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Né scienziate, né veline, né presidenti.
Solo casuali strumenti
Donne. Mai come in periodo di elezioni l’argomento viene alla ribalta. Il workshop di ‘Farefuturo’ su Donne e Politica è stata un’occasione di dibattito aperto a contributi vari. Culturali, sociali, istituzionali. Ognuno dalla propria esperienza. A partire dalla dichiarazione del presidente della Camera Fini che esternava disappunto in merito alle candidature delle veline pur senza condividere alcuni eccessi del dibattito. Da lì Veronica Lario con la frase «L’uso delle donne per le Europee? Ciarpame senza pudore. Voglio che sia chiaro che io e i miei figli siamo vittime e non complici”. Questa la dichiarazione. L’approfondimento è migliore. La Premier Dame d’Italia ha aggiunto: “… è la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte e questo va contro le donne in genere e soprattutto contro quelle che sono state sempre in prima linea e che ancora lo sono a tutela dei loro diritti”.
Che strano mondo. Mike Bongiorno, intervistato da Fabio Fazio su Raitre domenica sera, ha detto di essere addolorato perché il suo rapporto con Mediaset è terminato senza alcun preavviso, né una lettera o telefonata di congedo. Il decano dei presentatori ha ripetuto che è rimasto male per questa indifferenza. Ha chiesto alla stregua di chi chiede un regalo che Berlusconi si ricordi di chiamarlo, così come faceva una volta telefonandogli ogni settimana. Ho qui ancora in un ripiano in una cameretta a casa mia Pasqualino Settepose, il fotografo mascotte che mi richiama alla mente che più di venti anni fa fu il coraggio di Mike a dare impulso alla tv di Berlusconi. Era il giugno del 1982. Ricordo l’ultima puntata di Flash su Raiuno e un poco noto Silvio Berlusconi seduto in platea presso gli studi Rai dove si svolgevano le finalissime del quiz. Mike nel salutarci disse che non avrebbe rinnovato il contratto con la Rai per iniziare ad occuparsi della nuova televisione. Quella sera durante la cena conviviale con gli autori del programma e i concorrenti finalisti, molti si dissero convinti che Mike Bongiorno si stava dando la “zappa sui piedi” (veramente usarono una terminologia più greve). Nessuno di loro avrebbe lasciato Mamma Rai per una tv locale. Ma la fortuna di Re Mida ha fatto partire un impero televisivo. Son tutti più ricchi oggi. Quindi il cambio è convenuto anche a Mike Bongiorno, però mi chiedo se oltre ai soldi abbiano un senso i rapporti umani.
Strano mondo.Veronica Lario chiederà il divorzio. Il “mi dispiace..”, riferito all’ esternazione della moglie contro le candidature delle veline, mi è sembrata la nota di sincerità tra tante parole espresse da Berlusconi.
Lascerei a parte le veline, casuali strumenti che non hanno responsabilità per le colpe di quel potere che “offende la credibilità (e aggiungerei credulità) delle donne”.
Nel 2005 raccogliemmo 10.000 firme con Tina Lagostena Bassi, la Consulta delle donne che coordinavo, alcune associazioni e le Parlamentari di Camera e Senato. Era l’appello per la “Democrazia incompiuta” scritto dall’On. Lagostena Bassi contro della legge elettorale varata in quei giorni. L’istanza da presentare al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi si riempì di sottoscrizioni in breve tempo. Poi lo stesso invito a firmare fu rivolto alle moglie di tutti i segretari politici. Non ero d’accordo allora e il coinvolgimento delle mogli mi appariva un’ingerenza nella vita privata, una modalità poco politica e scarsamente percorribile. Oggi rivedo le mie posizioni.
L’impulso alle lotte femminile va accettato da qualsiasi parte arrivi. Se si riescono a sdoganare le donne ben venga la modalità insolita e fuori canone. L’inefficienza dei percorsi politici e istituzionali conduce a prendere i frutti da quell’altrove a cui non si era mai pensato.
Mi pare invero non positiva la polemica per le veline. Noi siamo in ogni caso soccombenti. Chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori dai confini del potere. Vogliamo prendercela con qualche ragazza ventenne che si illude che possa facilmente entrare in Parlamento per il solo fatto che è “candidata?”. Vero è che personcine pulite e profumate al posto di politici maleodoranti e brutti porterebbero una nota soave in parlamento, ma non si può nemmeno far credere che basti essere graziose e pulite per vincere l’ingresso in Parlamento. I fautori della meritocrazia lanciano messaggi contraddittori e soprattutto falsi. Anche perché la verità di una legge elettorale che prevede un trenta per cento di candidate donne non è detta da nessuno. Non ci sono regali, trattasi di altruismo peloso e il cadeau dato a questa o all’altra è una bufala. E’ un obbligo candidarle. Poi decidono le preferenze degli elettori. La finzione di liste scritte da uomini che fanno un uso spregiudicato delle illusioni di povere ragazze non è un bel gesto. Le aspiranti concorrenti non sanno che il posto offerto loro è fasullo, laureate o no, belle o no. Nella maggior parte dei casi saranno altri gli eletti.
La vita è un contrappasso. Dante lo prevedeva all’inferno, ma la vita è un contrappasso già prima di trapassare.
Vorrei che chi ha il potere oggi immaginasse il mondo da qui a qualche lustro. I semi gettati adesso daranno frutti buoni o cattivi anche per loro. Vorrei che chi ha il potere oggi cercasse di capire che difficoltà troveranno i loro figli e nipoti in un mondo mal concepito e scorretto.
Che società avranno sviluppato? Riescono ad immaginare che le loro figliolanze potrebbero non essere in condizioni di trovarsi in cima alla casta?
Nel tempo muteranno sia il concetto, sia i contenuti di casta e i rapporti potrebbero essere rovesciati. Riescono lontanamente a immaginare un/una loro nipote in un mondo in cui si sono cambiate le regole trovarsi perdente perché le norme di partenza non sono rispettate?
Ammettiamo per un attimo che solo chi fa una gara di sopravvivenza alle frustrazioni possa accedere ad una casta speciale che governa sugli altri, i deboli e mollicci.
Una volta si mandavano i figli dei ricchi imprenditori a far pratica di mozzo sulle navi, e solcavano per mesi gli oceani in lunghe gavette che li rinforzavano nel carattere e nelle abilità di stare al mondo con plurime categorie di esseri umani.
Che fine farebbero i discendenti dell’attuale classe dirigente abituata ad ottenere tutto con lo schiocco di due dita?
E se la casta dei privilegiati fosse composta da chi possiede una particolare conoscenza scientifica, una speciale medicina, o la formula per decodificare messaggi tra menti elevate?
