CIELO, MIO MARITO IN AFFITTO

 .

In Sudamerica inventano il marito a tempo per i lavori di casa.
In Italia sbirciamo le vite coniugali dei Vip.
Stanno cambiando gli stili di vita delle nostre famiglie?

I mariti manutentori sono scomparsi?
Le donne singole o le mogli di mariti moderni avvezzi al computer o impegnati in palestra come faranno?
Se il mondo globalizzato può darci una risposta prendiamo esempio da Buenos Aires dove, nel quartiere di Recoleta è nata la ditta “Affittasi Marito’” che interviene per ammodernare impianti elettrici, sistemare porte che cigolano o cambiari vetri rotti delle finestre. Finalità da non confondere con quelle del film di Ilaria Borrelli “Mariti in affitto”, prodotto da Cristaldi nel 2004. In questo caso il lungometraggio tratta di avventure che si svolgono tra Procida e New York, in un triangolo amoroso impersonato da Maria Grazia Cucinotta. Brooke Shields, Pier Francesco Favino.

C’è invece un vero e proprio slogan nella pagina web della fantasiosa impresa che ha raggiunto negli ultimi anni l’apice del successo: “Stufa che tuo marito lasci in sospeso la manutenzione della casa? E tu, sei stanco che tua moglie ti chieda mille lavoretti al giorno? Ora puoi smettere di litigare”. Fondata da Daniel Alonso, un tecnico elettronico che sa fare un po’ di tutto la ditta nacque quando la moglie di Daniel disse alle amiche che chiedevano in prestito il marito per piccoli lavoretti: “Non te lo presto, te lo affitto”.
Oggi l’impresa conta oltre 2.000 clienti registrate e i lavoro è svolto con serietà anche se si presta a qualche ambiguità con richieste di taxy-boy o altri tipi di funzioni. La moglie però è in ditta e monitora ottimamente la situazione.
L’istituto della delega, risulta perfetto per compiti prettamente pratici e materiali, non è accettabile invece quando a entrare in gioco sono i ruoli familiari e le affettività. Se si sente dire spesso di crisi di padri un po’ messi in disparte nei diritti-doveri verso i figli, è utile sapere di sostegni che possono derivare da associazioni, e organizzazioni come l’”Istituto studi sulla paternità” fondato ormai 20 anni fa. Maurizio Quilici lo ha avviato per “promuovere lo studio della paternità” sotto l’aspetto psicologico, pedagogico, sociale, biologico, storico, giuridico. Oggi l’Isp ha oltre 300 soci tra cui un 30% di donne, e si propone di tutelare e valorizzare funzioni e ruoli paterni nella società e far crescere una nuova sensibilità sociale. Ma anche tante associazioni di Papà separati hanno scopi similari con più o meno successo.
Ruoli in famiglia di padri, di madri, di mariti. Fondanti l’istituto della famiglia, così importanti e poco aiutati nella fatica del vivere. Se ne parla poco, e le storie di quotidiana difficoltà non sono materia da Talk Show, né trama di film. Le emozioni, gli incontri, gli investimenti fatti per mettere in cantiere una famiglia. I mutui presentati come grandi opportunità per i “forzati all’acquisto” italiani che privi di alcuna possibilità di trovare casa in affitto hanno fatti salti mortali per prenotare case e sobbarcarsi mutui con allettanti tassi variabili che oggi sono amarissime realtà che inglobano interi stipendi.
Se ne sa poco. Eppure andrebbero realizzati film e documentari su questa che è una recessione storica. Si dovrebbe indagare come queste sofferenze economiche incidono nei rapporti, sono causa di liti e separazioni, producono depressioni e scoramenti, bisticci e disperazione.
Ma non fanno notizia. O almeno così si ritiene, e nessun editore commissiona un’ “Indagine all’interno della famiglia in crisi”.
Sono più appetibili racconti di famiglie famose, mariti celebri, meglio se attori o uomini politici. La gente comune non fa storia, non fa notizia. Ancora per poco, credo e spero.
Il senatore Franco Marini che racconta di aver spalato la neve per rendersi gradito alla famiglia della futura moglie, o l’eleganza dell’onorevole Bertinotti dovuta alla di lui consorte, nota per la gelosia nei sui confronti, oltre che per il gusto nella scelta delle cravatte. Pier Ferdinando Casini, che alla nascita di Caterina volle rimanere in sala parto con (l’allora compagna, oggi moglie) Azzurra Caltagirone. Sono queste le cose che piacciono. Raccolte in un famoso libro di Bruno Vespa “L’amore e il potere”, danno il senso del legame con chi si trova in un mondo diverso dagli amici della porta accanto. Permettono di entrare in casa d’altri, case prestigiose ed eleganti, magari per accorgersi che poi gli uomini si assomigliano sia che si chiamino Rutelli o Fassino e franano miseramente in cucina anche nel semplice compito di preparare due uova al tegamino.
I ricordi gli aneddoti, gli episodi curiosi rammentati da mogli celebri come Azzurra Caltagirone Casini, Luisa D’orazi Marini, Lella Fagno Bertinotti, Barbara Palombelli Rutelli, Anna Serafini Fassino, Mariapia Tavazzani Forlani. Una platea rosa cui si aggiungono arguti racconti del senatore
Giulio Andreotti, o quelli di Amintore Fanfani, che quando rientrava a casa dal lavoro arrabbiato si sfogava dipingendo.
Ci sarebbe da chiedersi cosa è cambiato in questi sessant’anni democrazia, e valutare quanti passi avanti abbiamo fatto – se ne abbiamo fatti – o se in relazione a questioni di diritti: al lavoro, alla salute, alle pari opportunità, all’istruzione, all’ambiente, abbiamo attuato un lento procedere di gamberi per non aver ben compreso portata e pericolosità di questi fenomeni.

