COME ALLA CAIENNA

In “Papillon”, libro autobiografico di Henry Le Charriere, i carcerati non avevano di che stare allegri, ma anche allora un massacro così gratuito, stupido e crudele come quello capitato a Stefano Cucchi sarebbe stato incomprensibile

Può capitare in certi posti che un giovane arrestato per pochi grammi di droga venga massacrato di botte, fratturato in più parti del corpo tanto fino al punto da morirne in ospedale da solo come un orfano, senza poter vedere né i suoi genitori, né il suo avvocato.
Paesi incivili. Chissà dove sono. In Birmania, Thailandia, Kenya?
No a Roma.
Quando? Secoli fa?
No. Nel mese di ottobre 2009. Adesso.
Questo il rapporto di “Chi l’ha visto”, Raitre:
Stefano Cucchi, 31 anni, è stato arrestato nella notte tra il 15 e il 16 ottobre al parco degli Acquedotti di Roma per il possesso di 20 grammi di hashish. E’ stato accompagnato a casa per la perquisizione e quindi in una cella di sicurezza della stazione carabinieri di Tor Sapienza. Al momento dell’arresto, secondo quanto riferito dai familiari, stava bene e non aveva segni di alcun tipo sul volto. La mattina del 16, all’udienza per direttissima, il padre ha notato che era magro e gonfio in faccia ma camminava da solo, senza bisogno di sostegno. La sera di sabato 17 è stato comunicato alla famiglia che Stefano Cucchi era stato trasferito d’urgenza al reparto detentivo dell’ospedale “Pertini”, sembra per “dolori alla schiena”. I genitori si sono precipitati a fargli visita, ma non sono stati ammessi né sono riusciti a parlare con i medici. Il permesso è stato loro accordato per giovedì 22, ma la mattina di quel giorno Stefano Cucchi è morto. Il 29 ottobre la famiglia ha indetto una conferenza stampa insieme con l’associazione “A buon diritto.
Abbiamo notizie che ricoverato all’ospedale Pertini il ragazzo chiedeva di parlare con il suo avvocato. Non gli è stato concesso. Tantomeno gli hanno permesso di vedere i suoi familiari. A un omicida incorreggibile avrebbero riservato un trattamento più umano e legale.
Sappiamo dell’aggressione perché un detenuto testimone che ha condiviso una stanza con Cucchi nel centro clinico di Regina Coeli ha potuto ascoltare Stefano che diceva: Hai visto come mi hanno riempito di botte?”.
“Come si può far morire in un ospedale una persona in quel modo? – si interroga Fabio Anselmo, suo avvocato che in una nota alla stampa prosegue – Dicono che Stefano rifiutava il cibo e le bevande, mi chiedo come sia possibile che non sia stato intubato”.
