<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
		>
<channel>
	<title>Commenti a: 8 MARZO 2010: POCO DA FESTEGGIARE</title>
	<atom:link href="http://www.comitatoperwandamontanelli.com/2010/03/08/8-marzo-2010-poco-da-festeggiare/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.comitatoperwandamontanelli.com/2010/03/08/8-marzo-2010-poco-da-festeggiare/</link>
	<description>Il Blog ufficiale di Wanda Montanelli</description>
	<lastBuildDate>Wed, 08 Sep 2010 18:00:19 +0200</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.0</generator>
	<item>
		<title>Di: Anna Rossi</title>
		<link>http://www.comitatoperwandamontanelli.com/2010/03/08/8-marzo-2010-poco-da-festeggiare/comment-page-1/#comment-3795</link>
		<dc:creator>Anna Rossi</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 11:03:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.comitatoperwandamontanelli.com/?p=189#comment-3795</guid>
		<description>Carissima Lory,

i mercati cambiano spinti da una competizione che divide il lavoro delocalizzando la produzione.
La dispersione del processo produttivo a livello mondiale ha cambiato il volto della struttura di produzione e quindi la natura stessa delle imprese.
La delocalizzazione rappresenta un fenomeno complesso legato all&#039;internalizzazione delle imprese spesso con investimenti diretti esteri (IDE) alle joint ventures, dall&#039;outsorcing alla subfornitura o subcontrattazione.
Spesso i rapporti tra imprese nazionali ed imprese operanti all&#039;estero è caratterizzato da un basso grado di controllo economico e un alto grado di rapporti di mercato o viceversa.
In tutto ciò si infila la cosiddetta &quot;rigidità salariale europea&quot; che a mio avviso si traduce in un attacco impari ai lavoratori occidentali che non potranno mai competere in termini di retribuzione con quei lavoratori di territori in cui la manodopera è assolutamente priva di tutele.
Ma il vero rischio è legato al trasferimento di know-out all&#039;estero e quindi non ultimo il rischio Paese.
Il fenomeno non è nuovo e ci arriva dagli Stati Uniti che per esempio hannno sempre considerato il Messico il paese destinatario delle loro delocalizzazioni.
Dove la manodopera è meno tutelata come nei paesi dell&#039;Europa Orientali, balcani e ex URSS la realtà di ricavi molto superiori ai costi si definisce e si etichetta.
I paesi che ospitano il meccanismo di delocalizzazione si stanno rapidamente organizzando per le produzioni di massa.
La Gran Bretagna guida la classifica con il 61% in termini di volumi totali e quel che ci aspetta è un incremento di questo valore anche per Germania e Benelux.
Le società sono soddisfatte ma non lo sono i lavoratori autoctoni.
Va ricordato che circa quattro progetti su dieci vedono come meta l&#039;Asia ed in particolar modo l&#039;India.
Sul fronte della localizzazione, le impre europee, tranne la Gran Bretagna, si trovano ancora indietro rispetto alle loro rivali americane.
Il declino dell&#039;occupazione industriale nei paesi industrializzati non ha certo stimolato il dibattito in Italia che, a mio avviso, non affronta ed ignora il problema di dare delle spiegazioni e di regolamentare il mercato del lavoro a fronte dei drammi che la popolazione operaia deve affrontare.
Quindi se da un lato la delocalizzazione è il risultato di una aumentata competizione a livello internazionale dall&#039;altro la diseguaglianza salariale è motivo di arricchimento delle aree più povere del globo ma anche di perdita di qualificazione da parte delle aree più ricche.
Dire che la performance sui mercati internazionali cresce con la delocalizzazione non è una falsità ma anzi è una sfida molto importante.
Ignorare quel che accade ai lavoratori durante questo processo è un fenomeno che denuncia la mancanza di responsabilità degli amministratori locali e nazionalinei confronti di una pianificazione di riassetto territoriale.
Sul fronte delle partecipazioni a imprese straniere, sono particolarmente attive le aziende manifatturiere (quindi anche la futura OMSA).
Il 60% delle aziende italiane non delocalizzate ha finora puntato esclusivamente alla riduzione dei costi e questo, come ben sappiamo, ha prodotto una visione del mercato del lavoro interno povero ed insostenbile ai costi della vita reale.