Se per far parte di futuri governi ci si dovesse sottoporre a prove di resistenza, tolleranza, forza mentale, capacità di interpretare codici ed espressioni matematiche, che cosa potrebbero dare in cambio nel “do ut des” a cui sono avvezzi?
Il gioco del Parlamentare che fa un favore al Banchiere per assicurarsi l’ingresso del figliolo in un consiglio d’amministrazione e viceversa il favore incrociato per far eleggere in Parlamento il di lui nipotino, potrebbe non funzionare. Questi due potrebbero essere sprovvisti di parole d’ordine, di conoscenze di formule, o essere incapaci di superare una verifica di resistenza fisica.
Una prova ideale a cui mi piacerebbe sottoporli è quella dell’antimaschilismo. Un test facile che le donne al governo dovrebbero poter fare a chi intende candidarsi alla vita pubblica. Un’altra è quella della prova di saggezza a donne e uomini per sapere se sono giovani o vecchi a prescindere dalla loro età.
La selezione dovrebbe svolgersi tra chi pur avendo settant’anni è giovane dentro perché ha un cuore entusiasta, disinteressato, vibrante di progetti e di vita per gli altri e per sé. Sarebbero naturalmente subito scartati coloro i quali per sembrare giovani vampirizzano il potere, la linfa di giovani sprovvedute, l’energia sociale.
La rappresentazione di sé assolutamente priva di saggezza, altruismo e misura ci indurrebbe a scartare gli illusi dell’eterna giovinezza che secondo loro si compra come la frutta al mercato. No questi soggetti passerebbero all’obbligatoria revisione dell’attitudine ad essere uomini e donne anziché soggetti dall’io ipertrofico destinati a restare soli.
Wanda Montanelli
maggio 6th, 2009 at 17:22
c’ero insieme a raccogliere le firme e contrariamente a te, cara Wanda, ero più che convinta di scrivere alle mogli dei politici. Sono da quel dì convinta che la ribellione di tante Lisistatre ci darà la conquista dei diritti. Siamo la metà dei cittadini, più della metà degli elettori e ci fermiamo al primo rimbrotto dei benpensanti che non vogliono lasciare le loro comode poltrone. Ne facessero un buon uso del potere si potrebbe pure starci, ma se ne servono per asservire ed umiliare. Devono schiodare.
Serena Poggiali
maggio 6th, 2009 at 18:29
Le donne però stanno entrando in politica sempre da sottomesse al potere.
Il potere fa credere di promuovere le donne, ma in realtà le strumentalizza…
DONNE TRA DISCRIMINAZIONE E PARI OPPORTUNITA’
La questione dell’uguaglianza
di Laura Tussi
Il principio di uguaglianza, pensato per eliminare le differenze tra uomini, non contempla le donne nel proprio immaginario politico.
Le donne sono assenti dall’ambito pubblico, ossia dalla sfera politica a cui il modello egualitario indirizza il suo slancio rivoluzionario, in quanto le donne risultano visibili solo nella sfera domestica. Questo fenomeno non si può definire un’esclusione accidentale del mondo femminile nell’evoluzione del processo storico, in cui l’uguaglianza, solo con il tempo, si è estesa a tutta l’umanità. Al contrario si tratta proprio di un’esclusione primaria inscritta nel principio maschile. Quindi il principio di uguaglianza rafforza la naturale dicotomia sessuale tra un ambito pubblico maschile e una sfera domestica femminile che riduce le donne a soggetti impensabili, quindi non soggetti.
Di conseguenza, l’immaginario patriarcale influenza l’attualità e la contemporaneità attribuendo alle donne solo ambiti domestici e non politici, intendendo come ambito domestico tutte le situazioni di subalternità a cui il mondo femminile è costretto. Quindi l’attuale tendenza ad escludere le donne dal potere reale e subordinarle alle decisioni maschili, anche negli ambiti politici, indica il sostanziale fallimento del modello egualitario. Infatti il modello egualitario fonda la sua ragione d’essere, il suo principio formale, sull’ordine simbolico patriarcale. La forma stessa del modello egualitario palesa un estremo paradosso che consiste sostanzialmente nella logica che vuole conciliare l’esclusione con l’omologazione.
Nelle carte costituzionali odierne, il principio di uguaglianza dichiara che tutti i cittadini sono uguali senza differenza di sesso. Quindi l’eguaglianza vuole comprendere anche le donne, ma le comprende nel senso propriamente etimologico del termine, ossia le prende dentro come se fossero uomini, anche se sono donne in tutti gli aspetti pratici e simbolici. Questa presunta in-clusione e com-prensione consiste essenzialmente in un’omologazione dell’identità femminile al paradigma maschile su cui è imperniato il principio di uguaglianza. La differenza sessuale femminile viene così eliminata e assunta come un aspetto da ignorare. Di conseguenza le donne sono primariamente escluse e in seguito incluse tramite un pensiero omologante che prescinde dalla differenza sessuale come valore intrinseco.
Il principio di uguaglianza vorrebbe porre rimedio alla discriminazione sessista, perché è incompatibile con gli ideali di libertà e democrazia che dovrebbero caratterizzare la modernità. Infatti l’uguaglianza formale in realtà non corrisponde a una parità sostanziale.
Il paradigma fondamentale di uguaglianza, contenuto negli attuali documenti costituzionali, eliminando la differenza sessuale femminile e omologando le donne agli uomini, si contraddice evidentemente e coerentemente, rispetto ad un modello emblematico di carattere patriarcale che insiste nel ridefinire la differenza sessuale femminile entro i parametri e gli stereotipi dell’economia binaria. Quindi anche nel nuovo modello egualitario il sessismo implicito si accompagna ad un insito razzismo. Il razzismo esplicito ed evidente, assumendo le differenze in termini di inferiorità, risulta sostituito da una discriminazione razzista insita e implicita che presume di ignorare le differenze in una logica omologante e livellatrice.
Le società multietniche come gli Stati Uniti d’America e l’Europa del nord conoscono il problema principale che consiste nella contraddizione e impossibile conciliazione tra un modello che valorizza e tutela le differenze e una paradigma teorico e omologante che le elimina.
L’esempio del chador
Il chador appartiene a una differenza culturale, religiosa, etnica da valorizzare e tutelare, secondo il modello multietnico, mentre secondo la prospettiva egualitaria, il velarsi il volto contraddice la verificabilità dell’identità che rappresenta una regola fondamentale nella società democratica occidentale, in quanto il velarsi il volto indica l’aspetto sessista della cultura musulmana, inammissibile da un contesto democratico che ostacola ogni forma di discriminazione. Di conseguenza la questione risulta complessa dal punto di vista del modello egualitario occidentale e sostanzialmente irrisolvibile. Questa complessità dipende da un orizzonte di pensiero che non riesce a conciliare il concetto di differenza.
