Il mondo così com’è non ci piace, ma non è il nostro mondo. Neppure gli appelli delle donne Udi ed Onerpo e hanno fatto desistere il padre di Sanaa dai suoi propositi. Fossi il Giudice ne terrei conto.
Come potrebbe essere il mondo governato dalle donne? Intendo dire donne vere, abituate a far quadrare con sacrifici il bilancio di casa, ad educare i figli e trasmettere loro principi morali e valori di base, ad essere rigorose nel far rigare dritto chi a loro è affidato; ad esprimersi ed agire con azioni efficaci contro la violenza che le tocca da vicino come donne e come madri; a trattare l’ambiente e programmarne la decontaminazione per il senso del futuro in eredità ai propri figli.
Le donne sanno essere severe e senza sconti quando è necessario, compiendo e pretendendo sacrifici per obiettivi comuni. Le donne non hanno ancora potuto dimostrare che cosa sanno fare perché i luoghi della politica spesso sono chiusi al talento femminile anche se si tende a negare questa verità che è sotto gli occhi di tutti.
Ogni volta che si esprime l’auspicio di una società in cui le donne abbiano voce e potere decisionale si intende dire “anche” le donne. Ci si riferisce un desiderio di cooperazione tra gli aventi diritto. Non c’è nessuna conflittualità, né avversione agli uomini in quanto tali, che molto amiamo e rispettiamo quando a loro volta ci amano e ci rispettano.
La domanda è invece “quanto onorano i nostri desideri i soggetti preposti alle scelte che ci riguardano?”
Poco. Ci onorano poco e male.
Lo vediamo dal modello dell’esistente che non regge più. Che cosa vogliamo esaminare per primo, i disastri ecologici, la corruzione dilagante, il precariato e il degrado della qualità della vita, l’abbassamento ai livelli minimi del senso morale collettivo?
Che cosa possiamo aspettarci ancora di peggio e di più degradante dell’induzione in schiavitù di minori, di abusi e brutalità, di crescita di bisogni indotti da prototipi di superficialità e vuoto esistenziale.
La violenza alle donne, ricorrente e impunita, anzi premiante per l’immediata popolarità dei malvagi, con primi piani in tiggì di prima e terza serata, inchieste con la lente di ingrandimento su soggetti che da un giorno all’altro possono addirittura lucrare su loro delitto e diventare personaggi degni di attenzione; con l’esaltazione dell’eroe negativo che prima o poi trova emuli per cattiveria, per noia, o per “esistere” in quanto rappresentato dalla tv.
Sarebbe saggio l’oblio su certe efferatezze, invece vengono imposte all’attenzione pubblica.
Questa violenza di cui tanto si parla e contro cui minimamente si agisce, pensate che noi donne non saremmo in grado di vincerla difendendoci in proprio? Avendo l’accesso ai luoghi delle decisioni, credete che non saremmo in grado di iniziare un corso diverso di prevenzione a garanzia e tutela dell’incolumità delle donne e punibilità dei violenti?
Sapremmo, ne sono convinta, programmare la nostra difesa e tutelarci molto meglio di come ha fatto fino ad oggi chi ha il potere di farlo, ma si rivela incapace di agire con fermezza e raziocinio.
Senza obblighi verso nessuno. Libere di scegliere. Affrancate dall’assoggettamento ai poteri forti. Svincolate dall’obbligo di anteporre alle deliberazioni le convenienze del mercato degli scambi occulti, le donne prediligono un progetto di vita che tuteli i diritti di tutti, dei meno protetti soprattutto; che guardi all’equilibrio delle risorse, alla salvaguardia del futuro con il rispetto della dignità umana e la fine dell’aggressione all’ambiente.
