E’tempo della contaminazione tra la farina del pane
e i byte delle transazioni finanziarie
(E VOI BALLATE 3)
Pil in picchiata nel 2009 al – 4,3%. Inflazione all’1,2. E il tasso di disoccupazione al 9,2% e al 10,7%. Le stime diffuse nell’Economic Outlook dall’Ocse registrano l’accelerazione del declino.
Per la crisi economica italiana e mondiale si invoca a gran voce il ritorno della politica. Si chiede più politica e meno mercato contro l’avidità del libero scambio distruttore del bene comune che ha favorito i ricchi ed i potenti lasciando il resto degli uomini in forti disagi quando non in vera e propria povertà. Il liberismo spinto è fallito perché non ha colmato la rinuncia ideologica dei movimenti operai, così come non si riempiono i frigoriferi con le chiacchiere. Il movimento dei lavoratori rappresenta il grande assente all’appuntamento con la smisurata situazione di crisi globale. Le lobbies finanziarie e politiche che hanno preteso la fine delle ideologie non sono riuscite a dimostrare che l’unica ideologia rimasta, quella del liberismo spregiudicato fosse vincente. Hanno perso anche loro, così come scadono le merci nei magazzini. Sentire che occorre scegliere, con gli stanziamenti del governo, tra promuovere la produzione o dare subito un sostegno ai privi di reddito pare un’alternativa assurda, quando tutti sanno che se si promuove la produzione e non c’è chi acquista le merci che si produce a fare? Inventiamo allora i negozi “a credito”, con il quadernino dalla copertina nera dove i droghieri un tempo usavano scrivere l’importo della spesa di chi non pagava al momento. Soldi veri e subito, ha chiesto Emma Marcegaglia. Finalmente si comincia a capire che se la gente non ha soldi in tasca poi chiudono le fabbriche e le saracinesche dei negozi. Si ritornerà alla concertazione con tutte le rappresentanze dei lavoratori? Auguriamoci che si riesca a capire che dare dei soldi a chi proprio non ce l’ha, nonostante si sforzi di essere ottimista, può essere la soluzione di inizio. L’impulso di partenza al virtuoso giro di acquisti di beni e servizi che entrano in circolo consumo-produzione, quindi lavoro, quindi aumento del Pil. Troppo semplice? Demagogico?. Le semplificazioni non piacciono anche quando costano meno e fruttano di più. Meglio dar fiducia, secondo teorie di comodo che strizzano l’occhio ai dissestatori, a certe banche che hanno scientemente contribuito al disastro nell’attuale economia, o a spregiudicati uomini d’affari, imprenditori e finanzieri che hanno intrappolato i consumatori in una fitta ragnatela di chimere economiche e politiche con la gestione di un’economia a delinquere.
L’illusione neo-liberista analizzata a fondo da René Passet, professore emerito all’Università di Paris-I-Panthéon-Sorbonne, presidente del consiglio scientifico del movimento “Attac” (Associazione per la tassazione delle transazioni finanziarie per l’aiuto ai cittadini), identifica un nuovo tipo di economia che modifica i nostri rapporti con il tempo, lo spazio, la società.
I nostri responsabili politici – scrive Passet – persistono nel credere all’irreversibilità e all’universalità di un sistema che pretende di essere liberale. Tutti, siano di destra o di sinistra, applicano le stesse ricette: deregolamentazione, sottomissione alle leggi del mercato, produttivismo sfrenato. [...] Il sistema produce effetti terribili, che rischiano di divenire irreparabili (avvicinati nel tempo e nello spazio, gli uomini sono sempre più allontanati tra loro da disuguaglianze crescenti) e generare precarietà, povertà ed esclusione sociale. La natura è in degrado, la catastrofi naturali si moltiplicano, tutto, anche la vita, viene mercificato.[...] La svolta con cui abbiamo adesso a che fare si annuncia ancora più decisiva: col computer, con l’informatica, l’umanità esce dalla fase del suo sviluppo fondata sull’energia ed entra in un’altra, dominata dalle forze dell’immateriale. Non ci meravigliamo, dunque, se la nave beccheggia e se dobbiamo aggrapparci all’albero maestro [..] è urgente invertire l’indirizzo liberista, mettendo l’uomo e il vivente al centro di ogni attività economica per costruire una società diversa. [...]
Non si tratta più di ripristinare gli equilibri del passato utilizzando meccanismi già sperimentati, ma di definire nuovi adeguamenti a nuovi strumenti. Trattandosi d’impiego, ad esempio, è il problema della sostituzione dell’uomo da parte della macchina a dover essere affrontato, insieme a quelli del tempo di lavoro, delle sue forme, del suo ruolo sociale. Si richiedono politiche che vadano ben al di là dell’aggiustamento congiunturale: sono politiche a lungo termine, riguardanti le strutture, i modi di funzionamento e le regole della vita economica. Altrettante nuove terre da esplorare.
Gli attentati agli equilibri sociali marciano in parallelo con gli attentati globali all’ambiente. Sono minacciati i meccanismi regolatori del pianeta: il buco nell’ozono stratosferico compromette il filtraggio dei raggi ultravioletti, grazie al quale la vita ha potuto espandersi e diversificarsi; l’effetto serra minaccia la regolazione termica della Terra. Il passaggio alla dimensione globale impedisce che si possa continuare a parlare di disfunzioni.[...]