Il modello esplicitamente discriminatorio e gerarchico del passato, espresso in tutta la storia del pensiero filosofico, cede il posto al paradigma egualitario del mondo presente. Infatti con il paradigma dell’uguaglianza si esplicita palesemente la contraddizione del soggetto che ha sempre tradotto in universalità la propria parzialità, in quanto decidendo che l’atteggiamento discriminatorio è un fattore negativo, la logica antidiscriminatoria del modello egualitario si tramuta necessariamente in omologazione, com-prensione e conseguente appiattimento delle differenze.
“Se la ragazza musulmana si toglie il chador e si comporta come una ragazza europea, il problema sparisce.
Se la gente di colore si conforma al paradigma dei bianchi, la pelle scura rimane, ma diventa più accettabile.
Se le donne stanno a casa e fanno le buone mogli, la società funziona al suo meglio.
Se invece si ostinano a prendere sul serio il principio di uguaglianza e vogliono lavorare, far politica eccetera, allora adottino perlomeno il paradigma maschile di comportamento già collaudato in questi ambiti”.
La questione dell’uguaglianza risulta collegata al fenomeno della globalizzazione e al destino del mondo intero.
Naturalmente la pratica editoriale dei libri di testo scolastici non può risolvere tale problema, ma è comunque suo dovere segnalarlo. Occorre segnalare che la storia della cultura si sviluppa su parametri maschili e paradigmi patriarcali. La storia della filosofia e della psicanalisi si evolvono su pretesti prettamente maschili e su modelli androcentrici.
La questione dell’uguaglianza riguarda soprattutto il problema della differenza sessuale. Naturalmente non si vuole in questa sede criticare aspramente il principio di uguaglianza.
Infatti l’ammissione delle donne nelle strutture che tramandano ed elaborano il sapere, si deve al principio di uguaglianza, come anche l’emergere della discriminazione razzista e sessista come problema.
Quando il paradigma egualitario corregge gli effetti più pervasivi della discriminazione, esso risulta un fattore positivo effettivo nella storia del pensiero occidentale, sui cui valori anche la scuola europea si basa ed è quindi legittimo che li difenda.
Attraverso le politiche delle pari opportunità, come innovativo approccio critico, il principio di uguaglianza è stato costretto ad ammettere i propri limiti applicativi e ad autocorreggersi. Infatti se l’uguaglianza e la parità significano essere uguali al paradigma maschile, risultano già avvalorati il razzismo e il sessismo.
La scuola europea rappresenta l’esempio evidente della modalità latente di imposizione del paradosso egualitario, in quanto la società non si trasforma, non cambia e si arrocca su stereotipi patriarcali, attribuendo all’identità maschile un ruolo privilegiato, e a quella femminile un ruolo di subordinazione.
Il modello universale dell’eccellenza umana, imperniata sulla centralità del soggetto maschile, comprende e informa incessantemente e continuamente, il pensiero, i contenuti, gli atteggiamenti che vengono trasmessi anche quando la discriminazione esplicita diventa latente, nascosta, occulta, traducendosi in ormai esacerbate e note dinamiche di segregazione. Infatti il mondo scolastico, la scuola in primis, continuano a trasmettere gli stereotipi più consueti e banali del maschile e del femminile, limitandosi a suffragare e diffondere, in modalità non certo marginali, i messaggi sessisti provenienti dal mondo televisivo, risultato della diffusione di un pensiero unico e omologante, intriso di vanità, futilità, dove la politica si riduce a mera immagine e ad apparenza vana, vacua ed effimera, in cui la donna diventa l’oggetto del mercato pervasivo di un edonismo ed estetismo decadente, fini a se stessi, propugnati ad oltranza, per sostenere un potere economico e politico privo di sussistenza reale, che ostenta un capitalismo scontato e ormai non più sufficientemente garantista. Infatti l’elaborazione logica che considera l’androcentrismo come universalità è il risultato della trasmissione scolastica di codesti stereotipi discriminatori.
Il compito dell’editoria scolastica dunque non sembra essere facile, in quanto non deve prescindere dal principio di uguaglianza che contraddistingue la società contemporanea e deve utilizzare tale principio per confutare gli assunti discriminatori, sessisti e razzisti del passato, ma adottando un’analisi critica del principio stesso di uguaglianza che ne confuti e ne problematizzi il retaggio patriarcale, sessista e razzista latente.
La teoria femminista
La critica femminista ha confutato i contenuti patriarcali del principio di uguaglianza come il carattere prevalentemente androcentrico della storia del pensiero e della tradizione.
La prima intellettuale del pensiero femminista è Mary Wollstonecraft che, in epoca illuminista, addita le ingiustizie e le discriminazioni sessiste del patriarcato, chiedendo che il principio di uguaglianza venga esteso alle donne, da cui scaturiscono le denunce della rivoluzionaria Olympe de Gouges e si definisce la teoria emancipazionistica del femminismo, che viene accolta dagli intellettuali democratici perché pretende la vera attuazione del modello egualitario. Questa fiducia nel principio di uguaglianza palesa e dimostra l’ineguaglianza nella società moderna come retaggio atavico del processo storico.
Luce Irigaray è una delle esponenti della teoria femminista contemporanea che con le sue teorie rivoluzionarie si impone in modo decisivo e pregnante nella storia del pensiero femminista, in quanto introduce la categoria interpretativa di “differenza sessuale” che rivoluziona la ricerca neofemminista.
Una categoria proveniente dal pensiero angloamericano è quella di genere, un paradigma culturale corrispondente agli stereotipi del maschile e del femminile, distinguendosi dal sex interpretato come la semplice dimensione biologica fra i due sessi.
La teoria femminista risulta molto ampia e articolata e concorde nel denunciare e confutare la tradizione e i saperi fondati su categorie di pensiero androcentriche.
L’articolazione della teoria femminista incrocia tutte le scuole di pensiero moderne e postmoderne, in quanto si declina trasversalmente in tutte le discipline, dalla storia, alla filosofia, dall’antropologia, alla psicanalisi.
In Italia particolarmente si registra la difficoltà di estensione delle teorie femministe, per l’assenza di ricezione dell’elaborazione femminista a livello istituzionale, che ha determinato un’involuzione nella produzione di manuali e libri di testo, indicanti il pensiero e la storia dell’evoluzione del pensiero di carattere femminista.
In altri paesi e negli stati uniti, l’attivazione a livello universitario degli Women’s studies o Gender’s studies ha facilitato l’elaborazione di testi antologici, divulgativi del pensiero femminista e ha valorizzato ambiti di ricerca ermeneutica sulla storia del pensiero femminista, anche in antologie tematiche e manuali di testo. “L’espulsione del sapere femminista dall’organigramma di saperi trasmessi alle nuove generazioni è infatti una palese contraddizione per un sistema educativo come quello italiano che si preoccupa di non essere androcentrico e discriminante”.