Alla fine si può ridurre l&#039;essenza del problema ad una sola carenza strutturale interna ossia l&#039;incapacità o l&#039;assenza di interesse nei riguardi di quel mondo operaio che nel corso degli ultimi venti anni ha perso fette di legittimità e mancanza di prospettive alternative.
Grazie all&#039;opera solidale con l&#039;industria di alcuni sindacati il &quot;lavoro&quot; è uscito fuori dal contesto &quot;prodotto&quot; e ci si meraviglia solo quando si tocca con mano che il processo è inarrestabile e ripetitivo.
Chiedetevi come mai le piccole e medie imprese stanno subendo così tanto ostruzionismo da parte delle banche e nessuna &quot;vera&quot; strategia governativa sia stata attivata ad ausilio del tessuto imprenditoriale medio italiano?
Vengono chiamati fenomeni di integrazione come l&#039;allargamento Europeo....nel mentre muore chi non sopravvive.

Alle lavoratrici OMSA tutta la mia solidarietà ma so bene che che certi processi andavano moderati con un certo anticipo sulle scelte finali e che se qualcuno deve rispondere di problematiche serie che investono il popolo italiano questo pò e deve essere solo il governo.
Siamo ancora italiani per chi siede in Parlamento o solo pupazzi da parco giochi?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Carissima Lory,</p>
<p>i mercati cambiano spinti da una competizione che divide il lavoro delocalizzando la produzione.<br />
La dispersione del processo produttivo a livello mondiale ha cambiato il volto della struttura di produzione e quindi la natura stessa delle imprese.<br />
La delocalizzazione rappresenta un fenomeno complesso legato all&#8217;internalizzazione delle imprese spesso con investimenti diretti esteri (IDE) alle joint ventures, dall&#8217;outsorcing alla subfornitura o subcontrattazione.<br />
Spesso i rapporti tra imprese nazionali ed imprese operanti all&#8217;estero è caratterizzato da un basso grado di controllo economico e un alto grado di rapporti di mercato o viceversa.<br />
In tutto ciò si infila la cosiddetta &#8220;rigidità salariale europea&#8221; che a mio avviso si traduce in un attacco impari ai lavoratori occidentali che non potranno mai competere in termini di retribuzione con quei lavoratori di territori in cui la manodopera è assolutamente priva di tutele.<br />
Ma il vero rischio è legato al trasferimento di know-out all&#8217;estero e quindi non ultimo il rischio Paese.<br />
Il fenomeno non è nuovo e ci arriva dagli Stati Uniti che per esempio hannno sempre considerato il Messico il paese destinatario delle loro delocalizzazioni.<br />
Dove la manodopera è meno tutelata come nei paesi dell&#8217;Europa Orientali, balcani e ex URSS la realtà di ricavi molto superiori ai costi si definisce e si etichetta.<br />
I paesi che ospitano il meccanismo di delocalizzazione si stanno rapidamente organizzando per le produzioni di massa.<br />
La Gran Bretagna guida la classifica con il 61% in termini di volumi totali e quel che ci aspetta è un incremento di questo valore anche per Germania e Benelux.<br />
Le società sono soddisfatte ma non lo sono i lavoratori autoctoni.<br />
Va ricordato che circa quattro progetti su dieci vedono come meta l&#8217;Asia ed in particolar modo l&#8217;India.<br />
