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“Alla politica si è sostituito il potere” (Concita De Gregorio da suo art. “Ribelliamoci come in Iran e in Birmania”). Vero, verissimo.
Pochi si rendono conto che uno degli strumenti per controllare le masse è il sistema fiscale e l’attuale crisi finanziaria. Le donne ed i giovani sono le vittime “eccellenti” da sacrificare per rendere inoffensivo il punto di intolleranza che divide l’illusione di esseri liberi dalla certezza di non esserlo.
Il silenzio delle donne italiane (e non mi riferisco alle poche consapevoli del procedimento dissolutorio della società “civile” che si sta perpretando a livello globale) non è un’anomalia ma la conseguenza psicologica dell’illusione di una democrazia inesistente.
Le donne italiane tacciono perché è stata tolta loro anche la responsabilità morale di gestire il privato. Vessati economicamente i cittadini non possono godere una vita di reale benessere e trascorrono la maggior parte del tempo a far quadrare i conti. E’ importante che i cittadini non pensino e soprattutto che le donne non si evolvino. Le donne sono un elemento della popolazione sovversivo con l’ossessione di proteggere il futuro. Private dei beni essenziali (lavoro, famiglia, istruzione, informazione, etc.) saranno sempre più disposte ad accettare patti moralmente illeciti pur di sopravvivere. Nel mentre il silenzio.
Credo che il tempo delle analisi sia scaduto. La rassegnazione che ci ha imposto il patriarcato per lunghi secoli ha lasciato il posto all’indifferenza. La cura all’apatia è una buona dose di disobbedienza civile. Solo la piazza può rallentare questa agonia e solo le donne possono protestare ed alzare la testa prima che il sistema le travolga definitivamente. La disoccupazione intellettuale di molte rappresentanti femminili non è giustificata se non dal profitto personale e va assolutamente individuata ed isolata.
I movimenti femminili non hanno bisogno di una parte politica o sindacale nella quale riconoscersi ma devono conquistare tutti gli spazi scelleratamente concessi nel tentativo ingenuo di rivalersi in silenzio. Tali movimenti dovrebbero agire in piena autonomia e coesi nell’obiettivo di ridare voce alla questione femminile.
Agitare le bandiere della libertà di lavoro o della tutela economica dei lavoratori è un’arma a doppio taglio che attraverso l’acquisizione di strumenti finanziari al servizio del potere può rovesciare il senso di qualsiasi lotta.
Avendo quindi formulato tutte le analisi oggettive possibili dobbiamo assolutamente escludere coloro che ci indicano terapie in funzione della diagnosi del Paese.
Non esistono emergenze che non siano state create ad hoc se non quella di uscire dal silenzio-consenso ed entrare nell’urlo del rifiuto.
Poiché il sistema attuale si è raffinato nel mascherare la tendenza autoritaria in autorevole, occorre fare attenzione al gioco di opposizioni mediatiche e di stampa funzionali al coordinamento di un nuovo ordine sociale. Questo di fatto sta accadendo attraverso la nomina di un organigramma che dall’economia e finanza alla pubblica amministrazione passando per la magistratura e finendo ai corpi militari conta un numero sempre crescente di asserviti alla demolizione del servizio sociale propriamente detto.
Noi donne possiamo rompere il silenzio e uscire dalla sudditanza solo se da controllate ci controlleremo da sole (un po’ come fanno le banche).
Dovremmo stabilire il prezzo di una decisione dopo aver smesso di lamentarci e di essere docili.
Anche il tempo dello sdegno è scaduto e la prostituzione domestica e pubblica deve essere ingoiata dall’azione collettiva.
Le soluzioni troveranno la loro materializzazione attraverso l’azione coordinata di leaders motivate dall’essenziale e prive di rancore. C’è bisogno di voci pulite e forti capaci di trascinare in piazza più della metà della popolazione. Coloro che affermano la liberazione femminile da una parte e dall’altra servono i responsabili di crimini contro l’umanità come la violenza globale contro le donne vanno isolati .
Il ricatto della sopravvivenza può essere sconfitto solo attraverso il ripristino della dignità collettiva (visto che quella individuale è stata attaccata fino all’osso).