Lo sviluppo dell’identità di genere e della cultura delle pari opportunità rappresenta un obiettivo precipuo del processo di formazione di soggetti in contesti educativi.
La necessità di aggiornare i libri di testo, riconosciuta dal governo italiano con la direttiva del consiglio dei ministri del 1997 “azioni volte a promuovere l’attribuzione di poteri e responsabilità alle donne e a riconoscere e garantire libertà di scelte e qualità sociale a donne e uomini”, ne costituisce un’azione specifica e indispensabile per proporre, all’attenzione degli studenti, un’immagine del mondo coerente con l’evoluzione delle dinamiche sociali, sia nel mondo del lavoro, sia in quello della famiglia, “la necessità di recepire nell’ambito delle proposte di riforma della scuola, dell’università, della didattica, i saperi innovativi delle donne e l’educazione al rispetto e alla differenza di genere”.
Laura Tussi
maggio 6th, 2009 at 19:29
La popolazione è ridotta alla sopravvivenza nella crisi che non è per nulla passata. L’Italia non sta nei siti dorati che sono le residenze di chi la parola crisi pronuncia solo per negarla. Ogni madre di famiglia con figli a carico sa di che cosa parlo se soppeso la crisi, e parlo di spesa oculata con tante uova e latte per risparmiare, parlo di fatture delle utenze che ci danno il panico quando arrivano, parlo di lavori che finiscono troppo presto lasciandoci con una mano avanti e un’altra dietro.In cima a tutto ciò c’è la lite per le veline. sarebbe il caso di andare tutti a lavorere se ce ne fosse per tutti.
Paola
maggio 7th, 2009 at 09:26
di soggetti dall’io ipertrofico ce ne sono troppi da una e dall’altra parte. Purtroppo la televisione moltiplica la gonfia bolla dentro cui vivono. A sdoganare le donne saranno le donne, però sostenute da media qualificati e avveniristi, tv e giornali redatti da gente che guarda al potere con distacco e obiettività. La schiena dritta anche quella sdoganerà le donne.
Ciao. Simonetta
maggio 7th, 2009 at 12:58
Sono concorde. Ma non è ipocrisia anche chi dice di difendere le donne, ma poi si comporta come tanti, non usando il corpo sinuoso di veline, ma escludendole dalle Liste o non le valorizzi. C’è un legame fa la donna emarginata dai partiti e i disabili che gli stessi partiti non sanno gestire.
R. Pigliacampo
maggio 7th, 2009 at 14:57
non ci sono più tante persone disposte a polemizzare contro l’emancipazione. E’ un dato di fatto acquisito e assimilato che
che a parità di lavoro le donne guadagnano molto meno. E’ accettato e stabilito da leggi superiori della cultura che i lavori di cura sono a carico delle donne. Una corrente di pensiero considera addirittura offensiva la parola emancipazione, perché il valore è nella differenza femminile, il suo “di piu’”.
Il che non è contro la parità e l’eguaglianza, ma è un’ambizione verso un orizzonte più vasto che consiste: a) nella differenza di contenuti e qualità, b) negli obiettivi diversi che le donne introducono nella societa’. Un procedimento che fa conquistare la parità, ma procedendo oltre si va diretti alla conquista di un diverso ordine simbolico.
La politica maschile, consapevole del rischio, frena finchè è in grado di frenare.
Gisella Vanni
maggio 7th, 2009 at 16:59
Bene Wanda. Lo so dal 2004 che tocca a noi.
Aspettiamo fiduciose che anche le altre capiscano , una ad una : è difficile e lungo il processo. Lento , anzi lentissimo , perchè la sirena maschile è spesso suadente , più del guizzo irascibile e velenoso che le donne riservano alle altre.
Speriamo di vivere, per vederlo, il cambiamento che ho voluto, che abbiamo voluto.
Giovanna
maggio 8th, 2009 at 09:25
contesto il voler giustificare la condizione femminile per la cattiva condotta di certe donne dal guizzo velenoso, perchè si sa quanto gli uomini tra loro sono aggressivi e non risparmiano colpi bassi per conquistare lo scettro del potere. Le donne hanno da apprendere la maggiore coscienza della forza che esprimono in quanto maggioranza numerica del paese. Se soltato tutte le associazioni di donne insieme si unissero, sarebbe compiuto un gran passo avanti,un passo decisivo per sbaragliare partiti e partitini.
Claretta – Associazione Vivere bene
maggio 8th, 2009 at 09:40
che ne pensate voi donne di come è stata condotta la puntata di ieri di anno zero? da italiano mi sono vergognato e mi è subentrata la noia; ho avuto la sensazione che tutti sapevano il centro del problema, bonino e santoro comnpresi, ma nessuno ha il coraggio do dire la verità in faccia al re. Che il re è nudo bisogna dirlo e di re che usano la politica per un loro harem personale ce ne sono anche troppi, e che con questo compromettono la dignità dei livelli istituzionali, si deve dire chiaro e forte. I re i baroni e le entrenause della politica sono la vergogna del nostro paese. In paesi dell’estero per molto meno si va a casa, come mai noi siamo tanto timorosi, stampa, istituzioni, ecc. nei confronti del potere?
C’è chi manda le sue donne in parlamento e in più usa i fondi pubblici per arricchirsi, chi intrallazza per piazzare attricette in questo o in quell’altro spettacolo della televisione pubblica o privata, chi briga per passare un esame universitario o un concorso senza studiare. siamo una società malatta di malattia grave, e non è il belletto sulla faccia cdaverica che può nasconderlo.
Francesco
maggio 8th, 2009 at 18:19
A Sud non emerge nessuna notizia relativa alla vita delle donne,
e pare che tutto sia OK.
Eppur Dalle prigioni invisibili, donne che non contano annunciano “petizioni”Contrastat col Muro del Silenzio!Donne che non contano – cercano appoggio nelle donne della Politica
Le inascoltate…quelle che hanno una vita distrutta esattamente
per quell’essere donna in una terra sbagliata, dove il malgoverno centra il pieno……
Luisella.Info: Italian Blogger
maggio 9th, 2009 at 12:14
Foto di donne che manifestano a Kabul. Sono arrabbiate. Protestano contro la nuova legge che dovrebbe garantire la subordinazione della moglie al marito, compreso l’obbligo di fare sesso, consenziente o no, con il marito almeno “una volta ogni quattro notti alla settimana“.
