFENDERE LA CAUSA DI SAKINEH ATTACCANO GRATUITAMENTE FRATTINI. MAGARI DIPENDESSE DA FRATTINI…
LA VERITA’ E’ CHE SEMBRA NESSUNO, AL DI FUORI DELL’AYATOLLAH, SEMBRA POTER IMPEDIRE QUESTA MORTE ANNUNCIATA.
settembre 8th, 2010 at 16:42
commento n.14
M-jofernandez Says:
settembre 8th, 2010 at 15:45
Lei non ha seguito gli interventi del post forse.
La invito a leggerli. sono tutt’altro che superficiali e volti all’indifferenza.
Per quanto riguarda gli “yes men” Le garantisco che il mondo ne ha provviste dai tempi dei tempi ed appartengono a tutte le categorie.
Dove non vi è dialogo e scorazza l’opportunismo ci saranno sempre yes men senza decoro.
Il ministro Frattini ha tutta la stima che la carica che ricopre obbliga.
Infatti non dipende solo da Lui ma da tutti alzare la voce strozzata in gola dai nostri “piccoli me” che si gonfiano e sgonfiano a suno di convenienza.
LA LAPIDAZIONE E’ UNA PENA BARBARA INCONCILIABILE CON I DIRITTI UMANI.
Ci auguriamo che il riesame del governo iraniano a riguardo sia volto verso una rivisitazione delle modalità di condanna e che questo atto (nel caso avvenisse) sia di esempio per tutti quei governi che praticano la tortura e la pena di morte (USA compresi).
I miei cordiali saluti
settembre 8th, 2010 at 19:00
la condanna a morte di
Sakineh è stata sospesa. La mobilitazione ha dato il suo esito, ma come fa rilevare Anna Rossi di donne lapidate,e uccise ve ne sono molte purtroppo ancora. trecento di loro rischiano la vita in diversi luoghi. La campagna contro la pena di morte dei radicali va sostenuta con forza da tutto il governo e il parlasmento italiani. L’Europa intera si deve far carico di azioni diplomatiche e pressioni contro governi trogloditi e disumani perchè la lapidazione sia abolita per sempre.
sandra
settembre 9th, 2010 at 08:13
La condizione della donna non è migliorata negli ultimi decenni, ma regredita non solo nei paesi africani o asiatici. Prendiamo in esame l’India e i dati su 10 milioni di bambine mai nate resi pubblicati dalla rivista medica Lancet. La condizione femminile in questo Paese è infima con matrimoni forzati, suicidi causati dall’alto costo della dote matrimoniale, aborti selettivi, sfruttamento sessuale. Le donne indiane, sono soggetti che subiscono violenze morali fisiche e la prassi della disuguaglianza di genere, di casta, di religione è largamente diffusa.
In india esisteva fino a pochi anni fa la poliandria delle tribù nomadi che costringevano le donne alla schiavitù di appartenere a più uomini. Una donna era costretta a sposare tutti i maschi di una famiglia per evitare la frammentazione delle proprietà terriere ereditate.
L’amniocentesi e l’aborto selettivo per conoscere il sesso del feto sono un a pratica di infanticidi mirati a non far nascere le femmine.
Quanto tempo occorrerà per il mondo nuovo che voi augurate?
Maria Ponchiello
settembre 9th, 2010 at 08:42
L’intervento della UE ha fermato la mano del boia, ma stiamo in allerta perché è solo una revisione del caso di Sakineh Ashtiani.
Luigi
settembre 9th, 2010 at 12:26
Commento n.17
Maria Says:
settembre 9th, 2010 at 08:13
Dalla lapidazione che fa orrore per la tribalità dell’atto in se stesso all’orrore vero e proprio del femminicidio nel mondo.
Grazie Maria per aver messo il dito in una piaga nonostante l’India sia simbolo di crescita economica e produttrice eccellente di “cervelli” ad alto profilo matematico e tecnologico.
Nel caso specifico dell’India la mortalità femminile è più alta in tutte le fasce di età ma soprattutto durante l’infanzia e nella fascia neonatale.
L’India è divisa in 35 stati, distribuiti in vasti territori che rappresentano fra loro grosse differenze economiche. L’unica regione indiana del Kerala (a maggioranza cristiana) possiede una sexratio favorevole vale a dire che il numero di donne cresce.