Da fonti di radio radicale risulta che il ragazzo non stava facendo lo sciopero della fame per motivi “strani”, ma molto concretamente voleva ottenere un colloquio con il suo avvocato. Però come avviene nei peggiori paesi totalitari a Stefano non è stato permesso di vedere il suo legale. Hanno ritenuto più opportuno che morisse portando con sé nell’oblio i nomi e i cognomi dei suo spietati massacratori. Come nel libro nero delle carceri più famose per inciviltà, quali Tadmor Military Prison, in Siria; La Sante Prison, Francia; La Sabeneta Prison, Venezuela; Carandiru Penitenziaria, Brasile; Rikers, New York; Prison Diyarbakir, Turchia; San Quentin State Prison, in California; Prigione ADX in Colorado; Prison Nairobi, Kenya. Siamo nella stessa lunghezza d’onda di luoghi di pena che credevamo molto lontani dalla nostra civiltà. Invece la brutta pagina scritta in Italia, patria di Cesare Beccaria ci fa tornare indietro di secoli (Dei delitti e delle pene, 1764). Scriveva Beccaria che la pena “deve essere attuata prontamente”, altrimenti perderebbe il suo effetto educativo, che “la pena di morte è ingiusta in quanto immorale e antieducativa e non si può insegnare a un popolo a ripudiare l’omicidio, se lo Stato stesso ne fa uso”.
I pareri dei nostri politici sulla brutale aggressione sono vari e diversi Il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha rimandato agli esiti dell’indagine in corso. Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd, ha vece sollecitato l’intervento del Governo in Parlamento per necessità di fare chiarezza sulla vicenda. Il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha accolto l’istanza ed ha riferito il 3 novembre in Senato rivelando che il giovane avrebbe negato l’autorizzazione ai medici di informare i propri congiunti. Il senatore del Pd Ignazio Marino, ha inviato i Nas all’ospedale Pertini per raccogliere tutta la documentazione disponibile. Nel frattempo dichiarazioni di stupore si registrano come quella del presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, e del segretario dell’Udc Cesa che ritengono sconvolgente l’accaduto, insieme a numerose altre sullo stesso tono.
Il sindacato di polizia penitenziaria, (Osap) sollecita l’accertamento della verità attraverso il suo segretario Beneduci che afferma: “Nessuno ha mai detto che la responsabilità della morte di Stefano Cucchi sia dei Carabinieri, ma di certo non è della polizia penitenziaria, ed a chiamare il medico della città giudiziaria sono stati gli agenti di polizia penitenziaria perché Cucchi si sentiva male”.
Insomma dichiarazioni caute alcune, foderate di cinismo altre, ma come Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza, non c’è stato nessuno che abbia tentato di voler coprire un cratere con un cerottino. Il sottosegretario Giovanardi ha detto alla trasmissione ‘24 Mattino’ su Radio 24: “Stefano Cucchi è morto perché ‘anoressico, drogato e sieropositivo’. Era in carcere perché era uno spacciatore abituale. La verità verrà fuori, e si capirà che è morto soprattutto perché era di 42 chili”.
Che dire di una così inadeguata dichiarazione? La sieropositività sembra risultare solo a lui, come solo a lui risulta che possibili conseguenze da ‘anoressia e assuefazione alla droga” siano ossa rotte, occhi pesti, gonfiori ed ecchimosi dappertutto.