Quello che nella foto non si vede sono le donne e gli uomini che lanciano sassi contro le manifestanti: appartengono anche loro alla minoranza sciita (10 % della popolazione afgana). Però difendono la nuova legge adottata in marzo dai parlamentari e non ancora entrata in vigore. Dopo le proteste della cancelliera tedesca Angela Merkel e del presidente francese Sarkozy, il presidente Karzai ha chiesto al ministro della Giustizia di valutare se per caso la legge non violi la Costituzione.
Cosa possiamo fare per aiutare le manifestanti di Kabul?
(segue su http://www.donnealtri.i)
maggio 9th, 2009 at 12:24
dal 15 maggio, quando entrera’ in vigore l’accordo italo-libico, sara’ un dovere di civilta’ vigilare sulla sorte delle persone trattenute nel deserto e negli altri campi di prigionia dagli agenti di Gheddafi. Noi donne siamo discrimnate in italia, ma lì le sono in perico,o di stupri e violenze. E nostro dovere non far passare sotto silenzio il trattamento che gli esseri umani subiranno. Predisponiamoci ad intervenire come associazioni.
Carolalibera
maggio 9th, 2009 at 14:57
Ho letto che la Pia Locatelli ha dichiarato di vedere esponenti della maggioranza e dell’opposizione cavalcare come tanti pierini pronti a farsi belli sulla pelle delle lavoratrici, la richiesta di innalzamento dell’età pensionabile a 65 anni.
A scopi elettoprali dimenticano che la prima discriminazione che continuano a subire le donne è quella di essere costrette a scegliere se essere madri o lavoratrici in quanto nel nostro Paese non vi sono servizi adeguati di sostegno alle famiglie, scuole e nidi d’infanzia per esempio o assistenza ai disabili e anziani. Prima di cambiare l’età pensionabile, le discriminazioni sul lavoro, e solo quando le donne saranno trattate al pari degli uomini si penserà a farle lavorare di più.
Piera
maggio 10th, 2009 at 16:36
brutta cosa la campagna elettorale in corso. si parla poco di contenuti e troppo di questioni che alle elettrici fanno venire l’orticaria. non ci riguardano le baruffe tra moglie e marito o se sono di più le starlettes che si candidano a sinistra o a destra. il nostro errore di donne in attività politica è nel non andare dirette allo scopo che è quello di sbaragliare la concorrenza. In noi non è accettato il concetto che la concorrenza è principalmente maschile, e non tra noi donne. Ci mancano i mezzi economici, il sostegno della stampa, però non so come fanno negli altri paesi, come la Francia dove ben tre donne si candidano per prendere il posto di Sarkozy .
Serena
maggio 11th, 2009 at 17:39
Sentite sono sfortunata o tutte le trasmisssioni in questa campagna elettorale hanno deciso di abolire le donne?
ditemi se ne vedete in tv e se decantare le candidature femminili il meglio che possono fare. mi pare ovvio che si stia dimostrando di nuovo la scarsa considerazione in cui le donne sono tenute. di male in peggio.
Anna Pia Corbelli
maggio 12th, 2009 at 09:29
Non c’è una sola ragione al mondo per andare al referendum. Il quesito dovrebbe mirare a eliminare l’attuale legge elettorale, però non è cosìe e se si raggiungesse il quorum si otterrebbe un micidiale peggioramento della legge: il passaggio automatico da un bipolarismo coatto a un bipartitismo coatto. Con il partito che prende più voti e che di conseguenza ottiene la maggioranza assoluta dei seggi.
Una catastrofe antidemocratica.
Stefano
maggio 12th, 2009 at 09:59
Perchè tutte le donne che scrivono su questo blog , che denunciano , che si lamentano , che propongono , non si riuniscono per conoscersi e per costituire una rete tra persone e associazioni , al di fuori dai partiti tradizionali , che come abbiamo visto fagocitano le donne e le loro idee ? Non pensate che valga la pena di cominciare a FARE qualcosa , oltre che esprimere opinioni ? Che ne pensi Wanda? Occorre spendere un pò del proprio tempo , dare la propria disponibilità ad incontrarsi di persona e a costruire qualcosa , se si vuole cambiare il mondo.
Franca
maggio 12th, 2009 at 11:04
hanno rilasciato la giornalista Roxana Saberi dopo cento giorni di prigionia a Teheran grazie alla sentenza del processo d’appello Roxana aveva fatto lo sciopero della fame per ottenere il rilascio. Una vicenda che si risolve positivamente, dopo che l’avevano pretestuosamente prima accusata di acquisto di bevande alcoliche e poi di spionaggio. Una donna liberata, quasi un miracolo tra numerose altre sacrificate in quei paesi.
Gemma
maggio 12th, 2009 at 12:48
ho seguito il programma su i pericoli di Facebook, e mi ha colpito in particolare come si consideri Grande fratello il sistema che con Internet riallaccia vecchie amicizie, per cui basta avere otto amici su facebook per ottenere informazioni su migliaia di collegati. Non sono persuasa del pericolo e se pure ritengo utile usare una certa prudenza evitando di dare informazioni private, il grande fratello èsiste già e siamo controllati in ogni passo , dalla banca, al negozio di pelletteria se acquistiamo con bancomat.Io sono invece convinta che internet è un mezzo che libera le donne dalle divisioni, sarà pure una teoria bizzarra la mia, ma con la rete non si possono fare selezioni uomo-donna e in pratica la parità è assicurata come la visibilità, la divulgazione delle idee, delle immagini,ciò ha molti risvolti pratici che vanno a nostro favore, o se non altro vanno a egual favore di ambedue i generi.
Alda
maggio 12th, 2009 at 17:25
I partiti fanno quel che piace a loro aumentando i potentati economici e finanziari. Il referendum annullerà ogni diversità, soprattutto quella di chi si non riconosce nei megapartiti “contenitori del nulla e del tutto” Nessun esponente di partiti rappresentativi delle esigenze in temi che stanno a cuore minoranze di elettori potrà trovarsi in parlamento.
Le donne si troveranno ancora di più schiacciate dalla prepotenza traboccante del bipartitismo maschile.
Lea
maggio 12th, 2009 at 20:52
L’ Europa che si profila sui candidati è la copia conforme nella rappresentanza del nostro parlamento in cui poche donne e vecchi tromboni avranno seggi che non potranno aggiungere niente al pessimo panorama politico.
Votare i nuovi, i pochi nuovi che si presentano può sembrare uno spreco di voti, e gli astensionisti resteranno in molti a casa purtoppo non trovando chi votare. Il partito dell’astensionismo è figlio dello sbarramento al 4 per cento.
Esorto a votare tutti gli scontenti per dare la preferenza a una donna, per dare senso al viaggio fino alla cabina.
silvia
maggio 13th, 2009 at 15:01
La vita difficile delle donne è impossibile in politica e non ci vengano a dire che in italia le donne non hanno voglia di impegnarsi, la scusa non regge per il confronto con il risultato dei concorsi e delle inziative imprenditoriali che hanno esiti positivi per l’impegno femminile svincolato da pressioni e raccomandazioni.