La storia di Sanaa è solo l’ultimo tragico tassello di un domino concepito dall’uomo che continua a negare libertà di pensiero, di azione, di felicità a chi non si uniforma al modello maschile, qualunque esso sia. Proprio oggi il padre-assassino della ragazza ha ammesso di aver tentato di ucciderla già da una settimana. Dunque, neanche la staffetta contro la violenza alle donne, promossa da ONERPO e UDI e svoltasi nel centro di Pordenone tre giorni prima del delitto, gli ha fatto cambiare idea. Quasi sia un segno del destino, centinaia di donne vengono a sfilare nella tua città, chiedendo e invocando di non ricorrere alla violenza e tu non sai neppure fermarti per un istante a riflettere. Senza speranza. Fossi il Giudice chiamato a giudicarlo terrei conto anche di questo. E comunque, a parti invertite, non sarebbe mai successo.
Nessuno può oggi affermare che le donne abbiano avuto una chance e non essere state capaci di ottenere il cambiamento che sognano. L’unica colpa che hanno le donne è l’innocenza; quella di non aver mai governato.
Parafrasando il titolo di un film si può dire che sono “Colpevoli di innocenza”.
19 settembre 2009 Wanda Montanelli
FILMATO: Noi colpevoli di innocenza
settembre 19th, 2009 at 12:41
Abbiamo smesso di aspettare che gli altri compiano i passi giusti per fare il mondo che sognamo, cara Wanda, ma è meglio dire “che vogliamo”, e per ottenerlo l’unica è governare. E’ della stessa idea, Alessandra Bocchetti in un articolo sull’Unità, e anche io ritengo che dell’indignarci siamo stufe:
“Donne, ci vuole governo. Non basta l’indignazione l’indignazione è un sentimento impolitico per eccellenza. Né indignazione, né protesta, né vittimismo quindi, ci vuole molto di più. Ci vuole governo”.
donatella
settembre 19th, 2009 at 14:52
Cara Amica, Caro Amico,
in questo filmato, Moni Ovadia presenta il mio ultimo libro, dal titolo “Memorie e Olocausto”, edito da Aracne (Roma),
in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Senago (Milano) 26 Aprile 2009
http://www.youtube.com/lauratussi
Laura Tussi
settembre 19th, 2009 at 14:57
Il genere non è neutro e dalla primissima infanzia l’educazione scolastica e familiare deve far capire le differenze, valorizzarle e senza mettere limiti al lavoro di gestione e intellettuale abituare bambine e bambinial confronto e alla scelta dell’idea migliore e del risultato più idoneo. Si deve infatti incominciare presto a eliminare le barriere.
Enrica
settembre 19th, 2009 at 17:19
Si parla tanto delle pari opportunità: Ma niente fino ad oggi si è fatto. La prima pari opportunità è la reversibilità delle pensioni: Ho inviato oltre diecimila firme alla Pollastrini, ho scritto alla ministro prima della Pollastrini ed a quella attuale: Nessuna mai si è degnata di rispondere. Molte donne con la morte del marito, ricevendo il 56% della pensione che prima permetteva a lei ed al marito di vivacchiare, diventano talmente povere che il loro orgoglio le porta alla morte. Sarebbe un discorso molto lungo ma mi fermo. Cordialmente Antonio Orazzo
settembre 19th, 2009 at 20:03
sapete che vi dico? che nel dopoguerra si era più avanti che adesso. La Nilde Iotti se rinascesse potrebbe avere qualche difficoltà a fare la carriera politica che ha fatto.
Il contributo che la Iotti diede ai lavori della Costituente includere le donne fu enorme. Presentò all’Assemblea nel 1946, la RELAZIONE SULLA FAMIGLIA per regolare il diritto familiare. Per le donne scrisse nella relazione: “Uno dei coniugi, la donna, era ed è tuttora legata a condizioni arretrate, che la pongono in stato di inferiorità e fanno sì che la vita familiare sia per essa un peso e non fonte di gioia e aiuto per lo sviluppo della propria persona. Dal momento che alla donna è stata riconosciuta, in campo politico, piena eguaglianza, col diritto di voto attivo e passivo, ne consegue che la donna stessa dovrà essere emancipata dalle condizioni di arretratezza e di inferiorità in tutti i campi della vita sociale e restituita ad una posizione giuridica tale da non menomare la sua personalità e la sua dignità di cittadina.”