PER UNA DONNA INDIANA LA DISCRIMINAZIONE NON RAPPRESENTA UNA POSSIBILITA’ MA UNA CERTEZZA CHE L’ACCOMPAGNERA’ TUTTA LA VITA:
1-se le sarà concesso di nascere e di continuare a vivere, una bambina verrà trattata con disparità rispetto ai suoi fratelli maschi.
2-sarà discriminata all’interno della sua stessa famiglia nell’accesso al cibo e alle cure mediche.
3-per tutta la vita avrà uno status inferiore rispetto a quello degli uomini e quasi sempre non godrà di alcuna indipendenza.
4-solo se i genitori potranno pagare una dote adeguata verrà data in sposa il prima possibile diventanto così proprietà assoluta del marito che si sentirà in diritto di dominarla e spesso anche di maltrattarla (va ricordato che i matrimoni combinati fin dalla più tenera età sono una realtà indiscussa in tutte le caste).
La preferenza per il figlio maschio, da uno studio eseguito dal National Family Health Survey, è dimostrata da sondaggi in cui solo il 7% delle intervistate rispondeva che il sesso del nascituro non ha importanza: Al contrario la famiglia ideale indiana risulta essere composta da due figli maschi e una femmina.
Questa preferenza si ripercuote sul tasso di mortalità infantile che, contrariamente alla tendenza biologica, pone in netto svantaggio il genere femminile.
Quanto detto è solo una virgola di un dramma infinito sul quale se volete possiamo ritornare e studiare nei dettagli.
un caro saluto
Anna Rossi
resp. Rel. Esterne ONERPO
Riguardo
settembre 9th, 2010 at 13:03
“Ogni giorno, almeno 17 ragazze vengono uccise per questione di dote Molte sono stuprate, picchiate, private dei loro diritti fondamentali”. Da leggere a proposito dell’India è l’articolo di Sophie de Hérédia
settembre 9th, 2010 at 18:24
a proposito di femminicidio….
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201003articoli/53693girata.asp
settembre 9th, 2010 at 18:32
L’occidente partorisce tragedie che passano inosservate continuando a puntare il dito verso un medioevo che a tutt’oggi regna sovrano anche in casa nostra.
Riusciremo a fare la differenza veramente?
http://www.fioridistrada.it/?p=1004
settembre 11th, 2010 at 11:16
Segnalo e invito tutti alla MANIFESTAZIONE DI MERCOLEDI’ 15 SETTEMBRE DAVANTI A PIAZZA MONTECITORIO ALLE ORE 14.00.
Mario
settembre 14th, 2010 at 09:51
IL FRONTE FEMMINILE TAGLIATO DA UNA SFORBICIATA ALLA SCUOLA
Tagli e tagli e tagli. A forza di tagliare i fondi all’istruzione e alle sue strutture pubbliche si è tagliato il filo che legava il passato al presente per il futuro.
La riforma Gelmini sta mobilitando gli studenti e i professori di mezza Italia ma questo non ha impedito al nostro ministro Mariastella Gelmini di definire l’inizio di quest’anno “una giornata storica”. Non ha importanza se gli edifici sono fatiscenti e pericolosi (la manutenzione è un optional per lo stato italiano), non ha importanza se i già ventimila precari resteranno senza lavoro (anche se il precariato per lo Stato è già un buon affare), e neppure la rabbia dei genitori, che parlano di contributi volontari versati alle scuole in bolletta, di classi super affollate e di drastica riduzione delle ore di sostegno ai figli disabili……i compenso avremo le lavagne multimediali all’insegna della chiarezza e della modernità.
Fra i compagni di scuola nasce l’amicizia e si condivide l’esercizio di uguaglianza fra i generi.
Una scuola responsabile non educa i ragazzi in stamberghe spingendo i professori alla demotivazione della lora prestazione di opera intellettuale.
L’istruzione “da accampamento” potrà produrre al massimo dei mercenari. Una coperta cortissima, di materiale discutibile, è un attentato anche verso quella generazione di donne future che di per sé già ingoiano le proiezioni (dai media alla pubblicità) di un femminile in vendita e disponibile sul banco del supermercato.
Libertà di vivere secondo scelta vuol dire avere la capacità, in primis, di saper formulare un pensiero (e questo si apprende a scuola)e poi di poter accedere ad un lavoro. Per una donna, in particolare, questo è il salto di qualità che le permetterà di cancellare il “gender gap”.
