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	<title>Commenti a: LE DIFFICOLTA’ DELL’INTEGRAZIONE</title>
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	<description>Il Blog ufficiale di Wanda Montanelli</description>
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		<title>Di: Bruce</title>
		<link>http://www.comitatoperwandamontanelli.com/2010/04/06/le-difficolta%e2%80%99-dell%e2%80%99integrazione/comment-page-1/#comment-3906</link>
		<dc:creator>Bruce</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 May 2010 17:02:52 +0000</pubDate>
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		<description>L&#039;imprenditorialità degli immigrati è positiva soprattutto nei settori di ristorazione vendita di alimentari, di abbigliamento o gadget. Le imprese gestite da stranieri non sono solo etniche (kebab,cous cous,ecc.) e nel settore di frutta e ortaggi che è un mestiere sacrificante (ci si alza di notte per acquistare ai mercati generali) o per le pizzerie a buon prezzo o servizi quali pulizie, assistenza agli anziani, babysitteraggio gli italiano hanno rapporti di fiducia con centinaia di migliaia di lavoratori migranti.
Siamo un paese multietnico che guadagna dalla presenza di tali lavoratori ed impenditori. Nel norditalia dove vivo ci potrebbe essere un crollo dell&#039;economia e dei servizi che non ci fossero gli stranieri.
 Lidia</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;imprenditorialità degli immigrati è positiva soprattutto nei settori di ristorazione vendita di alimentari, di abbigliamento o gadget. Le imprese gestite da stranieri non sono solo etniche (kebab,cous cous,ecc.) e nel settore di frutta e ortaggi che è un mestiere sacrificante (ci si alza di notte per acquistare ai mercati generali) o per le pizzerie a buon prezzo o servizi quali pulizie, assistenza agli anziani, babysitteraggio gli italiano hanno rapporti di fiducia con centinaia di migliaia di lavoratori migranti.<br />
Siamo un paese multietnico che guadagna dalla presenza di tali lavoratori ed impenditori. Nel norditalia dove vivo ci potrebbe essere un crollo dell&#8217;economia e dei servizi che non ci fossero gli stranieri.<br />
 Lidia</p>
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	<item>
		<title>Di: Anna Rossi</title>
		<link>http://www.comitatoperwandamontanelli.com/2010/04/06/le-difficolta%e2%80%99-dell%e2%80%99integrazione/comment-page-1/#comment-3864</link>
		<dc:creator>Anna Rossi</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 15:36:36 +0000</pubDate>
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		<description>Enrico Lughini Says:
aprile 30th, 2010 at 08:35 

Cosa ne pensate della marea di petrolio in Louisiana, un disastro ecologico che si poteva evitare?

Enrico Lughini



Il petrolio fuoriuscito dalla piattaforma della Bp Deepwater Horizon, sprofondata nel golfo del Messico il 22 aprile scorso, ha raggiunto le coste della Louisiana. Negli Stati Uniti è stato decretato lo stato di &quot;catastrofe nazionale&quot;. Solitamente la gravità di una catastrofe non è mai quella annunciata inizialmente e questa volta a distanza di pochi giorni la perdita di oro nero si è rivelata cinque volte più grave di quel che era stato detto.
Il disastro ecologico ha anche causato la morte di 11 persone.
La British Petroleum, società che ha in uso la piattaforma Deepwater Horizon di proprietà della svizzera Transocean, ha fatto sapere che pagherà il contenimento della chiazza e pulitura, come richiesto dalla Casa Bianca.
La Bp è stata, negli ultimi anni, coinvolta in diversi incidenti e controversie e questa volta i costi saranno di gran lunga pesanti.
Al di là dei meri conti matematici il disastro non risparmia centinaia di specie di pesci, uccelli e altre forme di vita di un ecosistema che ha dovuto già sopportare il passaggio dell&#039;uragano Katrina.
Non parliamo poi dei vapori acri del greggio che rendono l&#039;aria pesante per gli abitanti.
Le domande sono molte ma la prima che mi viene in mente è la seguente: perchè la piattaforma Deepwater Horizon ha ceduto?
Io non so il perchè, tecnicamente parlando, ma so di certo che l&#039;obiettivo di diventare competitivi e di restare in un business, in questa nuova era economica, non ha trovato manager all&#039;altezza di guidare il cambiamento e di assumersi le loro responsabilità.
La costruzione della qualità all&#039;interno di un prodotto è svilita con la pratica di assegnazione dei compiti sulla base di etichette di prezzo.
L&#039;addestramento al lavoro è quasi dimenticato.
Il compito della supervisione non è più quello di aiutare persone, macchine ed accessori a funzionare meglio ma spingere le squadre a sciogliersi.
Assistiamo attualmente all&#039;innalzamento di barriere nei vari comparti e reparti aziendali al punto che difficilmente si conosce direttamente il prodotto o il servizio di si è comparte.
L&#039;aumento di slogan ed esortazioni si sono tradotti in richieste di nuovi livelli di produttività la quale ha finito per distinguersi per bassa qualità e altrettanto bassa portata.
La forza lavoro è estranea alle cause della qualità e della produttività e nel contempo risente dell&#039;assenza di un sistema di controllo ben definito e ricco di comunicazione e collaborazione.
Il management è dunque responsabile dei problemi di qualità, anche nell&#039;ambito del controllo, in quanto è lui stesso a determinare i sistemi che attivano un processo produttivo.
In finale per rispondere ad Enrico, &quot;i problemidei sistemi ad elevata tecnologia si trovano nelle aree a bassa tecnologia. L&#039;attenzione e lo sforzo di molte società si incentrano sui nuovi metodi tecnici, mentre il maggior bisogno si manifesta nell&#039;esercizio del management&quot; (Roland A.Dumas) In parole povere la tecnologia va accompagnata all&#039;addestramento non solo di chi la esercita ma anche di chi ne dispone i collaudi e la funzionalità.
Quanti di noi, solo per fare un esempio, conoscono le fuunzioni di un telecomando del televisore?????
La risposta è pochi, pochissimi in rapporto al numero di possessori.
Questa ignoranza tecnologica può misurare le altre ignoranze dalle quali poter costruire la nuova frontiera di analfabeti del mondo contemporaneo.