Carmen
maggio 13th, 2009 at 16:50
nn fate troppo casino su berlusconi che in fondo le cose l’ha fatte.
i difetti non gli mancano, ma quelli ce l’abbiamo tutti, l’importante è che a napoli poi ha risolto e con l’alitalia ha risolto. ma vi siete dimenticate di come era napoli?
io mi vergognavo a guardare la tv e come me chissà quanti.
ciao, max
maggio 14th, 2009 at 10:53
max Says:
maggio 13th, 2009 at 16:50
nn fate troppo casino su berlusconi che in fondo le cose l’ha fatte.
….io mi vergognavo a guardare la tv e come me chissà quanti.
max
Caro max,
se la tua impressione su questo blog è quella di una politica antiberlusconiana allora non solo non hai seguito i post della Dott.ssa Montanelli ma non hai agganciato l’obiettivo che ci proponiamo è che è quello di andare oltre la politica spicciola dei singoli partiti ma di perseguire, con constanza e senza indugio, il diritto di cittadinanza delle donne in politica.
Per quanto riguarda i singoli commenti ognuno è libero di esprimere le proprie opinioni per cultura, consapevolezza o tendenza.
Resta in piedi, dignitosa coma una bandiera, l’attività ad inseguire una giustizia sociale che non penalizzi con differenze di genere che agli occhi di tutto il mondo sono balzate agli occhi come i rifiuti di Napoli.
Il dovere di amministrare una nazione passa per i fatti che danno dignità alla nazione stessa, alla sua gente, al mondo dei lavoratori, alla cura degli anziani e dei disabili e dei deboli in generale, al diritto all’istruzione che insegue chi abbandona e si disperde, alla formazione dei mestieri e all’orgoglio dei propri ricercatori etc. etc. etc. etc.
Noi, come osservatorio ONERPO, abbiamo abbandonato le polemiche da un pezzo poichè le analisi sulla questione femminile sono chiare e limpide ed offrono un quadro di degrado e di separazione civile che non rientra nella decorosità di una comunità equa e corretta.
LE DONNE DEVONO SDOGANARE LE DONNE e benvenuti ed acclamati sono quegli uomini che partecipano al concetto di squadra che per la prima volta vedrebbe all’opera il “pensiero femminile” che altro non vuole che operare coeso e senza preclusioni pregiudiziali e coatte.
Restiamo a disposizione per ogni indicazione sul programma che con un tam tam internazionale rappresenta il secondo moto globalizzante dopo quello dei prodotti mercificati.
Cordialmente
Anna Rossi
Relazioni esterne ONERPO
maggio 14th, 2009 at 19:28
ribadisco l’obiettivo di sdoganare le donne, perché è senza vergogna l’apartheid in campagna elettorale. Ne vedete voi di candidate in tv?
Il “pensiero femminile” che altro non vuole che operare coeso e senza preclusioni pregiudiziali e coatte, non trova sbocchi almeno fino alla rivoluzione da “involuzione”.
Gemma
maggio 18th, 2009 at 12:29
” L’AGIRE FEMMINILE”: unica alternativa alla riorganizzazione del pianeta”
(intervento di Anna Rossi c/o Facoltà Business Administration – Università di Malta – 16/04/2009)
L’obiettivo centrale che intendiamo raggiungere, grazie alla valutazione ed al monitoraggio che attente analisi ci hanno permesso di individuare, è dunque quello di SDOGANARE le donne attraverso il riconoscimento dei saperi, del valore e dei ruoli di decisionalità.
Se è vero che il gruppo ha significato solo attraverso il superamento degli ostacoli nella divisione sessuale e nello scambio rispettoso di esperienze e pensieri e punti di vista differenti…è anche vero che le donne devono parallelamente intraprendere un percorso di solidarietà indiscussa verso i contenuti femminili a costo di gettare giù, ad uno ad uno, tutti i birilli di stereotipi mentali e culturali.
Al centro la valorizzazione dell’elemento femminile inserito in una rete utile sia allo scambio di informazioni che di supporto logistico.
Se non accade ciò nelle sedi dove le donne dicono di interiorizzare la “questione femminile” vuol dire che quelle donne non stanno dalla parte delle donne ma continuano faziosamente a giocare in modo sibillino senza in realtà rimuovere le realtà discriminatorie.
Queste donne vanno individuate al fine di tutelare le Pari Opportunità nel mondo sia del lavoro che nella società civile in genere.
La cultura di parità non nasce per “decreto”.
Il GENERE è la caratteristica apportatrice di ricchezza (in tutti i sensi) e occore pretendere di dare un senso a questa meravigliosa differenza facendo attenzione alla qualità delle relazioni che instauriamo senza fare sconti ingenui o opportunistici alla pretesa di “superiorità” che la categoria maschile da sempre avanza.
Detto ciò potremmo realisticamente prefiggerci di trasferire la nostra forza al servizio della capacità di lavorare con nuova fiducia e meno diffidenza ad un modello organizzativo in regime di uguaglianza fra i generi.
Le Pari Opportunità devono diventare una tematica trasversale in tutte le azione ed in ogni programma.
Il luogo comune monoculturale in cui non c’è differenza fra uomo e donna quando si è validi è un falso.
Il tentativo di far scomparire le diversità non cancella nè i numeri delle ingiustizie sociali, delle violenze carnali, delle violenze sottili, delle retribuzioni alle donne più basse a parità di compiti con gli uomini, della ghettizzazione verbale e visiva utilizzata a 360 gradi a discapito dei circuiti di consapevolezza femminili etc. etc. etc.
Solo sdoganate dalle donne potremmo unite e compatte sensibilizzare ed educare gli uomini a conoscere la cultura delle Pari Opportunità.
L’attivazione di una rete territoriale/regionale/nazionale/mondiale dimostrerà l’importanza dei nostri sforzi per mettere sul tavolo delle contrattazioni la questione dell Pari Opportunità e l’innesco di un processo irreversibile nell’insediamento delle voci decisionali nei luoghi bui del potere patriarcale.
Chi si aspetta da me una posizione femminista rimarrà deluso. Sono convinta che occorre lavorare per l’integrazione e la diffusione delle politiche di genere e che la concretizzazione di nuovi avvii istituzionali e giuridici di una cittadinanza femminile sdoganata possano essere il passo unico per una cittadinanza universale sensata e senza apartheid.
Oltre qualsiasi forma antropologica di appartenenza dobbiamo riappropriarci di quella di genere intesa a controllare la società viva ed a intervenire con i ruoli decisionali che solo un gioco di squadra può pretendere.
Le politiche di sviluppo aspettano le donne.