Si scontrano due logiche: quella dello sviluppo economico e quella delle regolazioni naturali, la prima delle quali minaccia di distruggere la seconda e per ciò di liquidare ogni sostegno della vita umana. [...] Si afferma allora il tema dell’emergere di un’economia dell’immateriale. [...] Si dicono liberisti, poiché hanno bisogno di una bandiera e di una ragione sociale, ma è un altro imbroglio. Che liberismo è questo, dove un centinaio di nuovi “padroni del mondo”, grandi signori delle transnazionali, dominano il pianeta? Che criterio è questo, secondo cui gli Stati devono consegnare alle imprese le chiavi del settore pubblico e della protezione sociale, ma con beneficio d’inventario – in nome, ovviamente, dei rischi della concorrenza – sotto pena di citazione in tribunale? Non è certo il liberismo dei padri fondatori: nel 1776 Adam Smith denunciava inequivocabilmente lo sfruttamento del debole da parte del forte; e non parliamo di Marx.
No, non permetteremo si dica che questo mondo, in cui la logica finanziaria detta legge su tutto, corrompe tutto e distrugge il senso delle cose, è un mondo necessario. Un altro mondo è possibile: sta nascendo sotto i nostri occhi, è alla portata delle nostre mani, dipende da noi far si che ne fioriscano le promesse”.
Perché sia possibile cercare un altro mondo occorrono nuove intelligenze in politica, nel sociale e nelle istituzioni. Nel mondo del commercio e dell’imprenditoria è lenta la maturazione per accettare la inevitabilità di concertazioni. Da soli non si arriva lontano, soprattutto la frase “soldi veri e subito” la coniugherei con l’impatto del virtuale ormai entrato nelle nostre vite e con cui dobbiamo fare i conti. Si spostano denari e merci in pochi istanti con un collegamento internet e se pure gli stessi finanzieri poi hanno bisogno per vivere di “tangibilità”, cioè cibo, oggetti, abbigliamento, case, hotel, non si può continuare a credere che il mondo parallelo delle transazioni sia a loro esclusivo vantaggio, dimenticando che tutto quanto permette la nostra sopravvivenza è dovuto al fatto che un contadino butta i semi sulla terra arata, e un fornaio passa metà della notte a fare il pane. Cosa esiste di più concreto del pane? Eppure è necessaria la contaminazione tra la farina del pane e i byte delle transazioni finanziarie. A meno che non credano i banchieri e i manager finanziari di poter infornare da se stessi ogni notte le pagnotte, ogni mattina innaffiare l’insalata da taglio e ogni pomeriggio imbastirsi i vestiti, devono contribuire a dare, in proporzione ai loro guadagni la quota parte che permette al resto del mondo di esistere, vivere, gioire, produrre. Guarire dalle malattie e dalla fame, trovare una luce in fondo al tunnel della disperazione.
La contaminazione riproposta da René Passet e dall’Attac, già ideata da James Tobin nel 1972 e denominata Tobin Tax; ripresa poi nel 1997 da Ignacio Ramonet redattore di Le Monde diplomatique (in “Disarmare i mercati”) dopo vent’anni, ritornando a proporre un’aliquota tra 0,05 e l’1% in tutte le transazioni dei mercati valutari per stabilizzarli e procurare delle entrate per la comunità internazionale, che ammonterebbero secondo i calcoli a circa 166 miliardi di dollari, il doppio della somma annuale utile a sradicare la povertà nel mondo.
L’Attac è divenuta una finalità del movimento antiglobalizzazione, che Ramonet disconosce (”hanno preso in ostaggio il mio nome – dichiara – io non ho assolutamente niente in comune con questi ribelli antiglobalizzazione. Naturalmente sono compiaciuto [...] Sono un economista, e come molti economisti, io sostengo il libero scambio”) pur confermando a distanza di anni la bontà della Tobin Tax che è argomento molto discusso non solo nelle istituzioni accademiche, ma anche tra la gente comune e nei parlamenti di Regno Unito e Francia e di tutto il mondo. In Canada è stata ampiamente rianimata grazie agli sforzi degli attivisti canadesi negli anni 1990, e nel marzo 1999 la Camera dei Comuni canadese passò una risoluzione diretta al governo per “promulgare una tassa sulle transazioni finanziarie in concerto con la comunità internazionale.”
Nel Sud America la Tobin è stata appoggiata dal presidente venezuelano Hugo Chàvez, che ha recentemente annunciato lo studio di un’implementazione della tassa, e dal brasiliano Luiz Ignacio Lula da Silva, tra i pochi, a quanto sembra, ad avere le idee chiare in questo momento: “La crisi è colpa di gente bianca con gli occhi azzurri”.
Un sostegno inatteso alla Tobin tax è arrivato dallo speculatore multimilionario George Soros, il quale ha dichiarato che, mentre la tassa va contro i suoi interessi personali, crede che la sua introduzione avrà effetti positivi sull’economia mondiale.
La “rivoluzione keynesiana” dell’economista britannico, padre della moderna macroeconomia, John Maynard Keynes, primo Barone Keynes di Tilton scomparso nell”83, ha sostenuto la necessità dell’intervento pubblico nell’economia con misure di politica fiscale e monetaria, qualora una insufficiente domanda aggregatata non riesca a garantire la piena occupazione. L’idea non è di oggi, anche se adesso si è nell’urgenza di passare dalla teoria alla pratica. Agire con interventi immediati per dare l’input alla vita di tutti i giorni con gli acquisti di alimenti, prodotti e servizi, e contemporaneamente pensare a qualcosa di strutturato per comprare il futuro. Progettare, investire, impegnarsi. Uscire dal guado della precarietà. Immaginare che la mobilità debba essere una scelta per migliorare la propria condizione lavorativa. Per programmare un futuro in acquisto, fatto anche di impegni a lungo termine per pagare l’affitto di casa, o il mutuo; permettersi dei figli, e dare vita a un mercato straordinario fatto di mobili, elettrodomestici, tendaggi, stoviglierie, e se la famiglia cresce pannolini, biberon, baby creme, latte, scarpine, e scuola e quaderni e libri, e vestiti, e vacanze per tutti.