Un vivo augurio di un primo maggio nella speranza che si possa camminare lungo la strada di una strategia del lavoro a zero difetti.

Il mondo ha fame di equità e la voracità dei pochi deve essere fermata.

Non arrendiamoci.

Anna Rossi
Resp. Relazioni Esterne ONERPO</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Enrico Lughini Says:<br />
aprile 30th, 2010 at 08:35 </p>
<p>Cosa ne pensate della marea di petrolio in Louisiana, un disastro ecologico che si poteva evitare?</p>
<p>Enrico Lughini</p>
<p>Il petrolio fuoriuscito dalla piattaforma della Bp Deepwater Horizon, sprofondata nel golfo del Messico il 22 aprile scorso, ha raggiunto le coste della Louisiana. Negli Stati Uniti è stato decretato lo stato di &#8220;catastrofe nazionale&#8221;. Solitamente la gravità di una catastrofe non è mai quella annunciata inizialmente e questa volta a distanza di pochi giorni la perdita di oro nero si è rivelata cinque volte più grave di quel che era stato detto.<br />
Il disastro ecologico ha anche causato la morte di 11 persone.<br />
La British Petroleum, società che ha in uso la piattaforma Deepwater Horizon di proprietà della svizzera Transocean, ha fatto sapere che pagherà il contenimento della chiazza e pulitura, come richiesto dalla Casa Bianca.<br />
La Bp è stata, negli ultimi anni, coinvolta in diversi incidenti e controversie e questa volta i costi saranno di gran lunga pesanti.<br />
Al di là dei meri conti matematici il disastro non risparmia centinaia di specie di pesci, uccelli e altre forme di vita di un ecosistema che ha dovuto già sopportare il passaggio dell&#8217;uragano Katrina.<br />
Non parliamo poi dei vapori acri del greggio che rendono l&#8217;aria pesante per gli abitanti.<br />
Le domande sono molte ma la prima che mi viene in mente è la seguente: perchè la piattaforma Deepwater Horizon ha ceduto?<br />
Io non so il perchè, tecnicamente parlando, ma so di certo che l&#8217;obiettivo di diventare competitivi e di restare in un business, in questa nuova era economica, non ha trovato manager all&#8217;altezza di guidare il cambiamento e di assumersi le loro responsabilità.<br />
La costruzione della qualità all&#8217;interno di un prodotto è svilita con la pratica di assegnazione dei compiti sulla base di etichette di prezzo.<br />
L&#8217;addestramento al lavoro è quasi dimenticato.<br />
Il compito della supervisione non è più quello di aiutare persone, macchine ed accessori a funzionare meglio ma spingere le squadre a sciogliersi.<br />
Assistiamo attualmente all&#8217;innalzamento di barriere nei vari comparti e reparti aziendali al punto che difficilmente si conosce direttamente il prodotto o il servizio di si è comparte.<br />
L&#8217;aumento di slogan ed esortazioni si sono tradotti in richieste di nuovi livelli di produttività la quale ha finito per distinguersi per bassa qualità e altrettanto bassa portata.<br />
La forza lavoro è estranea alle cause della qualità e della produttività e nel contempo risente dell&#8217;assenza di un sistema di controllo ben definito e ricco di comunicazione e collaborazione.<br />
Il management è dunque responsabile dei problemi di qualità, anche nell&#8217;ambito del controllo, in quanto è lui stesso a determinare i sistemi che attivano un processo produttivo.<br />
In finale per rispondere ad Enrico, &#8220;i problemidei sistemi ad elevata tecnologia si trovano nelle aree a bassa tecnologia. L&#8217;attenzione e lo sforzo di molte società si incentrano sui nuovi metodi tecnici, mentre il maggior bisogno si manifesta nell&#8217;esercizio del management&#8221; (Roland A.Dumas) In parole povere la tecnologia va accompagnata all&#8217;addestramento non solo di chi la esercita ma anche di chi ne dispone i collaudi e la funzionalità.<br />
Quanti di noi, solo per fare un esempio, conoscono le fuunzioni di un telecomando del televisore?????<br />
La risposta è pochi, pochissimi in rapporto al numero di possessori.<br />
Questa ignoranza tecnologica può misurare le altre ignoranze dalle quali poter costruire la nuova frontiera di analfabeti del mondo contemporaneo.</p>
<p>Un vivo augurio di un primo maggio nella speranza che si possa camminare lungo la strada di una strategia del lavoro a zero difetti.</p>
<p>Il mondo ha fame di equità e la voracità dei pochi deve essere fermata.</p>
<p>Non arrendiamoci.</p>
<p>Anna Rossi<br />
Resp. Relazioni Esterne ONERPO</p>
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	<item>
		<title>Di: Enrico Lughini</title>
		<link>http://www.comitatoperwandamontanelli.com/2010/04/06/le-difficolta%e2%80%99-dell%e2%80%99integrazione/comment-page-1/#comment-3863</link>
		<dc:creator>Enrico Lughini</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 07:35:30 +0000</pubDate>
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		<description>Cosa ne pensate della marea di petrolio in Louisiana, un disastro ecologico che si poteva evitare? Io immagino che in tema di ambiente si mettono in opera opere mastodontiche e non si prevedono le conseguenze in caso di guasti. Questo è uno degli eventi, ma si può trovarne molti su questa terra. Il rispetto degli altri si inizia dalla conoscenza di nostri limiti, che invece manca, come è successo ogni volta che un danno all&#039;ambiente è dovuto all&#039;opera umana maldestra. 