Sul fronte della localizzazione, le impre europee, tranne la Gran Bretagna, si trovano ancora indietro rispetto alle loro rivali americane.<br />
Il declino dell&#8217;occupazione industriale nei paesi industrializzati non ha certo stimolato il dibattito in Italia che, a mio avviso, non affronta ed ignora il problema di dare delle spiegazioni e di regolamentare il mercato del lavoro a fronte dei drammi che la popolazione operaia deve affrontare.<br />
Quindi se da un lato la delocalizzazione è il risultato di una aumentata competizione a livello internazionale dall&#8217;altro la diseguaglianza salariale è motivo di arricchimento delle aree più povere del globo ma anche di perdita di qualificazione da parte delle aree più ricche.<br />
Dire che la performance sui mercati internazionali cresce con la delocalizzazione non è una falsità ma anzi è una sfida molto importante.<br />
Ignorare quel che accade ai lavoratori durante questo processo è un fenomeno che denuncia la mancanza di responsabilità degli amministratori locali e nazionalinei confronti di una pianificazione di riassetto territoriale.<br />
Sul fronte delle partecipazioni a imprese straniere, sono particolarmente attive le aziende manifatturiere (quindi anche la futura OMSA).<br />
Il 60% delle aziende italiane non delocalizzate ha finora puntato esclusivamente alla riduzione dei costi e questo, come ben sappiamo, ha prodotto una visione del mercato del lavoro interno povero ed insostenbile ai costi della vita reale.</p>
<p>Alla fine si può ridurre l&#8217;essenza del problema ad una sola carenza strutturale interna ossia l&#8217;incapacità o l&#8217;assenza di interesse nei riguardi di quel mondo operaio che nel corso degli ultimi venti anni ha perso fette di legittimità e mancanza di prospettive alternative.<br />
Grazie all&#8217;opera solidale con l&#8217;industria di alcuni sindacati il &#8220;lavoro&#8221; è uscito fuori dal contesto &#8220;prodotto&#8221; e ci si meraviglia solo quando si tocca con mano che il processo è inarrestabile e ripetitivo.<br />
Chiedetevi come mai le piccole e medie imprese stanno subendo così tanto ostruzionismo da parte delle banche e nessuna &#8220;vera&#8221; strategia governativa sia stata attivata ad ausilio del tessuto imprenditoriale medio italiano?<br />
Vengono chiamati fenomeni di integrazione come l&#8217;allargamento Europeo&#8230;.nel mentre muore chi non sopravvive.</p>
<p>Alle lavoratrici OMSA tutta la mia solidarietà ma so bene che che certi processi andavano moderati con un certo anticipo sulle scelte finali e che se qualcuno deve rispondere di problematiche serie che investono il popolo italiano questo pò e deve essere solo il governo.<br />
Siamo ancora italiani per chi siede in Parlamento o solo pupazzi da parco giochi?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Loredana</title>
		<link>http://www.comitatoperwandamontanelli.com/2010/03/08/8-marzo-2010-poco-da-festeggiare/comment-page-1/#comment-3794</link>
		<dc:creator>Loredana</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 19:38:12 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.comitatoperwandamontanelli.com/?p=189#comment-3794</guid>
		<description>LAVORATRICI AI CANCELLI PER PRESIDIARE LO SCIOPERO
 