Invece è tutto fermo. Qualcuno si muove lì sulla nave in avaria. Sono coloro che hanno scelto di ballare potendo invece fare scelte diverse per “mitigare – come suggeriva J.M. Keynes – il predominio della speculazione sull’intraprendenza. Non certo l’assonante Robin Tax, del ministro Tremonti, che evoca la mai applicata Tobin Tax presentata come tassa sui petrolieri e di fatto consistente in una tassa sull’Eni pagata al 30% dallo Stato, cioè noi stessi.
Il gioco delle assonanze e le comunicazioni suggestive prosegue ora con la i Tremonti bond con previsione di centri di controllo collegati alle Prefetture che dovranno verificare che i finanziamenti (obbligazioni speciali) finiscano davvero nell’economia.
La dissennatezza di alcuni istituti di credito sarà pagata dallo Stato. Per anni le autorità di vigilanza hanno tollerato che le banche facessero bilanci irrealistici collocando come attive obbligazioni di dubbia qualità e partecipazione in società fatte apposta per nascondere la realtà, titoli tossici, ecc.
Intanto Nicolas Sarkozy alla vigilia del G20 di Londra chiede risultati storici, perché la crisi è troppo grave. Il presidente americano Obama, vedette del vertice anche per celebrazioni di venerdì a Strasburgo per il sessantesimo anniversario della Nato, oggi incontrerà il presidente russo Dmitri Medvedev e quello cinese Hu Jin¬ta.
Barack è in pieno accordo con la cancelliera tedesca Angela Merkel e chiede misure di forte impatto nell’opinione pubblica e so¬prattutto la certezza di tempi e scadenze.
La preoccupazione giustamente incombe sui capi di stato. I segnali di possibili degenerazione della protesta sono già registrati. Quattro dirigenti della Caterpillar di Grenoble, in Francia, sequestrati dagli operai che contestano un piano di licenziamenti di 733 persone, e stessa sorte è toccata all’imprenditore Pinault, proprietario, tra innumerevoli altre cose, della Gucci. In Inghilterra il distretto finanziario di Londra si é blindato per il timore delle manifestazioni di gruppi violenti previste in occasione del vertice G20. Ai bancari della city è stato suggerito di andare a lavorare senza il completo scuro di ordinanza, e i diversi istituti di credito hanno rivisto i loro sistemi di sicurezza. Episodi oramai non più isolati, che si aggiungono alle contestazioni ai manager dell’Aig, come della Royal Bank of Scotland, o a quelli della Sony francese e della 3M Santè che sono stati presi addirittura in ostaggio dai propri dipendenti. Appena meglio è andata al direttore della Continental, Louis Forzy, fischiato e bersagliato da lanci d’uova marce.
In Italia abbiamo la dichiarazione del premier Berlusconi che la crisi è grave e che bisogna davvero “produrre” sorrisi e ottimismo non semplicemente limitarsi a suggerirlo.
Che sia arrivato il momento di interrompere il ballo e fermarsi a fare le scelte giuste per evitare l’iceberg?
Roma 1 aprile 2009 Wanda Montanelli
aprile 1st, 2009 at 21:49
Bravissima! Quoto dalla prima all’ultima parola.
aprile 2nd, 2009 at 09:39
se non sono solo le banche colpevoli della crisi ne hanno una enorme responsabilità. ho chiesto un mutuo di ottantamila euro offrendo come garanzia una casa di trecentomila, ma non basta mi hanno chiestola firma di avallo di un mio eventuale parente. Si garantiscono al mille per mille soltanto con i poveracci. E un sistema che non va e vorrei sapere chi costruirà il venti per cento in più della casa, dal decreto attuale se le banche hanno la visione accaparratutto anche per cifre piccole. La banca non ci perde mai, questa è la regola. Noi invece sì e sempre.
stefano
aprile 2nd, 2009 at 09:59
Barak Obama ha promesso misure aggressive contro la crisi e se si guarda al volto umano della crisi economica e finanziaria mondiale ci si rende conto che le persone sacrificano il futuro per paura del presente. Silvio Berlusconi annuncia il nuovo codice dei comportamenti finanziari-economici mondiali. Ci si poteva anche pensare prima che i buoi uscissero dalla stalla, ma la fiducia per questo e simili interventi è bassa, si tratta quasi sempre di annunci per calmare le acque, e noi non abbiamo come cittadini voce in capitolo per stabilire le regole. Le cose passano sopra la nostra testa e sono decise dall’alto. I risultati però sono quelli che vediamo.
Pia Corbelli
aprile 2nd, 2009 at 09:59
quadro perfetto, wanda! splendido!
l’unica cosa su cui non sono d’accordo al 100% è sul de profundis del liberismo.
purtroppo ho paura che vorranno riportarlo in auge, certo non ora e neppure tra 5 anni.
ma tra qualche lustro secondo me rivedremo affacciarsi i teorici del mercato libero a tutti i costi e senza regole.
aprile 2nd, 2009 at 10:09
Buongiorno
Condivido l’articolo, fa piacere vedere che chi fa politica comincia a uscire dai soliti schemi.
Credo che però visto la situazione attuale italiana la politica non possa fare molto.
Bisogna che i cittadini creino loro stessi le condizioni per uscire dalla crisi, perché i nostri politici attuali non rappresentano i cittadini, ma le lobby finanziarie e le mafie.
In effetti anche dopo questo disastro, in tutto il mondo i vertici della finanza, sono ancora tutti al loro posto.
Stiamo assistendo a stati che indebitano i cittadini per rifinanziare le banche.
Che senso ha, prima abbiamo indebitato gli stati per alimentare una economia inefficiente e corrotta, poi abbiamo fatto indebitare cittadini e imprese, per mantenerla in piedi, ora che questo sistema si scopre fallimentare e corrotto, indebitiamo di nuovo gli stati per finanziare le banche che dovrebbero continuare a far indebitare i cittadini.