Enrico Lughini</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa ne pensate della marea di petrolio in Louisiana, un disastro ecologico che si poteva evitare? Io immagino che in tema di ambiente si mettono in opera opere mastodontiche e non si prevedono le conseguenze in caso di guasti. Questo è uno degli eventi, ma si può trovarne molti su questa terra. Il rispetto degli altri si inizia dalla conoscenza di nostri limiti, che invece manca, come è successo ogni volta che un danno all&#8217;ambiente è dovuto all&#8217;opera umana maldestra.<br />
Enrico Lughini</p>
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	<item>
		<title>Di: marta chiverri</title>
		<link>http://www.comitatoperwandamontanelli.com/2010/04/06/le-difficolta%e2%80%99-dell%e2%80%99integrazione/comment-page-1/#comment-3862</link>
		<dc:creator>marta chiverri</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 07:22:16 +0000</pubDate>
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		<description>Dorothy Height la madre del movimento per i diritti civili si è spenta dopo aver guidato le battaglie per i diritti degli afroamericani, e soprattutto per i diritti delle donne della comunità nera. Aveva 98 anni e la sue proteste per le vie di Harlem negli anni &#039;30 e &#039;40 hanno infranto il muro segregazionista di un&#039;America razzista di inizio secolo. Era per le pari opportunità e il diritto di voto, contro la segregazione nelle scuole. Fu a fianco a Martin Luther King e John Lewis  attuale deputato democratico della Georgia. Ad avercene donne cosi!
marta chiverri</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dorothy Height la madre del movimento per i diritti civili si è spenta dopo aver guidato le battaglie per i diritti degli afroamericani, e soprattutto per i diritti delle donne della comunità nera. Aveva 98 anni e la sue proteste per le vie di Harlem negli anni &#8217;30 e &#8217;40 hanno infranto il muro segregazionista di un&#8217;America razzista di inizio secolo. Era per le pari opportunità e il diritto di voto, contro la segregazione nelle scuole. Fu a fianco a Martin Luther King e John Lewis  attuale deputato democratico della Georgia. Ad avercene donne cosi!<br />
marta chiverri</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: silvia</title>
		<link>http://www.comitatoperwandamontanelli.com/2010/04/06/le-difficolta%e2%80%99-dell%e2%80%99integrazione/comment-page-1/#comment-3861</link>
		<dc:creator>silvia</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Apr 2010 10:20:19 +0000</pubDate>
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		<description>Tra il presidente della Camera dei deputati Fini e il Pdl c&#039;è una frattura e uno dei motivi e la politica contro gli immigrati che la Lega, puntando alla pancia e alle paure degli elettori, propone come un punto di forza del suo programma. I bambini fatti uscire dalla mensa scolastica sono un esempio di eccesso di zelo e di inciviltà. Aspettiamoci il peggio da certa gente.
silvia</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Tra il presidente della Camera dei deputati Fini e il Pdl c&#8217;è una frattura e uno dei motivi e la politica contro gli immigrati che la Lega, puntando alla pancia e alle paure degli elettori, propone come un punto di forza del suo programma. I bambini fatti uscire dalla mensa scolastica sono un esempio di eccesso di zelo e di inciviltà. Aspettiamoci il peggio da certa gente.<br />
silvia</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: mario</title>
		<link>http://www.comitatoperwandamontanelli.com/2010/04/06/le-difficolta%e2%80%99-dell%e2%80%99integrazione/comment-page-1/#comment-3860</link>
		<dc:creator>mario</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Apr 2010 09:35:04 +0000</pubDate>
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		<description>pretendono che gino Strada si cosparga il capo di cenere, ma se uno è un pacifista lo è per sempre e dovunque. Liberare subito gli italiani è il minimo che il nostro governo deve pretendere. 
mario</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>pretendono che gino Strada si cosparga il capo di cenere, ma se uno è un pacifista lo è per sempre e dovunque. Liberare subito gli italiani è il minimo che il nostro governo deve pretendere.<br />
mario</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: PRO_EMERGENCY</title>
		<link>http://www.comitatoperwandamontanelli.com/2010/04/06/le-difficolta%e2%80%99-dell%e2%80%99integrazione/comment-page-1/#comment-3859</link>
		<dc:creator>PRO_EMERGENCY</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 12:09:50 +0000</pubDate>
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		<description>GLI OCCHI &#039;SCOMODI&#039; DI GINO STRADA 