A finanza mondiale si è inventata “LA CRISI”. Le politiche pro/evasione fiscale stanno permettendo il taglieggiamento della classe media italiana senza risparmiare alcun settore della vita quotidiana. Un’altra sforbiciata e finalmente saremo nudi!
settembre 15th, 2010 at 18:51
Classe media italiana?
Perchè esiste ancora la classe media? Come topi si stanno rosicchiando i risparmi di trent’anni di lavoro. Le pensioni saranno così assottigliate che si farà fatica a disinguerle con una fetta di prosciutto. Sapevate che le pensioni ai superstiti (vedove e vedovi) che lavorano e guadagnano più di 15.000 Euro lordi oltre a essere corrisposte (INPS) già decurtate del 30% sono soggette ad una fascia F /legge 2005 art 41 ad un’altra decurtazione del 50%????? mentre al contrario si percepisce la pensione decirtata inizialmente se si guadagna meno di 15.000 Euro lordi questo non accade? Mariti e mogli che lavorano rischiano di non lasciare un bel niente al congiunto….on ditemi che questo non è mettere le mani in tasca alla gente. Capite ora perchè i nullatenenti sono ricchissimi??? Bello schifo!!!!
settembre 19th, 2010 at 08:29
L’appello è all’attenzione internazionale con 140 mila firmatari compresi sette Premi Nobel e due ministri della Cultura. Alle firme degli intellettuali francesi e italiani, tra cui i Premi Nobel Rita Levi Montalcini e Luc Montagnier, si è aggiunto Frédéric Mitterand, ministro francese della Cultura e della Comunicazione. I maggiori quotidiani europei tra cui il settimanale francese Le Nouvel Observateur pubblicano l’appello.
Ma non è solo una la donna in pericolo, perchè altri venti donne e quattro uomini sono nelle sue stesse condizioni.
Divulghiamo l’appello su repubblica o sui altri siti purchè si firmi.
Miriam
settembre 24th, 2010 at 10:22
Sono il papà di una rappresentante dell’ONERPO e dopo molto tempo sono stato colto da una inconsueta curiosità per queste Pari Opportunità di cui tanto si parla.
Io sono un romagnolo con ormai quasi tutti i capelli bianchi. Il mio non è campanilismo ma mi piace pensare che le donne della mia regione siano state le prime ad indossare i pantaloni. Mia moglie è laziale e quando decisi di sposarla la mia famiglia non potè fare a meno di ravvisarmi che andavo a sposarmi un’africana. Accadeva cinquant’anni fa. Di fatto, nonostante le mentalità e l’educazione completamente differenti, la risposerei mille volte.
Quel che voglio dire è che non ho mai considerato la donna al mio fianco un essere di serie B e questo mi viene solo oggi da pensare quando leggo e sento di storie che sistematicamente mettono all’angolo le donne.
Non avrei mai potuto sopportare di non potermi confrontare con un altro essere umano al quale non poter dare valore e rispetto dovuti.
Mia figlia sostiene che la distanza delle opportunità maschili da quelle femminili sia oltremodo insopportabile per le donne.
Credo che dovrebbe esserlo anche per gli uomini, per quegli uomini che non hanno fertilizzato il seme della libertà e della comunione.
Per usare un termine del Post, direi che la vera “lapidazione” staziona negli istinti di chi è ancora alla ricerca di autoaffermazione e non sa condividere con semplicità e giustizia la vita quotidiana e sociale.
E’ un semplice fattore culturale quello che predispone al senso civico e quindi anche al rispetto per l’altro. I territori dove regna il disordine e la corruzione vedono dunque anche “l’altro” come oggetto da perseguitare a difesa del loro status in fondo deplorevole.
E’ vero anche che le pietre della “lapidazione” stanno cadendo sul mondo intero attraverso un sistema di sfruttamento e di annullamento dell’essere umano.
Dal mondo del lavoro che è stato tolto ai giovani con l’ulteriore umiliazione della non commerciabilità dei titoli di studio ad alto livello (una vera vergogna!) alla denigrazione del corpo femminile svenduto ovunque.
Ma queste analisi in fondo servono a poco. A molto servirebbe fare attenzione a dove si sta andando e come ci si va. Il potere è qualcosa che non si può condividere poichè per sua natura cala dall’alto e riempe di ego tutto quel che trova lungo la discesa.
Auguro a tutte le donne di sentirsi amate e di continuare ad amare come solo loro sanno fare. Agli uomini violenti e cinici dico di sostare un solo attimo a pensare che la ricchezza di un conto in banca non potrà mai gareggiare con un abbraccio di un’anima verso un’altra anima. Parola di laico.