Le propongo una soluzione che parte dai cittadini e che fa a meno sia delle banche che della politica corrotta.
http://www.ecolcity.it/cms/economia-come-si-puo-rilanciare
Bisogna modificare gli stili di vita per rilanciare l’economia!
Roberto
aprile 2nd, 2009 at 12:53
James Tobin, premio Nobel per l’economia nel 1978 con la invenzione della Tobin tax avrebbe dovuto colpire le operazioni finanziarie mediante l’applicazione ad ogni operazione di un’aliquota fissa con l’obiettivo di gettare dei “granellini di sabbia” negli ingranaggi della finanza internazionale e renderla meno volatile per concedere più agio alle politiche di aggiustamento macroeconomico nazionali ed internazionali. La Tobin Tax può essere un valido strumento di controllo dei flussi internazionali di capitale per diminuire il disivello tra l’arricchimento veloce e la povertà estrema che il mondo vive e soffre.
Virna Bosetti
aprile 2nd, 2009 at 13:07
La crisi economica ridurrà in povertà altri 50 milioni di persone. I paesi del summit del G20 di Londra sono nella responsabilità di tutelare le persone che hanno fame con il destinare lo 0,7% del Prodotto Interno Lordo in loro aiuto.
La decisione moratoria sul protezionismo presa durante il Summit G20 di Washington è un impegno da mantenere come il respingere tutte le tentazioni di ripristinare misure protezionistiche ai paesi più ricchi. Condivido l’idea che i mondi non devono essere solo paralleli ma il benessere deve travasare da uno all’altro nella misura necessaria.
MARCELLO
aprile 2nd, 2009 at 13:31
Wanda carissima il tuo circumnavigare mi trova consenziente nei concetti e i propositi.Abbiamo tutte voglia di giustizia sociale da donne, da cittadine, da madri di figli senza prospettive che vivono di una virtualità intoccabile e alienante.
gabriella
aprile 2nd, 2009 at 14:22
Dove andiamo se si fanno passi indietro anche dove si è intervenuto militarmente per portare pace e civiltà.
Oggi Hamid Karzai, l’uomo installato a Kabul dagli americani al posto dei taleban, supera i suioi predecessori nell’infierire contro le donne con una legge che legalizza lo stupro in famiglia. E ora si Continuerà a finanziare un regime che può andare a braccetto con i talebani?
Si fa appello al nostro governo che assisterà l’Afghanistan nella ricostruzione del sistema giudiziario affinché non avalli nessuna violazione dei diritti umani e delle donne in particolare.
Mariarosa
aprile 2nd, 2009 at 16:51
Le donne soffrono di più le conseguenze dei lavori flessibili a tempo determinato. La motivazione di solito addotta è quella che i lavori flessibili si adattano bene alla maternità, ma invece non è così e in Francia viene dimostrato che l’aumento dell’occupazione femminile, è dovuto all’occupazione in lavori ben remunerati e tempo pieno e con contratti a tempo indeterminato. La scelta riguarda il costo dei figli e la coscienza di poterli mantenee. Ergo le donne fanno i figli nella sicurezza economica e nel precariato rinunciano alla maternità. Insomma il lavoro se è vero lavoro incoraggia sia le donne che gli uomini a crearsi una famiglia e mantenerla con uno o più figli. I lavoretti non servono che a vivere l’effimero senza un progetto a lunga sscadenza.
Simonetta Ass.Paroleazioni
aprile 2nd, 2009 at 20:19
decisioni contro la crisi ne stanno prendendo ed è un buon accordo quello del presidente Obama. I tagli del costo del denaro di un quarto sono mezzi di stimolo ma la ripresa sarò lenta e abbisogna di riqualificare il lavoro e le remunerazioni che sono povera cosa ancora per la massa delle persone, dai pensionati ai lavoratori a contratto, ai part-timee la scuola manderò a casa migliaia di insegnanti con i tagli previsti dal ministro Gelmini.
Il danno ha radici profonde.
Silvia
aprile 2nd, 2009 at 20:36
In India hanno bandito le buste di plastica, in India producono oggetti a portata di portafoglio della popolazione. In molte città americane le buste sono già state bandite nelle drogherie. Da noi si è molto indietro anche sull’uso dell’energia solare che paesi europei con pochissimo sole hanno installato.Vorrei sapere come mai in Italia siamo così restii a cambiare per fare scelte di migliorare l’ambiente.
Ho saputo che in qualche regione del sud o in piccoli paese campani si è avanzatissimi con il riciclaggio, ma sono oasi nel deserto di cui poco si parla nelle televisioni. Onore al merito comunque, e si dovrebbe prendere esempio per il fatto che le produzioni e il lavoro possono derivare dalle iniziative ambientali.
Luisa
aprile 3rd, 2009 at 10:01
In Italia c’è il grande problema della privatizzazione dell’acqua, sconosciuto ai più ma con le pretese di mercificare l’acqua attraverso le concessioni delle amministrazioni che mettono al primo posto l’imbottigliamento senza criteri di priorità d’uso degli abitanti; e tale andazzo sarà esteso poco per volta a tutti. La grave ingiustizia sociale si manifesta nel considerare l’acqua un bisogno e non una “necessità”.
Solo per questo si dovrebbero mandare a casa gli amministratori incompetenti e poco lungimiranti.
Loredana
aprile 3rd, 2009 at 10:26
per affrontare la crisi globale visto che non ci sono rimedi veloci,e per salvare posti di lavoro e ridurre la recessione i capi di Stato con Barack Obama in testa hanno dichiarato che entro il 2010 saranno cinquemila i miliardi di dollari destinati dalla comunità internazionale a fronteggiare la crisi, grazie all’approvazione dei pacchetti di stimolo “più grandi della storia” e alla decisione di porre fine al “tempo del segreto bancario” e la lotta ai paradisi fiscali.