Sarà difficile sapere presto la verità sull’arresto, operato dalla polizia afghana coadiuvata da soldati britannici, dei nove operatori di Emergency, fra cui tre italiani, nell’ospedale di Lashkar Gah, con l&#039;accusa di star preparando un attentato contro il governatore locale Gulabbudin Mangal. E, forse, non la si saprà mai. Perché anche su eventuali confessioni uscite da un carcere afghano, controllato formalmente dai servizi segreti locali (National Directorate of Security, Nds) ma nella sostanza da quelli americani e inglesi, c&#039;è poco da far conto, visto il trattamento riservato ai “terroristi” ad Abu Ghraib e Guantanamo. Quel che è certo è che Emergency è stata sempre vista con molta ostilità dalle truppe Nato da quando hanno occupato l’Afghanistan. Perché Emergency operò durante il periodo del governo talebano e, a parte qualche disputa sulla rigida separazione dei reparti maschili e femminili, poté farlo tranquillamente perché i Talebani ci tenevano, forse più delle forze Isaf-Nato, che ci fossero degli ospedali funzionanti.

Emergency ha quindi sempre avuto buoni rapporti con i Talebani. La liberazione dell’inviato di Repubblica Daniele Mastrogiacomo sequestrato dagli uomini del feroce comandante Dadullah, e che ci avrebbe quindi lasciato sicuramente la pelle perché Dadullah non faceva sconti a nessuno, fu dovuta all’intermediazione personale di Gino Strada che riuscì a far arrivare un messaggio al Mullah Omar che ne ordinò il rilascio. In seguito Omar, che non approvava per nulla i metodi troppo spicci di Dadullah che coinvolgevano civili (lo aveva già degradato o espulso tre volte dal movimento, in particolare per una strage di Hazara avvenuta quando il Mullah era al governo) fece in modo di lasciarlo allo scoperto. E Dadullah fu poco dopo ucciso dalle forze Nato. Nella provincia di Helmand gli uomini di Emergency possono girare tranquillamente, mentre il governatore Mangal, un fantoccio degli angloamericani, è costretto a muoversi in quella che formalmente è la sua provincia protetto da elicotteri, blindati, scorte armate fino ai denti composte più che da poliziotti afghani da militari britannici. Ma, forse, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è quanto avvenuto una mese fa nell’assedio della cittadina di Marjah all’interno della grande offensiva lanciata dal generale Stanley McCrystal nell’Helmand. A Marjah esiste un piccolo presidio della Croce Rossa internazionale, una specie di osservatorio, un centro di raccolta di primo soccorso, ma non un ospedale attrezzato, con sale operatorie e tutto quanto occorre.

Nel presidio erano stati ricoverati una cinquantina di feriti e di moribondi che in nessun modo potevano essere curati lì. La Croce Rossa chiese l’apertura di un “corridoio umanitario” che potesse superare i posti di blocco organizzati tutt’intorno a Marjah per poter trasportare i feriti negli ospedali più vicini e in particolare in quello di Emergency di Lashkar Gah che era il più vicino. I comandi Nato si opposero affermando che fra i feriti &quot;potevano esserci anche dei talebani&quot; (conferma indiretta, tra l’altro, che l’offensiva Nato, nonostante tutte le premesse e le promesse di McCrystal, si era risolta nella consueta strage di civili). Ora neanche nelle più feroci guerre moderne, neanche nella Seconda guerra mondiale, si è mai venuti meno alla regola, stabilita dalla Convenzione di Ginevra, che i feriti dei nemici vanno curati. Emergency fu in prima linea nel denunciare questo inaudito comportamento. Adesso siamo alle porte dell’altra grande offensiva che la Nato vuol lanciare contro la città di Kandahar, storica roccaforte del movimento talebano afghano (il Mullah Omar è nato in un villaggio vicino). E non credo che Gino Strada sia molto lontano dalla verità quando dice che si vuole togliere di mezzo Emergency, o privarla di credibilità, come testimone scomodo, in modo che i bombardieri americani, i Dardo e i Predator, aerei senza pilota né equipaggio, ma armati di missili micidiali possano agire indisturbati (intanto ieri, preannuncio della prossima offensiva, i soldati Nato hanno ucciso a Kandahar quattro civili a un posto di blocco).