Lino
settembre 25th, 2010 at 13:00
Non solo Iran o paesi del sottosviluppo. Teresa Lewis è stata uccisa il 23 settembre dallo Stato della Virginia. Una donna di intelligenza inferiore alla media e succube del suo amante che non è stata pienamente responsabile delle sue azioni. Dopo cento anni in Virginia si è uccisa una donna con un’iniezione. Un retrocedere nel diritto che appaia lo stato americano a quello dei paesi contro cui manifestiamo nelle piazze in Italia e in Europa. Ma l’uccisione di Teresa Lewis non ha dato il via a manifestazioni.
C’è da chiedersi perchè.
Nanda
settembre 25th, 2010 at 14:16
Caro Lino, il tuo parere mi induce a fare delle considerazioni che da una parte condividono la tua convinzione che lo sfruttamento è il sistema e passa attraverso il corpo delle donne, da un’altra parte prevedo che questi sono gli sgoccioli di un’infame sistema protetto dalla politica che un tempo si chiamava “SPORCA”.
La lite tra fini e Berlusconi è il sintomo e parte dall’essersi accorto per il presidente della camera (forse tardi ma meglio tardi che mai), che il livello della decenza è arrivato al minimo tollerabile. Ora non c’è che da aspettare il nuovo corso e noi donne la prossima volta SAREMO IN PRIMA FILA. Non faremo prigionieri. Noi no. Non ne siamo capaci.
Valery
settembre 29th, 2010 at 11:33
Per me, cittadina maltese, “la questione maschile” rappresenta la questione per eccellenza. Non si può imaginare un’opera di revisione, di un rapporto di per sè squilibrato fra uomini e donne, senza immaginare neppure un lavoro di sensibilizzazione nell’area maschile.
Incapaci di relazionarsi se non attraverso forme di potere e dunque di controllo antepongono – gli uomini – i loro interessi stereotipati a quelli della comunità. Le sacche di ingiustizia sono dettate dal monopolio dell’offerta lavoro e del ricatto che viene proposto alle donne che vogliono e possono crescere fin nelle più accreditate sfere della professionalità.
Il mediterraneo è statico. Statico il sistema politico. Quel che più mi preoccupa è la longevità dei rappresentanti che impongono gli stessi modelli maschilisti che gestiscono sia il pubblico che il privato. L’usurpazione del diritto femminile a vivere a vantaggio della società è un problema serio e da affrontare subito nell’ambito di una società che si dichiara occidentale e risuona come un mistificatore eccellente di un medioevo che sopravvive con la sua anima più nera.
Troppe violenze sottaciute e troppe opportunità negate al genere femminile. E’ inconcepibile che nolte donne dalla lucidità impressionante operino compiacendo chi affossa le future figlie e madri e mogli. Non mi scandalizzo del proliferare del fenomeno della prostituzione dell’est o del sud-america o dell’africa che ha invaso il mediterraneo. Dove c’è miseria rispunta e lievita questo fenomeno. Quel che mi lascia interdetta è il proliferare della prostituzione mentale ad un benessere acquisito che non pone azione di contrasto verso una crisi morale e finanziara senza precedenti nella scala dello sbandieramento dei modelli occidentali. Parliamoci chiaro, il letto risulta spesso l’arma con la quale ci si allena per andare a prendere un posto che magari dovrebbe esserci consegnato gratis per merito. Un posto che comunque è uno scalino al di sotto di quello che muove i fili dell’organigramma e che al 99% è sempre maschio.
Questione maschile=cause ed effetti dei comportamenti del genere maschile.
un saluto
JSF
ottobre 1st, 2010 at 10:24
268 voti contro 210….ma quale destra e sinistra????????!!!!!!
tutti d’accordo per aumentare le tasse…e gli italiani non sonoi francesi che bloccano le scelte insensate.
leggete un pò
Il governo di destra, ormai finito, sarà ricordato da tutti i cittadini romani come quello che ha imposto il pedaggio sul Gra». Enrico Gasbarra, oggi deputato Pd, ricorda che «a ogni automobilista romano questa nuova tassa costerà mediamente 60 euro al mese. Tassisti e società di noleggio dovranno aumentare le tariffe. Lancio un appello al presidente Berlusconi: non firmi il decreto attuativo che fisserà tratte e tariffe». Anche l´Adoc, con il presidente Carlo Pileri, stima i nuovi costi nella Capitale: «Per un residente o un lavoratore il danno sarebbe sui 600 euro l´anno, considerando due viaggi al giorno per 25 giorni al mese, con il pedaggio di un euro. Per il settore commerciale e fieristico, stimiamo un calo delle presenze del 15%: il danno potrebbe essere tra i 50 e i 70 milioni di euro l´anno».