Pare scritta oggi.
Livia
settembre 19th, 2009 at 22:30
Siamo ancora una categoria inferiore. Nonostante i notevoli risultati lavorativi, nonostante i molteplici impegni, che in genere portiamo a termine in maniera più che dignitosa nella nostra vita, siamo ancora inferiori. Nel lavoro, nella politica. Fai un po’ d strada se sei di “buona famiglia” o se alle spalle hai un uomo potente, altrimenti ti devi accontentare di fare metà carriera di un uomo anche se con il doppio dei risultati. Le leggi si fanno (seppur ancora poco e male), la mentalità non cambia; anzi, peggiora. Con l’esempio che quotidianamente danno i mass media, corpi vuoti, nudi che si agitano davanti una telecamera. Corpi, non cervelli,non lavoratrici. Corpi che magari dopo lo spettacolo saranno invitate dal produttore o da chissà chi per continuare a mostrarsi, per avere successo. Ci sono ragazzine che si prostituiscono con i compagni per avere un cellulare nuovo tipo e altre sciocchezze. Simboli… Avere e non essere… Presenziare e non partecipare.
Ti faccio un esempio vissuto sulla mia pelle. Lavoro in banca, sono un quadro direttivo di IV livello, mi interessava fare l’ispettore sulle filiali, un lavoro per cui ritenevo di avere tutta la professionalità di fare, date le molteplici esperienze ed il curriculum e che non aveva mai visto da noi donne nel ruolo. Ci sono riuscita e ne sono stata gratificata. E allora dirai? Dopo 500 anni di banca hanno preso una donna e prima di inserirla le hanno fatto fare sei mesi di prova con sei valutatori diversi per vedere se veniva accettata! Un traguardo, certo, ma questo avveniva nel 2006. Te ne faccio un altro. Una mia cara amica, quadro direttivo di IV livello, dirigeva un Ufficio specialistico in direzione generale. L’ha praticamente fatto risorgere, lavorava con cinque addetti, dalle otto la mattina alle dieci la sera e spesso si alzava alle quattro per finire qualcosa. Ha fatto l’integrazione di due banche del gruppo e appena finita, siccome serviva un dirigente, e l’ufficio veniva dotato di dodici persone, l’hanno sostituita con un uomo dirigente che di quel servizio non conosceva nemmeno le convenzioni che avevamo. Non ci vogliono con il velo sulla testa, ci vogliono nude, dietro ai fornelli, a letto la sera, a fare risultati e a sfruttarne i meriti. E i nostri peggiori nemici, spesso, sono le donne stesse. Piene di rancore se qualcuna ottiene qualche risultato in più, se si mette in evidenza, se riesce. Mania di protagonismo per farsi belle agli occhi degli uomini! Questa è la società in cui viviamo. La politica è una barzelletta. Ho dato per la prima volta nella vita l’adesione ad un partito quest’anno. La persona che si è comportata in maniera più falsa una donna, la referente provinciale. Il mio nome è stato il secondo il lista, ma serviva solo per visibilità. Nonostante avessi le competenze per svolgere un incarico nemmeno mi è stato chiesto, nonostante una parte della alleanza mi avesse richiesto. Siamo ancora molto lontane dall’obiettivo e, se non facciamo gruppo, non ci avvicineremo mai!
settembre 20th, 2009 at 06:59
Non sono così convinto che in un mondo comandato dalle donne le cose sarebbero diverse, però si può (anzi, direi che si deve) almeno provare. Potrebbe essere un mondo più sano (potrebbe), meno violento, meno corrotto. Però potrebbe essere anche un mondo meno ricco, materialmente parlando. La capacità che abbiamo noi uomini di strutturare e alimentare l’economia potrebbe essere per voi difficilmente raggiungibile.
settembre 20th, 2009 at 09:27
Finchè si continuerà a pensare che “comandare” o “governare” significa fondare un club esclusivo che difenda il proprio genere prevalente ad oltranza , ci saranno sempre ingiustizie macroscopiche e indegne di una società civile. Nella società , così come è oggi , per aspirare a “governare” occore iniziare a partecipare attivamente alla vita politica ….frequentare le sedi dei partiti, le riunioni, le associazioni, le manifestazioni.Questo è spesso impedito alle donne perchè non ci sono servizi adeguati che le assistano nella gestione della famiglia e dei figli ,gestione che è ancora ,nell’ottanta per cento dei casi , sulle spalle delle donne, appunto.