Dobbiamo riprendere la corsa verso l’indipendenza inseguendo un solo obiettivo: l’indipendenza stessa. Certe che qualsiasi compromesso può divenire strumento (specie quello finanziario) di inibizione di qualsiasi forma di lotta dovremo restare vigili e ricominciare a contarci.
Anna Rossi
Resp. Relazioni Esterne O.N.E.R.P.O.
21 agosto2009
agosto 21st, 2009 at 13:23
il consensoo tacito deve terminare e l’urlo del rifiuto, dovrà uscire dalla gola di tutte le donne stanche di sopportare oltre il sopportabile.
Loredana
agosto 21st, 2009 at 14:35
per darsi la sveglia, lo ripeto si deve riproporre il manifesto femminista del 1970. Femminismo non è una parolaccia, ma forza delle idee vincenti delle donne. ci hanno addormentate con le demenziali soap opera, le pubblicità tutte mulini bianchi e pavimenti lucidi. Hanno inserito nel nostro intelletto il timore di essere eccessive e il dovere di conciliare tutto: casa, ufficio, figli, anziani in cura, e sorrisi per maschio libero di tradire sessualmente e moralmente. Giorno dopo giorno ci hanno soggiogate. La colpa è della nostra educazione, delle mamme che ce l’hanno inculcata, dei padri padroni che ce l’hanno imposta.
Piera
agosto 21st, 2009 at 16:26
ma se dipende da voi perché state a guardare silenti? “stupidoèchistupidofa”
siete ferme, inadeguate e incapaci di reagire. questa è la verità.
giovanni
agosto 21st, 2009 at 18:34
Denunciamo ciò che non va,come per esempio la selezione ricattatoria della classe dirigente il degrado politico, che cresce in proporzione al fatto che ci sono anche donne completamente allineate a certi sistemi ignobili, anzi li incoraggiano. Poco lungimiranti si ritrovano a remare contro gli sforzi di chi crede nelle possibilità di dare forza propulsiva a sistemi meritori che aprano nuovi orizzonti della politica.
barbara
agosto 23rd, 2009 at 17:20
ciao a tutte,
seguo le vicende di Wanda, ho cercato di dare voce al lavoro sui Corpi di Loredana.
sfuggire al pregiudizio patriarcale in questo Paese non è facile. le vendette trasversali sono fittisime. la precarietà delle vite delle più giovani vacilla ad ogni colpo.
vi segnalo le nostre riflessioni e le nostre storie sul nostro metablog, che teniamo per essere presenti come giovani femministe in provincia di pesaro e urbino.
in particolare gli articoli:
“Eyes Wide Shut. Il privato è politico” e “Tutto il bello su di me”
su
http://rimarchevole.wordpress.com
buon lavoro!
agosto 24th, 2009 at 10:46
giovanni Says:
agosto 21st, 2009 at 16:26
ma se dipende da voi perché state a guardare silenti? “stupidoèchistupidofa”
siete ferme, inadeguate e incapaci di reagire. questa è la verità.
giovanni
Caro Giovanni,
raccolgo il tuo pensiero per intero, lo accartoccio e lo cestino.
Stabilito il punto che gli archivi sono stragonfi di analisi e che ulteriori tavoli di discussioni sterili non serviranno a niente…molte hanno deciso di passare ai fatti.
Non te ne sei accorto perchè il vento che soffia contrario all’indipendenza femminile è forte e ti confonde ma ti garantisco che anche se la bora tira c’è una cordata incredibile di donne che avanza.
Al di là delle differenze di genere che sono di per sè meravigliose, quando una delle due non prevarica l’altra, l’elemento femminile è tutt’altro che statico ma di certo “inadeguato” alla formula padronale della società patriarcale…e questo ci ha reso fin troppo prudenti tanto da sembrare, dico sembrare, incapaci di reagire.
Ed invece le risposte ci sono e saranno sempre più chiare.
Chiediti perchè le donne italiane non fanno più figli dal lontano 1935.
Il mondo del lavoro le occupa meno della media europea, la tradizione familiare è decisamente più sentita, la presenza della Chiesa cattolica non si può dire non sia incisiva…eppure fanno sempre meno figli.
Le donne italiane non si fidano.
Quando un mulo lo si carica troppo si arresta e non avanza.