Wanda Montanelli, 13 ottobre 2008

34 Responses

  1. s.trobbiani Says:

    che il sistema familiare inteso

    in modo convenzionale stia

    subendo evoluzioni rapidissime

    (al di là della provocazione

    sui ‘mariti in affitto’ fatta

    dalla montanelli) è assodato.

    quello che a me non piace però è

    il cambiamento, il

    ridimensionamento, del ruolo

    dell’uomo.

    non ditemi che sono vecchia

    (anche perché non ho ancora

    compiuto 35 anni) ma io sono per

    l’uomo “classico”, figura di

    protezione e riferimento di

    tutto il nucleo famigliare.

    forte con gli agenti della vita

    e comprensivo con la famiglia.

    secondo me non è sovrapponendo i

    nostri ruoli e le nostre figure

    a quelli maschili che otterremo

    la sospirata PARITA’.

    si può essere alla pari anche

    occupandosi di cose diverse e

    avendo prerogative diverse.

  2. Addio al Nome del Padre? Says:

    Questo articolo è uscito su Il Secolo d’Italia, 1 ottobre 2008
    Il Secolo è stato l’unico quotidiano a mettere in prima pagina notizia e commento sulla recente “ordinanza interlocutoria” della Cassazione che apre la strada alla trasmissione del cognome materno ai figli e alle figlie legittimi. L’autrice dell’articolo-corsivo si è augurata che il parlamento ponga presto mano alle proposte di legge giacenti a Montecitorio e a Palazzo Madama, prospettando però che una discussione in merito incontrerebbe una forte opposizione maschile: “Osiamo solo immaginare cosa si inventeranno i numerosi parlamentari uomini ostili all’idea per opporsi alla sparizione dell’ultimo privilegio sopravvissuto al femminismo”, ha scritto.
    Ho apprezzato l’ironia e anche quel pizzico di sciovinismo femminile che l’ha ispirata. Anche se credo che la “rivoluzione dei cognomi” non sia da prendere alla leggera, malgrado sia stata codificata da più di vent’anni in altri paesi europei: in Germania (che allora non era ancora riunita) fin dal 1986, poi in Olanda, Francia, Inghilterra e da ultimo in Ungheria.
    Rispetto a quei tempi, epoca di progressismo baldanzoso, un nuovo spirito tradizionalista e conservatore alita su gran parte del vecchio e del nuovo continente, e anche in Italia. E’ un vento persistente, che pur non radendo al suolo le conquiste di parità tra donne e uomini acquisite, fischia con un certo furore critico sulle loro conseguenze culturali e politiche. Ma di ciò parleremo in seguito.
    Per quanto mi riguarda, sarei contenta se oggi, nel nostro paese, il codice civile registrasse l’esistenza della genealogia femminile, ma non mi entusiasma il fatto che per segnare un siffatto cambiamento di civiltà occorra appellarsi alla parità tra i sessi, come se a noi donne non fosse concesso altro modo di affermarci se non quello di arrivare a essere trattate come gli uomini. Piuttosto: mi piacerebbe sapere quante donne (e quante coppie), nei paesi dove possono farlo, abbiano optato per dare il Nome della Madre alla discendenza. Non sarebbe male, infatti, sottoporre alla verifica dei fatti quelle leggi che affermano diritti paritari. Poiché, se dal punto di vista, diciamo democratico, poco conta se a usufruire di un diritto siano tre milioni o tre persone, molto contano i numeri per capire se questa o quella legge a favore delle donne corrisponda ai desideri delle medesime.
    E mi piacerebbe sapere chi sono e cosa pensano Alessandra C. e Luigi F, i quali per ben due gradi di giudizio si sono visti negare la possibilità di attribuire al figlio minore, nato nel 2003, il cognome di Alessandra. E l’esito non è ancora definito, visto che l’ordinanza della Cassazione rinvia la materia alle sue Sezioni Riunite.