La sorella di Stefano, Ilaria Cucchi nel dolore della perdita del fratello classifica come vergognose e diffamanti le affermazioni sullo stato di salute di suo fratello e le percepisce come un vero e proprio atto di sciacallaggio.
“Vogliamo sapere che cosa è successo”, insiste Ilaria insieme al padre.

Alla domanda: Come è morto Stefano Cucchi? Sembra dare alcune risposte il senatore Luigi Manconi, portavoce dei Verdi: “Ho avuto modo di vedere – afferma – le foto della salma di Stefano Cucchi, 31 anni, morto in circostanze tutte ancora da chiarire nel reparto detentivo dell’ospedale Pertini di Roma. È difficile trovare le parole per dire lo strazio di quel corpo, che rivela una agonia sofferta e tormentata. È inconfutabile che il corpo di Stefano Cucchi, gracile e minuto, abbia subito a partire dalla notte tra il 15 e 16 ottobre numerose e gravi offese e abbia riportato lesioni e traumi. È inconfutabile che Stefano Cucchi – come testimoniato dai genitori – è stato fermato dai carabinieri quando il suo stato di salute era assolutamente normale”.
Alla faccia del trattamento educativo!
Altri casi di criminalità carceraria sono conosciuti oltre a quello di Stefano Cucchi:
Diana Blefari Melazzi, brigatista suicida di pochi giorni fa. Soffriva di “grave disturbo psicotico della personalità”. Nulla è stato fatto per impedire la sua morte annunciata.
Che valore ha la vita di un uomo in carcere?
Il giornale “La Città di Teramo”, ha ricevuto e divulgato un nastro in cui è possibile ascoltare degli agenti di polizia penitenziaria dire: “Un detenuto non si massacra in sezione, si massacra sotto… Abbiamo rischiato una rivolta perché il negro ha visto tutto” e la Procura di Teramo ha ora aperto un’inchiesta.
Il Corriere di Rimini riporta che un uomo di 41 anni di Bari è stato condannato nell’agosto 2008 a 4 anni e 5 mesi per il furto di uno zaino in spiaggia. Per una serie di aggravanti fra cui la recidiva specifica e il fatto che si trovava in Romagna in violazione delle misure di sorveglianza alle quali era sottoposto. Che significa? Uno zaino è uno zaino. Ci sono assassini che quattro anni di condanna non li hanno mai avuti.
Martedì 16 novembre, nel carcere di Palmi (Reggio Calabria) un uomo di Bari arrestato per un reato commesso a Rimini, visti gli inutili tentativi di ottenere gli arresti domiciliari in una comunità di recupero, disperato si è tolto la vita in cella con il fornellino del gas. Nessuno lo aveva avvertito che provvedimento di scarcerazione era già arrivato da più di 24 ore negli uffici del penitenziario, grazie alla richiesta dell’avvocato Martina Montanari che era stata accolta dalla Corte d’Appello di Bologna.
Dal 1980 al 2007, 1.371 detenuti si sono tolti la vita nelle carceri italiane (con frequenza dei suicidi 21 volte superiore rispetto al resto della società.
Questo accade mentre l’ordinamento penitenziario riguardo alla rieducazione dei detenuti prevede:
Il trattamento penitenziario deve essere conforme ad umanità e deve assicurare il rispetto della dignità della persona. Il trattamento é improntato ad assoluta imparzialità, senza discriminazioni in ordine a nazionalità, razza e condizioni economiche e sociali, a opinioni politiche e a credenze religiose. Negli istituti devono essere mantenuti l’ordine e la disciplina. Non possono essere adottate restrizioni non giustificabili con le esigenze predette o, nei confronti degli imputati, non indispensabili ai fini giudiziari. I detenuti e gli internati sono chiamati o indicati con il loro nome.
Il trattamento degli imputati deve essere rigorosamente informato al principio che essi non sono considerati colpevoli sino alla condanna definitiva.
Nei confronti dei condannati e degli internati deve essere attuato un trattamento rieducativo che tenda, anche attraverso i contatti con l’ambiente esterno, al reinserimento sociale degli stessi. Il trattamento é attuato secondo un criterio di individualizzazione in rapporto alle specifiche condizioni dei soggetti”
.
Invece botte da orbi. E un massacro che nella prigione della Guyana francese, l’isola del diavolo, sarebbe stato troppo crudele, specie se davvero il ragazzo era anoressico, quindi debole e privo di alimentazione.
I medici avrebbero dovuto somministrargli alimenti e idratazione con i mezzi a loro disposizione.
Qualcuno deve rispondere e spiegare: chi ha ucciso Stefano Cucchi?
Senza risposte certe l’affare si fa ancora più inquietante. Sarebbe come ammettere che esistano interregni, in cui le leggi italiane non hanno significato. Come dire “terre di nessuno”. E questo non si può accettare. Fingendo di nulla diverremmo tutti bastardi come coloro che hanno ucciso Stefano.

3 dicembre 2009, Wanda Montanelli

21 Responses

  1. Mariapia Says:

    reticenze del governo e scaricabarile nell’uccisione di Stefano Cucchi. Il ministro La Russa ha dichiarato di non avered strumenti per dire come sono andate. Il ministro alfano ha vdetto poco di più. L’ospedale ci tiene a far sapere che il giovane è stato curato con dlligenza. La famiglia giustamente replica che il ragazzo non è morto di vecchiaia.
    Si saprà mai la verità?
    Mariapia

  2. Silvia Cangemi Says:

    Un’inchiesta seria sulle carceri italiane potrebbe essere uno choc per chi crede di trovarsi in italia. Da un’infinità di tempo siamo in terra di nessuno come tu scrivi.
    Impegnati a preoccuparsi dei loro affari non lasciano i problemi incancrenire, il paese non è fermo, il paese regredisce paurosamente.
    Silvia Cangemi

  3. Max Says:

    Povero ragazzo. Anche se lui stesso aveva probabilmente delle responsabilità pesanti sulla vita propria e quella di altri, non c’è giustificazione per ciò che hanno fatto!