Amiche e amici,
vi porto via un po&#039; di tempo raccontandovi quello che sta 
succedendo in questi giorni a Faenza, più o meno nell&#039;indifferenza 
generale.
Lo stabilimento OMSA di Faenza (RA) sta per essere chiuso, non per mancanza di lavoro, ma per mettere in pratica una politica di  delocalizzazione all&#039;estero della produzione. Il proprietario 
dell&#039;OMSA, il signor Nerino Grassi, ha infatti deciso di spostare questo ramo di produzione in Serbia, dove ovviamente la manodopera, 
l&#039;energia e il carico fiscale sono notevolmente più bassi.
Questa decisione porterà oltre 300 dipendenti, in maggior parte 
donne e non più giovanissime, a rimanere senza lavoro. Le prospettive di impiego nel faentino sono scarse e le autorità hanno fatto poco e 
niente per incentivare Grassi a rimanere in Italia o per trovare 
soluzioni occupazionali alternative per i dipendenti, salvo poi spendere fiumi di parole di solidarietà adesso che non c&#039;è più niente da fare.
Da giorni le lavoratrici stanno presidiando i cancelli 
dell&#039;azienda, al freddo, notte e giorno, in un tentativo disperato di impedire il trasferimento dei macchinari, (tentativo documentato anche 
da Striscia la Notizia sabato scorso, ma ad onor del vero il servizio è stato brevissimo e piuttosto superficiale).
Personalmente, non sono coinvolta nel problema, ma trovo sempre più allucinante che in Italia non esistano leggi che possano proteggere i lavoratori dall&#039;essere trattati come mere fonti di reddito da lasciare 
in mezzo a una strada non appena si profili all&#039;orizzonte 
l&#039;eventualità di un guadagno più facile.
Le lavoratrici OMSA invitano tutte le donne ad essere solidali, boicottando i marchi Philippe Matignon - Sisi - Omsa - Golden Lady - Hue Donna - Hue Uomo - Saltallegro - Saltallegro Bebè - Serenella.
Vi sarei grata se voleste dare il vostro contributo alla campagna, anche solo girando questa mail a quante più persone potete.
Grazie mille per l&#039;aiuto e il supporto che vorrete dare a queste lavoratrici, ennesime vittime di una legislazione che protegge più gli  imprenditori dei dipendenti.
Lory</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>LAVORATRICI AI CANCELLI PER PRESIDIARE LO SCIOPERO</p>
<p>Amiche e amici,<br />
vi porto via un po&#8217; di tempo raccontandovi quello che sta<br />
succedendo in questi giorni a Faenza, più o meno nell&#8217;indifferenza<br />
generale.<br />
Lo stabilimento OMSA di Faenza (RA) sta per essere chiuso, non per mancanza di lavoro, ma per mettere in pratica una politica di  delocalizzazione all&#8217;estero della produzione. Il proprietario<br />
dell&#8217;OMSA, il signor Nerino Grassi, ha infatti deciso di spostare questo ramo di produzione in Serbia, dove ovviamente la manodopera,<br />
l&#8217;energia e il carico fiscale sono notevolmente più bassi.<br />
Questa decisione porterà oltre 300 dipendenti, in maggior parte<br />
donne e non più giovanissime, a rimanere senza lavoro. Le prospettive di impiego nel faentino sono scarse e le autorità hanno fatto poco e<br />
niente per incentivare Grassi a rimanere in Italia o per trovare<br />
soluzioni occupazionali alternative per i dipendenti, salvo poi spendere fiumi di parole di solidarietà adesso che non c&#8217;è più niente da fare.<br />
Da giorni le lavoratrici stanno presidiando i cancelli<br />
dell&#8217;azienda, al freddo, notte e giorno, in un tentativo disperato di impedire il trasferimento dei macchinari, (tentativo documentato anche<br />
da Striscia la Notizia sabato scorso, ma ad onor del vero il servizio è stato brevissimo e piuttosto superficiale).<br />
Personalmente, non sono coinvolta nel problema, ma trovo sempre più allucinante che in Italia non esistano leggi che possano proteggere i lavoratori dall&#8217;essere trattati come mere fonti di reddito da lasciare<br />
in mezzo a una strada non appena si profili all&#8217;orizzonte<br />
l&#8217;eventualità di un guadagno più facile.<br />
Le lavoratrici OMSA invitano tutte le donne ad essere solidali, boicottando i marchi Philippe Matignon &#8211; Sisi &#8211; Omsa &#8211; Golden Lady &#8211; Hue Donna &#8211; Hue Uomo &#8211; Saltallegro &#8211; Saltallegro Bebè &#8211; Serenella.<br />
Vi sarei grata se voleste dare il vostro contributo alla campagna, anche solo girando questa mail a quante più persone potete.<br />
Grazie mille per l&#8217;aiuto e il supporto che vorrete dare a queste lavoratrici, ennesime vittime di una legislazione che protegge più gli  imprenditori dei dipendenti.<br />
Lory</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Anna Rossi</title>
		<link>http://www.comitatoperwandamontanelli.com/2010/03/08/8-marzo-2010-poco-da-festeggiare/comment-page-1/#comment-3793</link>
		<dc:creator>Anna Rossi</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 10:47:24 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.comitatoperwandamontanelli.com/?p=189#comment-3793</guid>
		<description>La natura non si può cambiare ma un buon esercizio di autocontrollo può fare molto..........a voi e buona giornata!