    Definitori, invece, sono stati due commenti negativi all’ordinanza. Nel primo, a caldo, il vicepresidente della Camera Rocco Buttiglione si è scagliato contro gli ermellini: “farebbero meglio ad occuparsi della giusta, corretta e rapida applicazione delle leggi vigenti invece di arrogarsi la prerogativa di fare leggi nuove usurpando i diritti del Parlamento”, ha detto con palese riferimento a quei magistrati del “caso Englaro” che hanno dato al padre della ragazza, in stato vegetativo da 15 anni, il “permesso giudiziario” di staccare le macchine che la nutrono e la idratano. Nel secondo, su Avvenire, c’è stato lo stesso riferimento, con in più l’accusa di minare la famiglia: “Con il rischio, per il futuro, di vedere stravolgere altri pezzi fondamentali delle regole che presiedono alla nostra vita familiare”. Evidentemente per il quotidiano della Cei, una famiglia non è più tale se non porta il Nome del Padre.
    Che alla base della trasmissione del nome paterno ci sia una costruzione simbolica e sociale basata su miti, archetipi e riferimenti religiosi millenari, e che essa abbiano molto contato nel farsi della storia, sarebbe sciocco negarlo. Così come è sciocco negare che la scomparsa di questi riferimenti sia stata relativamente recente e pertanto bruci ancora nell’inconscio. Inoltre, il Nome del Padre garantisce la stabilità contro i capricci del tempo. “Il compito del padre”, scrive Luigi Zoja in Il gesto di Ettore, preistoria, storia, attualità e scomparsa del padre (Bollati Boringhieri 2008), “è proprio contrastare il tempo: istituire una responsabilità che non muti con esso; costruendo continuità e memoria; e rigettare l’azzeramento che il trascorre di ogni generazione comporta”. Lo stesso non può assicurare il Padre che diventa “papà”, figura debole, adolescenziale, priva di autorità, puer aeternus affamato di dare e ricevere leggerezza e tenerezza, effigiato nella pubblicità come il bel giovane ben semi-svestito che tiene in braccio o lancia in aria il pargoletto. Ma non è tutto oro quello che riluce dietro le immagini positive dei “nuovi papà”, perché dietro la dismissione dell’antico ruolo paterno c’è il malessere di molti uomini (non solo italiani) i quali accorrono a frotte negli studi di psicoanalisti e psicologi per dare un senso alla perdita del senso di sé. Mentre altri scoprono lo “stare tra uomini” per combattere lo spirito del tempo dominato dall’invadenza femminile. E altri ancora si sottraggono al desiderio per le donne. Per dire che la fine del Patriarcato, triturato dalla secolarizzazione, dalle rivoluzioni tecnologiche e dalla libertà femminile, ha risvolti assai complicati.
    Torniamo all’ordinanza della Cassazione. Essa tocca un nodo nevralgico. Se si toglie al Padre il Nome, gli si toglie la facoltà di separare il Figlio dalla Madre, unico modo per far compiere al bambino invischiato nella cura e nell’affetto femminile quel necessario matricidio simbolico, viatico per entrare da adulto nel mondo. Tutta una letteratura e una pubblicistica prevalentemente maschile, spesso di altissimo livello, afferma questo paradigma come un dogma: Lo fece Jaques Lacan, lo psicoanalista francese, amato da noi femministe perché ci fece scoprire le ragioni per cui aravamo prive del linguaggio e costrette a ripetere le articolazioni logiche dell’uomo. Lo ripropone oggi l’ispiratore della Nuova Destra francese Alain de Benoist (iniziatore di un recentissimo effervescente dibattito su “la femminizzazione della società” pubblicato su Il Giornale). Lo ripete da anni il nostro Claudio Risé e, in maniera più provocatoria il più giovane Eric Zemmour, autore di L’Uomo Maschio (piemme edizioni 2007). L’ordinanza cerca di smontare questo dogma nel quale posto non c’è per la figlia se non come innamorata, talvolta respinta talvolta no, del Padre, in competizione con Madre e per questo impossibilitata a ricevere da lei l’autorità necessaria per stare al mondo. Ma lo fa restando in superficie per via dei limiti dell’ astrazione e della perentorietà con cui si esprime.
    L’ordinanza è dunque sbagliata? No, ma è in ritardo di trent’anni.
    Roberta Tatafiore