ottobre 3rd, 2010 at 14:17
Le donne vestite di nero in pellegrinaggio a Boscoreale fanno pressione contro la nuova discarica da 3 milioni di metri cubi nel parco del Vesuvio. Terzigno è un nome sconosciuto ma si sta sporcando il parco nazionale del Vesuvio. Non so se nel resto dell’Italia lo sapete. Lacava Vitiello è il punto da cui si dovrebbe aprire l’altro “guaio”, mentre non solo la logica, ma la legge vorrebbe che, una volta chiusa quella discarica, si proceda alla sua bonifica.
Se le donne se vanno in strada è perchè non ce la fanno più e si strapperanno i capelli per ottenere la definitiva chiusura di tutte le discariche abusive, nel Parco.
Elenuccia
ottobre 5th, 2010 at 08:35
L’importazione di violenza che si aggiunge alla violenza di casa nostra dà i risultati di alte percentuali di donne uccise. Nosheen Butt è ricoverata in coma farmacologico all’ospedale di Baggiovara di Modena. La 20enne pakistana è stata ferita a sprangate dal fratello mentre la madre Shahnaz Begun, di 46 anni, è morta sotto i colpi del marito. Le donne rifiutavano il matrimonio combinato con un cugino. Questa violenza non può essere un valore per nessuna cultura e noi Italiani mai abbiamo assistito comunque a questa recrudescenza di riti tribali di possesso della donna e della sua volontà di emancipazione.
Miriam
ottobre 5th, 2010 at 16:10
“Deliri patriarcali” così vengono definiti dal ministro italiano per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, le violenze, gli abusi e gli omicidi contro le donne.
“Deliri patriarcali” è una definizione perfetta.
Un’altra storia di violenza in occidente che cavalca la cronaca lasciando nello sconcerto per la brutalità nella negazione del diritto umano a vivere la “propria” vita in libertà di scelta.
La logica del possesso giunge a toccare le conseguenze più estreme quando mogli, figlie, sorelle e nipoti escono fuori dalla logica del “padre padrone”.
Spesso quegli uomini che pretendono di detenere ogni potere sul genere femminile restano muti davanti alle accuse rivolte loro da chi li arresta o li addita.
Muti e chiusi, quasi a confermare la loro determinazione a difendere una posizione di privilegio che solo leggi tribali e società femminicide possono avallare ed incentivare.
Questi comportamenti sono figli di una cultura che sta a monte: la cultura del potere patriarcale.
Ma i drammi fanno da tam tam ad una nuova energia che corre ed attraversa il pianeta. Le donne, passo dopo passo, vogliono vederci sempre più chiaro sulle mille violenze che hanno attraversato e continuano ad attraversare la storia sulla loro pelle.
La convergenza di crisi e l’impoverimento di massa che non esclude il genere maschile, peraltro sempre più debole alle redini dell’organizzazione sociale, dimostrano quanto sia minato il campo in cui certi modelli pretendono di sopravvivere.
Povere le donne ma poveri anche gli uomini.
In una società globale che non riconosce più il ruolo protettivo del maschio nei confronti della femmina quest’ultima si ribella e decide per sè.
La memoria biologica si interrompe davanti ad uno stress che le fa risentire un dramma ed al quale non può essere applicata la risposta automatica di sempre. Comincia così l’elaborazione di un nuovo percorso.
Sia l’istinto di sopravvivenza che la preservazione della specie non possono più affidarsi alle angherie di un polo indebolito.
Nessuno può fermare il processo di liberazione del genere femminile che a mio avviso è stato avviato anche dalla decadenza della forza che un tempo imponeva il maschio nella società in modo capillare.
Gesti estremi in aree non autorizzate come quella occidentale tradiscono l’incapacità di valutazione dei propri limiti e non possono che accellerare il diritto femminile di essere “cittadine libere”.
L’UOMO NUOVO avrà in sè un femminile sacrificato e risorto a nuova vita per “servire” la bellezza del genere umano tutto.
Anna ossi
Resp. Rel. Esterne ONERPO