  4. mauro Says:

    Anche il caso di Simone La Penna di 32 anni che era anoressico e dichiarato morto per cause naturali (a 32 anni?) Era dimagrito di trenta chili. aveva una condanna a 5anni e quattro mesi. Soffriva di anoressia nervosa con carenza di potassio che gli provocava convulsioni.
    Anche lui è stato lasciato morire senza azare un dito.
    mauro

  5. Betty Mendozzi Says:

    La schizofrenia tra le componenti che amministrano la giustizia non ispira fiducia a chi capita tra le maglie di un’indagine sia esso colpevole o innocente. Da una parte anche i più efferati delitti restano impunini perchè sempre più abili i criminali sanno come cavarsela, tanto è vero che nessuno più confessa la pena. Un tempo l’avvocato consigliavas al colpevole di confessare e studiare insieme una strategia per ottenere uno sconto di pena, oggi invece studiano stragegie per farla franca, e chi è più abbiente si permette avvocati che lo istradano conoscendo ogni escamotage. Dall’altro lato i poveracci che hanno commesso reati da poco restano invischiati a scontare la pena ancora prima di essere condannati, o a rimetterci la vita, come nel caso di Stefano Cucchi.
    Betty

  6. Raffaella L. Says:

    c’è da aver paura a capitare dentro un’inchiesta perché mentre sei intenta a dimostrare che se innocente ti mandano all’altro mondo.
    Raffaella

  7. Loredana Says:

    Il garante dei diritti dei detenuti esiste ancora, e che ha fatto in merito a questo caso?
    Lory

  8. Pia Says:

    Se uno è un poveraccio fa quella fine lì. Anche la chiesa cattolica ha disapprovato la politica al servizio dei ricchi . Il presidente del Comitato Giustizia e Pace della Conferenza Episcopale ha denunciato una politica al servizio dei potenti. E stando così le cose nessuno si da pena per stabilire la verità su Cucchi e dare soddisfazione alla sua famiglia.
    Pia

  9. Nerio - STORIE DI ORDINARIA VIOLENZA - Says:

    STORIE DI ORDINARIA VIOLENZA

    “All’alba del 25 settembre del 2005, il diciottenne Federico Aldrovandi muore a Ferrara, pochi minuti dopo essere stato fermato dalla polizia. La storia di Federico sarebbe semplicemente questa, se una madre veramente coraggiosa non avesse aperto un blog per battersi per una giustizia negata. Da quel blog e da un lavoro di inchiesta di tre anni nasce Zona del silenzio. ”
    Nerio

  10. anna rossi Says:

    E’ storicamente documentato come l’essere umano fin dalla sua origine abbia cementato con il sangue la sua incapacità a bandire gli istinti violenti di cui è intriso.

    Lo “Stato militare” che si alimenta di individui immorali e senza scrupoli alberga spesso nella “morale naturale” dando luogo ad incidenti sconvenienti come quello accaduto a Stefano Cucchi e milioni di altre persone nel mondo.

    Certi pacifismi o certi percorsi etici tendono ad ignorare questi aspetti violenti che si interpongono fra le belle speranze e gli onorevoli progetti.

    L’UOMO UTILIZZA CONTRO L’UOMO GLI STESSI MEZZI CHE GLI SERVONO PER PADRONEGGIARE LA NATURA divenendo una “macchina” (parola che dal greco significa “guerra”).

    Le armi sono sempre legate alla tecnologia del tempo ma l’arma che unisce tutte le epoche si chiama minaccia, ricatto,stupro, tortura, omicidio.

    Non si sono tecnologie che tengono davanti al mezzo barbaro che l’uomo utilizza per funestare l’umanità ossia la soppressione dell’altro.

    Oggi come mai prima siamo su carta sovrastati da una serie di grandi movimenti ed associazioni che si agitano da poppa a prua contro le ingiustizie, contro la fame e la sete, contro le guerre ed i conflitti….nel mentre quanto su citato aumenta macroscopicamente al punto tale da resistere ed emergere anche in quelle società così dette “CIVILI” come quelle occidentali che levano a paladine del buon senso e a garanti del diritto alla vita.

    Qualcosa non funziona!

    Un mdeioevo mentale ed una nostalgia per la caverna confonde gli uomini di buona volontà con quelli che, abito grigio o tailleur firmato, si siedono ai tavoli per strutturare le riflessioni di un’etica di pace e giustizia che non perseguiranno mai e non supervisioneranno mai.