  3. saverio Says:

    la paternità è come la maternità il fondamento nella crescita dei propri figli. Privare un bambino del proprio padre come in troppe cause di separazione succede, è un grave delitto. L’affido congiunto è un buon passo avanti, ma è difficile ottenerlo, ancora troppo difficile. come movimento femminile dovreste aiutarci a ottenere che le leggi siano di piu facile applicazione e capire che il figlio che si toglie al padre è un figlio privo del suo diritto e completezza affettiva. Privo del suo passato e del suo futuro.
    Saverio

  4. Sonia Says:

    Ma come si fa a togliere invece un figlio alla propria madre? Il legame è necessariamente più intenso di quello che c’è con il padre, sarebbe sciocco negarlo. Bisogna vagliare, di caso in caso, ovvio, però trovo del tutto normale che noi donne si parta da una posizione privilegiata (almeno da questo punto di vista) nella considerazione dei giudici.

  5. Sergio Pontiggia Says:

    Carissima Wanda, nel suo “piccolo” , il mio progetto SISTEMA PREZZO GRIGIO va nella direzione da Te indicata….
    Parlane in giro…La cosa farà bene…
    Grazie . Un abbraccio.

    Sergio Pontiggia, Senior Club

  6. Gina Loversi Says:

    Segnalo domani la tramissione della Gruber che parlerà di guerra secondo le donne. Come
    la vivono, come la subiscono, come la combattono e come la raccontano.
    Il programma s chiama “Otto e mezzo”, e va in onda
    alle 20.30 su La7.
    Coi saranno la scrittrice Asne Seierstad, autrice de “Il
    libraio di Kabul”, e la ricercatrice e rifugiata somala Hamdi Dahir.
    Gina

  7. Elena Says:

    Care amiche: Dall’Àrgentina noi donne vi possiamo raccontare tante storie nate colle successive crisi economiche. Indubbiamente la più colassante è stata quella del 2001-2002, però gli argentini siammo molto allenati, e riusciamo a sopravvivere.Ma è vero che molta gente ha sofferto grandi depressioni, soprattutto gli uomini, feriti nel loro orgoglio di non poter sostenere le loro famiglie. Sono state le donne di tutti i ceti sociali, a tirar avanti la baracca.Uno dei miei lavori sociali in quegli anni è stato giustamente quello di sostenere quelle persone rimaste senza lavoro, creando nuove forme di piccoli imprendimenti, insegnando ad amministrare i pochi soldi che ricevevano dallo stato per poter superare queste situazioni di disagio. Se vi interessa il tema e vi può servire la mia esperienza, fatemelo sapere.
    Un abbraccio, Elena

  8. Graziella Says:

    trovo giusta la legge per dare ai figli anche il nome della madre, oltre a qurello del padre. Molti paesi già lo fanno e si protrae nel tempo la presenza della genitrice che altrimenti sparisce dagli archivi angrafici e dalla memoria non scritta dell’albero genealogico. I figli i nipoti i pronipoti sanno chi sono i loro progenitori anche nella parte femminile. E’ una scelta verso la comprensione dell’importanza di tutte e due le componenti genitoriali, e non capisco i
    motivi di critica e di preoccupazione.
    Graziella

  9. La pratica delle donne nei problemi ambientali Says:

    La pratica politica delle donne ha molto da dirci nell’affrontare i problemi ambientali con le nostre azioni
    quotidiane.
    Sabato 18 ottobre ore 18
    A partire dal romanzo di Valentina Francolino, Il ventre della terra. La sociologa Antonella Nappi discute con l’autrice sui mutamenti
    operati dalla società occidentale negli equilibri naturali e sulle conseguenze
    che comportano per la vita sul pianeta.
    Circolo della rosa – Via Pietro Calvi n.29 – Milano
    Libreria delle donne -

  10. non solo donne per gli alberi Says:

    Il verde in citta.. giù le mani dagli alberi di Roma

    Il Comune di Roma è pronto a sferrare una bella sforbiciata alle aree
    verdi della città. È infatti approdato sulle pagine dei giornali il
    piano del Comune che porterà al taglio di ben 180 alberi. La
    motivazione? Semplice, manca l’acqua per innaffiarli. La vicenda ha messo sul piede di guerra European Consumers, la confederazioni di associazioni guidate dall’avv. Vittorio Marinelli che si è cosi
    espresso sulla questione: “La motivazione addotta dal Comune di Roma per questo vero e proprio attacco al verde romano ha dell’incredibile.
    Come si può affermare che manca l’acqua in una città come Roma che ha la più grande disponibilità idrica d’Italia e forse d’Europa? Qualcosa
    non torna”.
    Livia e Davide