LA RANA E LO SCOPRIONE

Uno scorpione doveva attraversare un fiume, ma non sapendo nuotare, chiese aiuto ad una rana che si trovava lì accanto. Così, con voce dolce e suadente, le disse: &quot;Per favore, fammi salire sulla tua schiena e portami sull&#039;altra sponda.&quot; La rana gli rispose &quot;Fossi matta! Così appena siamo in acqua mi pungi e mi uccidi!&quot; &quot;E per quale motivo dovrei farlo?&quot; incalzò lo scorpione &quot;Se ti pungessi, tu moriresti ed io, non sapendo nuotare, annegherei!&quot; La rana stette un attimo a pensare, e convintasi della sensatezza dell&#039;obiezione dello scorpione, lo caricò sul dorso e insieme entrarono in acqua. 
A metà tragitto la rana sentì un dolore intenso provenire dalla schiena, e capì di essere stata punta dallo scorpione. Mentre entrambi stavano per morire la rana chiese all&#039;insano ospite il perché del folle gesto. &quot;Perché sono uno scorpione...&quot; rispose lui &quot;E&#039; la mia natura&quot;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La natura non si può cambiare ma un buon esercizio di autocontrollo può fare molto&#8230;&#8230;&#8230;.a voi e buona giornata!</p>
<p>LA RANA E LO SCOPRIONE</p>
<p>Uno scorpione doveva attraversare un fiume, ma non sapendo nuotare, chiese aiuto ad una rana che si trovava lì accanto. Così, con voce dolce e suadente, le disse: &#8220;Per favore, fammi salire sulla tua schiena e portami sull&#8217;altra sponda.&#8221; La rana gli rispose &#8220;Fossi matta! Così appena siamo in acqua mi pungi e mi uccidi!&#8221; &#8220;E per quale motivo dovrei farlo?&#8221; incalzò lo scorpione &#8220;Se ti pungessi, tu moriresti ed io, non sapendo nuotare, annegherei!&#8221; La rana stette un attimo a pensare, e convintasi della sensatezza dell&#8217;obiezione dello scorpione, lo caricò sul dorso e insieme entrarono in acqua.<br />
A metà tragitto la rana sentì un dolore intenso provenire dalla schiena, e capì di essere stata punta dallo scorpione. Mentre entrambi stavano per morire la rana chiese all&#8217;insano ospite il perché del folle gesto. &#8220;Perché sono uno scorpione&#8230;&#8221; rispose lui &#8220;E&#8217; la mia natura&#8221;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Anna Rossi</title>
		<link>http://www.comitatoperwandamontanelli.com/2010/03/08/8-marzo-2010-poco-da-festeggiare/comment-page-1/#comment-3792</link>
		<dc:creator>Anna Rossi</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 10:39:54 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.comitatoperwandamontanelli.com/?p=189#comment-3792</guid>
		<description>VIVERE IN ALGERIA

La componente del Consiglio AWMR Associazione Donne della Regione Mediterranea (ONG Internazionale) AICHA BOUABACI inizia così una sua relazione alla quale ho assistito:

Ageria violenta, Algeria che soffre, Algeria che resiste.

Per sottomettere un popolo, una società, bisogna cominciare dalle donne e l&#039;umiliazione e la violenza che conoscono le donne algerine sono finite quasi sempre nell&#039;ignoranza e nell&#039;indifferenza generali.

Se è pur vero che le donne algerine sono sempre più numerose negli ambienti della politica, dell&#039;economia e della cultura, possamo dire che la sfida di presentarsi alle elezioni municipali come Saida Brahim Bouned o a quelle parlamentari come Leila Hadj Arab (unica donna tra 19 deputati uomini) questo è già un piccolo passo.

Non va dimenticato che le donne algerine in politica rappresentano l&#039;8% dei seggi parlamentari percentuale che fa pensare davanti alla nostra pur esigua percentuale italiana.

La presenza delle donne in Algeria nei corridoi della politica è contrassegnata dalla violenza che dal 1989 al 2001 ha segnato il popolo femminile algerino.

Una violenza inaudita sotto tutti gli aspetti.

La resistenza al progetto teocratico nasce dai loro cuori e come sostiene Nouara Djaafear (deputata del Rassemblement National Democratique:

&quot;In Algeria si organizzano le lotte delle donne per i loro diritti e per la democrazia, per cui non abbiamo alcuna lezione da ricevere, nè dall&#039;Oriente nè dall&#039;Occidente&quot;.

L&#039;impotenza internazionale che ha segnato la società algerina negli anni dei massacri non è passato inosservato e tuttora le donne algerine conducono la loro lotta nella solitudine e nell&#039;avversità.

Alle voci solitarie dell&#039;Europa non è seguita alcuna campagna degna della lotta delle donne algerine.

D&#039;altrone se la sorte delle donne iraniane, delle sudanesi e soprattutto delle afghane non ha commosso e scioccato abbastanza persone nel mondo cosiddetto &quot;libero&quot; per meritare delle azioni serie e significative, non c&#039;è alcuna ragione perchè la sorte delle donne tutte debba essere affidata alle regole globali.

Non scendo nei particolari dei processi dove alcuni soggetti responsabili hanno tracciato le storie di tanta barbarie ma permettetemi di dire che dove le terre di diritto, e quindi di giustizia, si incrinano nel giudizio e nelle regole come sta accadendo in alcuni paesi occidentali, nessuno onore in nome della verità e della pace potrà essere coronato.