È chiaro che il governatore Mangal, un quidam qualsiasi, non si sarebbe permesso di arrestare tre operatori italiani senza l’avallo non tanto di Karzai (che tratta da mesi con il Mullah Omar e che recentemente ha dichiarato testualmente in una conferenza stampa “gli americani alimentano il conflitto fra afghani per poter avere il pretesto per continuare ad occupare il Paese, se continua così mi alleerò con i Talebani”) ma dei comandi statunitensi.

E il nostro ministro degli Esteri Franco Frattini dovrebbe riflettere seriamente sui reali rapporti fra noi e gli alleati anglosassoni, invece di rilasciare dichiarazioni vergognose (un ministro degli Esteri ha innanzitutto il dovere di difendere i propri connazionali, poi si vedrà) accusando Gino Strada di “aver fatto dichiarazioni politiche”. Fino a prova contraria, nonostante il Berlusconi imperans, gli italiani, nel nostro Paese e all’estero, hanno ancora diritto di parola e di manifestazione del proprio pensiero. Anche se sono dei medici, come Gino Strada.

IL FATTO, 13 APRILE 2010</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>GLI OCCHI &#8216;SCOMODI&#8217; DI GINO STRADA </p>
<p>Sarà difficile sapere presto la verità sull’arresto, operato dalla polizia afghana coadiuvata da soldati britannici, dei nove operatori di Emergency, fra cui tre italiani, nell’ospedale di Lashkar Gah, con l&#8217;accusa di star preparando un attentato contro il governatore locale Gulabbudin Mangal. E, forse, non la si saprà mai. Perché anche su eventuali confessioni uscite da un carcere afghano, controllato formalmente dai servizi segreti locali (National Directorate of Security, Nds) ma nella sostanza da quelli americani e inglesi, c&#8217;è poco da far conto, visto il trattamento riservato ai “terroristi” ad Abu Ghraib e Guantanamo. Quel che è certo è che Emergency è stata sempre vista con molta ostilità dalle truppe Nato da quando hanno occupato l’Afghanistan. Perché Emergency operò durante il periodo del governo talebano e, a parte qualche disputa sulla rigida separazione dei reparti maschili e femminili, poté farlo tranquillamente perché i Talebani ci tenevano, forse più delle forze Isaf-Nato, che ci fossero degli ospedali funzionanti.</p>
<p>Emergency ha quindi sempre avuto buoni rapporti con i Talebani. La liberazione dell’inviato di Repubblica Daniele Mastrogiacomo sequestrato dagli uomini del feroce comandante Dadullah, e che ci avrebbe quindi lasciato sicuramente la pelle perché Dadullah non faceva sconti a nessuno, fu dovuta all’intermediazione personale di Gino Strada che riuscì a far arrivare un messaggio al Mullah Omar che ne ordinò il rilascio. In seguito Omar, che non approvava per nulla i metodi troppo spicci di Dadullah che coinvolgevano civili (lo aveva già degradato o espulso tre volte dal movimento, in particolare per una strage di Hazara avvenuta quando il Mullah era al governo) fece in modo di lasciarlo allo scoperto. E Dadullah fu poco dopo ucciso dalle forze Nato. Nella provincia di Helmand gli uomini di Emergency possono girare tranquillamente, mentre il governatore Mangal, un fantoccio degli angloamericani, è costretto a muoversi in quella che formalmente è la sua provincia protetto da elicotteri, blindati, scorte armate fino ai denti composte più che da poliziotti afghani da militari britannici. Ma, forse, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è quanto avvenuto una mese fa nell’assedio della cittadina di Marjah all’interno della grande offensiva lanciata dal generale Stanley McCrystal nell’Helmand. A Marjah esiste un piccolo presidio della Croce Rossa internazionale, una specie di osservatorio, un centro di raccolta di primo soccorso, ma non un ospedale attrezzato, con sale operatorie e tutto quanto occorre.</p>
<p>Nel presidio erano stati ricoverati una cinquantina di feriti e di moribondi che in nessun modo potevano essere curati lì. La Croce Rossa chiese l’apertura di un “corridoio umanitario” che potesse superare i posti di blocco organizzati tutt’intorno a Marjah per poter trasportare i feriti negli ospedali più vicini e in particolare in quello di Emergency di Lashkar Gah che era il più vicino. I comandi Nato si opposero affermando che fra i feriti &#8220;potevano esserci anche dei talebani&#8221; (conferma indiretta, tra l’altro, che l’offensiva Nato, nonostante tutte le premesse e le promesse di McCrystal, si era risolta nella consueta strage di civili). Ora neanche nelle più feroci guerre moderne, neanche nella Seconda guerra mondiale, si è mai venuti meno alla regola, stabilita dalla Convenzione di Ginevra, che i feriti dei nemici vanno curati. Emergency fu in prima linea nel denunciare questo inaudito comportamento. Adesso siamo alle porte dell’altra grande offensiva che la Nato vuol lanciare contro la città di Kandahar, storica roccaforte del movimento talebano afghano (il Mullah Omar è nato in un villaggio vicino). E non credo che Gino Strada sia molto lontano dalla verità quando dice che si vuole togliere di mezzo Emergency, o privarla di credibilità, come testimone scomodo, in modo che i bombardieri americani, i Dardo e i Predator, aerei senza pilota né equipaggio, ma armati di missili micidiali possano agire indisturbati (intanto ieri, preannuncio della prossima offensiva, i soldati Nato hanno ucciso a Kandahar quattro civili a un posto di blocco).</p>
<p>È chiaro che il governatore Mangal, un quidam qualsiasi, non si sarebbe permesso di arrestare tre operatori italiani senza l’avallo non tanto di Karzai (che tratta da mesi con il Mullah Omar e che recentemente ha dichiarato testualmente in una conferenza stampa “gli americani alimentano il conflitto fra afghani per poter avere il pretesto per continuare ad occupare il Paese, se continua così mi alleerò con i Talebani”) ma dei comandi statunitensi.</p>
<p>E il nostro ministro degli Esteri Franco Frattini dovrebbe riflettere seriamente sui reali rapporti fra noi e gli alleati anglosassoni, invece di rilasciare dichiarazioni vergognose (un ministro degli Esteri ha innanzitutto il dovere di difendere i propri connazionali, poi si vedrà) accusando Gino Strada di “aver fatto dichiarazioni politiche”. Fino a prova contraria, nonostante il Berlusconi imperans, gli italiani, nel nostro Paese e all’estero, hanno ancora diritto di parola e di manifestazione del proprio pensiero. Anche se sono dei medici, come Gino Strada.</p>
<p>IL FATTO, 13 APRILE 2010</p>
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		<title>Di: CONTRA_EMERGENCY</title>
		<link>http://www.comitatoperwandamontanelli.com/2010/04/06/le-difficolta%e2%80%99-dell%e2%80%99integrazione/comment-page-1/#comment-3858</link>
		<dc:creator>CONTRA_EMERGENCY</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 12:08:46 +0000</pubDate>
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		<description>COSI&#039; STRADA, ASSOLUTIZZANDO LE VITTIME, HA RESO UN FAVORE AI CARNEFICI 