Sara vero?
C’è da augurarsi che non si inventino altri inganni e sistemi a discapito della popolazione ridotta agli estremi della resistenza nel tentativo di sopravvivere alla crisi. Ogni madre di famiglia con figli a carico sa di che cosa parlo.
Paola
aprile 3rd, 2009 at 19:12
Turchia: Appello al Presidente degli Stati Uniti
Obama deve far pressione su Ankara per avviare colloqui di pace con i Kurdi
Bolzano, Göttingen, 3 aprile 2009
Barack Obama deve far pressione sul governo turco perché con la
rappresentanza kurda in parlamento intraprenda colloqui per arrivare a una soluzione pacifica della questione kurda. Questo è il senso dell’appello con il quale l’Associazione per i popoli minacciati (APM)
si è rivolta oggi al Presidente degli Stati Uniti. L’APM si rivolge inoltre ad Obama perché chieda il rilascio di 3.835 prigionieri politici kurdi. Molti di loro si trovano imprigionati in un carcere turco da oltre venti anni. Per quasi la metà di questi prigionieri politici non è mai stato celebrato alcun processo.
Senza il riconoscimento dell’identità kurda, la Turchia non potrà mai arrivare a garantire la pace per tutti i suoi cittadini. Per i Kurdi è
di fondamentale importanza che la loro lingua e la cultura abbiano un riconoscimento di pari dignità. Fino ad oggi ancora non esiste una sola
scuola kurda in Turchia per una popolazione che conta dai 15 ai 20 milioni di Kurdi. I Kurdi rappresentano almeno il 20% della popolazione della Turchia.
L’APM denuncia nel suo appello ad Obama, che è atteso per domenica ad Ankara, che alle comunità religiose di Aleviti, Yezidi e Cristiani siriaco-ortodossi non viene garantita libertà religiosa. La religione di maggioranza, l’Islam sunnita, espleta la funzione di una sorta di religione di stato. Yezidi e Siriaco-ortodossi negli ultimi decenni sono stati costretti alla fuga: le poche decine di migliaia rimasti vivono una vita di costante discriminazione e persecuzione. I quasi 20 milioni
di Aleviti sono anch’essi discriminati. In questo contesto l’APM ricorda la richiesta che il governo degli Stati uniti dovrebbe fare agli alleati
turchi perché il governo turco smetta finalmente di negare il genocidio di 1,5 milioni di Armeni tra il 1915 e il 1918.
La lettera dell’APM ad Obama fa riferimento anche all’annosa questione di Cipro. Questo conflitto ancora aperto tra la Turchia e la Repubblica cipriota, ormai membro dell’Unione europea, deve essere risolto con urgenza. Circa 200.000 cittadini di Cipro di origine greca, armena,
latina e maronita nel 1974 furono costretti alla fuga dall’intervento dell’esercito turco, e circa 100.000 turchi della terraferma vennero
insediati nella zona nord dell’isola occupata dall’esercito. Ad Obama
chiediamo in nome dei diritti umani e dei diritti dei Ciprioti rifugiati o costretti alla fuga di tutti i gruppi etnici, di adoperarsi per rapida soluzione della questione di Cipro, perché si arrivi presto ad una
riunificazione dell’isola.
Diritti globali
aprile 3rd, 2009 at 19:31
Lo scorso 2 marzo a Bruxelles
al Consiglio europeo sull’Ambiente si è discusso sui Cambiamenti Climatici con il fine di raggiungere un accordo internazionale sul clima per il periodo successivo al 2012,al termine del Protocollo di Kyoto, per la riduzione delle emissioni a effetto serra, per l’adattamento al riscaldamento globale fino al 2020.
Sono in previsione misure “verdi” proposte nel quadro del piano europeo di ripresa economica per incoraggiare un comportamento sostenibile attraverso e lo sviluppo di tecnologie ambientali che sono diventate uno dei mercati a crescita più rapida.
Capire che c’è una strada maestra da seguire è un arrivare anche troppo tardi a conclusioni che da molti anni sono conosciute invano. Meglio tardi che mai.
Lilly Micheli
aprile 3rd, 2009 at 19:52
sta accadendo di tutto per le strade d’europa. Sono rivendicazioni giuste con azioni violente e fuori legge.
la speranza è che rinsaviscano i responsabili della crisi e se ne esca quanto prima. Se Barack è la persona giusta al momento giusto lo diranno i fatti, ma a me sembra proprio di si, e la moglie è alla sua altezza.
chiaretta
aprile 4th, 2009 at 11:50
La crisi ha effetti più drammatici in Africa: Nigeria,
Somalia, Eritrea, Afghanistan, Costa d’Avorio e Ghana. Luoghi di guerre e violenze come in Egitto dove la polizia con i manganelli e i gas lacrimogeni ha dato addosso ai manifestanti che protestavano contro il rincaro della farina. Altrettanta disperazione in Somalia: il prezzo dei cereali raddoppia e la moneta in corso dimezza la possibilità d’acquisto. I generi alimentari per la popolazione già stremata dalla guerra sono inacquistabili.
Come si fa a non capire che in mancanza di cibo e lavoro si aggraveranno miseria e povertà e di conseguenza i conflitti e che sempre più gente fuggirà da lì per l’Europa dove un destino da clandestini li attende e dove le concessioni della carta di soggiorno per chi ha fatto la domanda nel 2007 non sono state esaminate. A chi conviene?
Nando
aprile 4th, 2009 at 12:25
Per far del bene ricordo la gravissima situazione economica in Ucraina, che mette in serio pericolo i 2000 bambini malati di cancro che aiutiamo da oltre cinque anni. Per maggiori informazioni e per scoprire come sostenerci potete chiamare il numero verde 800 904181.