Gli uomini arrivano prima e più lontano perchè sono più liberi, perchè possono dedicare tempo e denaro alla politica,perchè non si fanno ricattare dagli impegni familiari più di tanto .
Noi donne possiamo dedicarci al governo del mondo solo dopo aver governato la casa , i figli, i nonni, i mariti , i compagni….naturalmente possiamo rinunciare ad avere una famiglia, ma allora diventiamo o “acide e sole” o “puttane arrampicatrici”.
Allora, anche se dobbiamo faticare il doppio o il triplo, facciamolo, usciamo allo scoperto , diamoci appuntamento nelle manifestazioni, nelle sedi dei partiti, nelle associazioni, frequentiamo i luoghi della politica se vogliamo governare . E non da sole , ma in modo diverso. Insieme agli uomini che la pensano come noi .
Franca
settembre 20th, 2009 at 15:51
Il concetto assurdo di Michele che pensa le donne come impedite nell’economia mi porta a ricordare che L’Exhibition Area “L’Economia delle Donne” ha occupato circa 8.000 metri quadrati del Padiglione 17 di Fiera Milano.
Sara
settembre 21st, 2009 at 08:35
ZAREMA UCCISA PER LA SECONDA VOLTA
Dopo l’assassinio in Cecenia (11/08/09) di ZAREMA SADUL.AEVA, operatrice umanitaria e nostra stretta collaboratrice, MONDO IN CAMMINO, in partnership con COMITATO PER LA PACE NEL CAUCASO, ha inviato un appello congiunto (vedi in allegato) ai parlamentari europei italiani per rompere il silenzio istituzionale e stimolare le coscienze a mobilitarsi contro la strage di giornalisti, attivisti umanitari e per i diritti civili in Cecenia e in tutta la Federazione Russa.
A distanza di un mese è agghiacciante il silenzio umano e istituzionale dei nostri rappresentanti politici.
Noi volontari che ci rechiamo periodicamente in Cecenia (ed è imminente la nostra prossima missione) per dare un segno di speranza alla popolazione civile e per tenere aperti, attraverso corridoi umanitari e progettuali, i contatti con questa nostra comune Europa, di cui la Cecenia fa parte, ci sentiamo offesi da chi, dalle comode poltrone del parlamento europeo (e anche del nostro), non ci vuole rappresentare e starnazza, invece, unicamente a favore della libertà e della democrazia per “dovere elettorale”, o per inserire il proprio nome, a futura memoria, negli annali da archiviare, o per dare “peso politico” alla mancanza di un impegno serio, costante e coerente.
Ma, forse, non è per tutti così.
Per questo chiedo a tutte le persone, alle associazioni, agli organi di informazione, ai politici responsabili e agli enti in indirizzo un atto di responsabilità nel cercare di diffondere il più possibile l’appello e di sostenerlo e, con esso, confortare ed aiutare anche i progetti dei volontari (persone comuni, non “eroi”) che svolgono azioni “concrete” nel Caucaso del nord.
Massimo Bonfatti
presidente di Mondo in cammino
.mondoincammino.org
settembre 21st, 2009 at 08:39
per l’intevento di Michele direi di leggere che cosa riescono a fare governi di donne in paesi progrediti come la Svezia,e gli altri paesi scandinavi. Se Michele prova a uscire fuori dal suo paesello può cominciare a capire che il mondo si evolve.