Sarebbe ora che i tanti finanziatori e corifei del dottor Gino Strada gli ricordassero che esiste una linea invalicabile fra la cura dei feriti, persino dei terroristi, e la compiacenza o addirittura la collusione con le loro idee mostruose. Sul caso dei tre operatori di Emergency in Afghanistan pesa forse una serie di malintesi di cui è responsabile il quotidiano Times (lo ha detto anche il ministro degli Esteri italiano Frattini).  Ma la vicenda, da cui speriamo ne esca pulita Emergency, proietta comunque una luce sinistra sull’umanitarismo del medico milanese che tanta buona gente di establishment ha scelto per abbellirsi le coscienze. Ad aggiustare i corpi rovinati dalla violenza terroristica e dalla guerra sono in tanti, ma a rendersi collusi con certa ideologia è stata proprio Emergency. Lo stesso malaffare ha travolto Amnesty International, colpevole di aver arruolato come testimonial un apologeta dei talebani. Una prassi non propria invece di ong come Smile Again, che senza clamore in Pakistan ricostruisce i poveri volti femminili piagati dall’acido islamista.
Le vittime sono tutte eguali per il medico Strada chiamato a curarle, siano colpite da feroci dittatori o da terroristi assassini o dalla controffensiva americana. Ma il punto di vista umanitario, una volta assolutizzato, lo ha portato a negare le differenze e a considerare gli Stati Uniti e Israele alla stregua di terroristi e dittatori. Ed è su questa identificazione che ha vissuto gran parte dell’ideologia pacifista. Come quando nel 2008, in Sudan, Strada si è schierato dalla parte del dittatore Bashir: “La storia del genocidio in Darfur è un’invenzione totale”, ha detto Strada. Per questo è stato duramente attaccato da un paladino dell’umanitarismo come Bernard Kouchner, fondatore di Médecins sans Frontières: “Talvolta penso che chi critica le azioni di ingerenza umanitaria abbia bisogno di vittime civili per esaltare il proprio ruolo mediatico”, dice Kouchner di Strada. “Abbiamo bisogno di un nemico unificante, e l’immagine degli Stati Uniti che circola tra di noi europei – soprattutto a sinistra – serve a questo scopo”.