Rendiamo dunque merito all&#039;attivismo femminile in generale teso a rigettare la tutela degli altri, ovviamente uomini.

Cara Gigliola, mi piacerebbe molto approfondire, dati alla mano, la realtà nordafricana e mediorientale.
Vent&#039;anni sottobraccio a quelle realtà mi raccontano storie di una drammaticità fuori dall&#039;immaginazione ma anche di tanto coraggio...quello che manca a troppe donne europee.

Cordialmente

Anna Rossi

Rsp. Relazioni Esterne ONERPO</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>VIVERE IN ALGERIA</p>
<p>La componente del Consiglio AWMR Associazione Donne della Regione Mediterranea (ONG Internazionale) AICHA BOUABACI inizia così una sua relazione alla quale ho assistito:</p>
<p>Ageria violenta, Algeria che soffre, Algeria che resiste.</p>
<p>Per sottomettere un popolo, una società, bisogna cominciare dalle donne e l&#8217;umiliazione e la violenza che conoscono le donne algerine sono finite quasi sempre nell&#8217;ignoranza e nell&#8217;indifferenza generali.</p>
<p>Se è pur vero che le donne algerine sono sempre più numerose negli ambienti della politica, dell&#8217;economia e della cultura, possamo dire che la sfida di presentarsi alle elezioni municipali come Saida Brahim Bouned o a quelle parlamentari come Leila Hadj Arab (unica donna tra 19 deputati uomini) questo è già un piccolo passo.</p>
<p>Non va dimenticato che le donne algerine in politica rappresentano l&#8217;8% dei seggi parlamentari percentuale che fa pensare davanti alla nostra pur esigua percentuale italiana.</p>
<p>La presenza delle donne in Algeria nei corridoi della politica è contrassegnata dalla violenza che dal 1989 al 2001 ha segnato il popolo femminile algerino.</p>
<p>Una violenza inaudita sotto tutti gli aspetti.</p>
<p>La resistenza al progetto teocratico nasce dai loro cuori e come sostiene Nouara Djaafear (deputata del Rassemblement National Democratique:</p>
<p>&#8220;In Algeria si organizzano le lotte delle donne per i loro diritti e per la democrazia, per cui non abbiamo alcuna lezione da ricevere, nè dall&#8217;Oriente nè dall&#8217;Occidente&#8221;.</p>
<p>L&#8217;impotenza internazionale che ha segnato la società algerina negli anni dei massacri non è passato inosservato e tuttora le donne algerine conducono la loro lotta nella solitudine e nell&#8217;avversità.</p>
<p>Alle voci solitarie dell&#8217;Europa non è seguita alcuna campagna degna della lotta delle donne algerine.</p>
<p>D&#8217;altrone se la sorte delle donne iraniane, delle sudanesi e soprattutto delle afghane non ha commosso e scioccato abbastanza persone nel mondo cosiddetto &#8220;libero&#8221; per meritare delle azioni serie e significative, non c&#8217;è alcuna ragione perchè la sorte delle donne tutte debba essere affidata alle regole globali.</p>
<p>Non scendo nei particolari dei processi dove alcuni soggetti responsabili hanno tracciato le storie di tanta barbarie ma permettetemi di dire che dove le terre di diritto, e quindi di giustizia, si incrinano nel giudizio e nelle regole come sta accadendo in alcuni paesi occidentali, nessuno onore in nome della verità e della pace potrà essere coronato.</p>
<p>Rendiamo dunque merito all&#8217;attivismo femminile in generale teso a rigettare la tutela degli altri, ovviamente uomini.</p>
<p>Cara Gigliola, mi piacerebbe molto approfondire, dati alla mano, la realtà nordafricana e mediorientale.<br />
Vent&#8217;anni sottobraccio a quelle realtà mi raccontano storie di una drammaticità fuori dall&#8217;immaginazione ma anche di tanto coraggio&#8230;quello che manca a troppe donne europee.</p>
<p>Cordialmente</p>
<p>Anna Rossi</p>
<p>Rsp. Relazioni Esterne ONERPO</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Gigliola</title>
		<link>http://www.comitatoperwandamontanelli.com/2010/03/08/8-marzo-2010-poco-da-festeggiare/comment-page-1/#comment-3791</link>
		<dc:creator>Gigliola</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 07:20:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.comitatoperwandamontanelli.com/?p=189#comment-3791</guid>
		<description>Viaggio molto per lavoro e conosco le realtà di svariati paesi in materia di pari opportunità, mi rincresce perciò notare che in Italia siamo arretratissimi e che non si fa alcuno sforzo per ammodernarsi.
 L&#039;Algeria per esempio ha una  delle migliori rappresentanze di donne nella politica nazionale.  Il numero di donne elette all&#039;Assemblea nazionale di Algeri è di 38 deputate. Una percentuale alta di cui bisogna rendere il merito. 
Gigliola</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Viaggio molto per lavoro e conosco le realtà di svariati paesi in materia di pari opportunità, mi rincresce perciò notare che in Italia siamo arretratissimi e che non si fa alcuno sforzo per ammodernarsi.<br />
 L&#8217;Algeria per esempio ha una  delle migliori rappresentanze di donne nella politica nazionale.  Il numero di donne elette all&#8217;Assemblea nazionale di Algeri è di 38 deputate. Una percentuale alta di cui bisogna rendere il merito.<br />
Gigliola</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Laura</title>
		<link>http://www.comitatoperwandamontanelli.com/2010/03/08/8-marzo-2010-poco-da-festeggiare/comment-page-1/#comment-3790</link>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 17:48:44 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.comitatoperwandamontanelli.com/?p=189#comment-3790</guid>
		<description>Il 10 marzo ci sarà al teatro Palladium una manifestazione che fa parte del ciclo di incontri su Simone Weil. Ingresso libero.
Spero che l&#039;iniziativa possa interessarvi e che la possiate diffondere, un cordiale saluto e buon 8 marzo tutto l&#039;anno!
Laura 