Andrea
settembre 21st, 2009 at 14:05
franca Says:
settembre 20th, 2009 at 09:27
Noi donne possiamo dedicarci al governo del mondo solo dopo aver governato la casa , i figli, i nonni, i mariti , i compagni….
VORREI IN MERITO RISPONDERE A FRANCA CON UN INTERVENTO PRECEDENTE:”L’AGENDA QUOTIDIANA DEVE ESSERE NECESSARIAMENTE SNELLITA”…E questo dipende solo da noi. Ognuna di noi deve sapere quando passare la palla se non vuole parari colpi all’infinito.
Anna Rossi Says:
agosto 26th, 2009 at 09:58
Il lavoro di “cura” è decisamente una competenza femminile sul mondo.
Ma che cosa è la “cura”?
La cura è un insieme di azioni/relazioni che impegnano la vita di qualcuno a favore di quella di altri.
Le donne evidenziano questo sapere poichè la secolare organizzazione della società le ha sempre viste impegnate e spendibili nella gestione pratica e sentimentale del benessere familiare e sociale.
E fin qui niente di nuovo.
La novità deve scaturire dal sapersi fermare in tempo. Mi spiego. L’abnegazione e la miracolosa gestione dell’imprevisto, che vedono milioni di donne impegnate quotidianamente nel processo di cura, sono “attrezzature” che vanno condivise con l’elemento maschile, di certo più attento di noi,se coinvolto, nel rivalutare l’attuale scarso riconoscimento sociale dell’opera di conciliazione fra lavoro, casa, famiglia, anziani.
L’agenda delle donne deve essere assolutamente snellita e questo passa attraverso una revisione culturale che vede i due generi uniti in un patto sociale nuovo, maturo e democratico.
Nessuno vuole svilire le tendenze antropologiche della differenzazione dei sessi, sarebbe catastrofico e poco affascinante ai fini dell’incantesimo relazionale dei due sessi.
Si tratta ora di renderci la vita più facile…e dico facile…perchè più fluibile agli accessi di una società che necessita della indiscussa capacità femminile di gestione delle complessità (non solo dell’economia domestica).
Nessun lamento e nessuna rivendicazione ma neppure nessuna rassegnazione.
Le donne devono rivendicare il tempo per il “loro pensiero”.
La strada per la gratificazione deve passare per il proprio riconoscimento che solo la dignità personale può descrivere.
La società del futuro italiano migliorerà nell’attimo in cui donne e uomini comporranno l’universo quotidiano con una maggiore consapevolezza dell’alternarsi di ruoli nel rispetto della crescita individuale e comunitaria.
Questa è la grande sfida della conciliazione, una sfida che non deve fare più sconti a nessuno.
Anna Rossi
Resp.Relazioni Esterne ONERPO
li, 25.08.2009
settembre 21st, 2009 at 14:48
in svezia paese in cui le donne contano di più: Save the Children ha pubblicato il Rapporto sullo Stato delle Madri nel Mondo, che esamina la situazione delle madri e dei bambini in 125 paesi, sulla base di 10 indicatori relativi alla salute e all’educazione materno-infantile.
In base a questi 10 indicatori è stato redatto l’Indice delle Madri, una classifica dei paesi dove le mamme e i bambini stanno meglio o peggio. Ai primi posti si sono classificati: Svezia, Danimarca, Finlandia, Austria, Germania, Norvegia, Australia, Paesi Bassi, Canada, Stati Uniti e Gran Bretagna; agli ultimi posti: Niger, Burkina Faso, Mali, Chad, Guinea Bissau, Sierra Leone, Etiopia, Yemen, Repubblica Centro Africana, Repubblica Democratica del Congo e Liberia.