Emergency ha investito tanto in nome di un obiettivo chiaro e coraggioso: “Costruire ospedali dove non ci sono”. Non è facile, e va riconosciuto a Strada. Ma l’ex katanga della Statale milanese ha da tempo deviato dai temi inerenti alla sua professione. Da quando è iniziata la guerra in Afghanistan, Emergency si è radicalmente politicizzata. Storici sono i suoi tentativi di demolire il lavoro di un altro umanitarista non antiamericano come Alberto Cairo, che lavora per la Croce rossa internazionale e che è noto come “l’angelo di Kabul” per aver fatto tornare a camminare migliaia di afghani. Persino i Ds di Piero Fassino chiamarono Strada “pacifista che scomunica e offende”. Perché il suo umanitarismo cela spesso un linguaggio squadrista: “Fuori dai coglioni il Sismi, i Ros e tutti quei signori”, disse il dottor Strada durante il sequestro Mastrogiacomo. Appena tre anni fa, Strada si è chiesto se non fossero meglio i talebani: “Siamo sicuri che prima, cinque anni fa, fosse peggio?”.

Un medico e attivista umanitario che anela a imitare il dottor Schweitzer, non dovrebbe farsi banditore della resa al terrorismo e dell’equivalenza morale che pone sullo stesso piano l’attentato alle Twin Towers e la guerra afghana ai talebani. Questo umanitarismo si è rivelato incapace di distinguere fra una democrazia occidentale quantunque imperfetta, che onora la tolleranza, lo stato di diritto, il rispetto delle minoranze, e un movimento medievale che mobilita le masse islamiche all’odio, che insegna ai propri figli a glorificare gli attentatori suicidi e che si vota al disastro. Come insegna Kouchner, il buon umanitarismo non esita mai a riconoscere e a nominare il male per quello che è. Nichilismo che si fa saltare in aria nei mercati di Kabul, che sgozza l’interprete afghano di Mastrogiacomo e getta l’acido delle batterie in faccia alle bambine musulmane che vogliono istruirsi. Purtroppo una simile denuncia non è mai sfuggita dalle labbra angelicate di Emergency.