  11. Grazia e le cliniche delle donne che funzionano Says:

    un’amica ci segnala la situazione della Regione Lazio per la Sanità. Marrazzo ha inserito la clinica S. Famiglia, Prati tra quelle da chiudere (eliminare la convenzione). Questo non fara’ risparmiare soldi alla Regione (la clinica si paga da sola gli stipendi ed i parti sono pagati secondo i DRG per cui se avverranno in altre strutture lo stato li pagherà ugualmente) quindi ci si chiede perchè chiudere la S. Famiglia?
    E’ un’ottima struttura, offre assistenza post parto 24 h su 24 ai nati li’
    Chi di voi ha news a questo riguardo? Dovremmo tutte contattare Marrazzo o il suo gruppo per chiedere lumi.
    Grazia

  12. da Saverio - si dice che sia una clinica speciale Says:

    La santa famiglia, nota clinica romana situata in prati, ਠuna delle sole 2 strutture di roma (l’altra ਠla fabia mater) ad aver ricevuto dall’unicef il bollino blu dell’infanzia. questa casa di cura, accreditata presso il ssn, in cui avvengono ben 1500 parti l’anno, molti dei quali mandati da altri ospedali, come il fatebenefratelli, a causa del decreto nâ^ 25 emesso da piero Marrazzo.
    saverio

  13. alemacri Says:

    S P I F F E R I . . .

    Sembra che a D’Alema sia già passata l’infatuazione politica per Enrico Letta. Per il dopo Walter il Leader Massimo si sarebbe convinto a scendere in campo in prima persona.

  14. Saverio Says:

    Ne vedremo delle belle, allora!
    Saverio

  15. nadia - Ass. Umbria in rosa Says:

    La Cascata delle Marmore di Terni si tingerà di rosa per la giornata dedicata alle donne
    per la prevenzione del tumore al seno il 26 ottobre. Alle 11 ci saranno voli in elicottero sulla Cascata delle Marmore e sul
    lago di Piediluco, e alle 17 la Cascata, con l’uso di cento
    fumogeni sara’ colorata di rosa Per tutta la giornata.
    Nadia

  16. Antonietta Buccolini Says:

    Le donne disoccupate in italia aumentano, il tasso di disoccupazione femminile ci colloca 11 punti sotto alla media europea mentre secondo l’Agenda di Lisbona dovremmo arrivare al 60 per cento entro il 2010. Una donna su cinque è costretta a lasciare il lavoro quando nasce il primo figlio. Anziche’ favorire l’occupazione femminile istituendo piu’ asili nido e piu’ servizi, si tenta di ridurre il part-time. In altri paesi europei, c’e’ maggiore serenita’ nelle famiglie, piu’ nascite, diminuzione del numero di bambini che vivono in poverta’. Noi invece siamo come sempre il fanalino di coda.
    A.B.

  17. Anna Rossi Says:

    Antonietta Buccolini Says:
    Ottobre 16th, 2008 at 15:47

    L’idea vincente è quella fortemente “cooperativa” …dirò di più è quella dell’associazionismo cooperativo, ossia la forza dettata da più soggetti disposti a creare un cervello di controllo ed erogazione dell’offerta lavoratori sulla piazza italiana.
    A far ciò devono essere i lavoratori stessi e non società esterne pronte a racchiudere i lavoratori nel recinto degli animali ed immetterli nel mondo del lavoro a tempo, prezzo e status da loro indicati.
    La Germania in questo ha già dato una risposta…una risposta da parte dei lavoratori che non vogliono più attendere ma creano ed offrono.
    Adeguarsi al mercato vuol dire essere veloci, competitivi e soprattutto organizzati…cosa difficilissima in Italia.
    Noi, ONERPO, vogliamo indicare una via per percorrere all’incontrario la soluzione del lavoro femminile e dell’opportunità innegabile che deve essere data alle donne di vivere paritariamente il mondo del lavoro.
    La partecipazione degli iscritti/e è la forza che può dare voce a progetti e dedizione nel portarli avanti.
    Il tempo delle attese è scaduto. Occorre costruire quel che è negato e renderlo visibile.
    Solo i risultati possono competere con l’inefficienza mistificata.
    Un cordiale salute
    Anna Rossi

  18. sandra Says:

    il senno del poi ci fa assistere a trasmmissioni di critica delle liberazioni facili di violenti.
    In Italia, ed oggi lo abbiamo capito, non è preoccupante la paura delle vittime, il dolore della famiglia, la pericolosità di nuove aggressioni. Il pensiero centrale è su come liberare quanto più presto possibile i colpevoli di delitti efferati.
    Escono, colpiscono ancora e si dice che sia stata una fatalità. Ma se lo tenevano dentro al sicuro non era meglio?
    Non è vendetta che vogliamo ma tranqullità che il “pericolo” resti chiuso tra quattro sbarre.
    sandra