Non dimenticate la possibilità di destinare a Soleterre il 5 X 1000 della vostra imposta sul reddito (a voi non costa nulla e questa scelta non è alternativa all’8 X 1000), inserendo nel riquadro “Sostegno delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale”.
Lucia
aprile 5th, 2009 at 17:42
La manifestazione al circo Massimo di ieri è stata imponente come nel 2002 con Cofferati. Meraviglia la risposta di Berlusconi a Epifani che sollecita un tavolo di discussione “Si, glielo do in testa”. I cinque cortei della manifestazione CGIL, le presenze di operai cassintergrati e privi del posto di lavoro provenienti da nord, sud e isole comprese, non va presa sottogamba, sarebbe un errore imperdonabile e gravissimo.
ETTORE
aprile 5th, 2009 at 20:02
La Cgil ha detto di voler fare il tavolo contrattuale grazie alla forza della partecipazione di massa, però anche le piccole e medie aziende sono alle soglie della chiusura e non chiedono sussidi ma ossigeno per poter sopravvivere alla tempesta. La presidente Marcegaglia lo ha sottolineato in più occasioni. Sono a rischio migliaia di piccole aziende italiane che nella medesima barca dei lavoratori si aspettano iniziative concrete da chi governa e si sta muovendo con lentezza insostebibile. Altro che essere ottimisti, se non arriva denaro fresco da mettere in circuito ci attendono povertà e crisi senza ritorno perché una volte chiuse le aziende c’è solo la parola fine.
Giovanni
aprile 5th, 2009 at 20:25
non mi piace ripetermi ma la determinatezza della Marcegaglia fa stridere la lentezza del nostri governanti, e non sono un fan della presidente di confindustria. Donne facciamoci avanti perchè abbiamo il senso pratico di chi fa quadrare per una vita intera il bilancio della famiglia. pochi o tanti che siano le disponibilità degli stipendi.
gabriella
aprile 6th, 2009 at 10:38
come dappertutto le donne sono (o per un modo o per un altro) in stato di servitù per leggi inique che scaturiscono dall’egoismo, è chiaro nell’articolo di Giuliana Sgrena leggibile nel sito collegato:
“Le donne irachene rischiano di vedersi imporre una legge come quella che e’appena stata firmata dal presidente Karzai in Afghanistan e che, tra l’altro, legalizza lo stupro in famiglia. Le donne irachene lo sanno bene.
Ad insidiare pesantemente il loro futuro e’ l’articolo 41 della Costituzione, di cui chiedono l’abolizione. L’articolo in questione,
legalizzando tutte le pratiche religiose, apre la strada alla regolazione delle questioni personali (codice della famiglia) sulla base
dell’appartenenza confessionale. In questo modo verrebbe vanificata la parita’ dei sessi prevista dalla Costituzione…”
Carola
aprile 6th, 2009 at 11:45
sono preoccupata e so che si vuole prolungare l’età pensionabile delle donne. Risparmiare sulla nstra pelle è un errore per il semplice fatto che fungiamo da sostegno alle famiglie in tutti i casi in cui è assente l’istituzione. Secondo il governo noi siamo costrette a continuare a fare doppio lavoro e provvedere alle pecche della mancanza di asili nido e scuole a tempo pieno e per l’assistenza agli anziani.
Dora
aprile 6th, 2009 at 14:53
all’osservazione di ettore dico che è giusto rispettare tutti e certamente la cgil che è il primo sindacato italiano, però a sinistra hanno scocciato con queste manifestazioni inconcludenti.
ci vogliono proposte, basta con le proteste.
aprile 7th, 2009 at 09:58
le proposte ci sono e ho sentito Epifani che ha chiesto un tavolo di trattativa.La risposta di Berlusconi è stata che il tavolo glielo da in testa.
di che parliamo?
Luisa
aprile 7th, 2009 at 10:14
di che parliamo?
Luisa
possiamo parlare di fiumi di gente che protesta….fiumi di gente infinita…
la parola ai fatti.
Mi sembra che in merito qualcuno si espresso già a sufficienza.
Tavoli in testa signori miei.
Non mi sembra il piede giusto per continuare a sognare di improbabili dialoghi.
aprile 7th, 2009 at 12:11
la dichiarazione di Pisanu di fare il Referendum sulla legge elettorale il 7 giugno per risparmiare e devolvere i fondi all’Abruzzo va incentivata per il buon senso che manifesta. I partiti che hanno a cuore il grave problema e anche la prudenza nei riguardi dello spreco di denaro pubblico devono essere consenzienti e dimostrare il rispetto che troppe volte è assente dai loro propositi. l rispetto per il denaro, per il tempo degli elettori che preferiscono recarsi una volta anziché due alle urne.
Paola
aprile 8th, 2009 at 13:17
Vi esorto a prestare attenzione alle seguenti iniziative e progetti in sostegno alle donne:
1) LA POESIA DELLE BAMBOLE
Continuano ad essere create/i bambole, gnomi, animali, fate dei fiori, ecc. sia dal laboratorio interno al carcere femminile di Sollicciano,
sia dal laboratorio esterno presso la nostra associazione di Firenze.
Attualmente sono tre le ragazze che ci lavorano e una quarta sta
rientrando dalla Nigeria finalmente con un regolare contratto di lavoro.
Nei prossimi mesi dovrebbe unirsi a questo gruppo una quinta ragazza cinese, attualmente detenuta, che ha fatto richiesta di affidamento ai ervizi sociali.
C’è anche un sito specifico che è consultabile su
ww.lapoesiadellebambole.it
aprile 8th, 2009 at 14:19
La crisi economica ha colpito soprattutto le donne. La loro disoccupazione si attesta al 10.3% . Il 25% delle donne lavora part-time. Esse formano i due terzi di questo tipo di forza-lavoro, con 16.7 milioni impiegate in lavori spesso sottopagati con poche o nessuna agevolazione. Come per molti lavoratori disoccupati, il sussidio di disoccupazione è spesso fuori portata per le donne che fanno lavori part-time o che si sono arrese nel cercare un lavoro che non esiste.