IL FOGLIO, 13 APRILE 2010</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>COSI&#8217; STRADA, ASSOLUTIZZANDO LE VITTIME, HA RESO UN FAVORE AI CARNEFICI </p>
<p>Sarebbe ora che i tanti finanziatori e corifei del dottor Gino Strada gli ricordassero che esiste una linea invalicabile fra la cura dei feriti, persino dei terroristi, e la compiacenza o addirittura la collusione con le loro idee mostruose. Sul caso dei tre operatori di Emergency in Afghanistan pesa forse una serie di malintesi di cui è responsabile il quotidiano Times (lo ha detto anche il ministro degli Esteri italiano Frattini).  Ma la vicenda, da cui speriamo ne esca pulita Emergency, proietta comunque una luce sinistra sull’umanitarismo del medico milanese che tanta buona gente di establishment ha scelto per abbellirsi le coscienze. Ad aggiustare i corpi rovinati dalla violenza terroristica e dalla guerra sono in tanti, ma a rendersi collusi con certa ideologia è stata proprio Emergency. Lo stesso malaffare ha travolto Amnesty International, colpevole di aver arruolato come testimonial un apologeta dei talebani. Una prassi non propria invece di ong come Smile Again, che senza clamore in Pakistan ricostruisce i poveri volti femminili piagati dall’acido islamista.<br />
Le vittime sono tutte eguali per il medico Strada chiamato a curarle, siano colpite da feroci dittatori o da terroristi assassini o dalla controffensiva americana. Ma il punto di vista umanitario, una volta assolutizzato, lo ha portato a negare le differenze e a considerare gli Stati Uniti e Israele alla stregua di terroristi e dittatori. Ed è su questa identificazione che ha vissuto gran parte dell’ideologia pacifista. Come quando nel 2008, in Sudan, Strada si è schierato dalla parte del dittatore Bashir: “La storia del genocidio in Darfur è un’invenzione totale”, ha detto Strada. Per questo è stato duramente attaccato da un paladino dell’umanitarismo come Bernard Kouchner, fondatore di Médecins sans Frontières: “Talvolta penso che chi critica le azioni di ingerenza umanitaria abbia bisogno di vittime civili per esaltare il proprio ruolo mediatico”, dice Kouchner di Strada. “Abbiamo bisogno di un nemico unificante, e l’immagine degli Stati Uniti che circola tra di noi europei – soprattutto a sinistra – serve a questo scopo”.</p>
<p>Emergency ha investito tanto in nome di un obiettivo chiaro e coraggioso: “Costruire ospedali dove non ci sono”. Non è facile, e va riconosciuto a Strada. Ma l’ex katanga della Statale milanese ha da tempo deviato dai temi inerenti alla sua professione. Da quando è iniziata la guerra in Afghanistan, Emergency si è radicalmente politicizzata. Storici sono i suoi tentativi di demolire il lavoro di un altro umanitarista non antiamericano come Alberto Cairo, che lavora per la Croce rossa internazionale e che è noto come “l’angelo di Kabul” per aver fatto tornare a camminare migliaia di afghani. Persino i Ds di Piero Fassino chiamarono Strada “pacifista che scomunica e offende”. Perché il suo umanitarismo cela spesso un linguaggio squadrista: “Fuori dai coglioni il Sismi, i Ros e tutti quei signori”, disse il dottor Strada durante il sequestro Mastrogiacomo. Appena tre anni fa, Strada si è chiesto se non fossero meglio i talebani: “Siamo sicuri che prima, cinque anni fa, fosse peggio?”.</p>
<p>Un medico e attivista umanitario che anela a imitare il dottor Schweitzer, non dovrebbe farsi banditore della resa al terrorismo e dell’equivalenza morale che pone sullo stesso piano l’attentato alle Twin Towers e la guerra afghana ai talebani. Questo umanitarismo si è rivelato incapace di distinguere fra una democrazia occidentale quantunque imperfetta, che onora la tolleranza, lo stato di diritto, il rispetto delle minoranze, e un movimento medievale che mobilita le masse islamiche all’odio, che insegna ai propri figli a glorificare gli attentatori suicidi e che si vota al disastro. Come insegna Kouchner, il buon umanitarismo non esita mai a riconoscere e a nominare il male per quello che è. Nichilismo che si fa saltare in aria nei mercati di Kabul, che sgozza l’interprete afghano di Mastrogiacomo e getta l’acido delle batterie in faccia alle bambine musulmane che vogliono istruirsi. Purtroppo una simile denuncia non è mai sfuggita dalle labbra angelicate di Emergency.</p>
<p>IL FOGLIO, 13 APRILE 2010</p>
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		<title>Di: Carla C.</title>
		<link>http://www.comitatoperwandamontanelli.com/2010/04/06/le-difficolta%e2%80%99-dell%e2%80%99integrazione/comment-page-1/#comment-3857</link>
		<dc:creator>Carla C.</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 07:23:50 +0000</pubDate>
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		<description>Non tutti ricordano che l&#039;esodo migratorio più grande della storia è stato quello degli Italiani, e che 24 milioni di nostri connazionali partirono per terre lontane in cerca di pane e lavoro. Dal 1861 in poi e durante un secolo la nostra popolazione emigrava da tutte le regioni italiane per fuggire dalla dalla disperazione e dalla fame. 
Di questi tempi altri disperati bussano alla nostra porta e non è giusto ripagarli con la moneta del razzismo, dell&#039;intolleranza, dell&#039;egoismo. Gli immigrati non tolgono niente agli italiani e svolgendo i lavori più umili sono indispensabili alla nostra economia e alla gestione dei servizi di assistenza. Guai se non ci fossero!
Carla</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non tutti ricordano che l&#8217;esodo migratorio più grande della storia è stato quello degli Italiani, e che 24 milioni di nostri connazionali partirono per terre lontane in cerca di pane e lavoro. Dal 1861 in poi e durante un secolo la nostra popolazione emigrava da tutte le regioni italiane per fuggire dalla dalla disperazione e dalla fame.<br />
Di questi tempi altri disperati bussano alla nostra porta e non è giusto ripagarli con la moneta del razzismo, dell&#8217;intolleranza, dell&#8217;egoismo. Gli immigrati non tolgono niente agli italiani e svolgendo i lavori più umili sono indispensabili alla nostra economia e alla gestione dei servizi di assistenza. Guai se non ci fossero!<br />
Carla</p>
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		<title>Di: Lidia</title>
		<link>http://www.comitatoperwandamontanelli.com/2010/04/06/le-difficolta%e2%80%99-dell%e2%80%99integrazione/comment-page-1/#comment-3856</link>
		<dc:creator>Lidia</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 13:19:31 +0000</pubDate>
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		<description>L&#039;imprenditorialità degli immigrati è positiva soprattutto nei settori di ristorazione vendita di alimentari, di abbigliamento o gadget. Le imprese gestite da stranieri non sono solo etniche (kebab,cous cous,ecc.) e nel settore di frutta e ortaggi che è un mestiere sacrificante (ci si alza di notte per acquistare ai mercati generali) o per le pizzerie a buon prezzo o servizi quali pulizie, assistenza agli anziani, babysitteraggio gli italiano hanno rapporti di fiducia con centinaia di migliaia di lavoratori migranti.
Siamo un paese multietnico che guadagna dalla presenza di tali lavoratori ed impenditori. Nel norditalia dove vivo ci potrebbe essere un crollo dell&#039;economia e dei servizi che non ci fossero gli stranieri.
 Lidia</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;imprenditorialità degli immigrati è positiva soprattutto nei settori di ristorazione vendita di alimentari, di abbigliamento o gadget. Le imprese gestite da stranieri non sono solo etniche (kebab,cous cous,ecc.) e nel settore di frutta e ortaggi che è un mestiere sacrificante (ci si alza di notte per acquistare ai mercati generali) o per le pizzerie a buon prezzo o servizi quali pulizie, assistenza agli anziani, babysitteraggio gli italiano hanno rapporti di fiducia con centinaia di migliaia di lavoratori migranti.<br />
Siamo un paese multietnico che guadagna dalla presenza di tali lavoratori ed impenditori. Nel norditalia dove vivo ci potrebbe essere un crollo dell&#8217;economia e dei servizi che non ci fossero gli stranieri.<br />
 Lidia</p>
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