 
 
teatro e dibattito
AL MODO DI UN MELO IN FIORE
atto unico di Maria Sandias
regia di Lauro Versari
con Sonia De Meo, Pierluigi Bresolin, Gabriella Arena
segue dibattito
introduce:  Roberta Agostini, Presidente Commissione Elette Provincia Roma
intervengono: Francesca Brezzi, Ida Dominijanni,
Maria Sandias, Emanuela Piovano
 
mercoledì 10 marzo, ore 18
 
L’iniziativa è promossa dalla delegata del Rettore per le Pari Opportunità
Prof.ssa Francesca Brezzi
in occasione della festa della donna e nell’ambito
del Progetto Simone Weill bellezza, sventura,
attesa di Dio nel centenario della nascita
 
***********</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il 10 marzo ci sarà al teatro Palladium una manifestazione che fa parte del ciclo di incontri su Simone Weil. Ingresso libero.<br />
Spero che l&#8217;iniziativa possa interessarvi e che la possiate diffondere, un cordiale saluto e buon 8 marzo tutto l&#8217;anno!<br />
Laura </p>
<p>teatro e dibattito<br />
AL MODO DI UN MELO IN FIORE<br />
atto unico di Maria Sandias<br />
regia di Lauro Versari<br />
con Sonia De Meo, Pierluigi Bresolin, Gabriella Arena<br />
segue dibattito<br />
introduce:  Roberta Agostini, Presidente Commissione Elette Provincia Roma<br />
intervengono: Francesca Brezzi, Ida Dominijanni,<br />
Maria Sandias, Emanuela Piovano</p>
<p>mercoledì 10 marzo, ore 18</p>
<p>L’iniziativa è promossa dalla delegata del Rettore per le Pari Opportunità<br />
Prof.ssa Francesca Brezzi<br />
in occasione della festa della donna e nell’ambito<br />
del Progetto Simone Weill bellezza, sventura,<br />
attesa di Dio nel centenario della nascita</p>
<p>***********</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: enrica</title>
		<link>http://www.comitatoperwandamontanelli.com/2010/03/08/8-marzo-2010-poco-da-festeggiare/comment-page-1/#comment-3789</link>
		<dc:creator>enrica</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 15:03:04 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.comitatoperwandamontanelli.com/?p=189#comment-3789</guid>
		<description>Alemacri fa battute di spirito ma è amaro constatare che ha ragione e che pare  noi si sia lottato per fare spazio alle sgallettate coscia lunga amiche-amanti di amministratori pubblici e politici senza scrupoli. Mandarli a casa è sempre tardi. Dargli il benservito è già ora da un bel po&#039;. Al voto si scelgano politici di spessore e di qualità morale. Non è difficile scartare chi più si agita per farsi notare, poi si può leggere il lavoro parlamentare pubblicato sui siti internet e  bandire gli assenteisti.
enrica</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Alemacri fa battute di spirito ma è amaro constatare che ha ragione e che pare  noi si sia lottato per fare spazio alle sgallettate coscia lunga amiche-amanti di amministratori pubblici e politici senza scrupoli. Mandarli a casa è sempre tardi. Dargli il benservito è già ora da un bel po&#8217;. Al voto si scelgano politici di spessore e di qualità morale. Non è difficile scartare chi più si agita per farsi notare, poi si può leggere il lavoro parlamentare pubblicato sui siti internet e  bandire gli assenteisti.<br />
enrica</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Sammy</title>
		<link>http://www.comitatoperwandamontanelli.com/2010/03/08/8-marzo-2010-poco-da-festeggiare/comment-page-1/#comment-3788</link>
		<dc:creator>Sammy</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 12:11:53 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.comitatoperwandamontanelli.com/?p=189#comment-3788</guid>