Carmen -pro Assemblee lavoratori
aprile 8th, 2009 at 17:00
Carmen – Says:
aprile 8th, 2009 at 14:19
La crisi economica ha colpito soprattutto le donne.
Carmen
Considerati i già bassi tassi di occupazione femminile in Italia e gli ostacoli per l’avanzamento carriera , direi che le donne stanno affogando in un coktail di welfare negativo e in una crisi economica disastrosa di cui le alte sfere “maschili” erano ben consapevoli.
Se vero è che l’emancipazione e l’indipendenza femminili passano attraverso il fattore “lavoro” e che i dati preoccupanti di ieri in termini di occupazione “rosa” (tanto per usare un temine colorato) ci
relegavano ad una realtà di svantaggio unica in Europa (dopo Malta) oggi è ancor più vero che vedremo spazzate via anche quelle nicchie di protezione che hanno mantenuto ai minimi la stessa ocupazione femminile.
L’impatto economico delle attività femminili si inceppa dunque sull’ennesima variabile della storia di questo paese, una variabile che ha il volto dui una crisi economica profonda alla quale si affianca un’altra crisi che è quella della sfiducia nell’assetto sociale sul quale abbiamo fondato la nostra comunità civile.
Dai dati Eurostat si nota come sia forte il distacco fra aspirazioni e realtà , tutti vorrebbero lavorare ma non trovano le condizioni per farlo, le donne ancor meno a causa dell’assenza delle politihe sociali nell’ambito dei servizi/supporto alle donne lavoratrici e quindi alla famiglia stessa.
I governi che si sono succeduti negli ultimi vent’anni hanno picconato le capacità straordinarie delle donne gettando via un “moltiplicatore economico” senza eguali, un moltiplicatore economico in grado di tradurre in produttività l’operatività femminile.
Alla ricerca di ieri di una più agile compatibilità tra “vita e lavoro” si aggiunge ora l’inquietudine della mancanza di offerta lavoro.
Siamo al paradosso. Un paradosso che sottolinea ancor più l’handicap famigliare di cui tanto si soffre ed al quale fanno sempre da supporto le donne.
Credo che il ragionamento, ai fini di nuovi ologrammi progettuali, vada indirizzato verso una nuova forma di organizzazione interna del lavoro.
Quanlcuno un tempo promuoveva “l’uomo” a divenire obbligatoriamente imprenditore di se stesso…ricordo bene questa affermazione che subito indirizzò il mio pensiero verso i più deboli e verso coloro che tendenzialmente non erano portati all’imprenditoria personale (immaginiamo di pretendere che un soldato semplici si armi delle capacità di un ufficiale e di farne funzione…immaginiamo che questa richiesta sia imprenscindibile dal posizionamento del soldato…ne verrebbe fuori un circo di belve feroci…l’apoteosi della teoria Darwiniana – alla faccia della cristianità!!!)
Dunque, va bene promuovere se stessi ma in circuiti fruibili in cui il merito è l’opzione numero uno di una giusta selezione e soprattutto di un programma sano ed onesto.
Riflettendoci bene e considerata la scarsità delle azioni concrete di welfare positivo per le pari opportunità dei sessi, potremmo ancora dire che se l’economia non crescerà e continuerà a scendere vorticosamente sarà colpa di chi non ha intuito l’utilità del “fattore D”.
Potremmo dire che gli italiani avevano le donne, tante donne in gamba, coraggiose e piene di volglia di lavorare, avevano donne straordinario che spesso hanno umiliato o semplicemente ignorato.
Sono andati avanti con il loro pensiero atavico.
Oggi sono bui. Non sono più quegli italiani belli di un tempo.
Possiamo anche dire che le donne i ieri, di un ieri abbastanza lontano, avevano intuito la mancanza di generosità e di correttezza dei loro uomini e si sono fidate sempre meno ed hanno fatto sempre meno figli e sempre meno ne faranno.
Se non cambia il modo di pensare e non nasce una nuova consapevolezza nell’incontro fra i generi sarà il genere umano a farne le spese.
Cordialmente
Anna Rossi
aprile 9th, 2009 at 09:11
Povere anime, povera gente. In tv passano immagini dolorose e strazianti delle zone terremotate. La dobbiamo finire però con le speculazioni economiche e con case di cartone che vengono giù come niente. Ho sentito dire che in uno dei centri colpiti l’unico immobile rimasto intatto, neppure scalfito dal sisma, è la casa dele suore, costruita secoli fa con “criterio”. In questo momento ogni polemica è sterile e inutile, mi auguro solo però che la ricostruzione verrà effettuata con coscienza e non soltanto badando al profitto economico.
aprile 10th, 2009 at 16:19
mi pare concreta e fattibile la possibilità di dare il denaro direttamente ai proprietari delle case e lasciare che ognuno pensi a ricostrire casa con i crireri antisismici. E’ un’idea antispreco e antisciacallagio.
silvia
aprile 11th, 2009 at 18:13
Sì l’unica è dare i soldi alla gente e poi prendano esempio dal Friuli che ha ricostruito la stessa roba che c’era. Il terremoto non deve essere un’occasione per per speculare sulle disgrazie altrui e arricchirsi costriendo edifici obbrobriosi come anche quelli fatti in Molise, in irpinia, ecc.
Mariarosa
aprile 14th, 2009 at 20:08
sono d’accordo con chi afferma di votare tutti lo stesso giorno e che Bossi la faccia finita con le minacce!
Si rende conto che 400 milioni non si possno buttare via?
Mirella
aprile 16th, 2009 at 10:21
Carissimi,
la nostra informazione fa eco a quella delle caverne e alcune donne non fanno onore all’impegno solidale che la società civile ha intrapreso da tempo nei confronti della lotta di genere.