Chi è lo stupido?
agosto 25th, 2009 at 22:14
Penso che la questione sia più che mai deteriorata in quanto ad attivismo femminile e fa bene Anna Rossi a mettere in evidenza problematiche che sono reali e che, se non si toccano con mano, non si pensano nemmeno immaginabili.
Prima di tutto il problema atavico della donna che prende in carico, che si prende cura della famiglia: dapprima alle prese con i bambimi, poi con gli anziani.
Non si può certo dire che le strutture siano sufficienti a tal riguardo.
Discriminate sul lavoro e comunque con un fardello assai pesante da sostenere.
Molte donne, anche volendo, come farebbero a trovare il tempo necessario per poter far qualcosa di concreto?
La realtà dei fatti è che, anche a causa della crisi, le donne sono sempre più succubi della famiglia, poichè in fin dei conti (e non guardiamo le eccezioni) il carico, la presa in cura è delle donne.
Ci diemtichiamo che per il sociale la cifra stanziata è del 50% in meno che nel 2007?
Certamente le “stanze dei bottoni” sono precluse alle donne, forse considerate troppo efficaci? Comunque sia questa è l’evidenza dei fatti.
Francesca Costa
agosto 26th, 2009 at 09:58
Il lavoro di “cura” è decisamente una competenza femminile sul mondo.
Ma che cosa è la “cura”?
La cura è un insieme di azioni/relazioni che impegnano la vita di qualcuno a favore di quella di altri.
Le donne evidenziano questo sapere poichè la secolare organizzazione della società le ha sempre viste impegnate e spendibili nella gestione pratica e sentimentale del benessere familiare e sociale.
E fin qui niente di nuovo.
La novità deve scaturire dal sapersi fermare in tempo. Mi spiego. L’abnegazione e la miracolosa gestione dell’imprevisto, che vedono milioni di donne impegnate quotidianamente nel processo di cura, sono “attrezzature” che vanno condivise con l’elemento maschile, di certo più attento di noi,se coinvolto, nel rivalutare l’attuale scarso riconoscimento sociale dell’opera di conciliazione fra lavoro, casa, famiglia, anziani.
L’agenda delle donne deve essere assolutamente snellita e questo passa attraverso una revisione culturale che vede i due generi uniti in un patto sociale nuovo, maturo e democratico.
Nessuno vuole svilire le tendenze antropologiche della differenzazione dei sessi, sarebbe catastrofico e poco affascinante ai fini dell’incantesimo relazionale dei due sessi.
Si tratta ora di renderci la vita più facile…e dico facile…perchè più fluibile agli accessi di una società che necessita della indiscussa capacità femminile di gestione delle complessità (non solo dell’economia domestica).
Nessun lamento e nessuna rivendicazione ma neppure nessuna rassegnazione.
Le donne devono rivendicare il tempo per il “loro pensiero”.
La strada per la gratificazione deve passare per il proprio riconoscimento che solo la dignità personale può descrivere.
La società del futuro italiano migliorerà nell’attimo in cui donne e uomini comporranno l’universo quotidiano con una maggiore consapevolezza dell’alternarsi di ruoli nel rispetto della crescita individuale e comunitaria.
Questa è la grande sfida della conciliazione, una sfida che non deve fare più sconti a nessuno.
Anna Rossi
Resp.Relazioni Esterne ONERPO
li, 25.08.2009
agosto 29th, 2009 at 14:15
Il più bell’articolo che io abbia letto sulle donne. Finalmente!
Giovanna
agosto 29th, 2009 at 16:01
E’ condivisibile lo sprone a tornare all’azione comune. Da noi rinasceranno i moti della nuova forza. E’ scritto: “Anche il tempo dello sdegno è scaduto e la prostituzione domestica e pubblica deve essere ingoiata dall’azione collettiva”.
Tornare ad essere massa critica, è il passo determinante verso la conquista del femminile pubblico.
tiziana
agosto 31st, 2009 at 09:48
…adesso sì che ci siamo!
Abbiamo finito di fare critica. Cominciamo a codificare i prossimi passi. Basta con gli allineamenti! L’identità non è una macedonia.
Ciao a tutti!