  19. Anna Rossi Says:

    Cara Sandra,
    l’incertezza della pena è stata volutamente inflitta alla giustizia come peraltro l’accanimento verso il diritto processuale.
    Ci sono leggi che permettono il decurtamento sostanziale di parte della pena e, a quanto pare, nessuno dei nostri “politicanti” sente la necessità di mettere ordine ad un sistema che da decenni penalizza i cittadini perbene.
    Credo che il gioco faccia comodo a chi è così autorizzato a fare del “problema giustizia” lo slogan partitico e a chi riversa sull’incolumità dei cittadini il tormentone della sicurezza.
    L’intasamento dei tribunaliè il primo passo verso la confusione più totale e lo dimostra lo scoramento del popolo nei confronti dell’abbandono delle denunce dei reati e la non pretesa dello stesso ad affrontare processi seppur per giusta causa.
    In fondo si tratta di un’operazione di indebolimento della volonà collettiva a “pretendere” quel che è di Cesare.
    La formazione del futuro cittadino viene così colpita per stanchezza e stress vitale rafforzando inevitabilmente gli spiriti guida decisionisti.
    Non è l’Italia, nell’ottica globale,l’unico paese in cui queste modalità lente e pragmatiche s’intesssono nelle culture. Ovunque s’impongono apparenti democrazie che rispondono a poteri finanziari sostenuti dai picconatori dei sistemi altamente referenziali per l’espressione del libero pensiero e per uno stato sociale attento ai deboli.
    In questo disegno strategico è la cecità e la buona fede e l’ignoranza che donano l’opportunità ai tiranni di turno.
    Per uscire da questo meccanismo perverso solo l’istruzione può essere la carta vincente del sistema “pensiero”. In virtù di questo pericolo si attacca l’istruzione ovunque nel mondo: dalla distruzione delle scuole e delle università nei paesi arabi, alla privatizzazione classista di quelle anglosassoni fino all’eleminazione fisica primaria dgli insegnanti nelle dittature.
    Non di solo pane vive l’uomo.
    Un uomo senza pane può morire lentamente ma un uomo senza la facoltà di formulare un pensiero è già morto in partenza.
    L’oppio dell’occidente era il consumismo. Oggi si è andati oltre. Dietro al calo di consumi ed al contenimento delle spese c’è lo spettro dell’incapacità a leggere la quotidianità.
    Lontani dalle leggi della natura non potremmo mai rinascere in equilibrio con la stessa. Nel cemento non nascoo campi di grano. Il pensiero può fare la differenza.

    Cordialmente

    Anna Rossi

  20. Anna Rossi Says:

    Al punto 19 ho omesso, parlando di paesi arabi il termine ALCUNI paesi arabi…come per esempio l’Algeria, straziata dalla guerra civile o l’Afghanistan…di cui le scuole coraniche a pensiero Wahabita hanno fatto terra di negazione dei diritti umani in nome di Allah che tutto vorrebbe meno che le violenze e la morte.
    La precisazione è di fondamentale importanza poichè inevitabilmente ci costringe a mettere a fuoco le differenze storico/culturali e quelle socio/politiche dei paesi islamici e non necessariamente arabi.
    Ringrazio er l’attenzione
    Anna Rossi

  21. Uomini e Donne nella Comunicazione Says:

    “Uomini & Donne della Comunicazione ”

    Alle amiche che ci leggono faccio saper che è in distribuzione una nuova edizione del magazine dedicato al mondo della comunicazione e del Marketing edito da Edizioni S.E.I. Indirizzi utili, numeri di telefoni, siti web e indirizzi di posta elettronica; e ancora, Amministratori delegati, Direttori Marketing, Responsabili di uffici stampa delle principali aziende italiane.
    Tutte le informazioni sul mondo dell’impresa italiana costantemente aggiornate per offrire uno strumento prezioso agli operatori della comunicazione.
    E inoltre, in questa rinnovata edizione, proponiamo interviste ai protagonisti del settore, da Canon a Toshiba, Altran, Blei, BootB, con approfondimenti sul mondo della comunicazione, per conoscere davvero il settore dalla voce dei suoi principali attori. In particolare, Uomini & Donne della Comunicazione dedica la propria Cover Story a Daniele Rosa, Direttore Corporate Communications di Bayer in Italia, una realtà internazionale che nel nostro paese opera da tanti anni per il progresso della scienza, della medicina e della cultura.
    Uomini & Donne della Comunicazione oggi è anche su internet al sito http://www.uominiedonnecomunicazione.com. Grazie ad una veloce e rapida registrazione, è possibile usufruire di un ricco database sempre aggiornato sulle aziende italiane.
    Richiedi la tua copia di Uomini & Donne della Comunicazione o collegati al sito http://www.uominiedonnedellacomunicazione.com, la rivista dei protagonisti nel mondo della comunicazione.
    Livia

  22. le donne relegate all'angolo! Says:

    E poi dicono che le donne non si interessano di politica…
    Dall’altra parte gli uomini se ne interessano eccome, e, vogliono che il gentil sesso ne stia fuori..
    catals

  23. @lex88 Says:

    secondo me la discrinazione esiste, pero’ la responsabilita’ non e’ solo degli uomini.