Noi dobbiamo affermare la politica delle idee e consolidare i gruppi di donne che nelle prossime elezioni sdoganino tutte le donne.
Con questo spero di aver passato un concetto fondamentale che chiama, come il suono del corno, ad impegnarsi, ognuna/o, ad ammortizzare gli atteggiamenti più lesivi del serbatoio femminile.
Se qualche punto non è stato accennato ci scusiamo sottolineando che i lavori in corso creano sempre qualche disagio.
Lavorando per noi lavoriamo per loro.
Lavorando insieme i nostri figli saranno per sempre i guerrieri difensori dei diritti umani e della libertà.
“Nessun uomo sarà mai libero finchè non lo sarà l’ultimo degli uomini” HEGEL
Cordialmente
Anna Rossi
Resp Rel Est ONERPO
maggio 18th, 2009 at 12:46
Al punto 26 di questo post di Wanda ho pubblicato un breve stralcio della mia relazione rivolta ad alcuni studenti maltesi di varie Facoltà circa la questione femminile che sappiamo a Malta ancora più disastrosa della nostra.
Se è vero che la malattia trova pur sempre un suo equilibrio, sappiamo anche che quest’ultimo è destinato ad essere pur sempre precario…un termine, precario, che mi fa venire i brividi e di cui a fatica riesco a controllare l’istinto rabbioso che mi suscita.
Nessuna donna vorrebbe vedere un figlio precario nonostante lei sia disposta a vivere questa misera condizione sia materiale che sociale.
Nessuna donna, nel suo intimo, ignora il bene comune poichè sa bene che senza quest’ultimo le strade sono lastricate di dolore e vite spezzate.
Il Mediterraneo è figlio di ingiustizie culturali che finora hanno prodotto solo arretratezza culturale.
Noi ci riversiamo nel Mediterraneo come fiumi nel mare e le nostre acque devono essere sempre più chiare e limpide se vogliamo rappresentare il moto innovatore dell’affermazione di genere in sintonia con l’essere umano nella sua intierezza.
Resta dunque una caratteristica importante trasferire la capacità delle idee di gruppo alle altre comunità che , più o meno, soffrono della mancanza di dialogo e della ghettizzazione millenaria in cui sono , consapevoli o meno, relegate.
Un caro saluto a tutti
maggio 18th, 2009 at 12:48
Il modello femminile è ambientalista, gli uomini se ne preoccupano con ritardo ma la comunita scientifica internazionale sollecita una
rapida conversione dell’attuale modello di sviluppo fondato
sul consumo di combustibili fossili e di risorse non rinnovabili. La comunità chiede, l’incremento delle politiche di risparmio energetico e diffusione delle rinnovabili (eolico, solare, solare termico, eolico) e studi di avanzamento per l’apploicazione in futuro e in maddima sicurezza di energia fossile (carbone e nucleare).
Gabriella
maggio 18th, 2009 at 14:41
‘unico argomento viscerale all’uomo è il potere: sovrastare o guadagnare per imporre se stessi…ed in tempi di carestia potete immaginare. I più lavorano male e sono strapagati grazie alle caste che hanno costruito all’interno delle aziende con i supporti esterni della politica.
I sindacati stanno svendendo i lavoratori che messi alla gogna da un sistema selvaggio si rifugiano proprio in bocca del satrapo che li venderà al migliore offerente. Credo sia giunto il tempo di staccarsi e di staccare le zavorre che sono rappresentate da questa gente corrotta ed insulsa che mette in mezzo alla strada le brave persone.
ccorrono movimenti autonomi e copiosi altrimenti da questa matassa di ingiustizie ne usciremo non violentati ma fatti a pezzi.
Parliamo pure di energia rinnovabile ma la verità è che non sono applicati i principi umani della convivenza terrestre poichè questi cialtroni che conoscono il meccanismo del furto e dell’oppressione stanno facendo man bassa di tutte le ricchezze del pianete incluse quelle spirituali.
Restiamo a guardare o ci organizziamo?
maggio 18th, 2009 at 20:27
A tutti i negozi, sia specializzati in prodotti biologici che in prodotti convenzionali, o a vendita mista, proponiamo che incomincino ad esporre cartelli con scritto “Accettiamo e vendiamo solo prodotti garantiti senza tracce di OGM”. Consigliamo inoltre l’esposizione del logo “Cibo OGM? NO grazie!”, analogo al logo “Energia nucleare? No grazie”, scaricabile a questo link
Ai consumatori associati proponiamo di far sentire la loro voce anti manipolazione
ciboogmnograzie.it
maggio 18th, 2009 at 20:29
Link a CIBOGMNOGRAZIE!
maggio 19th, 2009 at 09:34
EUROCANDIDATE?
L’arte italiana di confutare la sostanza.
di Anna Rossi
Formalmente sembrerebbe rispettato il criterio della legge italiana che le donne siano almeno un terzo nelle liste elettorali.
La realtà è sempre la stessa, uno scenario squallido ed individualista in cui si rispecchiano “i capolista maschi” made in Italy.
Qualcuno è già pronto con storia delle preferenze che non preclude l’eventuale elezione indipendentemente dalla posizione nella lista.
Falso! Se questi nostrani “guerrieri politici” avessero intuito l’emergenza del gap che divide la nostra società tribale da quelle più avanzate ed innovative oggi non saremmo qui a discutere sulla necessità di avere donne “CAPOLISTA”, quindi con maggiore visibilità mediatica, e non portatrici di acqua nei soliti pozzi dei soliti noti.
Molte donne hanno rifiutato questo giochetto da piazza perchè sanno benissimo che il messaggio delle donne alla comunità passa attraverso la visibilità conciliata con la politica sul territorio e che l’una è imprenscindibile dall’altra.
Non parliamo poi delle campagne politiche femminili di cui i partiti sostengono parte della spesa…anche questo a parole poichè finora nessuna ha visto un euro.
Io ricordo lo squallore di un’organizzazione politica per cui mi sono candidata: nessun coordinamento ma solo una remissione totale sotto tutti gli aspetti.
Se le indicazioni dei partiti orientano le preferenze sul fronte maschile vuol dire che le donne, se davvero vogliono rappresentare se stesse e le la loro capacità, devono compattarsi al di fuori di queste logiche e costruire un fronte che costringa a rivedere questa barbara faccenda di tipo medievale.
Stabilito che in Europa andranno ancora un mucchio di pantaloni specie per il Pdl, la Lega, l’Idv e l’Udc non resta per il momento che brindare alla Santa Inquisizione.
Cordialmente
Anna Rossi
maggio 19th, 2009 at 10:28
Ho un sassolino che devo assolutamente togliermi dalle scarpe: guardo i miei connazionali che sfilano nei media e mi verrebbe da chieder loro quanto costa al proprio orgoglio personale tradire il sentimento di appartenenza alla “Patria”?