    Quando la responsabilità degli eccidi rimbalza da un organo all’altro senza mai trovare terra è palese che c’è la volontà di coprire una realtà che si è insediatata tra le maglie delle comunità e che continuerà a mietere vittime con coppe di sangue nella sostanza non dissimili dagli antichi sacrifici umani.

    Forse la soglia della violenza non è mai stata abbassata perchè il diritto leso non è mai stato rivendicato veramente.

    I nostri araldi mondiali sono apocalittici perchè millantatori.

    Resta il fatto che per cambiare le cose noi, comuni mortali, dobbiamo far rispettare le regole morali della giusta politica levando le nostre voci a cuor di popolo e non fiancheggiando la violenza con l’indifferenza e la paura.

    Quest’epoca è un’epoca logora dalla quale non possiamo aspettarci che il peggio come qualsiasi animale in punto di morte al quale non resta che il colpo di coda.

    Questo tempo chiede a tutti noi un pizzico di eroismo e non martiri da cementare a memoria in qualche marmo.

    Ognuno nel suo piccolo si tiri su le maniche e non si volti indietro per non guardare.

    Anna Rossi
    Resp.Rel. Esterne ONERPO

  11. Tommaso Says:

    Il testimone albanese ha detto di avere molto paura e ascoltato oggi in sede di incidente probatorio dal gip Luigi Fiasconaro, ha raccontato molto poco. Lui sta in carcere a Velletri per furto e ha detto di sentirsi molto agitato per quando uscirà dal carcere perchè “loro” hanno le pistole. alla fine oggi pomeriggio ha rifiutato di rispondere su che cosa è successo il 16 ottobre ed ha chiesto di essere protetto. La sua deposizione sarà valutata. Il minimo è che sia messo sotto protezione. L’unico che sa qualcosa di questa storia.
    Tommaso, Rieti

  12. Lina Says:

    Era agli arresti domiciliari ed è uscito. Sorpre­so da una pattuglia della poli­zia e riconosciuto, è stato immediatamente riportato in carcere Quindi­ci ore dopo – giuseppe così si chiama – è anche lui misteriosamente morto in carcere. E’ successo a Parma
    E’ incredibile!
    Lina

  13. Giuseppe Says:

    In Italia c’è il maggiore sovraffollamento delle carceri nella storia della Repubblica, che non dipende da aumento della criminalità ma dalla custodia cautelare come anticipazione della pena e i detenuti in attesa di processo sono circa 31.000. Gli istituti di pena scoppiano di ospiti che per quasi la metà saranno assolti.
    La detenzione cautelare dovrebbe essere una formula adottata in casi eccezionali ed è divenuta una preassi. La violenza c’è sempre stata nelle carceri tra i carcerati e da oppressioni di diverso tipo. Ora se ne incomincia a parlare. Siamo per tutto questo a livello di terzo e quarto mondo.
    Giuseppe

  14. livio Says:

    I cinesi hanno come testo obbligatorio universitario di certe facoltà “dei delitti e delle pene” di cesare beccaria che wanda cita in questo blog. Il che sta a significare che loro si stanno formando una coscienza più umana e civile contro la perna di morte, in italia abbiamo al contrario un sistema che permette la pena di morte inflitta in autonomia da qualcuno che decide di ammazzare un carcerato e in questa sua giustizia-fai da te ha la sicurezza di restare impunito. in questo consiste la “sicurezza” delle carceri italiane, che si può ammazzare “sicuri” di non essere scoperti. quale passo ulteriore mi aspetto che diano un premio per l’intrapendenza di certi cinici e imprendibili esseri (non umani).
    livio

  15. Maria Says:

    Invidiamo il senso dello stato e il rispetto umano che i padri della Costituzione italiana hanno saputo esprimere. Non avrebbero immaginato che tutto avrebbe degenerato a un livello così basso.
    Maria Ponchiello

  16. da Blanca Says:

    Dal Venezuela da NOn credere … ma vero N° 22 2009Blanca Briceno
    10/12/2009 –

    nell’assordante silenzio della Comunità Internazionale si continua a perpetrare una strage di popolo, conseguenza anche di strage di legalità e di costituzionalità. Certamente la creazione di un narcostato castro comunista NOn può non essere un fatto fondato sul sangue del “patria socialismo MORTE”, obiettivo questo ultimo largamente raggiunto.