  24. Anna Rossi Says:

    @lex88 Says:
    Ottobre 22nd, 2008 at 12:45

    secondo me la discrinazione esiste, pero’ la responsabilita’ non e’ solo degli uomini.

    ——————————–

    In questo sito, nel corso di questi mesi, sono stati fatti molti commenti interessanti e devo dire che la posizione generale è pervasa di grande attenzione…non tanto sulle colpe di chi e di conme (storicamente palesi) ma sul dove andare per risolvere questo problema che di fato esiste.

    A tale proposito ricordo Giovanni Paolo II che ritornando sulla questione sacerdotale e confermando l’inammissibilità del sacerdozio femminile….e che espresse nella dichiarazione INTER INSIGNIORES.
    Durante il giubileo fece anche pubblica ammenda per i peccati commessi nel passato dagli ecclesistici: tra sette categorie di peccati menzionati, vennero anche nominati i peccati contro la dignità delle donne e delle minoranze….etc.

    Ciao

  25. opulenza contro precarietà Says:

    la manifestazione di ieri è stata un successo e non è confutabile il dato che la gente è scontenta. I sondaggi danno però perdenti sia il governo che l’opposizione. non è che la discrininazione discrimina umini da donne ma opulenti da poveri. E’ la forbice di allaga sempre di più tra chi sta in un ventre di vacca e vive di stenti e sacrifici. Tra chi ha tutto e chi poco o niente.
    Saverio

  26. La voce dei senza voce: il senso di una proposta Says:

    LEGITTIME CONTESTAZIONI STUDENTESCHE
    Condividiamo tutte le iniziative in corso finalizzate al ritiro della controriforma Gelmini e contro il Decreto Legge 133 e per questo siamo solidali con gli studenti e le studentesse, con i ricercatori, con gli insegnanti, con i genitori che stanno lottando per la salvaguardia della scuola pubblica, che deve restare tra i pilastri principali della difesa democratica del nostro Stato Repubblicano nato orgogliosamente dalla Resistenza.
    la voce dei senza voce

  27. Annarita Says:

    Carissima Wanda, ho letto e soppesato parola dopo parola l’espressione del tuo pensiero e unitamente a tante altre donne e uomini che hanno avuto la sventura di credere all’etica politica di personaggi che tanto la magnificano, pur razzolando in ben altri pascoli, tutti insieme ripeto, ti sosteniamo in nome del principio del “diritto” all’uguaglianza che il nostro Stato ci garantisce.. Un grosso abbraccio e tanti tanti APPLAUSI !

  28. Umbria Donne e Lavoro: strisce di sicurezza Says:

    Anche quest’anno, incoraggiati dal successo del passato e fortemente motivati dai contenuti proposti all’opinione pubblica, vogliamo esplorare un’altra espressione artistica, il fumetto, per dare una nuova voce e una diversa visibilità al tema della sicurezza sul lavoro..
    Concorso “Umbria donne e lavoro”

  29. GELOSUPOLITICA Says:

    Il testo di riforma della legge elettorale per le europee domani sarà all’esame della Camera. Non promette niente di accettabile: VIA LE PREFERENZE, CI SONO LISTE BLOCCATE – e con le 10 coscrizioni previste ci saranno
    7 candidati . Lo SBARRAMENTO sarà al 5%. Continueranno a decidere i partiti chi mandare in Europa. Che questa sia una democrazia abbiamo forti riserve.
    gelosupolitica-web