		<description>W le Donne, senza se e senza ma.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>W le Donne, senza se e senza ma.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Niccodemo</title>
		<link>http://www.comitatoperwandamontanelli.com/2010/03/08/8-marzo-2010-poco-da-festeggiare/comment-page-1/#comment-3787</link>
		<dc:creator>Niccodemo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 08:48:54 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.comitatoperwandamontanelli.com/?p=189#comment-3787</guid>
		<description>Al&#039;umanità manca il desideio di conciliazione e di pace. La politica va alla deriva ed insegna fame di conquiste di potere e ricchezza che sono insaziabili. Si perde il senso del ridicolo e si va oltre ciò che la ragione può ammettere.
 La gran parte della gente è in buona fede e questo spettacolo indecoroso che si presenta ai semplici di cuore farà sì che in tanti non andranno a votare e chi lo farà saprà ben punire i prepotenti.   Con ciò intendo dire che condivido l&#039;auspicio di un futuro in cui le donne sappiano ben governare lontane da questi cattivi esempi.
Niccodemo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Al&#8217;umanità manca il desideio di conciliazione e di pace. La politica va alla deriva ed insegna fame di conquiste di potere e ricchezza che sono insaziabili. Si perde il senso del ridicolo e si va oltre ciò che la ragione può ammettere.<br />
 La gran parte della gente è in buona fede e questo spettacolo indecoroso che si presenta ai semplici di cuore farà sì che in tanti non andranno a votare e chi lo farà saprà ben punire i prepotenti.   Con ciò intendo dire che condivido l&#8217;auspicio di un futuro in cui le donne sappiano ben governare lontane da questi cattivi esempi.<br />
Niccodemo</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Miriam</title>
		<link>http://www.comitatoperwandamontanelli.com/2010/03/08/8-marzo-2010-poco-da-festeggiare/comment-page-1/#comment-3786</link>
		<dc:creator>Miriam</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 08:14:49 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.comitatoperwandamontanelli.com/?p=189#comment-3786</guid>
		<description>- Protezione satellitare -

Un dispositivo a protezione delle donne in occasione della festa della donna è messo a disposizione dalla la Fondazione Ania per la sicurezza stradale. Con l&#039;iniziativa &quot;Cento Scatole Rosa&quot; si offre  alle prime 100 guidatrici che ne faranno richiesta sul sito.  
 Il sistema satellitare è collegato 24 ore su 24 ad una centrale operativa che localizza in tempo reale la posizione del veicolo garantendo un pronto soccorso in caso di sinistro, un servizio personalizzato di assistenza stradale e un sos di emergenza per la sicurezza personale. 
Miriam</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>- Protezione satellitare -</p>
<p>Un dispositivo a protezione delle donne in occasione della festa della donna è messo a disposizione dalla la Fondazione Ania per la sicurezza stradale. Con l&#8217;iniziativa &#8220;Cento Scatole Rosa&#8221; si offre  alle prime 100 guidatrici che ne faranno richiesta sul sito.<br />
 Il sistema satellitare è collegato 24 ore su 24 ad una centrale operativa che localizza in tempo reale la posizione del veicolo garantendo un pronto soccorso in caso di sinistro, un servizio personalizzato di assistenza stradale e un sos di emergenza per la sicurezza personale.<br />
Miriam</p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
</rss>