Glo
agosto 31st, 2009 at 13:34
Mi impressiona l’imprescindibile contenuto di blog e articoli che disquisiscono sulla poca partecipazione delle donne. Come se fosse facile dare ancora del tempo, delle energie e del cuore oltre a quello che giornalmente si è obbligate a dare, anche quando l’aiuto in casa e all’assistenza di famiglia è fatto con generosa abnegazione. Le donne che non sanno a chi dare i resti, la maggior parte dei casi non hanno volontà o altra fantasia per impegnarsi, però sembra anche che la delusione di una politica in mano ai soliti faccendieri allontana le donne che di grattacapi e delusioni ne vivono abbastanza, senza che ci sia bisogno di cercare altre deludenti esperienze.
lorella
agosto 31st, 2009 at 14:26
se le donne italiane tacciono, il silenzio scaturisce dalla deriva morale che attualmente impera. le donne che aprono bocca vengono o allotanate o uccise o umiliate poichè non sembra più possibile che un uomo accetti: critiche, rifiuti, distacco. l’aumento di omicidi anche in famiglie apparentemente normali è l’effetto della appropriazione della coscienza femminile che ci è stato insegnato a volere. il nucleo della personalità della nostra partner non è accettato se indipendente e se ostacola noi stessi e la nostra mentalità egocentrica. il motivo per cui le donne tacciono è anche derivato da prudenza, paura, e nichilismo.
mario
settembre 1st, 2009 at 14:07
“mentalità egocentrica”
L’ego tende a cambiare la natura dell’anima. La macchia di odi e rancori pur non distruggendola in quanto la natura della stessa è amore.
Uscire dai condizionamenti non è facile ma dobbiamo fare tutti gli sforzi necessari a non assecondare l’ego che ci danneggia e ci annichilisce.
Occorre guardare alla condizione umana in chiave liberatoria. Le donne non possono più essere ingannate e tantomeno i giovani alle cui menti si sta attentando.
Chi crede nella giustizia deve osare anche se le apparenze lo hanno fatto cadere in disgrazia.
Basta con i lamenti! L’avidità dei poteri ha artigli robusti ed incatena alla solitudine.
Tuttavia dipende da ognuno di noi ribellarsi alle regole della sopraffazione e dettarne delle nuove.
Prudenza, paura e nichilismo sono i frutti di un coraggio a metà che non riesce a sostenere i più deboli.
Nessuno può appropriarsi di un’anima se non si è disposti a cederla.
Come non ci sarebbe mafia senza i fiancheggiatori così le donne non sarebbero il “sesso debole” se fossero veramente sdegnate.
Perdonatemi ma credo che i cambiamenti debbano avvenire prima dentro di noi se vogliamo che quel che ci circonda sia diverso.
Glo
settembre 1st, 2009 at 17:33
chi si interessa dei diritti delle donne?
si dovrebbero riempire le piazze e le voci corali o singole dovrebbero occupre i canali di diffusione, invece le donne stanno zitte. Si tratta di dolo
re, mansuetudine o paura, si tratta di assuefazione o rassegnazione? Di qualunque cosa si tratta questa quiete preannuncia una tempesta. La voce della ribellione squarceràil silenzio e non sarà tardi per rimediare.
Valery
settembre 1st, 2009 at 18:02
…La voce della ribellione squarceràil silenzio e non sarà tardi per rimediare.
Valery
settembre 1st, 2009 at 17:33
Sono certa che andrà proprio così come tutte le cose allorchè vengono compresse.
Veramente il punto sta nel fare attenzione a non fare la politica del contro e neppure a riaffarmare la parola diritti di cui tanti si riempiono labocca e nel mentre li sfilano da sotto i piedi come un tappetino.
Si tratta di chiamare le cose per nome. Di non confondere i ruoli che madre natura impone come quello della grazia o della forza fisica.
Si tratta di avere il coraggio di non permettere più abusi o lasciare che si permettano chiedendo conto dei responsabili.
Si tratta di vederci sedute ai tavoli dove si decide unite e non assistere a deleghe imposte da qualche sultanato.
Si tratta di riconciliare la parte lesa con determinazione e capacità.
Le donne hanno solo bisogno di capire che sono tante, capaci e soprattutto indispensabili.
I conti tornano sempre a casa.