Ma forse ho usato un termine del tutto sconosciuto a chi ignora il passato insanguinato di questa Italia meravigliosa insudiciata da una cialtroneria pressapochista che ci vede benissimo quando trattasi di aziende in “regalo” e dismissione di manodopera referenziata.
A me la parola Patria piace. Non lo trovo un termine ideologico, mi fa sognare un’identità da offrire al mondo attraverso usi e costumi di cui siamo ricchissimi e non finisce solo allo stadio di Berlino con la coppa del mondo di calcio.
Gli sforzi incredibili della Resistenza per mettere in piedi un’unità nazionale in grado di riempire il ventre degli italiani di fiducia e speranza nella gestione sociale sembrano essere finite in tasca di chi ha fatto di questo paese un grosso affare finanziario.
Il linguaggio che infanga questo popolo è un’ esternazione di affermazioni e smentite, leggi ad personam, interessi privati sempre più privati e condanne pubbliche verso chi fa solo il suo dovere o rivendica giustizia.
Ebbene sì, siamo regrediti come mufloni da caverna, sono bastati dei cani pastori per condurre il gregge dove i pecorai han deciso.
Ma l’Italia arranca sulle bugie secessioniste di cui la storia è ricca e la vendita di prodotti sociali innovativi che non passerebbero certo al Senato di Cesare.
Una molecola nostalgica di donna romana mi fa rimpiangere quegli uomini guerrieri dal valore indiscusso.
Ecco apparire di nuovo la donna, la donna di sempre che condivide e trionfa nell’immensità della gloria dell’altro a difesa della comunità.
Ecco la donna che non smette di costruire e di rimettere in ordine i cocci odierni, magari con un silenzio ingiustificato, ma pur sempre operatrice del bene comune al servizio del futuro.
Chiedetemi se sono orgogliosa di questi campioni nazionali di gestione dello stato…
No, nono sono orgogliosa per niente e probabilmente me ne vergogno anche ma so per certo che sarei disposta a dimenticare pur di rimettere al posto giusto parole come : giustizia, equità, organizzazione, uguaglianza, libertà, educazione, civiltà, patria.
Cordialmente
Anna Rossi
maggio 20th, 2009 at 14:30
Dalla televisione alla politica, il corpo femminile in Italia è sempre al centro di un acceso conflitto.
Nelle reti mediaset il corpo femminile è bistrattato e umiliato.
La presenza femminile nella televisione italiana pone la questione del rapporto delle donne con la sfera pubblica, dallo spettacolo alla politica, dal “velinismo” all’impegno femminista, tra differenza e parità.
La centralità che il tema del corpo femminile e della sua manipolazione hanno assunto nella vicenda politica, mina le basi della sincera narrazione dell’eros e del rapporto autentico tra uomo e donna, piuttosto di elaborare positivamente insieme il concetto fondante di Differenza nella Parità….continua
Laura Tussi
maggio 20th, 2009 at 16:16
…Dalla televisione alla politica, il corpo femminile in Italia è sempre al centro di un acceso conflitto….Laura Tussi
Cara Signora, da che mondo è mondo il corpo delle donne è sempre stato violentato con sistemi volgari o con ricatti sottili.
La politica internazionale è sempre stata coinvolta in storielle da bar e non se ne risparmia nessuno.
Anche se le donne fossero al centro della loro individualità e convinte che insieme possono dimostrare di essere migliori di tanti uomini abituati a comprare o che addirittura vogliono tutto e lo vogliono gratis senza un briciolo di decoro…assisteremo comunque a scandali e vergogne di ogni genere.
Se è vero che violenti non si nasce ma è il fattore culturale che alimenta o crea la violenza e anche vero che la tendenza a umiliare le donne e quella delle donne a gestire le provocazioni sono un esercizio ormai atavico.
Purtroppo le analisi mi cominciano ad annoiare e sono convinta che tutto dipende da come riusciamo a cavalcare il mercato dell’indipendenza e farci valere. Noi giovani siamo immersi in una tempesta di squallidi esempi e adire la verità non ci sono nobili modelli di riferimento a cui rifarsi. Siamo in balia di una televisione dove tutto è in vendita, figuriamoci se il corpo, così gratuito e così appettibile non va volentieri alla gogna del profitto.
Esiste davvero un rapporto autentico fra uomo e donna?
Io credo che esistano piuttosto rapporti autentici in generale e sono quelli in cui ci si affida agli altri senza paure e con l’attenzione che si dovrebbe porre nel linguaggio e nella sostanza dei comportamenti rispettosi.
La verità è che questa società globale è strutturata su modelli che danno pienezza ad un maschile brutto e perdente e lasciano all’angolo un femminile con una gran voglia di fare e forse anche di essere lasciato in pace.
Se poi a tutto ciò aggiungiamo la penuria di danaro del momento storico in un battibaleno ci ritroviamo in bocca al lupo senza neppure rendercene conto.
Nei paesi arabi le donne sono state ricostrette a mettere il velo se vogliono trovare marito per vivere…qui che faranno le donne senza lavoro???
Questi sono a mio avviso i problemi veri che le donne devono affrontare e con le analisi non andremo più lontani di dove siamo finiti.
Dobbiamo creare ricchezza femminile per difendere l’orda di corruzione che ci sta investendo.
Mi risponda per favore
Gloria
maggio 21st, 2009 at 13:41
MENTRE QUALCUNO VUOLE CONTINUARE A FARE ANALISI STIAMO ANDANDO SUL LASTRICO CANTANDO
…Cari genitori, non c’è più un centesimo. Trecento presidi aderenti all’Asal, associazione scuole autonome del Lazio, hanno preso carta e penna e hanno rivolto un drammatico appello alle famiglie per spiegare che in cassa non ci sono soldi per garantire il normale funzionamento delle scuole. Non un centesimo per pagare i supplenti, né i fondi per le visite fiscali. «Da settembre la bolla finanziaria – scrivono i presidi – comincerà a scoppiare negli istituti con un effetto domino. Chi non potrà più pagare fallirà come succede nelle imprese. Bisogna intervenire prima»…
noi giovani ringraziamo la categoria dei presidi e dei professori.
GLI INTELLETTUALI DEVONO USCIRE DALLE LORO NICCHIE E METTERSI AL SERVIZIO DELLA CITTADINANZA
ottobre 30th, 2009 at 20:56
RomagnaOggi.it lancia una PETIZIONE ONLINE di solidarietà alle due artigiane che hanno denunciato il caso. La firma di tanti lettori permetterà di rendere più forte la battaglia di Ciocca e Amadori per la legalità contro la concorrenza sleale cinese:
FIRMATE LA PETIZIONE