    E’ stato ucciso un studente per ragioni di una protesta NOnviolenta nel sudccidente delpaee, nelo stato Tachira, covo e territorio pianificato dal disgoverno per essere ceduto alle farc.

    Questo video è abbastanza significativo: armi moderne, grande violenza, spari ad altezza d’uomo. Lascio i comenti tale quali mi sono arrivati. Chiedo, fino a quando NON ci sarà una sola voce che siu alzi NOn dico per denunciare, bensì almeno interrogarsi se ciò che diciamo i dissidenti democratici e libertari venezuelani ha una palida ombra di verità. Chiediamo, esigiamo ail diritto al dubbio di una realtà che stà distruendo NON solo un paese altresì un popolo, una cultura, una democrazia, una opzione di vivere NOnviolenta, e senza corruzione, progetto per il quale votarono il 47% dei venezuelani nel 1998 e di questo 47% vinse chv-hez con un 56% di quella minoranza elettorale.

    In questo caso specifico, e come documento futuro per ciò che abbiamo iniziato a chiamare il nostro Nurenberg Tropical. L’attuale disgoverno NOn riesce a garantire, per l’appunto e per ciò che è, nessun diritto umano. Settimana scorsa sono stati uccisi 40 persone affette al dittatore, quindi cadiamo trasversalmente alle classi sociali e agli schieramenti politici.

    “Fai Notizia” giornalismo partecipativo

  17. Anna Teresa Como Says:

    La violenza moltiplica violenza. Viviamo un clima brutto e se i politici non abbassano i toni sarà sempre peggio. La morte di Ftefano la farei rientrare in un tale momento storico in cui ognuno si esprime con la ragione del più forte, o del più vigliacco.
    Anna Teresa

  18. Gloria K. Says:

    CHE FINE FA IL TFR???COME MAI NON NE PARLA NESSUNO????

    Tremonti è arrivato all’ammazzacaffè del TFR dopo la frutta dello Scudo Fiscale e il dolce dei prelievi dai “conti dormienti”. Tremorti userà 3,1 miliardi di euro del TFR depositati presso l’INPS a copertura di un terzo della Finanziaria. I risparmi di una vita vengono sottratti senza nessun consenso. E’ la finanza creativa di uno Stato prossimo al default, l’azione disperata di Tremorti, un curatore fallimentare che non sa più che pesci pigliare. Quale sarà la prossima mossa? Il quinto dello stipendio? La diminuzione delle pensioni? Il congelamento dei BOT? Il prelievo forzoso di una percentuale a piacere dai conti correnti? Il TFR una volta serviva per garantire ai lavoratori una vecchiaia dignitosa. Oggi garantisce il buco dello Stato.

  19. Anna Rossi Says:

    Ho visto una formica tentare di far passare un chicco in una piccola fessura per ben 17 volte.
    Alla fine ce l’ha fatta.
    Noi esseri umani ci saremmo arresi ben prima e lo dimostra il torpore con cui agiamo.
    Quella formica faceva parte di un NOI che la rendeva forte e determinata per il bene suo e della comuità. Un essere intelligente che distingue i bisogni dai desideri.
    Noi apparteniamo al nostro IO e ci nascondiamo dietro agli altri che a loro volto sono tanti IO disperati, frustrati e soli nella loro convinzione viscerale che si può essere imprenditori di se stessi al di fuori della comunità.
    Chi è lo stupido?

  20. Gianni Zampieri Says:

    Cosa deve succedere ancora perché si ponga il problema di chi e come vengono arruolati e preparati gli agenti delle varie forze dell’ordine? Chi sono i loro “maestri” e superiori? Anni fa mi giunse notizia di un comandante che imponeva di salutare militarmente un cane/mascotte e nessun ventenne allievo che si ribellasse. Sembra che il potere, qualunque esso sia, non sappia non voglia o non possa rinunciare alla violenza e Obama (Bushama?) lo ha confermato.

  21. Michela Says:

    condivido, bisogna saperne di più, nessuno ci fa sapere esattamente come stanno le cose.troppi settori sono a se stanti e tra questi le strutture militar poliziesche.
    Michela

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