Il divario esistente tra paesi in via di sviluppo e paesi industrializzati si conferma purtroppo di notevole spessore
L’Italia non è compresa nell’Indice generale perché non si sono resi disponibili tutti gli indicatori richiesti, tuttavia, in relazione ai parametri pervenuti, si afferma nella zona alta della graduatoria: per quanto riguarda, ad esempio, il tasso di mortalità infantile entro il primo anno di vita del bambino, l’Italia si trova all’ottavo posto, davanti a Svizzera, Gran Bretagna, Olanda, Stati Uniti. Per il tasso di mortalità infantile sotto i 5 anni, l’Italia si insedia invece al decimo posto, davanti a Gran Bretagna, Olanda, Canada, Australia e Stati Uniti.
annalisa
settembre 21st, 2009 at 15:33
non dimentichiamo che l’Italia è all’ ottantaquattresimo posto nella classifica per la parità dei sessi. Non dimentichiamo che siamo al di sotto di paesi sottosviluppati, e non dimentichiamo che la calma apparente preannuncia sovente la ribellione. Si tratta di raggiungee il colmo del bicchiere fino al trabocco.
Sandra
settembre 22nd, 2009 at 21:07
l’intervista a Porta a Porta con a mamma di Sanaa è dimostrativa della forte sottomissione delle donne islamiche che la libertà non sanno che cos’è. Non ne sentono la mancanza perché non si sente la mancanza di quello che non si conosce. Uccelli in gabbia che non sanno nemmeno che esistono le ali per volare.
Miriam
settembre 23rd, 2009 at 08:13
è il precariato la condizione drammatica che penalizza la serenità di donne e uomini.
Come si sà in ogni situazione di precariato sono le donne a soffrirne di più.
le politiche del governo non hanno dato impulso al lavoro e centinaia di migliaia di disoccupati non hanno praticamente un futuro. le donne senza diritti e denaro non hanno voce ma si deve tornare in piazza per farsi ascoltare. servono anche i blog e tutti i sistemi di interscambio, ma la piazza fa più rumore.
loredana
settembre 23rd, 2009 at 20:56
Le le donne di Aristofane stanche del malgoverno
degli uomini ad Atene guidate da Prassagora, decisero di impadronirsi del potere e impostarono una condivisione dei beni e l’abolizione della proprietà privata. Un esempio dal passato di energia femminile positiva da imitare.
Mirella
settembre 24th, 2009 at 10:21
In Svezia la ministra delle Pari opportunità Nyamko Sabuni ha realizzato tanto bene il suo mandato che gli uomini si lagnano dei troppi vantaggi per le donne.
Non è credibile e se pure fosse la fase di compensazione può presentare qualche inclinazione del peso della bilancia a favore delle donne, ma per il riequilibrio è ammissibile.
Sara
settembre 24th, 2009 at 18:40
Sapete che la Bbc cerca giornaliste conduttrici di telegionali di oltre 50 anni. c’è un annuncio suol sito della emittente britannica.
Il fine della Bbc è di avere migliori presentatori che rappresentino una vasta gamma di retroterra ed età e tra queste, anche donne più
mature che con la loro esperienza autano a far riflettere gli spettatori.
Niente male come buon esempio non credete?
Emma
settembre 24th, 2009 at 19:48
a Taranto la bacchettata del Tar gli sta bene!
Avevano la faccia tosta di fare una giunta al 100% maschile
Ma come molte di noi sanno anche altre giunte sono esclusivamente al maschile come per esempio quella di Ascoli Piceno.
Se le pari opportunità si devono raggiungere con le sentenza, ben venga la giustizia!
Wanda sei sulla buona strada!
Piera
settembre 25th, 2009 at 19:03
per respirare aria fresca e tersa e credere in voi donne con sane ambizioni si legge questo blog e gli altri che pongono unas base morale dell’esistenza.
Non cadiamo nella trappola che solo offrendosi da escort o da accompagnatrice che dir si voglia si va avanti.
Vorrei essere testimone di una qualità diversa di mentalità femminile e in parte lo sono per le tante donne che vedo e che conosco nelle difficoltà di ogni momento e nelle conquiste difficili. Ho sposato una di loro, ma tra le conoscenze e e colleghe d’ufficio posso testimoniare di donne per bene, tante e dovunque.
mauro
settembre 25th, 2009 at 19:40
Ci sono certe cose che lasciano l’amaro in bocca come il considerare Parlamento e il Governo cose proprie.