  30. Anna Rossi Says:

    Il problema per gli “europeisti” della finanza resta la “Costituzione Europea” che non si riescono a far ratificare.
    Nonostante sia venduta un’immagine politicamente pluralista della UE (il governo Zapatero non a caso svolge un ruolo tanto in contrapposizione con Stati Membri come l’Italia o la Francia) le politiche di riforma sulla giustizia europe e lo stato avanzamento lavori circa la messa in opera dei SERVIZI UNIVERSALI dettati dalle direttive europee…la gente è ancora convinta di poter starsene a guardare o al massimo pettegolare sui micro accadimenti.
    La somma iperbolica di danaro solo “cartaceo” stampato negli ultimi vent’anni senza equivalente aurifero (parlo di dollari americani) è stata ringoiata attraverso l’operazione “managers senza scrupoli” o “banche senza regole”.
    La verità è che solo un crack del genere avrebbe potuto garantire l’azzeramento operativo davanti ad una eventuale richiesta di controvalore da parte di molti stati orientali.
    Non credo che si sia perso il controllo del gioco. Credo pittosto che mentre il popolo ci mette il sangue qualcuno festeggia per la brillante operazione che ha visto bruciare davvero la carta…perchè di carta si tratta e di nient’altro.
    Ho cercato di dire la mia in parole semplici perchè di complicato ci sono solo i sistemi che hanno permesso il linciaggio dei piccoli a favore di una manciata di potenti.
    Dobbiamo ritornare a ragionare con l’alzata del sole e con il suo tramonto.
    E’ vero,il sistema diabolico con cui si esprime l’indebitamento dei singoli e degli stati è duro da rigettare…tanto è divenuto mafiosamente capillare…ma si deve ritornare al concetto di terra.
    Cittadini del mondo parte dal concetto di sapere in quale pezzo di mondo stanno le nostre radici. I gatti ad esempio marcano il loro territorio. Un istinto naturale che dovrebbe farci meditare.
    Chi ti porta via la casa con operazioni delinquenziali come l’impennata dei tassi di mutuo variabile….sta portando via con violenza il tuo territorio…lo sta occupando.
    Smettiamola di giocare a chi è pro Berlusconi e chi è pro Veltroni o chiunque altro sia.
    E’ una farsa.
    Cominciamo a chiamare le cose con il loro nome.
    Proteggiamo le nostre conquiste.
    Pretendiamo il rispetto e la limpidezza di comportamenti tanto quanto siamo noi disposti a darne.
    Le donne devono poter parlare non perchè sono donne ma perchè rappresentano un genere impropriamente estromesso dal dialogo mondiale.
    Saremmo sempre e solo donne finchè non scenderemo in campo come tutti.
    una volta nell’arena non ci saranno più maschi e femmine…ma solo esseri umani.
    Le quote rosa mi annoiano ma visto che è l’elemento di partenza del rispetto paritario che siano imposte e che sia individuato e sanzionato il partito che non le rispetta.
    Professori e studenti, in questi giorni, ci stanno dicendo che il colore dei partiti è nel sottoscala della casa della democrazia.
    Ci stanno ricordando che, poichè la storia degli ultimi vent’anni è stata una vera porcheria, è giunto il momento di attenersi ai fatti.
    Contano le persone pulite e preparate. Sono loro che faranno la differenza. Per riconoscerle dovremo solo essere più attenti e vigili.
    Un saluto a tutti
    Anna Rossi

  31. Anna Rossi Says:

    La nuova alleanza si chiama INTERNET.
    ….prassi queste della BCE come della Federal Reserve, della Bank of England, Banca del Giappone, Banca della Cina, eccetera, contro le quali NON E? VERO che nessuno e nessun Paese può nulla, perchè non appena
    MAGISTRATURA
    POLITICA ed
    INFORMAZIONE
    inizieranno a fare il loro DOVERE questi mostri saranno sconfitti in un baleno; e se non lo faranno saranno travolti lo stesso insieme ai loro mezzani; grazie ad Internet: la nuova alleanza

    Da un articolo di:
    ALFONSO lUIGI MARRA

  32. Anna Rossi Says:

    …TRATTATO E COSTITUZIONE EUROPEA SCRITTI DI PUGNO DALLE BANCHE, E CON I QUALI HANNO TENTATO DI RAPINARE GLI STATI DELLA SOVRANITA’ ECONOMICA PER RICETTARLA A QUESTE COSCHE (1), PERCHE’ RESTA IL CONTRASTO CON TUTTI I PRINCIPALI FONDAMENTALI DELLA
    COSTITUZIONE ITALIANA,
    DELLA CONVENZIONE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO,
    E CON TUTTI GLI ALTRI PRINCIPI DELLA STESSA COSTITUZIONE EUROPEA…..

    (1) Cosche che hanno imposto al mondo le loro regole codificandole nei famosi accordi di Basilea, di cui tutti si riempiono la bocca, ignorando che sono solo dei volgari accordi illeciti tra privati.

    Alfonso Luigi Marra
    ” FermiamoLeBanche”

  33. Piera Says:

    a voi che siete sensibili a questi argomenti segnalo il seminario contro il bullismo CRESCERE TRA REALE E VIRTUALE.
    Dall’infanzia parte l’educazione alle scelte degli adulti e a capire gli strumenti moderni come internet che giovano se usati, appunto, come mezzi tecnologici, ma sono dannosi per tutti i derivati possibili e le pessime abitudini in campo di rapporti tra simili che non devono esere mediati dal mezzo, ma solo trasmessi.
    Piera

  34. anonimo Says:

    Fanfani si chiamava Amintore non Amilcare

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