Leggetevi questo articolo pubblicato su “LIBERO-donna”:
http://donna.libero.it/sotto_le_lenzuola/e-tu-con-quanti-uomini-sei-stata-ne1719.phtml?ssonc=853825608
HO SENTITO IL DOVERE DI RISPONDERE ALL’AUTRICE DELL’ARTICOLO PER ONESTA’ INTELLETTUALE E DIGNITA’ FEMMINILE.
Ecco la mia risposta in merito:
Gentile Marcella Gaudina,
sono rimasta letteralmente attonita nel leggere il suo articolo.
Il “buon senso” di cui lei parla va nella direzione opposta in cui una “DONNA” libera dovrebbe essere.
Ma che razza di donna è lei che ancora passa l’informazione di dover giustificare le sue scelte di vita, sbagliate o giuste che siano, al fine di una “salvezza medievale” o di un “sospiro di sollievo” dall’essere scampte alla caccia alle streghe?
Che razza di donna è una donna che sostiene che “all’uomo basterà veramente poco per capire se una donna mente o non mente”?
Perchè mai non promuovere un moto di anti-curiosità nei confronti di un’attitudine discriminante da parte dei “maschietti” (come lei li chiama, salvo però dare loro un potere infinito sul genere femminile)nei confronti delle “femminucce”?
Questo paese necessita di attingere dal serbatoio femminile le menti migliori e non di far giocare con la penna chi appartiene a mentalità tribali che ci hanno reso ridicoli nel mondo “civile” (basta dare un’occhiata alle statistiche che fotografano l’Italia come una sorta di dinosauro delle pari opportunità).
Come facente parte del direttivo dell’ONERPO (Osservatorio Nazionale ed Europeo per le Pari Opportunità) la inviterei a rivedere la qualità del pensiero femminile senza passare ulteriore “ansia da confronto” fra i sessi…non crede ne abbiamo abbastanza?
L’unica risposta che può fare la differenza non è lo sciorinare o non il numero di ex che una donna ha avuto o meno ma aiutare le sue connazionali e non ad uscire dal ghetto del servilismo mentale e della dipendenza economica.
Aiutare, mia signora, non affondare.
Gli uomini non hanno bisogno di ulteriori incentivi che li pongano al di sopra della centralità dell’individuo femminile.
Troppi drammi e dolori e rinunce e silenzi attraversano le vite delle donne.
Se lei dimentica questo sarà solo di ostacolo alla nuova consapevolezza femminile che si sta facendo strada e che vuole solo un mondo più equo e più dignitoso.
Cordialmente
Prof. Anna Rossi
Resp. Relazioni Esterne ONERPO
aprile 17th, 2009 at 12:58
ho come l’impressione che stiamo inesorabilmene procedendo velocemente all’indietro, per i diritti delle donne che in molti paesi si perdono con le nuove dittature, ma anche per tutte le conquiste sindacali, come per le tutele all’ambiente, alla sicurezza. Questo terremoto è l’esempio sfacciato di come da molti anni a questa parte il profitto sia stato posto al primo posto e sopra ogni cosa. Sconcerta il fatto che non se ne deve nemmeno parlare.
Avete visto la puntata di Santoro?
Non che mi faccia impazzire, ma la censura è per me inconcepibile.
Gina
aprile 19th, 2009 at 00:03
Il presidente Napolitano ha dato un messaggio di rigore che ho apprezzato e per il quale la stima nei suoi riguardi è cresciuta.
Loredana
aprile 20th, 2009 at 13:56
ma perche’ si continua a discutere di Berlusconi e se l’Italia è a democrazia ridotta per il fatto che il premier ha così tanto potere, mentre invece nessuno, a parte voi, solleva in modo serio la questione della democrazia in relazione alla mancanza di donne in politica?
ragazze/i, a voi sembra normale che ci siano pochissime leader donne da noi? (e quelle poche vengono pure messe in condizione di non nuocere).
non è anche questo un sintomo di non-democrazia o scarsa democrazia?
aprile 22nd, 2009 at 12:46
ragazze/i, a voi sembra normale che ci siano pochissime leader donne da noi? (e quelle poche vengono pure messe in condizione di non nuocere).
non è anche questo un sintomo di non-democrazia o scarsa democrazia?
lexxia Says:
aprile 20th, 2009 at 13:56
La non democrazia o la scarsa democrazia non esistono ed è fuorviante intendere qualcosa che non c’è come se ci fosse solo per una debole percezione di qualcosa che in realtà è solo un miraggio.
Trasformare il miraggio in concretezza è l’opera che pedissequamente molti illustri personaggi della storia tentano di fare (sto arlando di democrazia naturalmente).
Finora l’essere umane ha trionfato nell’istaurazione di sistemi autarchici.
Più complicato è accettare le istanze degli “altri” ed educarli (non ammaestrarli) ad interagire fra di loro come comunità e non come pecore.
Le leaders italiane non esistono.
Le poche mosche bianche sono legate all’apparato industriale o sono le propaggini di un pensare maschile al quale devono rispondere senza sconti.
Le donne per non fare paura, in quanto oneste, concrete, progettuali, solidali, innovatrici ed infaticabili, devono sottostare al luogo comune che le vede oggetto di protezione che tradotto in lingua del Bel Paese vuol dire sottostare alle regole patriarcali.
La verità è che nell’immaginario collettivo le donne sono considerate elemento di servizio neppure tanto speciale.
Non capiscono certi esseri umani che questa politica sottile del contro non solo non paga più ma avrà un risvolto inatteso che spazzerà via tutti coloro che sono ancora presi nell’ostacolare l’operato femminile d’eccellenza.
In un mondo che non intende rallentare noi accellereremo.
Cordialmente
Anna Rossi