Dare un riconoscimento a persone con un seggio o un incarico nell’esecutivo fa la differenza. Niente da dire se le donne le remunerano con tenute in campagna o ville, gioielli o fuoriserie di propria dotazione.
Isabella
settembre 27th, 2009 at 09:34
e poi dicono che le donne russe ucraine, rumene e ugandesi, sono in vendita, ma se guardiamo alla sostanza dei fatti di donne in vendita ne troviamo anche troppe in italia, per soldi o per sistemazioni in politica si vendono anche la madre e il padre.
roberto
settembre 28th, 2009 at 07:32
CI SONO DONNE PER BENE E DONNE PER MALE IN OGNI PAESE, MA LA DISCUSSIONE E’ MEGLIO RIPORTARLA A UN CIVILE RISPETTO DEI DUE GENERI, FERMO RESTANDO CHE LE DONNE DA QUALSIASI PARTE DEVONO DIMOSTRARE DIECI VOLTE DI SAPER FARE UNA COSA PRIMA DI POTERLA FARE.
LILIANA
settembre 28th, 2009 at 08:12
a proposito di pari opportunità, non possiamo non dire dello stesso trattamento usato dal premier che non fa diffeernze tra uomo e donna, tanto che ha affibbiato l’aggettivo “abbronzata” anche a Michelle Obama.
mario
settembre 29th, 2009 at 08:20
se usiamo il corpo per lavorare, se permettiamo di renderci oggeto per ottenere vantaggi siamo vittime o no? E’ di notevole interesse il dibattito delle donne presso la libreria delle donne di Milano – Partecipare e nel contempo contribuire a fare chiarezza su dove stiamo andando è doveroso.
Carla C.
settembre 29th, 2009 at 08:37
Mi compiaccio della sentenza del Tar in Puglia. Quote rosa per sentenza di Tribunale e soddisfazioni di tutte le donne che come me non considerano le quote come la via maestra per ottenere la parità, ma in mancanza di un criterio di apertura al contributo femminile si accettano come ultimo rimedio, come la purga per il mal di pancia.
In Provincia di Taranto è perciò nominata una donna nella giunta che il Tar di Lecce aveva azzerato il 24 settembre proprio perchè non c’era nemmeno un rappresentante del gentil sesso.
Catia Marinò è di conseguenza nuovo assessore alle Politiche giovanili e della Innovazione, Cooperazione sociale, Responsabilità e bilancio sociale, Trasparenza e Istituti di Partecipazione.
Elisabetta
settembre 29th, 2009 at 12:43
Ci stiamo parlando addosso. Ancora questa abitudine pessima di parlarci addosso ridicendoci le cose di sempre, trite e ritrite.
ma dove sono le associazioni femminili che parlano ai cittadini dell’arroganza di erti personaggi rivendicando verità e fatti concreti?
Chi di voi ha un’associazione e fa il porta a porta?
Non sento runori solo chiacchiericci.
Le donne non interessano che in orizzontale?
Quando le donne si occuperanno più di tutti gli aspetti della società civile e la smetteranno di rivendicare un “padre” allora non ci saranno più padroni.
Qui non si tratta di essere “femministe” ma di chiamare le cose con il loro nome.
Cominciamo dalla casa, dalla cura degli anziani, dal doppio o triplo lavoro quotidiano.
Passiamo la palla….poi tratteremo.
settembre 30th, 2009 at 22:33
“Le donne italiane sono diventate sempre più libere ma sempre meno uguali in diritti. Da un’idea paternalistica di emancipazione della donna come madre e lavoratrice, affermatasi fra gli anni Cinquanta e Sessanta, si è infatti passati a una sempre maggiore eroticizzazione del corpo femminile, a partire dagli anni Novanta. La televisione segue questa parabola: da un paternalismo sociale si è passati a un patriarcato economico globale dalle sembianze neo-populiste”.
(DA: Reset DOC)
Virna